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Marco Cappato, la sentenza ed il buon senso

(da Samuele Maniscalco- Generazione Voglio Vivere) Tre settimane fa ha avuto inizio il processo a carico di Marco Cappato per aver aiutato Dj Fabo a raggiungere la Svizzera dove ottenne il suicidio assistito. Per la procura l’imputato avrebbe semplicemente aiutato una persona ad esercitare il diritto (sic!) di morire con dignità, ma per Cappato è arrivata l’imputazione coatta imposta dal gip Luigi Gargiulo, il quale ha sostenuto che il reato non consente scappatoie. Proprio Cappato, autodenunciandosi, parlò di aiuto al suicidio e anche se non indusse personalmente la morte, rafforzò «la volontà suicidaria» di Fabiano Antoniani, prospettando una «dolce morte» a un uomo cieco e paraplegico. Cappato, inoltre, non si limitò ad accompagnarlo ma organizzò il viaggio e lo preparò anche mostrando i depliant della struttura svizzera specializzata in suicidi assistiti. Un’aggravante che ha portato il processo davanti alla Corte d’Assise che, in poco più di mezz’ora, ha fissato al 4 e al 13 dicembre le prossime udienze. Se fossimo un Paese normale dovremmo attenderci una sentenza normale ovvero una condanna.

A giudici della Corte di Assisi, un criterio di giudizio l’ha già dato la Cassazione con la sentenza 3147 del 1998 in cui si legge: «È sufficiente che l’agente abbia posto in essere, volontariamente e consapevolmente, un qualsiasi comportamento che abbia reso più agevole la realizzazione del suicidio». È quanto ha fatto Cappato? Sembra proprio di sì. Affermare il contrario significherebbe aprire una voragine. Il risultato, allora, potrebbe essere una sentenza che metta il Parlamento con le spalle al muro, il quale si sentirebbe “costretto” a votare la legge sul testamento biologico (le DAT) che una volta di più si confermerebbe vero grimaldello legislativo per legalizzare in Italia l’omicidio del consenziente, un reato ad oggi punibile con la reclusione da sei ai quindici anni.
La sentenza definitiva potrebbe arrivare poco prima di Natale.Il Bambin Gesù illumini le menti e i cuori dei giudici. Con la sua venuta rafforzò nel cuore dell’uomo sentimenti di vera compassione verso il suo prossimo e ribadì con forza il Comandamento “Non uccidere”.