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LA SCUOLA. Dopo la Media di I grado, deve aprire le porte solo ai meritevoli

(Giuseppe PACE. Segretario Provinciale Partito Pensionati di Padova). PADOVA. Con il boom economico italiano 1953-73, in Veneto fino al 1979, la scuola è stata aperta a tutti, giustamente. Sempre comunque la scuola dovrebbe essere aperta a tutti, lo impone la forza della Democrazia. Purtroppo però accanto ai benefici effetti la scuola, o meglio la”buona scuola” è piena, zeppa di burocratismo che dequalifica il personale e mortifica gli utenti con voti alti anche ai non meritevoli. Chi controlla la qualità della scuola di stato? Lo stato stesso, che generalmente copre con un pietoso velo tutte, ma proprio tutte le sue magagne. L’OCSE ribadisce, ogni anno, che l’Italia per la sua scuola è agli ultimi posti mondiali, non soltanto europei. Eppure non pochi dirigenti e professori continuano ad autogratificarsi sostenendo la buona qualità della nostra scuola. Ma sono comunque i politicanti che l’hanno rappresentata malissimo negli ultimi lustri, soprattutto i ministri alla pubblica”distruzione”. Un cittadino consapevole, non suddito dello Stato padrone, forte di un diritto che lo supera perché appartiene alla Societas, dovrebbe sempre ritenere necessario fare il punto della situazione del sistema scolastico italiano. La nostra Carta Costituzionale ha stabilito che le scuole le apre lo Stato, ma anche i privati senza oneri per il primo. Questo però è stato deciso in tempi di una nazione povera ed analfabeta, quanto era necessario alfabetizzare le masse o il popolo italiano. Oggi non più cosi? No tutto è cambiato anche se abbiamo ancora il più basso numero di laureati in Europa: solo 22% contro il 44% della Francia e oltre il 70% dei Paesi scandinavi. Ho avuto esperienza di insegnare in entrambi i sistemi d’istruzione italiana e straniera e quello statale è dappertutto più pregnante di burocrazia ottusa. Ciò premesso non è che il paradiso dell’istruzione sia solo e soltanto se a gestire le scuole ci siano dei privati, anche se religiosi! Bisogna mettere in competizione il servizio scolastico quasi come qualunque servizio a pagamento. Oggi le tasse scolastiche alle scuole statali sono effimere, tranne quelle universitarie, mentre le scuole libero o non statali si fanno pagare per sopravvivere, senza contributi statali, tranne pochi concessi ad un numero esiguo di scuole: quasi obbligate a introdurre il sistema burocratico e poco trasparente di quelle statali. L’emigrazione di allievi dalla scuola paritaria, complice la crisi, rappresenta un aumento annuo di spesa dello Stato per allievo di scuola pubblica statale, che passa da 56.648 milioni di euro del 2009 a 49.776 milioni di euro nel 2013 quando gli alunni della scuola paritaria erano pari a 1.036.403 e risale in modo direttamente proporzionale all’emigrazione di allievi dalla scuola paritaria alla scuola statale, giungendo a 55.536 milioni di euro nel 2015. Di scuola, attualmente, ne parlano solo e soltanto politici che ricordano, spesso vagamente, gli anni del liceo o dell’università. Invece i protagonisti, cioè i genitori, i docenti e i discenti sono costretti a non essere interattivi nella comunicazione sociale. I Sindacati della Scuola hanno avuto dei meriti e dei demeriti-anche per non perdere le quote d’iscrizione sindacale con gli esoneri dal servizio previsti- di difendere sempre e comunque l’esercito di 600 mila docenti e 300 mila Ata (Assistenti tecnici ed amministrativi). Anche l’Università ha perso notevole qualità e nessuna delle nostre università figura ai vertici della graduatoria mondiale. C’è stata una proliferazione di cattedre e di sedi anche dove i docenti superavano quasi il numero degli iscritti. In queste sedi decentrate per mantenere le cattedre spesso i Professori si sono autodifesi promuovendo con voti alti anche chi li meritava bassi o andava non promosso, ciò è valido anche per le scuole medie superiori del nostro