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Ha quasi 800 anni un castagno di Bojano, tra i faggi e castagni del Parco Nazionale del Matese da valorizzare

(Giuseppe PACE). Nel 1600 il Naturalista francese Tornefort, ospite dal barone di Capochiaro, scoprì una pianta erbacea delle scrufolariacee, la Veronica campiclarensis, così classificata in onore del piccolo paese di Campochiaro (CB), che ha moltissimi emigrati. Il Parco del Matese ha molte specie pregiate di flora e di fauna, tra le più note “Ciro” o Scipionix samniticus. Alcune piante sono monumentali e le si trova sia nei castagneti a nord del Matese, in Molise, che nelle faggete dell’alto Matese come nei territori di San Gregorio Matese, Sepino (località Campitello) e di Letino. Alcuni faggi ultrasecolari di Letino furono abbattuti decenni orsono in località Pezza la Stella e in alto nella Rave Matese, vicino ad una fredda sorgente d’acqua. Tra i castagni secolari, addirittura stimato in 8 secoli, ve ne è uno a poco meno di 100 metri di quota in località le Cupe di Bojano(CB), lungo un noto sentiero che conduce dalla Bojano medievale o Civita Superiore a Sant’Egidio, eremo che a breve ospiterà un Abate del gentile sesso. Da poco tempo è stato scoperto che il castagno monumentale però è stato alterato con un incendio appiccato in un suo incavo di base. Tale castagno ha una circonferenza di ben sei metri, è alto 16 metri ed è vecchio circa 800 anni, nato per qualche frutto finito in quel luogo nel Basso Medioevo (dal 1000 circa al 1492 scrive Enzo Colozza, ai tempi in cui la città era un importante feudo e il castello di Civita era una fortezza inespugnabile). Colozza umanizzandolo lo rende partecipe e “testimone silenzioso degli avvenimenti più importanti della storia di Bojano e molisana, sia tragici sia gioiosi, a partire probabilmente dall’anno 1000 ad oggi, vedendo anche un susseguirsi di nobili, come i de Moulins, i Capuano, i Pandone, i d’Artus, i de Lannoy, i Carafa, i Costanzo, i Filomarino della Torre e di pestilenze e terremoti distruttivi (1456 e 1805). Nel periodo Risorgimentale con molta probabilità nelle sue vicinanze, il 6 settembre 1860, passarono anche i Cacciatori del Vesuvio diretti a Civita Superiore dove fecero sventolare la bandiera tricolore sul castello normanno. Durante i bombardamenti che la città ebbe a subire nell’autunno del ’43 i suoi frutti contribuirono ad alleviare la fame degli sfollati bojanesi che avevano trovato riparo in montagna”. Nonostante a Bojano non manchi una notevole sensibilità ecologica il castagno è stato alterato da ignoti. All’interno del grosso albero, che da tempo presenta un’ampia cavità, qualcuno vi ha acceso un fuoco, forse come una sorta di camino. Nella cavità, infatti, c’è della cenere, oltre ad uno strato di carbone nella parte interna della pianta e all’esterno delle aperture. Non è dato sapere se in quello spazio i moderni vandali abbiano addirittura collocato una graticola per fare l’arrosto. A segnalare il gravissimo attentato a uno dei monumenti più importanti dell’intero territorio comunale di Bojano e non solo, un giovane di Campobasso che ha notato lo scempio durante un’escursione, restando letteralmente scioccato da tale inciviltà e ignoranza, che ha scattato numerose foto a testimonianza del vile e sacrilego atto delinquenziale. Non sappiamo l’entità del danno subito dal castagno e se le fiamme abbiano o meno distrutto per sempre la sua vitalità, per questo c’è bisogno con una certa sollecitudine di una approfondita ispezione da parte di un agronomo forestale per stabilire lo stato di salute ed eventualmente, se non è ancora troppo tardi, attivare con tempestività gli opportuni rimedi e cure del caso. Urge dunque un sopralluogo da parte dei Carabinieri del Corpo forestale della Stazione di via Croce, non solo per decidere sul da farsi per quanto riguarda possibili trattamenti fitosanitari per salvare l’albero se ancora si è in tempo a farlo, ma anche per segnalare