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LA MESSA DI PAOLO VI E LUTERO

(Gianluca Martone) Nel continuare l’analisi sulla messa di Paolo VI del 1969, già affrontata in altri articoli, è necessario soffermarsi sulle similitudini tra la messa luterana e quella novus ordo missae di Papa Montini. «Affermo che tutti gli omicidi, i furti, gli adulteri sono meno cattivi che questa abominevole Messa… (Lutero.Sermone della 1° domenica d’Avvento)…”la loro Messa è sacrilega e abominevole. Io dichiaro che tutti i bordelli, gli omicidi, i furti, gli assassinii e gli adulterii sono meno malvagi di quella abominazione che è la messa papista” (Trattato contra Henricum ). Perché questo paragone fra la Nuova Messa e la Messa di Lutero? Perché lo dice la storia: la storia oggettiva non è di mia creazione. (Monsignore mostra un libro su Lutero, pubblicato nel 1911: “Dal Luteranesimo al Protestantesimo” – di Leon Cristiani). Questo libro tratta della riforma liturgica di Lutero. E’ scritto in un tempo in cui l’autore non conosceva né la nostra crisi, né il nuovo rito; l’ha perciò scritto senza secondi fini. Prima di tutto vorrei fare la sintesi dei principi fondamentali della Messa, per richiamare alla nostra memoria la bellezza, la profonda grandezza spirituale della nostra Messa, il posto della nostra Messa nella nostra Santa Chiesa. Che cosa di più bello Nostro Signore Gesù Cristo poteva dare all’umanità, di più prezioso, di più santo, alla Sua Santa Chiesa, alla Sua Sposa, la Chiesa, sul Calvario, quando moriva sulla Croce? Il Suo Sacrificio. Il Suo Sacrificio: la Sua Persona che continua il Suo Sacrificio, Egli l’ha dato alla Chiesa nel momento in cui moriva sulla Croce. Da allora questo Sacrificio era destinato a perpetuarsi e a rimanere attraverso i secoli, nel modo in cui Egli l’aveva istituito, contemporaneamente al Sacerdozio. Quando, nella Santa Cena, Gesù ha istituito il Sacerdozio, lo ha istituito per il Sacrificio, il Sacrificio della Croce, poiché questo Sacrificio è la sorgente di tutti i meriti, di tutte le grazie, di tutti i Sacramenti: e’ la sorgente di tutta la ricchezza della Chiesa. Questo dobbiamo ricordarcelo, avere sempre presente questa realtà: realtà divina.

Dunque è il Sacrificio della Croce che si rinnova sui nostri altari e il Sacerdozio è in rapporto, in relazione essenziale con il Sacrificio. Non si comprende il Sacerdozio senza il Sacrificio, poiché il Sacerdozio e’ fatto per il Sacrificio. Potremmo anche dire: e’ l’Incarnazione di Gesù Cristo attraverso i secoli: usque ad finem temporum il Sacrificio della Messa verrà offerto. Se Gesù Cristo ha voluto questo Sacrificio, Egli ha voluto anche esserne la Vittima, se dunque è il Sacrificio della Croce che continua, Egli ha voluto che la Vittima sia sempre la stessa, che sia Egli stesso la Vittima. Per essere la Vittima, Egli deve essere presente, realmente presente sui nostri altari. Se Egli non e’ presente, se non vi e’ la Presenza reale sui nostri altari, non c’è la Vittima, non c’è il Sacerdozio. Tutto e’ unito: Sacerdozio, Sacrificio, Vittima, Presenza Reale, dunque: Transustanziazione.
Questo è il “cuore” del tesoro – il più grande, il più ricco – che Nostro Signore abbia dato alla Sua Sposa, la Chiesa, e a tutta l’umanità’.E così possiamo comprendere come Lutero quando ha voluto trasformare, cambiare questi principi, abbia cominciato dall’attaccare il Sacerdozio: come fanno i modernisti. Poiché Lutero sapeva bene che se il Sacerdozio sparisse, non ci sarebbe più il Sacrificio, non ci sarebbe più la Vittima, non ci sarebbe più niente nella Chiesa, non ci sarebbe più la fonte di grazie. Paolo VI in compagnia di sei ministri protestanti che hanno lavorato, su sua richiesta, al rinnovamento liturgico del 1969. Come ha fatto Lutero per dire che non ci sarebbe stato più? Ha detto: “Non c’è differenza fra i preti e i laici. Il Sacerdozio è universale”. Sono queste le idee che propagava. Diceva inoltre che ci sono tre muri che circondano la Chiesa per difenderla: il prime muro è questa differenza fra i preti e ì laici. “L’affermazione che il Papa, i vescovi, i preti, i religiosi compongono lo stato ecclesiastico, mentre i principi, i signori, gli artigiani, i contadini compongono lo stato secolare, è una pura invenzione e una menzogna”- dice Lutero. Questa differenza fra i preti e i laici è dunque un’invenzione e una menzogna. Ecco le parole di Lutero: “In verità’ tutti i cristiani appartengono allo stato ecclesiastico”. Non c’è’ differenza, c’è soltanto la differenza della funzione, del servizio. Tutti i fedeli hanno il Sacerdozio, insieme al carattere battesimale; tutti i cristiani sono preti, e i preti non hanno un carattere speciale, non esiste un Sacramento speciale per i preti, ma il loro carattere sacerdotale deriva dal carattere del Battesimo.