Bel Paese, con dequalificazione decrescente salendo lo stivale, lo dice sempre il punteggio assegnato dall’OCSE. Per contrastare la visione statalista della scuola renziana che ha conferito più poteri a Dirigenti scolastici, i 5 sindacati maggiormente rappresentativi della scuola, FLC CGIL, CISL scuola, UIL scuola, SNALS CONFSAL e FGU-GILDA UNAMS del Lazio hanno organizzato una assemblea pubblica in piazza a Roma venerdì 15 maggio, in Piazza del Pantheon. Assieme ai rappresentati sindacali erano presenti anche parlamentari di tutti gli schieramenti, in opposizione alla riforma del sistema educativo del governo Renzi. Stefano Fassina e Pippo Civati, tranfughi del Pd, Alessandro Di Battista del Movimento 5 Stelle, Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia. Il dato incontrovertibile è che non servono “più soldi” alle scuole paritarie e che stiamo ancora una volta sbagliando il bersaglio. Come si spiega, visto che si rilevano ringraziamenti, mentre si innesca una guerra tra poveri, cioè fra la buona scuola pubblica paritaria e la buona scuola pubblica statale? Eppure nella conferenza stampa tenuta a Palazzo Chigi per presentare il bilancio dei mille giorni dell’esecutivo, l’ex Premier ha affermato: Ho tanti rimpianti, uno è la scuola” e “A differenza dei governi precedenti, abbiamo messo tre miliardi nella scuola. Nonostante questo siamo riusciti a fare arrabbiare tutti. Bisogna essere bravi per riuscirci. Evidentemente qualcosa non ha funzionato“. Sulla base della celebre esortazione Affrontate la vita con totale disinteresse alla propria persona, e con la massima attenzione verso il mondo che ci circonda”(Rita Levi Montalcini) occorre ribadire la necessità di stare dalla parte dello studente, perché il diritto serve al debole; il Sovrano ha la spada. È fondamentale dirsi la verità, perché i cittadini sono molto più intelligenti di quello che pensa chi intenda manipolarli. Traduciamo in numeri le parole di questi giorni. Leggiamo su TuttoScuola e svariate testate giornalistiche: «il Governo con la legge di Bilancio continua a dimostrare nei fatti che crede nella scuola paritaria, parte del sistema d’istruzione nazionale. Intende proseguire un lavoro iniziato tre anni fa». Lo ha affermato il sottosegretario al Miur intervenuto lungo questi giorni e  sintetizzando i vari passi compiuti in una nota del 29 Novembre con una novità interessante ma ancora da capire nella sua attuazione pratica “la possibilità per le scuole paritarie di partecipare ai bandi Pon, i fondi europei per l’istruzione“. Questo si che sembra un passo in avanti significativo che va nella direzione di porre lo studente al centro. Restiamo sui numeri e su ciò che conosciamo ad oggi. Vediamo con una tabella, numeri alla mano, che cosa è successo in questi tre anni dove più volte è stato dichiarato che “si è investito per un effettivo riconoscimento della dignità di scuola pubblica che gli istituti paritari hanno, nominalmente sin dalla legge n. 62/2000, alla quale si inizia a dare concreta attuazione”. Se prendiamo come fonte: La scuola in cifre 2009-2010, ISTAT e Ufficio Stampa Miur Roma, 13 settembre 2015. Fondo assicurato nella Legge di Stabilità approvata dalla Camera dei Deputati. La scuola in cifre si ferma al 2009-2010 dopo l’inizio della crisi, ma il ragioniere sa che per “capire” i conti deve andare a fondo. E scopre che ci si ritrova nella realtà di una flessione che parte dal 2012-13, quando gli alunni delle scuole paritarie, dall’infanzia alle superiori, in Italia erano 1.036.312. L’anno dopo erano scesi A 993.554, con una flessione superiore al 4%, e nel 2014-15 avevano fatto registrare un ulteriore 3,3% di decremento. Nel medesimo periodo l’incidenza della popolazione scolastica delle scuole paritarie rispetto alla totalità della popolazione scolastica nazionale tendeva a diminuire. Nel 2012-13 gli alunni di scuole paritarie erano complessivamente l’11,7% dell’intera popolazione scolastica, nel 2013-14 la loro incidenza era scesa