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Cosa sta accedendo nella nostra scuola? Chi tutela i bambini offesi a Vercelli?

(Giuseppe Pace, Segretario Partito Pensionati Padova). PADOVA. Il 29 c. m., ore 20,30, in Basilica di Sant’Antonio di Padova, si presenta il libro di Elisabetta Frezza: ”Cosa sta accadendo nella nostra scuola”. La sede è prestigiosa e non provinciale per presentare un libro sulla nostra scuola della Basilica del Santo, Dottore della Chiesa universale. L’Istituto Teologico ospita al suo interno la Biblioteca Provinciale «Sant’Antonio dottore», di proprietà della Provincia patavina dei Frati minori conventuali. Da lunga tradizione, la presenza dei frati conventuali a Padova ha saputo coniugare azione pastorale e formazione teologico-umana. La Biblioteca è espressione di questo impegno continuo dei frati per la Chiesa, per la società. Il patrimonio librario è di circa 150.000 volumi, di 500 riviste attive e di un fondo antico, in corso di ristrutturazione. Le aree di interesse principali sono le scienze religiose, la filosofia, il francescanesimo. Benché la Biblioteca sia di natura privata, è aperta al pubblico. Dal 1961 l’attività del Centro Studi Antoniani, fino a quel momento finalizzata alla raccolta del materiale bibliografico e documentario, si qualificò con la pubblicazione del quadrimestrale “Il Santo. Rivista antoniana di storia dottrina e arte”, diventato nel 1996 “Il Santo. Rivista francescana di storia dottrina arte “.A partire dal 1 gennaio 1996 il Centro Studi Antoniani è stato costituito come Associazione. Presid.: p. R. Brandinelli, dir.: p. L. Bertazzo segreteria: C. Giacon. Istituto di ricerca scientifica della Provincia Italiana di Sant’Antonio di Padova, dei Frati Minori Conventuali, collegata con la Basilica del Santo, attivo dal 1959, con lo scopo di predisporre e coordinare ricerche scientifiche, studi, seminari relativi alla dottrina storia tradizione e agiografia francescana con particolare attenzione al francescano sant’Antonio da Lisbona/ di Padova. Alcuni decenni fa, nella medesima Sala dello Studio Teologico al Santo dove verrà presentato il libro suddetto, il colto Prof. Giovanni Gozzer, noto Autore anche di saggi di Pedagogia, informò noi docenti, in corso di aggiornamento, che il cattocomunismo sarebbe giunto in Italia e durato decenni. Egli prevedeva lo strano matrimonio tra solidarismo cattolico e marxista. Adesso che “tutto è compiuto”, parafrasando ben altro significato religioso, il problema della buona o mala-scuola resta. Il dibattito, tutto italiano, tra scuola statale e libera è sempre d’attualità: accademica, purtroppo. A me pare, detta senza peli sulla lingua o brutalmente, che i cattolici vorrebbero estendere il loro circa 10% di monopolio “educativo” al restante 90% di monopolio “diseducativo” statale. Diseducativo perché Vercelli non è un caso isolato nel panorama della Buona-Scuola, renziana! Interessante è il pensiero di E. Frezza alla domanda di C. Lugli su Radio Spada. Ecco il pensiero dell’autrice:“Ricordiamoci che, alla fine, il cosiddetto “male minore”, cioè la stella polare di decenni di politica del compromesso, è male e basta, non ha nulla a che fare col bene. È l’anticamera del “male maggiore”, che può entrare indisturbato per una via obliqua e dunque preferenziale perché sgombrata di remore morali. E infatti le conseguenze concrete lo dimostrano: l’ecatombe fisica e morale che abbiamo di fronte agli occhi è il regalo del democristianismo italico, ovvero quel morbo contagioso che ha intaccato chiesa, politica, società e impregnato le categorie del pensiero collettivo”. Ed ancora: ”Sfornando eserciti di analfabeti scolarizzati, nutriti di paccottiglia pacifista, stiamo alimentando un mostro: una società acefala, derubata del sistema di valori reali che per secoli l’hanno sorretta, fluttuante nel pantano degli pseudo-valori inventati e imposti dal manipolo di imbonitori che ha guadagnato il potere”. Prima di poter sentire la presentazione del libro il 29 c.m. leggiamo un’altra domanda su Radio Spada: CL: Ha accennato alla neo-ministra Fedeli, che l’asse Gentil-Renzi è riuscita a piazzare all’Istruzione appunto, e che nonostante le bufale e gli scandali per aver mentito sulla finta laurea ancora non si dimette. Sembra un’operazione ben strutturata, prosieguo della legge sodomita sulle c.d. unioni “civili” e sulla Buona Scuola. Cosa ne pensa? EF: L’atteggiamento della signora Fedeli e del governo tutto, di chi ne ha incaricato il capo-di-paglia e di chi lo appoggia, esprime molto chiaramente la assoluta incuranza sia per i governati (che si erano appena espressi con un eloquente no referendario) sia per il rispetto del comune senso del