Così si spiega anche questa laicizzazione dei preti: non vogliono più avere un abito particolare, non vogliono più essere distinti dai fedeli, perché tutti sono preti e perché i fedeli debbono scegliere i loro preti, eleggere i loro preti. Questi furono i principi di Lutero, che prosegue: “Se un Papa o un vescovo dà l’unzione, fa delle tonsure, ordina, consacra o dà un abito differente ai laici o ai preti, crea degli imbroglioni”. Tutti sono consacrati preti dal Battesimo: i progressisti dei nostri tempi non sono degli innovatori!
Ce’ un nuovo libro sui Sacramenti, uscito a Parigi nel gennaio di quest’anno, sotto l’autorità dell’Arcivescovo, il Cardinale Marty. E’ uscito in questi giorni: gli autori hanno scoperto otto sacramenti, non più sette, perché l’ottavo sacramento è la professione religiosa. Si dice chiaramente in questo libro che tutti i fedeli sono preti e che il carattere del prete viene dal carattere del Battesimo. Gli autori hanno dovuto leggere Lutero, divenuto per essi un Padre della Chiesa. Lutero ha fatto ancora un altro passo avanti, dopo la soppressione del Sacerdozio. Non ha più creduto né alla Transustanziazione, né al Sacrificio. Afferma chiaramente che la Messa non è un Sacrificio, ma è una Comunione. Possiamo chiamare la Messa: Comunione, Cena, Eucaristia, tutto meno che Sacrificio; di conseguenza non c’è più Vittima, né Presenza Reale, ma solamente una presenza spirituale, un ricordo o una Comunione. Per questa ragione Lutero ha sempre combattuto le Messe private; è questo uno dei primi provvedimenti presi, perché una Messa privata non è una Comunione, mentre è necessario che i fedeli comunichino tra loro. Dunque la Messa privata non è conforme alla verità e quindi bisogna sopprimere tutte le Messe private.
Il santo Sacrificio della Messa secondo il rito cattolico codificato da Papa San Pio V e promulgato in eterno per volontà dello stesso Pontefice Romano, che lanciò la scomunica per chiunque avesse osato cambiare il rito tridentino da lui approvato. Lutero chiamava l’Eucarestia “Sacramento del pane”. “L’Eucarestia, diceva, è divenuta una deprecabile corruzione. Questa “corruzione” della Messa è dovuta al fatto di averla trasformata in un Sacrificio”. Dobbiamo constatare che oggi non si parla più di Sacrificio della Messa nei bollettini diocesani o parrocchiali, ma di Eucarestia, di Comunione, di Cena. Quale singolare avvicinamento alle tesi di Lutero! Lo stesso Lutero, ha ancora fatto una distinzione fra gli scopi del Sacrificio della Messa. Ha detto che uno dei fini della Messa è di rendere grazie a Dio. L’Eucarestia è un “Sacrificium laudis”, ma non un Sacrificium expiationis, quindi non un Sacrificio di espiazione, ma di lode, di Eucarestia. Ed e’ per questo che se certi protestanti parlano ancora di Sacrificio, non lo intendono certo nel senso di un Sacrificio espiatorio che rimette i peccati: mentre questo è uno dei fini principali del Sacrificio della Messa. Vediamo come Lutero ha iniziato la sua nuova Messa, la sua riforma. La prima Messa evangelica fu attuata nella notte dal 24 al 25 dicembre 1521. In questa prima Messa evangelica, dopo la predica sull’Eucarestia, è stata presentata la comunione sotto le due specie, come obbligatoria, e la confessione come inutile, essendo sufficiente la fede. Poi Karlstadt, suo discepolo, si è presentato all’altare in abiti secolari, ha recitato il Confiteor, ha iniziato la Messa di prima, ma solamente fino al Vangelo; infatti l’Offertorio e l’Elevazione sono stati soppressi (pag. 282) e questo dimostra che tutto quello che significava l’idea del Sacrificio è stato soppresso. Alla consacrazione è seguita la Comunione e molti assistenti avevano bevuto e mangiato e anche preso dell’acquavite prima di comunicarsi e hanno dato la comunione sotto le due specie, e il pane in mano. Cinquant’anni fa, il 7 marzo 1965, prima domenica di Quaresima, Paolo VI presiedeva la prima Messa in italiano nella parrocchia romana di Ognissanti sull’Appia Nuova, affidata ai figli di San Luigi Orione. «Un avvenimento» lo definì Montini: «Questa