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Ricordo del Venerabile Francesco Antonio Marcucci. nel 1745 fondò la prima scuola pubblica per le donne

(di Paolo MESOLELLA) In questi giorni dedicati alla festa dell’Immacolata Concezione di Maria è giusto ricordare la figura del venerabile Francesco Antonio Marcucci che ha fatto della Madonna Immacolata e delle missioni mariane il suo impegno pastorale nel 700. A trecento anni dalla sua morte appare ancora vivo il suo ricordo attraverso l’opera evangelizzatrice ed educativa delle Suore Pie Operaie dell’Immacolata Concezione. La sua predilezione per la Madonna Immacolata, del resto, appare anche nell’immgine che ci è pervenuta e che lo rappresenta mentre indica con un dito l’effige della Madonna Immacolata. L’educatore delle donne
Educatore rivoluzionario e profetico, fondatore della Congregazione delle suore Pie Operaie dell’Immacolata Concezione, combattè l’ignaranza con la predicazione e con le missioni popolari.
Nato il 27 novembre 1717 a Force di Ascoli Piceno, è stato sacerdote missionario, vescovo di Montalto nelle Marche e vicegerente dei papi Clemente XVI e Pio VI a Roma, per 12 anni, dal gennaio 1774 al 1782. Aveva capito che l’ignoranza era la rovina delle donne e per questo, il 6 marzo 1745, aprì ad Ascoli Piceno la prima scuola pubblica per fanciulle nobili e povere, un “educandato per l’educazione intellettuale e pratica delle giovinette”. Poi, dopo tre anni di insegnamento, il 30 settembre 1747, fondò l’Accademia dell’Immacolata Concezione per preparare le sue suore all’insegnamento per le donne nobili e popolari. Dopodiché aprì 12 monasteri femminili.

Il popolo, nel Settecento, era abbandonato a se stesso e lui cercò di correre al riparo, soprattutto per le donne per le quali scrisse testi di musica, geometria, lingua italiana, francese e spagnolo. E’ stato un educatore moderno, un precursore, che avvicinava il popolo alle lingue straniere e alla musica attraverso la scrittura di dialoghi e l’attività teatrale. Aveva conosciuto donne nobili ed aveva capito che anche loro vivevano nell’ignoranza. “Le più sapienti – diceva – non sanno accompagnare più parole insieme”.
Il Marcucci considerava l’educazione la più alta forma di carità. Perciò, dopo essere stato ordinato sacerdote, a soli 27 anni, fondò un educandato dove le fanciulle studiavano dai 7 ai 18 anni. In un secolo in cui si riteneva che la donna, sia essa ricca che povera, non dovesse studiare, lui preparò le sue suore a diventare maestre di tante altre donne, scrivendo per loro libri e fondando accademie ed istituti. Per essersi occupato dell’educazione femminile fu anche deriso Si iscrisse all’Arcadia, ebbe una fitta corrispondenza con numerosi intellettuali del 700, fondò l’Accademia dell’Immacolata ad Ascoli Piceno ed un’accademia per le dispute teologiche a Roma.
La Predicazione
Oltre all’educazione delle donne, il venerabile Marcucci si dedicò fin da giovane all’istruzione del popolo con la predicazione nelle periferie urbane.
Della predicazione tenuta dal Marcucci negli anni della giovinezza ci sono rimasti diversi testi nell’archivio della casa madre delle suore Pie Operaie dell’immacolata Concezione ad Ascoli Piceno: il Carnevale Santificato (1737), l’Introduzione alla predicazione Vangelica (1740), il Direttorio (1742), la Istoria delle Sante Missioni (1744) e Le Missioni. Il Carnevale, festa pagana e libertina, per il Marcucci doveva essere santificato con la pratica degli Esercizi Spirituali di Sant’Ignazio. La sua Introduzione alla Predicazione Evangelica, invece, prende spunto dalla “Lettera ad un ecclesiastico” di San Francesco di Sales e dà indicazioni ai chierici su come predicare il Vangelo al popolo. Un’opera pedagogica che dà ai giovani ecclesistici molti suggerimenti. Poi c’è il “Direttorio della santa missione”, un vero e proprio vademecum sullo svolgimento delle missioni popolari scritto sulla scia del “Direttorio” del gesuita Paolo Segneri. Tutto viene descritto nei minimi particolari: le processioni, i pellegrinaggi, il volo degli angeli, la via Crucis, i canti, le confraternite e perfino l’insegnamento del catechismo da parte di maestre e zitelle. Ma la novità più importante nelle missioni del Marcucci è il coinvolgimento della donna nell’attività missionaria. Nella “Istoria delle sante missioni”, invece, il Marcucci racconta la sua esperienza di predicatore facendo un bilancio del suo ministero. Un testo interessante dal quale è possibile cogliere la sua formazione teologica e missionaria. Ma è anche un documento importante per conoscere le missioni popolari nel primo Settecento. Scrive a proposito della reazione del popolo alla sua predicazione: ” Vi furono persone che con grosse pietre alla mano si battevano il petto…si vedevano molti andare scalzi nei piedi, molti coronati di spine, molti con funi al collo e catene ai piedi, molti con croci alle spalle..”.
