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IL VERO VOLTO DI HILLARY CLINTON

(Gianluca Martone) In questi ultimi giorni, hanno destato scalpore e orrore le terribili fotografie, tra satanismo e pedofilia, che appartengono alla mostra privata di Tony Podesta, fratello di John Podesta, il braccio destro di H. Clinton e capo della sua campagna elettorale. John Podesta è quello che sosteneva la necessità di chiudere le chiese che non celebravano matrimoni gay. Tutto cio’ puo’ essere visionato sulla pagina del giornalista Maurice Blondet ( http://www.maurizioblondet.it/le-belle-arti-casa-podesta-ed-fake-news/), che dovrebbe scuotere tutte le coscienze del mondo intero, completamente asservite alla dittatura del pensiero unico. Nel settembre 2004, il molto autorevole quotidiano della capitale, Washington Post, ebbe accesso alle  ricche residenze di Tony Podesta di Woodley Park e Falls Church  e alla sua collezione d’arte. Sotto  il tono  adulatorio e compiaciuto, la giornalista Jessica DAwsonnon riusciva a nascondere una  certa inquietudine per ciò che aveva visto. Citava in particolare le opere di quattro artiste-donne molto rappresentate in casa Podesta,  l’australiana  Patricia Piccinini, Anna Gaskell,  Annee Olofsson, e  Mary Geerlinks.http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/articles/A43480-2004Sep22.html Inoltre,  Hillary Clinton, nei lontani anni ’60,   da studentessa,  fu affascinata da Saul Alinsky, lo incontrò,  e dedicò a  lui la sua tesi di laurea  in scienze politiche al Wellesley College, Massachusetts : “There  is only the Fight. An Analysis of the Alinsky Model” (Esiste solo la lotta: analisi del Modello Alinsky). Dal Dizionario, sulla vita dell’impareggiabile  modello: Saul Alinsky (1909-1972) nasce a Chicago da una famiglia di ebrei russi immigrati. Lavora a lungo a fianco dei comunisti, impegnandosi anche nella raccolta di fondi per le Brigate Internazionali durante la Guerra di Spagna (1936-39).  […]  Si dedica alla Criminologia, entrando in buoni rapporti con Al Capone e poi  con il suo successore Frank Nitti (1888-1943).  Resosi  conto dell’impossibilità di impiantare il marxismo in Usa, Alinsky si concentra allora sull’organizzazione delle minoranze e dei “diseredati”, diventando una delle personalità più influenti della controcultura degli anni ’60  da cui vengono molti dirigenti del Partito Democratico e i leader del movimentismo di sinistra”. Benchè “rosso  estremista” assoluto (radical, secondo il termine americano),  Alinsky ebbe generosissimi donatori fra  i miliardari, di cui fu  il vezzeggiato favorito. Tra questi,  il banchiere d’affari Eugene Meyer, che fu governatore della Federal Reserve dal 1930  al 1933; partner della Lazard Brothers,  e proprietario con la moglie del Washington Post: da lì vennero i dollari per l’organizzazione della  sua Industrial Area Foundation, che fu  una  vera scuola di sovversione per capi  di “emarginati” nei sobborghi degradati,  l’introduzione del rosso nel bel mondo e alle case editrici alla moda, che  pubblicarono i suoi  saggi incendiari. Fu la  molto  perbene Random House  a pubblicare  nel ’71 il  suo Rules for  Radicals. Il saggio “contiene le dodici regole del buon estremista che intende stravolgere  la società; fra queste, Alinsky consiglia di operare per aumentare artificialmente l’insicurezza, l’ansia e l’incertezza, di adoperare le minacce, e   pure  di spingere gli avversari ad usare la violenza  perché questo attira simpatie e guadagna il consenso delle masse”. Ciascuno può constatare come  queste tattiche siano state applicate dai movimenti “di sinistra” dal ’68  (la sinistra dei figli di  papà) , ma ancor meglio dalle oligarchie capitaliste e globalizzatrici   che hanno il potere dall’11 Settembre 2001-  costituite essenzialmente da quegli stessi figli di papà “rivoluzionari” nel ’68, poi subentrati  ai papà nelle  più alte poltrone della finanza, della politica, del  Bilderberg o Trilateral Commission, o alle direzioni dei giornali. Esattamente come la giovane ricca Hillary, sedotta dal radicalismo rosso di Alinsky da studentessa, poi andate a Yale nell’università dei miliardari a preparare la sua  carriera di potere. Sbaglierebbe chi riducesse Alinsky   alla figura del sovversivo rosso materialista ed ateo.   In testa  al suo libro, iscrive una dedica “al primo di tutti i radicals, il primo ribelle al   sistema che seppe instaurare un regno proprio: Lucifero”. Nel marzo 1972, in una celebre intervista a Playboy facilmente reperibile su Internet, l’ultima, Alinsky si dichiara  ovviamente radicalmente anti-cristiano: ““Nessuno possiede la verità, e il dogma, qualunque forma assuma, è il nemico ultimo della libertà umana”,  “so che l’ossessione dell’uomo verso la questione dell’aldilà viene dal suo ostinato rifiuto di confrontarsi con la propria mortalità. Diciamo che se c’è un aldilà, io senza riserve scelgo di andare all’inferno.” Ciò che lo ha fatto adottare come modello anche dai satanisti dei vari culti. “Sul proprio sito Theistic Satanist, Diane Vera, ‘apostola’  femminista del satanismo occultista, intitola  un suo scritto del 2005 “A  role model for  left-wing satanists” , Alinsky “un modello di comportamento per satanisti di sinistra”.  Sic: satanisti di  sinistra.