domenica segna una data memorabile nella storia della Chiesa perché la lingua parlata entra ufficialmente nel culto liturgico. La Chiesa ha sacrificato tradizioni di secoli per arrivare a tutti». Una delle ostie sfugge e cade sul vestito di un fedele. Un prete la raccoglie; un’altra cade in terra e Karlstadt dice ai laici di raccoglierla e siccome si rifiutano, per rispetto o per timore, dice: “Resti pure dove si trova, poco importa, purché non ci si cammini sopra”. Poco dopo la raccoglie lui stesso (pag. 282). Numerose persone erano contente della novità e molti erano quelli che venivano ad assistere a questa nuova Messa evangelica perché una parte era detta in lingua tedesca ed essi dicevano che la comprendevano meglio. E i monasteri cominciarono a vuotarsi. Lutero aveva dichiarato: “Conserverò il mio abito e le mie abitudini di monaco”. Alcuni monaci restarono in convento, ma la maggior parte uscì e si sposò. Una grande anarchia regnava fra i preti. Ognuno diceva la Messa come voleva. Il Consiglio non sapeva più che cosa fare (pag. 285) e prese la risoluzione di stabilire una nuova liturgia, di non lasciar più la piena libertà e di mettere un po’ di ordine. La maniera di dire la Messa doveva essere la seguente: l’Introito, il Gloria, l’Epistola, il Vangelo, il Sanctus; poi avrebbe dovuto seguire una predica. L’Offertorio e il Canone erano soppressi e il prete recitava l’istituzione della Cena. La diceva ad alta voce, in tedesco e dava la Comunione sotto le due specie. Poi veniva l’Agnus Dei e il Benedicamus Domino, per terminare. Lutero inoltre dice: “Le Messe e le Vigilie sono finite. L’Ufficio sarà invece mantenuto come il Mattutino, le Ore, i Vespri, e Compieta, ma solamente l’Ufficio feriale. Non si festeggerà’ più un Santo che non sia espressamente nominato nelle Scritture” (pag. 309). Ha dunque cambiato completamente il Calendario… La Santa Comunione veniva somministrata nel rito tridentino direttamente in bocca al fedele posto in ginocchio in forma di adorazione del Dio presente sostanzialmente nell’ostia consacrata; la comunione in mano, di origine protestante, nacque per negare la Presenza Reale di Cristo nell’Eucaristia. Tale forma oggi è adottata dalla Chiesa col permesso delle conferenze episcopali, con gravissimo danno per la Fede. Un ultimo esempio è quello delle parole della consacrazione del pane: “Hoc est Corpus meum quod pro vobis tradetur”. Lutero ha, anche lui, aggiunto queste ultime parole, perché, precisamente, queste parole sono quelle della Cena. Riteneva infatti che la Cena non fosse un Sacrificio, ma un pasto. Ora il Concilio di Trento dice esplicitamente: Chi afferma che la Cena non è un Sacrificio sia anatema. La Cena fu un Sacrificio. E la nostra Messa è la continuazione della Cena, perché la Cena fu un Sacrificio. Vi si nota già la separazione anticipata del Corpo e del Sangue di Gesù Cristo. Il Sacrificio era significato da questa separazione, ma Lutero afferma: “No, la Cena non e’ un Sacrificio”, ed è per questo che noidobbiamo ripetere solo le parole che Nostro Signore ha detto nella Cena. Cioè: “Hoc est Corpus meum quod pro vobis tradetur”, che sarà offerto per voi sulla Croce.Lutero, nel gennaio 1526, faceva stampare un nuovo rituale per le cerimonie della Messa. Nella sua mente voleva la libertà totale. Diceva (pag. 314): “Se fosse possibile vorrei dare la libertà totale ai preti di fare il rito che essi vogliono; ma allora nasce il pericolo di abuso, occorre stabilire dei regolamenti”. Ma la sua idea era la libertà totale e anche l’uguaglianza fra i preti e i fedeli. E così tutti i fedeli erano preti e potevano anche essi avere delle idee per creare le forme del culto. Allora tutti insieme: Quelli che sono preti, quelli che hanno una funzione speciale, quelli che sono scelti fra i fedeli, tutti insieme possono fare prova di creatività’ del culto. Comunione fai da te, sacrilegio permesso dalle omissioni delle autorità vaticane e purtroppo diffuso un po’ ovunque nelle Chiese e nelle parrocchie