Le Paci – Naturale conseguenza del buon esito delle missioni erano le paci pubbliche. Tanti uomini cercavano conoscenti con i quali erano in discordia per chiedere loro perdono ed abbracciarli. Altri restituivano quanto avevano rubato. Le missioni popolari, spiega il Marcucci, avevano il dono “delle riappacificazioni, degli aggiustamenti e delle restituzioni”. E questo succedeva in tutte le categorie sociali: nei nobili, nei borghesi, nei contadini, negli stessi sacerdoti che avevano l’occasione per riconciliarsi con la loro comunità. Si poteva anche verificare la conversione pubblica delle prostitute o dei giocatori d’azzardo che venivano in chiesa in abito da penitenza. Per le prostitute, dopo le Missioni, venivano anche fondate delle case di penitenza. Le Paci, quindi, soprattutto quelle pubbliche, per il missionario erano un’occasione per riconciliare le famiglie e le classi sociali. Esse potevano essere “occulte”, se riguardavano casi privati all’interno delle famiglie o “ gravi” se riguardavano casi di omicidi e vendette. La pace veniva fatta in chiesa, presso l’altare, alla presenza dei soli uomini e dei padri della missione. Anche la regolarizzazione dei matrimoni faceva parte dello stesso progetto di risanamento morale e sociale della missione.
La Missione Mariana – Quella del Marcucci era una missione popolare Mariana dall’importanza che dava al tema della Madonna nelle prediche e nella liturgia. Il suo obiettivo era quello di sensibilizzare il popolo alla devozione verso l’Immacolata Concezione della Vergine, un mistero che lo affascinava e che lo portò a scrivere “I sermoni per le feste mariane” (1789). Le sue prediche mariane, gli exempla, i racconti di miracoli, la venerazione di immagini e stendardi dell’Immacolata, la distribuzione di medaglie e rosari erano per lui strumenti pedagogici per insegnare al popolo l’amore per la Madonna. Il suo scopo era quello di sottolineare il ruolo salvifico dell’Immacolata intesa come la strada privilegiata per giungere a Cristo e salvarsi.
