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Primato mondiale italiano di produzione ed esportazione di vino.

(Giuseppe PACE). Nel 2016 il vino “Made in Italy” ha il primato mondiale nella produzione con circa 50 milioni di ettolitri e aumenta del 3% il valore dell’export che raggiunge il massimo storico di sempre a 5,2 miliardi, prima voce nell’export agroalimentare italiano. Il dato emerge dall’analisi della Coldiretti dalla quale si evidenzia che il vino è nel 2016 la prima voce dell’export agroalimentare nazionale. Il primato produttivo davanti alla Francia nel 2016 è dovuto alla crescita in Veneto che si conferma la principale regione produttrice ma anche in Emilia, Romagna, Piemonte, mentre un contenimento di diversa entità si è verificato in Trentino Alto Adige, in Sicilia, in Lombardia mentre in Puglia presenta uno scenario molto variegato, con perdite pesanti su alcune varietà ed incrementi altrettanto importanti su altri. Non brilla la Campania, tranne il beneventano che ha il primato regionale della produzione vinicola, seguito dal salernitano, avellinese e napoletano, ultimo posto il territorio casertano. La produzione, in Campania, di vino è cresciuta, ma solo del 7%, contro una media nazionale del 18%. La Campania resta una regione in ritardo rispetto all’introduzione delle DOC ma anche delle IGT: tale caratteristica risulta ancora più evidente nelle annate “ricche” come il 2013: ben il 72% della produzione è stato di vini comuni. Andiamo a vedere i dati in dettaglio. Eppure tendenze innovative non mancano come la cantina del vino e dell’olio dello storico Istituto Agrario di Piedimonte Matese (CE), che vinifica eccellenti vini del pedemontano alifano, dove da millenni abbonda l’uva. La Campania ha più storia enologica d tutti in Italia. Basta citare il vino vesuviano Lacryma Christi è il vino prodotto con le uve auctone del Vesuvio, conosciuto già ai tempi degli antichi Romani. Le prime testimonianze della coltivazione dell’uva sul Vesuvio risalgono, infatti, al V secolo a.C. I vitigni che si arrampicano sulle falde del Vesuvio discendono direttamente dagli Aminei della Tessaglia, portati qui dai Greci che nel V secolo a.C. arrivarono in queste terre. Le radici affondano nel terreno lavico, scuro e poroso. Questo terreno non necessita di essere innaffiato in quanto trattiene l’umidità per poi rilasciarla. Ad Ercolano, più che a Pompei, nel 79 d.C., il vino di qualità era molto richiesto dalla classe media di Roma, che frequentava meno la più popolare città di Pompei, ammirata molto dal turismo di massa. Il culto di Dionisio, praticato anche dalle donne, in Campania era più diffuso che altrove nell’impero di Roma, caput mundi. Nei banchetti, che gli affreschi e altre forme artistiche ereditate dal mondo intero di Roma antica, le matrone campane, non nascondono affatto l’adorazione di Bacco, mentre in Veneto, nel periodo della Serenissima Repubblica Marinara di San Marco, la presenza di giovanissime donne (non d’origine nobiliare, ma popolare) nei banchetti orgiastri, è negli affreschi di Villa Contarini di Piazzola sul Brenta (PD) ed in altre numerose ville venete. I nobili, divenuti tali, spesso, per il commercio florido in oriente, dunque approfittavano delle belle fanciulle popolane invitandole ai sontuosi banchetti aristocratici, dove il buon vino onorava Bacco.

