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Come può crescere lo sviluppo economico-sociale campano’

(Giuseppe Pace). Mentre Luciano Pignataro, dà un responsabile contributo per il miglioramento della qualità alimentare in Campania, altri convocano i produttori di mozzarella di bufala e sembra che si autogratificano a vicenda dei risultati ottenuti come se non esistesse alcun problema della categoria e tra produttori, almeno così informa qualcuna da questo mass media. Altri ancora, da poco tempo, hanno dato il loro contributo per far conoscere ed apprezzare i prodotti enogastronomici campani ad Aversa. La manifestazione è stata organizzata dalle associazioni Democrazia & Territorio e Liburia Felix, in collaborazione con la Pro Loco di Aversa, Fenimprese Caserta, Snag Caserta, e il patrocinio della Regione Campania, Comune di Aversa, Provincia di Caserta e Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale dell’Università “Luigi Vanvitelli”. Saranno tre giornate aperte al pubblico in cui verranno valorizzate i prodotti e i piatti della cucina tipica aversana, con visite guidate, dibattiti, mostre, stand gastronomici, ecc.. Ma vediamo cosa scrive L. Pignataro:”Ancora la mozzarella nella bufera. Non è la prima volta e non sarà neanche l’ultima, purtroppo ormai ce ne dobbiamo fare una ragione. Per cento che lavorano onestamente, osservano la legge, puntano sulla qualità, garantiscono la tracciabilità della filiera, ce ne sono dieci che invece di guardare lungo continuano nei reati di sempre. Usando latte adulterato, ignorando le prescrizioni, dimostrando una totale insensibilità sui danni che certe pratiche possono provocare sulla salute dei consumatori. La cosa incredibile, che davvero porta a riflettere sulla natura umana, è che parliamo di un settore in continua crescita, come hanno testimoniato i recenti dati resi noti dal Consorzio di Tutela. E invece no, nonostante i margini, nonostante i guadagni a due cifre da ormai vent’anni, c’è gente che ancora truffa come se non ci fosse un domani, incurante delle conseguenze che queste scoperte hanno su un territorio bellissimo, ricco di storia, che sconta il male di questi diavoli piovuti da chissà dove. C’è una differenza tra chi ha usato il suolo della propria terra come pattumiera di rifiuti tossici e chi mette soda caustica nel latte? Nessuna. Eppure sappiamo che nessun latticino è controllato come la mozzarella. Proprio le verifiche dell’Asl 2 di Napoli hanno consentito di scoprire questa truffa. Quali ricette per evitare che questo accada di nuovo? La prima, politica, è quella di rafforzare il Consorzio di Tutela, così come ha dato intendere del resto il ministero con la nomina del direttore Pier Maria Saccani. Più forte questo organismo collettivo nella promozione e nei controlli, meno lo spazio ai truffatori”. Ciò che sorprende, lo scrivente almeno, è la figura edulcorante di chi informa della riunione dei produttori senza far trapelare alcun problema, ma solo che va tutto benissimo e giù la sfilza dei presenti che si autoincensano reciprocamente. Ma rileggo: ”Presso la sala riunioni della Coldiretti di Caserta, si è tenuta una importante riunione degli allevatori bufalini, accorsi da tutta la provincia. Alla presenza del Presidente e del Direttore di Coldiretti Caserta, rispettivamente Tommaso De Simone e Angelo Milo, del Direttore Generale dell’AIA (Associazione Italiana Allevatori) Roberto Maddè, del Direttore Tecnico dell’AIA Riccardo Negrini, del Direttore dell’ANASB (Associazione Nazionale Allevatori Specie Bufalina) Giacomo Bertolini e del Direttore dell’ARAC (Associazione Regionale Allevatori della Campania) Maurizio De Renzis, sono stati affrontati vari argomenti, dallo stato dell’arte del sistema allevatoriale bufalino casertano agli scenari futuri dell’associazione. Hanno partecipato all’evento molti allevatori, tra i quali una folta rappresentanza di giovani allevatori del basso Volturno. La riunione ha riscosso ampi consensi e, a chiusura dei lavori, è intervenuto il dott. Gabriele Di Vuolo, zoonomo, il quale ha suggerito di ripetere queste iniziative così proficue sul territorio con gli addetti ai lavori”. Per me che leggo, senza candore ed in modo irriverente forse, mi sembra o un verbale sintetico oppure un eccesso di zelo che incensa solo e non indica anche qualche problema reale esistente, come ben fa, invece, L. Pigataro che merita tutta la mia stima democratica. In provincia di Caserta in non pochi enti, purtroppo, certe cariche e certi nomi sono noti e rinoti a molti per discutibili capacità direzionali ecc., ma il nostro ambiente casertano va migliorato e con il contributo del singolo (non di tutti come dicono lor signori retorici di professione) che responsabilmente indica alla collettività problemi, prospettive e sacrifici per realizzarle migliori. Le nomine di molti enti, anche di promozione economica, in Campania nostra, non sono basate su trasparenti riunioni dove si pesano con il bilancino della giustizia, i contenuti dei curricula, ma solo i voti di collaudate catene d’interessi antichi che si rinnovano. Da ciò emerge uno staff basato sulla mediocrità, che frena lo sviluppo ed apre la porta a non sane competizioni produttive e commerciali. La mozzarella di bufala in Settentrione la si trova sempre più nei ristoranti, pizzerie e a casa. Più di qualche produttore settentrionale si è messo a produrla in Padania, ma circa 90% della mozzarella di bufala proviene dal nostrano Mezzogiorno e dalla più nostrana provincia casertana in modo speciale. Provincia, la nostra, classificata all’ultimo posto per la qualità della vita, eppure sembra che più di qualcuno lo dimentica spesso, o meglio se lo dimenticano certi dirigenti ben paludati in posti con lauti stipendi, dove non arriva neanche la sofferenza del disoccupato, padre di famiglia, che fa le valige per partire in ambienti dove la qualità della vita è meno bassa e dove l’ascensore sociale funziona e non è bloccato come nel territorio casertano con alto nepotismo negli Enti Locali.