I “Miracoli” del Venerabile Marcucci. – Sono diverse le grazie ottenute da Dio per intercessione del Venerabile Francesco Antonio Marcucci e raccolte da suor M. Paola Giobbi, sul sito della congregazione (www.monsignormarcucci.com/beatificazione). Tra queste, quelle accadute a due bambine: Lina Buccella di Nereto (Teramo) e Livia Bamonti di Ascoli Piceno. Lina, educanda nel collegio delle suore Pie Operaie di Ascoli, la mattina del 10 aprile 1945, aveva 10 anni quando fu colpita da appendicite acuta. Ricoverata in ospedale non poteva essere operata a causa della febbre troppo alta. Ed era in pericolo di vita. Ma dopo il triduo la febbre diminuì e i medici dissero che non era più necessario l’intervento medico. Livia, invece, fu colta da meningite tubercolare. Il caso era gravissimo e nonostante la cura di streptomicina nell’ospedale di Ascoli Piceno, non accennava a guarire. La mamma allora andò al convento e la madre Superiora le consegnò l‟anello pastorale del Marcucci. Da quel momento la bambina cominciò a star bene. Maria Ernesta Campanelli Cellini, invece, era stata ricoverata in ospedale, a San Benedetto del Tronto in gravi condizioni per mancanza di ossigeno nel sangue. E’ rimasta per 24 ore in stato di coma, con grave scompenso cardiaco ed edema polmonare. Tornata in reparto non era in grado di nutrirsi e reggersi in piedi, alternando momenti di poca lucidità ad altri di totale incoscienza. Le Suore hanno pregato per la sua guarigione. Mecca Domenica Maria invece, il 13 novembre 1999 fu ricoverata nell‟ospedale di Potenza, dove le fu diagnosticato un linfoma maligno diffuso. Ma dopo l’intercessione del venerabile Marcucci, arrivò la guarigione. La guarigione di Marina Palazzetti , 44 anni di Roma, è avvenuta il 15 agosto 2008. Tra le testimonianze di grazie ricevute sono da ricordare anche quelle di suor Maria Pia Raffo, ex Superiora Generale delle Suore Pie Operaie dell‟Immacolata Concezione, guarita nel 1947, di suor Maria Melania Emili guarita nel 1951 a 18 anni, mentre era ricoverata all‟ospedale di S. Giovanni di Roma per un tifo nero avanzato, di suor Maria Cleonice Bergemerir, di Paranà in Brasile, colpità il 9 ottobre 2007 da un tumore alla testa. Infine le testimonianze di donne dal Brasile: Ingrid ed Ester Cataneo di Curitiba, guarite rispettivamente nel settembre 2003 e nel luglio 2010, Marlene Maria De Souza, guarita il 16 febbraio 2009, Cleuza Maria Greselw, di Capitão Leonidas Marques- Paraná guarita nel marzo 2011, Flavia Aparecida Borchkart Pessi di Cascavel guarita nel 2011. Ed infine la testimonianza di Faliza D. San José, di Quezon City nelle Filippine guarita nel 2010.
Il Decreto di venerazione – La causa per la beatificazione del vescovo Marcuci è stata aperta nel 1963. Adempiute tutte le fasi relative al processo, presso la Congregazione per le Cause dei Santi, nella Sessione Ordinaria del 12 gennaio 2010, i padri Cardinali e Vescovi hanno riconosciuto che il Servo di Dio ha esercitato in grado eroico le virtù teologali, cardinali ed annesse. Durante la domenica delle Palme del 27 marzo 2010, il Santo Padre Benedetto XVI ha promulgato il decreto di venerabilità ed il riconoscimento delle virtù eroiche di mons. Francesco Antonio Marcucci dell’Immacolata Concezione. Ora la Congregazione sta esaminando i segni del miracolo attribuiti alla sua intercessione. Le Pie Operaie dell’Immacolata
Le suore Pie Operaie dell’Immacolata Concezione fondate dal venerabile Marcucci sono una comunità religiosa ed educativa molto attiva che da Ascoli Piceno si è diffusa per l’Italia e in Terra di Missione. Le comunità si trovano a Roma, Ascoli Piceno, San Benedetto del Tronto, Cupra Marittima, Centobuchi, Potenza, Martinsicuro, Colonnella, S. Egidio alla Vibrata, Varese, Sparanise (Ce), ma anche in Brasile (Cascavel, Haquaquecetuba, Curitiba e Barra De Garca), nelle Filippine (Manila, Calaca e Dagupan) e in Madagascar (Ambaibho e Antananarivo). Le loro scuole si ispirano alla pedagogia marcucciana, che vede nell’educazione il modo per migliorare la società. Il 10 luglio del 1789, a 80 anni, quando il vescovo Marcucci fu colpito da febbre altissima, prima di morire, volle accanto a se le sue suore e le sue alunne.
Il Museo Marcucci – Presso il convento e la chiesa dell’Immacolata ad Ascoli Piceno c’è anche un interessante museo dedicato all’opera del Venerabile Marcucci. Qui, tra le numerose sale, è possibile conoscere l’istruzione femminile nel tempo e le missioni popolari nel mondo, la camera e la biblioteca di mons. Martucci, la cappella ovale, la galleria delle tele e la storia dell’Immacolata Concezione. Il Museo Marcucci è aperto il pomeriggio, dalle ore 16.30 alle 19 con ingresso in Via Manilia, 2.