Ma siccome tutto ciò era un po’ difficile, perché causava troppo disordine, allora ha scritto un rituale. Diceva inoltre: “L’uso del latino è facoltativo”. Non era assolutamente contro il latino, voleva anzi che i bambini imparassero il latino. Ma diceva pure: “Il desiderio dei laici ordinari di avere una Messa in tedesco è perfettamente legittimo”. Tuttavia ci sono delle persone che vengono in Chiesa per vedere del nuovo, per vedere delle cose nuove, ma questi non sono veramente cristiani, sono dei curiosi come saremmo noi se andassimo dai Turchi o dai pagani. “La domenica ha luogo la Messa”. Ma Lutero mantiene il nome di Messa con un po’ di ripugnanza. I paramenti sacri e i ceri sono ancora mantenuti provvisoriamente. Si comincia con l’Introito in tedesco, poi il Kyrie, poi una Colletta cantata dal celebrante, rivolto ancora verso l’altare, non verso il popolo. Ma per l’Epistola e il Vangelo, cantati in tedesco, ci si svolgerà’ verso il popolo e allora tutti cantano il Credo in lingua volgare (pag. 316). “Il celebrante pronuncierà una parafrasi del Pater, un’esortazione alla Comunione, poi seguirà la Consacrazione. Sarà cantata in tedesco con queste parole: “Nostro Signore Gesù Cristo, nella notte in cui fu tradito, prese del pane, rese grazie e lo spezzò e lo presentò ai suoi discepoli e disse:”Prendete e mangiate, questo e’ il mio Corpo che è offerto per voi”.Hoc est Corpus meum quod pro vobis tradetur – queste sono le parole esatte -“Fate questo, ogni volta lo farete, in mia memoria”. Nella stessa maniera prese anche il calice, dopo che ebbe mangiato e disse: “Prendete e bevete tutti, questo è il calice, un nuovo Testamento nel mio Sangue che è versato per voi per la remissione dei peccati”. Non ha detto pro vobis et pro multis, ha fatto sparire le parolepro multis e anche mysterium fidei. (pag.317) Mysterium fidei e pro multis sono spariti. “…..Che è versato per voi per la remissione dei peccati; fate questo tutte le volte che berrete questo calice in memoria di me”. Queste le parole che Lutero diceva essere la Consacrazione… Dopo l’Elevazione, che Lutero ha mantenuto fino al 1542, veniva la Comunione nella mano. Un’ultima orazione – la Colletta – terminava la Messa, come il Postcommunio dei cattolici. (pag. 317-318) Evidentemente Lutero non ha accettato il Celibato, ed ha votato contro i voti religiosi. Voleva la fine di queste usanze della Chiesa. Poi una cosa assai curiosa è che ebbe sempre un pò paura delle riforme che aveva fatto. I suoi discepoli andavano avanti più velocemente di lui, mentre egli era sempre un po’ timoroso. Diceva ai suoi discepoli: “Io condanno la nuova pratica di dare l’Eucarestia da mano a mano, come pure l’uso inconsiderato della Comunione sotto le due specie”. Questo nei primi tempi, poi accettò; ma nel primo momento gli sembrava che la Comunione nella mano non fosse una buona cosa.
E dopo aver detto che la Confessione non era più necessaria, anche per chi aveva gravi peccati, ha esitato e diceva: “La confessione è buona, ma se il Papa mi chiedesse di confessarmi, io non lo farei, io non voglio farlo, ma io non voglio nemmeno che qualcuno mi proibiscaquesta confessione segreta. Io non permetterei ha nessuno di sopprimermi questa confessione segreta. Io non la lascerei per tutti i tesori della terra, perché io so quanta forza e consolazione mi ha dato…..” Lutero era roso dai rimorsi, ma tuttavia era divorato dal bisogno di fare del nuovo, di cambiare tutto, di andare contro il Papa, contro la Chiesa romana, contro il dogma. Egli ha perciò continuato la sua riforma. Tutto l’Offertorio esprime con chiarezza ciò che facciamo. L’Offertorio è una definizione del Sacrificio della Messa. Per questo Lutero era contrario all’Offertorio, perché era troppo evidente e per questo ha fatto i cambiamenti nel Canone, per non chiarire se era un racconto o una azione. E noi, invece sappiamo che la Consacrazionee’un’azione sacrificale. Noi sappiamo, che nei nostri antichi Messali, prima del Communicantes, è scritto infra actionem, per cui non è un racconto, né un memoriale, un semplice memoriale. E’ un’azione, una azione sacrificale…