all’11,3% e l’anno dopo al 10,9%. E il trend continua. Aumenta evidentemente il numero delle famiglie che non possono permettersi rette ulteriori. Il decremento maggiore si è avuto nella secondaria (-11% nel I grado e -15,4% nelle superiori), dove i costi di frequenza sono normalmente maggiori. A Febbraio 2014 pareva imminente la Rinascita dell’Italia, che finalmente avrebbe posto al centro lo studente garantendo la libertà di scelta educativa, in un pluralismo fatto di buone scuole pubbliche (statali e paritarie). La demagogia ed il populismo dei politici che abbiamo sono prevalsi. Ma qualcosa non ha funzionato, come ha detto il Premier, intervistato dall’altra del Pd (che furboni i nostri politici si fanno intervistare quasi sempre da chi la pensa come loro), durante la trasmissione ‘Otto e mezzo’ di Lilly Gruber: Siamo riusciti a far arrabbiare tutti. Ci vuole un talento particolare, con quelle frasi infelici che scappano ogni tanto a chi ha uno stile casual in politica. In realtà di questi talenti non sappiamo cosa farcene. Ma ciò che non ha funzionato è stato quello di dichiarare e dunque agire in questi termini “Il Governo crede nella scuola paritaria”. Eh no, a nessuno serve un governo che crede nella scuola paritaria ma che creda nei suoi cittadini, che li liberi dalle briglie di uno Stato Gestore; quest’ultimo divenga Stato Garante della libertà di scelta educativa. Dalla Tabella si evince che la diminuzione degli allievi della scuola paritaria comporta un aumento della spesa del Welfare per la scuola pubblica statale. Come farà mai il Welfare a sostenere una spesa così alta in una situazione di debito pubblico composto per lo più da interessi passivi sul debito stesso? Interessante è la lettura del saggio “Il diritto di apprendere. Nuove linee di investimento” Ed. Giappichelli: occorrono azioni di lungo respiro che “garantiscano” realmente il diritto della libertà di scelta educativa, tradito da lunghissimi anni, piegando il diritto e le riforme alle forzature elettorali. Non c’è nulla di peggio che riconoscere un diritto che non si garantisce. Non serve a nessuno affermare che sono aumentati i contributi alle paritarie (attenzione! Compresi i fastidiosi diplomifici, che – sebbene pochi – sono potentissimi e ben “protetti”, al nord come al sud…) invece di porre al centro lo studente, il soggetto debole di tutto il comparto scuola. Come mai abbiamo solo a Milano 2500 cattedre vuote, nonostante l’immissione in ruolo di 100mila docenti senza alcuna valutazione di merito? “Abilitato” non è sinonimo di “competente, onesto, serio, coerente, professionale”… Come mai abbiamo bambini diversamente abili in buone scuole statali senza docente di sostegno, ma se scelgono la scuola paritaria, che allo Stato non costa pressoché nulla (500 milioni di euro annui), a loro lo Stato stesso eroga solo mille euro all’anno. D’altronde le leve di trasparenza e di buona organizzazione; l’autonomia scolastica e la valutazione dei dirigenti e dei docenti; la detraibilità delle spese scolastiche e gli investimenti school bonus, che il d.d.l. Scuola, dal 9 luglio 2015, legge 107 “Riforma del Sistema Nazionale di istruzione e formazione” ha introdotto, vanno verso questa prospettiva. Si riconferma il “costo standard di sostenibilità per allievo” come il solo anello mancante che, mentre consente alla famiglia di scegliere, innesca una sana concorrenza tra le scuole sotto lo sguardo garante dello Stato. La strada è tutta in salita ma è quella giusta: le modeste detrazioni introdotte dalla legge 107/2015 sono uno strumento di breve periodo, utili – più che a risolvere il problema – a sancire un passaggio culturale dal quale non si torna indietro. Il passo successivo sarà il costo standard per studente e la piena garanzia di scelta della scuola da parte della famiglia senza dover pagare due volte, le imposte allo Stato e il contributo di funzionamento alla scuola pubblica paritaria. Interessante nella legge 107/2015 la pubblicità dei