Si stima che la produzione enologica italiana 2016 sia rappresentata per oltre il 40 % – precisa la Coldiretti – dai 332 vini di alta qualità a denominazione di origine controllata (Doc) e ai 73 vini a denominazione di origine controllata e garantita (Docg), per il 30% ai 118 vini a indicazione geografica tipica (Igt) riconosciuti in Italia e il restante 30% a vini da tavola. Per quanto riguarda le esportazioni, le performance dei prodotti nei singoli stati si scoprono aspetti sorprendenti – evidenzia Coldiretti – a partire del successo del vino italiano in casa degli altri principali produttori, con gli acquisti che crescono in Francia (+5%), Stati Uniti (+3%), Australia (+14%) e Spagna (+1%). Va sottolineato che in Francia, patria dello Champagne, lo spumante tricolore fa addirittura segnare un consistente incremento in doppia cifra, pari ad un roboante +57%. Negli Stati Uniti – continua Coldiretti – sono particolarmente apprezzati il Chianti, il Brunello di Montalcino, il Pinot Grigio, il Barolo e il Prosecco che piace però molto anche in Germania insieme all’Amarone della Valpolicella e al Collio. Il settore del vino in Italia rappresenta un motore economico che genera quasi 10 miliardi di fatturato solo dalla vendita del vino e che da opportunità di lavoro nella filiera a 1,3 milioni di persone. La vendemmia 2016 – ricorda Coldiretti – ha coinvolto 650.000 ettari di vigne, dei quali ben 480.000 Docg, Doc e Igt e oltre 200.000 aziende vitivinicole. La ricaduta occupazionale riguarda sia per le persone impegnate direttamente in vigne, cantine e nella distribuzione commerciale, sia per quelle impiegate in attività connesse e di servizio. Secondo una ricerca di Coldiretti, per ogni grappolo di uva raccolta si attivano ben diciotto settori di lavoro dall’industria di trasformazione al commercio, dal vetro per bicchieri e bottiglie alla lavorazione del sughero per tappi, continuando con trasporti, accessori, enoturismo, cosmetica, bioenergie e molto altro. Vinitaly è una buona vetrina internazionale del vino italiano con esposizione anche di eccellenze meridionali da migliorare, oltre i superbi vini della Valpolicella e dell’area trevigiana del prosecco. «Il futuro del “Made in Italy” dipende dalla capacità di promuovere e tutelare le distintività che è stata la chiave del successo nel settore del vino dove ha trovato la massima esaltazione la valorizzazione delle specificità territoriali che rappresentano la vera ricchezza del Paese – sottolinea il presidente di Coldiretti, Roberto Moncalvo – il vino italiano è cresciuto scommettendo sulla sua identità con una decisa svolta verso la qualità che ha permesso di conquistare primati nel mondo dove oggi 1 bottiglia esportata su 5 è “Made in Italy”». Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che la Commissione Nazionale italiana per l’Unesco ha deliberato all’unanimità la candidatura italiana per il 2017-2018 nella Lista dell’Unesco dei patrimoni mondiali dell’umanità del paesaggio vitivinicolo del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene. L’area candidata, tra Valdobbiadene e Conegliano, racchiude la zona di produzione del Prosecco DOCG. Le Colline del territorio candidato sono un esempio di paesaggio culturale evolutivo, caratterizzato cioè da un processo continuo, evolutosi nella storia, attraverso il quale la comunità locale, la sua cultura artistica e le tecniche produttive si sono organizzate in risposta a caratteristiche dell’ambiente fisico del tutto particolari. Il Mezzogiorno ha un’antica tradizione enologica oltre a più giornate di luce solare, che aumenta la qualità dei vini e ne innalza la gradazione alcolica, soprattutto in Sicilia, dove i 13 gradi sono frequenti tra i vini doc. Anche i vini del Sannio fanno bella mostra a Vinitaly ed n particolare del Sannio beneventano. Come per altre specialità gastronomiche poco note, il Mezzogiorno, deve migliorare, non di poco, sia la filiera dell’uva che del vino per raggiungere primati più apprezzabili. Ma si sa che l’economia più avanzata del settentrione dà anche filiere dell’agroalimentare più efficienti ed in grado di competere con francesi e spagnoli nell’esportazione, un esempio emblematico è il formidabile boom del prosecco sule tavole dei ristoranti del mondo.