la vicenda alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Campobasso avendo il fatto una rilevanza penale, per avviare quindi un’indagine in merito e tentare di risalire ai responsabili. Il castagno di località le Cupe, infatti, è stato censito come patrimonio paesaggistico da salvaguardare, ed è stato inserito nell’elenco degli alberi monumentali della regione. Sono pochi, infatti, gli esseri viventi che possono vantare un simile primato di longevità, caratteristica che può essere sfruttata opportunamente per promuovere turisticamente il territorio fuori dai confini regionali e che, invece, per colpa di qualche sprovveduto potrebbe finire con l’essere stato danneggiato irrimediabilmente. Anch’io sostengo che l’incuria, anche degli ultimi Amministratori di Bojano, ha favorito, in qualche misura, tale incidente botanico, qualcuno responsabilmente avrebbe dovuto collocare nelle vicinanze un cartello con le notizie della storia di questa rara pianta, riportandovi anche le pesanti sanzioni previste per chi danneggia i monumenti verdi. Forse con tali accorgimenti ci sarebbe stato più rispetto per la storica pianta. Al Matese altri fondi forse stanno per essere programmati e tra questi anche parte dei 35 miliardi di cui parla il pugliese esponente candidato alla Segreteria del PD, Emiliano. “Di quelle somme dovremmo fare immediato utilizzo perché -dice Emiliano- se non cantierizziamo le opere entro il 2019, perderemo tutti i fondi. Il meccanismo prevede la posposizione di 35 miliardi di euro su 46 a dopo il 2020, quindi matematicamente noi non riusciremmo a cantierizzare le opere e il governo tornerà in possesso di quel danaro che nel frattempo non possiamo spendere per l’unica manovra macroeconomica possibile e cioè gli investimenti per tirare su il ciclo economico. Lo abbiamo precisato e il Presidente del Consiglio mi ha detto che per verificare se questa cosa effettivamente è vera dobbiamo rinviare alla “cabina di regia”. Nella realtà è la legge di bilancio che ha previsto questa posposizione e dunque quello che avevamo detto in passato, e cioè che i “patti per il Sud” erano solo purtroppo una apparenza, è rimasto confermato dalla riunione di oggi e questo ovviamente mi preoccupa moltissimo”. La legge di Bilancio 2017 è chiara: il Fondo Sviluppo e Coesione (FSC), – spiega sempre Emiliano – ha una dotazione di 46,6 miliardi per il ciclo 2014-2020. Secondo la Legge di Stabilità 2014 del Governo Letta l’80% dell’FSC deve essere investito al Sud. Quando il Cipe delibera la spesa per le infrastrutture, delibera sull’FSC. Come evidenziato nella tabella 1 dedotta da una scheda del Servizio Studi della Camera dei Deputati, l’allocazione di quei 46,6 miliardi è la seguente: 3,4 miliardi nel 2017, 3,9 miliardi nel 2018, 4 miliardi nel 2019 , 35,1 miliardi nel 2020 e anni seguenti. In termini di cassa le autorizzazioni di spesa sono pari a 2,6 miliardi per il 2017, a 3,5 miliardi per il 2018 e a 3,8 miliardi per il 2019. “È evidente – ha concluso Emiliano – la necessità che il Governo faccia tutto quanto in suo potere per mettere a disposizione queste somme immediatamente, pena la impossibilità di realizzare il masterplan del Sud”. Al Matese necessità una galleria di valico, incentivi all’economia delle zone montane per frenare l’esodo, tratturi turistici ben evidenziati e con ottime guide locali, castelli e grotte da valorizzare ed un parco “produttivo” di nuovi posti, non pubblici, ma privati e di qualità nell’erogare servizi. A Bojano vi è l’Archivio Fario di F. De Socio, vero scrigno di ambiente culturale matesino con i foto dei costumi della tradizione tra i più belli d’Europa come quello di Letino, esposto al Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari di Roma. Tale costume, insieme a quello di Macchiagodena (IS) fu donato nel 1910 dall’Ing. svizzero, Guglielmo Berner, direttore del Cotonificio Meridionale di Piedimonte d’Alife. Berner era anche un notevole cultore di Etnologia.