dati, dei bilanci, del SNV, che rappresenterà un portale di accompagnamento delle istituzioni scolastiche, un supporto alle scuole su tematiche anche di natura amministrativa, contabile e gestionale, oltre che didattica. Introdurre il costo standard per studente significa accompagnare le scuole verso la riqualificazione delle risorse e l’acquisizione di competenze di riorganizzazione amministrativa prima e gestionale poi, per rendere sostenibile la buona scuola di qualità ma senza sprechi. Chi non intende le ragioni del diritto, intenderà quelle dell’economia: le famiglie che scelgono la scuola pubblica paritaria pagano e le tasse per la pubblica statale e le rette per formare i loro figli. Dunque, triplo il vantaggio per lo Stato: 1) offrono un gettito di imposta per la scuola statale a fondo perduto; 2) fanno risparmiare ben sei miliardi di euro allo Stato, costituenti un’entrata a fronte della mancata spesa, e 3) formano per la collettività cittadini in grado di produrre ricchezza con il loro lavoro. Attualmente, i cittadini lavoratori formati dalle scuole pubbliche paritarie non sono costati una lira e tanto meno un euro allo Stato: semplicemente lo arricchiscono. Dunque gli convengono. Ma in democrazia non possono esistere cittadini di serie A e di serie B. Pertanto ben venga la detrazione fiscale nel breve periodo, che si perfezioni speditamente verso il costo standard per allievo, fattore di efficienza e di sostenibilità nel buco nero della pubblica istruzione. Resta il problema che allo Stato potrebbe sostituirsi lo Stato del Vaticano, che è una monarchia assoluta con il Papa Re! Bisogna stare attenti. Anche in Romania lo statalismo scolastico salva solo metà delle Università che però, tranne qualche eccezione, come l’università Traian di Deva-Hunedoara, sono la brutta copia delle Università statali. Ho insegnato 5 anni al liceo tecnologico italiano del Colegiul Tehnic “Transilvania” e alle tante positività della scuola romena ho visto anche le negatività derivanti dalla notevole burocrazia. l riferimento all’a.s. 2009/2010 deriva dalla certezza dei dati Ministeriali che si ricavano dalla Scuola in cifre 2011 mai più prodotta. Ma per derivazione un bravo ragioniere ricostruisce i dati. Ma i tempi non sono maturi: c’è ancora troppa ideologia. Semmai i dati sopra riportati non fossero sufficienti a spiegare che occorre un’inversione di rotta, si rileva quanto segue: «Nella legge di Bilancio del 2014 la previsione di spesa per le paritarie era di 272 milioni– ricorda Toccafondi –adesso il fondo è stabilizzato a 500 milioni, inoltre con la legge di bilancio in alla Camera, le risorse per il sostegno studenti disabili passano da 12,2 a 24,4 milioni, aumentano per il 2017 anche le risorse destinate alle scuole materne paritarie con un fondo di 25 milioni e si va avanti anche sulle detrazioni per le famiglie: lo facciamo gradualmente, in 3 anni, da € 400 (il 19% è di € 76) a € 640 (il 19% è euro 121) per l’anno 2016, fino a € 800 (il 19 è di € 152) del 2018». Ipotesi A: Famiglie bisognose per il 20% e famiglie per l’80% abbienti che contribuiscono per il 30% del Costo Standard di sostenibilità per studente. Ipotesi B: Tutte famiglie bisognose con un intervento dello Stato pari al 100% del Costo Standard di sostenibilità per studente. Come si evince dalla Tabella di seguito riportata, la spesa complessiva – per tutti gli 8.908.102 studenti italiani (che nel 2009 e per derivazione oggi, frequentano la scuola paritaria e la scuola statale), che lo Stato sosterrebbe si assesterebbe intorno a 50.457.880.672,29 euro inferiore alla spesa che oggi sostiene pari a 55.169.000.000,00 euro. Si può garantire il diritto di tutti gli studenti a costo zero, anzi risparmiando, eppure si preferisce spendere di più e restare in un sistema scolastico a grave rischio di default progressivo. Il Governo, ha affermato infine il sottosegretario, «crede nella parità e lo ha dimostrato concretamente con i finanziamenti, le stabilizzazioni dei