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Sono passati ben 40 anni della abolizione dei manicomi !

(Felice Previte)Con il 13 maggio 2018 passano ben 40 anni dall’emissione di quella Legge che ha abolito i “manicomi”, ma i malati psichici sono rimasti traditi, dimenticati, ignorati, mentre i disagi restano causati dalle vergognose tragiche vicende che quasi giornalmente succedono in Italia ed in Europa ! Nell’ultimo “atto” altalenante del teatrino della Politica, col P maiuscolo come dice Papa Francesco, dove lo Stato Sociale è ancora assente, dovrebbe essere presente ed operante verso la moltitudine d’indigenti, sofferenti, malati mentali e le loro famiglie ! I trattamenti innovativi dell’epoca e per l’avvenire, prevedevano il blocco dei ricoveri, ma a tutt’oggi 2018 poche cose sono cambiate non solo dal punto di vista della attività Legislativa, ma anche per la carenza di validi aiuti economici alle famiglie di questi “desaparecido della nostra civiltà.”
La legge 180 priva del Regolamento d’Applicazione e la legge 833 che ne ha proseguito “l’iter del non concludere”, non hanno previsto strutture alternative ed adeguate, organizzazione dei Servizi, perché non vi è stata una serena valutazione dei limiti terapeutici attuati nell’epoca, stabilendo che la malattia mentale è un problema sociale ed il “malato” assimilato all’emarginato, all’handicappato, all’anziano non autosufficiente. Con l’entrata in vigore della “ legge regina ” per decenni Basaglia ha cercato di curare i malati psichici fuori dagli Ospedali Psichiatrici, viene vietata la riapertura e la costruzione di nuovi “manicomi”, introducendo la norma che “accertamenti e trattamenti sanitari sono volontari”, che il TSO ( Trattamento Sanitario Obbligatorio) a base di farmaci antipsicotici dura solitamente 7 giorni e deve essere richiesto da uno psichiatra, firmato dal Sindaco e convalidato del Giudice Tutelare, dove tutti gli interventi relativi alla cura, prevenzione e riabilitazione devono essere attuati di norma dai Servizi e da Presidi Psichiatrici Extraospedalieri . In quel di norma si nota tutta la lacuna in cui la psichiatria ha vissuto e vive tutt’ora in aperta ambiguità perché :

a.) si dà il mandato della gestione al privato con costi elevati per cura ;
b.) nei Reparti Ospedalieri a volte non esiste la presenza psichiatrica ed i pazienti vengono sottoposti a terapie massicce di farmaci tanto da renderli socialmente accettabili e poi dimessi, per essere riammessi qualche settimana o mese dopo. In breve la legge ha due movimenti d’interpretazione, perché alcuni sostengono che :
1.) la legge 180 va rivista, rimodernata, mentre il privato “copre” il 50% delle esigenze del pubblico con alti costi ; 2.) bisogna potenziare i Dipartimenti di Salute Mentale, reinserimento lavorativo, prevenzione.
E’ quanto pensa la pubblica opinione favorevole al potenziamento dei Dipartimenti, ma contrari a quanti sostengono per nessun Ricovero od Ospedalizzazione Pubblica, negando la cronicità (forse pensando di curare con la buona parola in alberghi a 5 stelle), favorendo in tal modo il lucro ed i business privati, come forse in atto sussiste !
Lo Stato Sociale, che non esiste, dovrebbe essere attento alla voce dei cittadini, all’ascolto delle loro difficoltà, problemi, urgenze, ma anche alle valutazioni dei suggerimenti nel “dialogo “con gli stessi cittadini, perchè ogni opinione è preziosa per tutti che vedono nel bene comune ( spesso invocato, ma totalmente ignorato ! ), democratico e partecipato l’obiettivo da raggiungere . Le norme che regolano la 180 vanno rivedute in una proposizione che renda ragione e giustizia, perché ancora oggi questa “problematica” ha compiuto un cammino tra demagogia e conflittualità, mentre dobbiamo sottolineare che il Concordato Testo Unificato Burani-Procaccini sulla riforma dell’assistenza psichiatrica è letteralmente sparito dall’agenda parlamentare dall’aprile 2005: quelli che hanno compiuto questo pateracchio ne dovranno rispondere alla loro coscienza !
A 40 anni dall’emissione della legge 180, insiste una sola domanda : mentre le famiglie sono rimaste sole e con esse la società, su una realtà così sconvolgente, quali risultati qualitativi sono stati raggiunti ?
Che le Istituzioni non celebrano la ricorrenza del 13 maggio, è una motivazione ingiusta ed indefinibile, ma sperare che si possa aprire uno spiraglio di mutamento nell’attuale situazione italiana è utopia, perché è un continuo naufragare in questo mare del silenzio e del disinteresse della Politica malgrado significativi ed urgenti solleciti. Previte