pudore. Una sfacciataggine senza pari manifestata senza veli, tanto le spalle sono ben coperte da chi davvero comanda da dietro le quinte. Mattarella, gliene va dato atto, non fa mistero del mandante (vedi discorso alla riunione plenaria della Commissione Trilaterale). In particolare, la vicenda desolante della Fedeli, pizzicata in flagranza di doppio mendacio (nel senso che non solo manca la laurea millantata, ma persino il diploma superiore) dal bravo Mario Adinolfi, dimostra quanto tronfi siano questi parvenu della politica che purtroppo maneggiano il destino di un popolo e il suo futuro. La ministra solidamente non istruita sta saldamente in sella all’Istruzione, che è “cosa sua” perché con tanto zelo ci si è dedicata anche da senatrice (come amava definirsi: legislatrice) tanto da poter essere considerata – come la Cirinnà per le nozze sodomite – la vera madre della nuova scuola, quella “buona” per definizione, e di tutte le oscenità incluse nel pacchetto. È stata premiato, quello zelo, a sfregio delle famiglie e dell’elettorato italico detrattore di una riforma che puntava ad abdicare, anche in via costituzionale, a un’altra grossa fetta di sovranità nazionale. Purtroppo, anche qui, la sfacciataggine paga, e intanto la propaganda di sostegno fa il suo corso. Così nessuno pare più ricordarsi e ricordare chi sia la ministra che presidia le scuole e le università italiane, una che vuole abbattere “stereotipi, pregiudizi, costumi, tradizioni e altre pratiche socio-culturali fondati sulla differenziazione delle persone in base al sesso di appartenenza”. Una che si vanta del fatto che “è da più di dieci anni che si fanno esperimenti” di educazione sessuale (e dintorni) sui bambini”. Il recente fatto scandaloso della scuola materna di Vercelli ha suscitato proteste di molti dei pensionati, in gran parte nonni. Di recente a TV1, Mattina, intervistarono 2 donne: una Dirigente di scuola statale, che difese ad oltranza le scuole e le maestre, l’altra, Segretaria della Cisl, pur difendendo meno la scuola si schierava con la prima intervistata, sull’inopportunità di installare le telecamere negli asili. Insomma il nefasto blocco di potere Stato-Sindacati si oppone alla necessaria garanzia, che la scuola debba offrire ai genitori per l’educazione democratica dei loro figli. Purtroppo i Sindacati, parlo da ex Sindacalista, pur necessari in Democrazia, in Italia si sono secolarizzati e divenuti pertanto spesso indifferenti. Ricordiamo che una precisa norma obbliga la scuola di ogni ordine e grado di impartire i saperi democraticamente e non in modo padronale, come, purtroppo e spesso accade attualmente. Siamo al solito problema dello Stato padrone che tratta i cittadini sudditi. In attesa di una riforma scolastica migliore della precedente, tutta statalista, ben vengano le telecamere di controllo dell’operato degli educatori, ma anche di tutto il pubblico impiego. Se non è possibile il controllo dell’utenza del servizio statale (genitori in caso di alunni minorenni) ben vengano le videoregistrazioni, sempre utili per l’utenza e la eventuale Magistratura chiamata in causa. Il fatto avvenuto a Vercelli, dove delle maestre insultavano e picchiavano bambini di 3-4 anni, è gravissimo e non è raro come dice per TV la Dir. scolastica, che difende sempre e in ogni caso la Scuola statale. Di recite del personale scolastico ed in particolari di chi è pagato per sorvegliarne il servizio, non reso bene all’utenza, il cittadino comincia ad essere nauseato e non va più neanche a votare. L’Italia, contadina ed analfabeta, dei primi anni Cinquanta non esiste più ed il servizio scolastico può essere anche non necessariamente statale. Resta comunque da risolvere il non facile problema antico: chi controlla il controllore? Solo l’utenza è in grado di controllare. Il video choc delle maestre che maltrattano i bambini in un asilo di Vercelli lo hanno visto oltre 60 milioni di telespettatori italiani ed alcuni milioni di stranieri. Tre maestre della scuola per l’infanzia Korczak di Vercelli sono agli arresti domiciliari, accusate di maltrattamenti sui bambini. Secondo le prime informazioni le maestre avrebbero dato sberle e strattoni ai bimbi, li avrebbero trascinati a terra e si sarebbero rese responsabili anche di urla, punizioni spropositate e umiliazioni. L’operazione «Tutti giù per terra!», come è stata battezzata, è iniziata lo scorso maggio con la denuncia di una madre. Le telecamere installate nella scuola, su autorizzazione della procura, hanno riscontrato 52 episodi di maltrattamenti. Le telecamere, in alta risoluzione, sono state installate nelle aule didattiche, nei corridoio, nella mensa e persino nella palestra della scuola per l’infanzia