fondi, le norme: sono passi importanti per il raggiungimento di una reale parità scolastica, che vanno in parallelo alle azioni di contrasto ai cosiddetti ‘diplomifici’, perchè siamo per la parità ma contro chi si nasconde dietro la parità». Si nasconde e fa affari, ed è anche potente, al punto da ottenere che ispettori ministeriali seri “ammorbidiscano” le loro relazioni…Alla garanzia di un sistema scolastico serio il plauso del cittadino, va «a un Ministero che ha avuto il coraggio di avviare un simile processo, che non è semplice e scomoda parecchio, ma che non può non avere l’approvazione delle scuole paritarie serie“, anche se si ribadisce la convinzione che occorre procedere rapidamente verso la totale parità attraverso l’adozione per tutte le scuole, statali e paritarie, del ‘costo standard di sostenibilità’, perché a) la libertà o c’è o non c’è: tertium non datur; b) la politica dei “piccoli passi” aumenta il deficit, anziché alleggerirlo. E si arriverà ad un “punto di non ritorno”, cioè al tracollo delle scuole paritarie anche serie, all’aumento repentino delle spese dello Stato per l’Istruzione, alla perdita anche della “possibilità” di essere liberi, mancando completamente la “scelta” educativa. Anni fa il bacino di utenza permetteva meno. Ritornando ai numeri La Legge di stabilità 2017 che molti(dell’intellighenzia statalista di sinistra, tanto di moda nella categoria dei docenti statali e statalisti-subito pronti a respingere il maturando se non proviene dalle scuole statali, dove promuovono tutti- hanno titolato Più soldi alle Paritarie in realtà sembra ancora una volta non porre al centro lo studente perché non guarda a tutto il Comparto Scuola. In Italia la riforma scolastica all’anglosassone è ancora lontana da attuare, ma si cominci con il dare più borse di studio ai meritevoli che sono abbandonati sia nelle scuole libere che statali. In Italia, ma anche in Romania ad esempio perché vi ho insegnato 5 anni, per trasformare il suddito in cittadino occorre un miracolo, che solo la scuola può compiere!Vediamo in pratica: il costo nel 2016 aumenta a €  56.133.672.785 (56 miliardi, 133 milioni e 672 mila 785 euro) di spesa dello Stato, cioè di tasse dei cittadini per gli allievi che frequenta la scuola pubblica statale, a fronte di € 547.200.000 (547 milioni e 200 mila euro) per gli allievi che scelgono la scuola pubblica paritaria. Praticamente si continuerà a spendere di più e male. Che si spenda di più è chiaro. Ma perché male? Con ordine: 1) solo in Italia lo studente non può scegliere fra una Buona Scuola Pubblica Statale e Paritaria senza pagare due volte avendo già pagato le tasse; 2) lo Stato utilizza la famiglia e la scuola Pubblica paritaria come un finanziatore di prim’ordine; 3) i docenti non possono scegliere se insegnare, a parità di titoli e di effetto di tali titoli (gli alunni diplomati), fra una buona scuola pubblica statale e paritaria; non solo: ai docenti abilitati delle paritarie è negato il bonus di 500 euro per l’aggiornamento, mentre viene concesso a tutti i diciottenni per andare al cinema; 3) l’Italia viola da anni l’art. 26 della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo I genitori hanno diritto di priorità nella scelta di istruzione da impartire ai loro figli”; ma nessuno ne parla. Sulle violazioni dei diritti la democrazia scricchiola. La nostra Democrazia deve ancora evolvere verso quelle più mature del centro e nord dell’Europa, che non penalizzano lo studente, ma ne promuovono le capacità fino a laurearne la metà ed oltre. Se il laico P. Calamandrei ci ricorda il cittadino non suddito che solo la scuola può fare, Luigi Sturzo ci ricorda che: “Finché gli italiani non vinceranno la battaglia delle libertà scolastiche in tutti i gradi e in tutte le forme, resteranno sempre servi (…) di tutti perché non avranno respirato la vera libertà che fa padroni di se stessi e rispettosi e tolleranti degli altri, fin dai banchi della scuola, di una scuola veramente libera”.