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Caserta. Armi vendute all’ISIS, un affiliato dei Casalesi avviò la trattativa

Nell’ambito dell’operazione sono state eseguite dieci perquisizioni nei confronti di altrettante persone per ipotesi di reato riconducibili al traffico internazionale di armi. La prima fase ha avuto avvio nel giugno 2011, su iniziativa del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata, nell’ambito di un’inchiesta della Procura della Repubblica di Napoli. Era emerso che un affiliato a un clan camorristico dell’area casalese era stato contattato da un appartenente alla cosiddetta “mala del Brenta” che cercava esperti di armi da inviare alle Seychelles per addestrare mercenari somali. Dalle indagini emersero le responsabilità di un somalo con cittadinanza italiana, parente del deposto dittatore del Puntland (Somalia), che hanno aperto i nuovi scenari d’inchiesta.
Una coppia di italiani convertiti all’islam e radicalizzati è al centro di un’inchiesta della Dda di Napoli dai risvolti inquietanti. Secondo gli inquirenti i coniugi di San Giorgio a Cremano (Napoli) avevano intrapreso un traffico di armi destinate sia a un gruppo legato all’Isis attivo in Libia sia all’Iran. Nella casa di San Giorgio è stata trovata anche una foto con l’ex presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad. Risulta indagato anche il figlio della coppia.

Nel corso dell’indagine sono emersi anche contatti telefonici tra i coniugi di San Giorgio a Cremano e i rapitori di quattro italiani sequestrati in Libia due anni fa. Le forze dell’ordine sono riuscite a decriptare alcuni sms successivi al sequestro in cui la coppia faceva riferimento alle persone già incontrate qualche tempo prima e facendo intendere che erano i rapitori libici. A marzo 2016 due dei nostri connazionali, Fausto Piano e Salvatore Failla morirono mentre gli altri due rapiti, Gino Pollicandro e Filippo Calcagno, riuscirono a mettersi in salvo. (FONTE ILTEMPO/LASTAMPA)