Korczak. Dei 52 episodi di maltrattamenti, sono una ventina quelli ritenuti di maggiore gravità. L’Italia non deve essere come la Cina che più di noi pare che sia costretta a registrare maltrattamenti scolastici ai poveri utenti da parte degli educatori. Ma leggiamo la cronaca recente:”scuote la Cina un grave caso di abusi in una scuola materna di Pechino, finita nel mirino dopo che alcuni genitori hanno denunciato che i loro bambini erano stati maltrattati, picchiati, costretti a spogliarsi ed anche ad ingerire farmaci non ben identificati. I piccoli, in base a quanto denunciato dai familiari, tornavano a casa con lividi e segni di aghi nella pelle. Così riportano diversi media cinesi. Le indagini sono subito scattate da parte delle autorità e la Commissione municipale di istruzione di Pechino ha annunciato che stamattina la scuola verrà ispezionata. La società proprietaria dell’istituto scolastico, la Ryb Education, ha diffuso un comunicato nel quale dichiara la sua piena collaborazione alle indagini ed sostiene di aver sospeso alcuni insegnanti”. I Decreti Delegati, attuati dal 1974 in Italia, non hanno sortito buoni frutti ed hanno deluso le speranze di rinnovamento, sostanziale, della nostra scuola, purtroppo. E’ tempo di pensare ad una post-scuola di massa che non debba necessariamente avere personale non docente e docente tutto statale. Cominciamo a privatizzare il 30% circa del personale non docente, forse qualcuno- una mamma “bidella” ad esempio- avrebbe riferito a Vercelli degli abusi da tempo perpetrati sugli innocenti bambini. Poi lasciamo scegliere ai docenti se andare in una scuola statale o libera, gestita da un comitato genitori che delega un Direttore esperto e colto di pedagogia e saperi interdisciplinari, magari proveniente non dalla Pubblica Amministrazione, ma dal mondo dell’imprenditoria editoriale, del giornalismo e dell’industria dei servizi non pubblici, liberi. Quando cominciamo a fare ciò? E’ tempo di non aspettare altro tempo. I Pensionati sono pronti al nuovo servizio scolastico e degli altri servizi pubblici italiani non più come sudditi, ma cittadini. Devo ancora intervistare il Coordinatore della stampa cattolica del Nordest, M. R. Furlan. sul problema scuola libera o burocratizzata dallo Stato. Egli è un uomo colto con esperienza anche all’estero. Tempo fa fu lui ad intervistarmi sulle pensioni in Italia su Stoanews. Non sono molti i circa 3,2 milioni di impiegati della Pubblica Amministrazione nostrana, ma la burocrazia che li avviluppa e li protegge è tanta ed ottusa ad ogni controllo democratico. Su “La Difesa del Popolo”, settimanale della Diocesi di Padova, a firma di C. Contarini, si legge sul “passaggio di docenti dalla scuola paritaria a quella statale (o comunale per l’infanzia, che è sì paritaria, ma “sicura”) c’è da sempre e sempre continuerà, almeno finché la parità resterà… impari. Impari, cioè con stipendi diversi, carichi di lavoro spesso differenti e, fattore più destabilizzante, incertezza sul futuro (cioè la sopravvivenza) degli istituti paritari privati. Di fronte a questo dato di realtà – e alle singole “partenze” che più o meno si verificano ogni anno, ma più massivamente con le grandi chiamate dei concorsi del Miur – cosa fare? Prenderne atto e affrontare la situazione in tutti i suoi aspetti e sfaccettature. Per esempio: Le relazioni in corso di rapporto di lavoro: se il dipendente della scuola cattolica si percepisce “sfruttato” o comunque non si sente “di casa”, è evidente che cercherà di andarsene prima possibile; e se ne andrà con un senso di liberazione ineffabile… Se, come capita di solito, saluta con gli occhi inumiditi, facilita l’inserimento dei nuovi professori, torna a trovare le persone e sente ancora gli ex colleghi (e magari i ragazzi), vuol dire che la scuola cattolica riesce davvero a porre al centro le persone, inclusi i docenti. Gli incarichi cambiano, gli amici restano. Se si chiede agli insegnanti “in transizione possibile” di non creare agitazioni nelle classi dando annunci anticipati ad alunni e genitori – e questo avviene – significa che si sta creando una comunità che propone un progetto condiviso e non si basa su leader solitari e autoreferenziali. Docenti (e dirigenti) vanno, la scuola rimane. In ogni caso, pur con tutto il rammarico e il dispiacere per ogni partenza, non ha senso parlare di tradimento, abbandono e… Gli insegnanti che lasciano la scuola cattolica per la statale possono essere “chiesa in uscita”: sono stati scelti con precisi criteri, hanno fatto esperienza in ambienti ben connotati, hanno acquisito stili educativi e competenze professionali con un certo imprinting (forse il termine etologico è usato a sproposito). Come non aspettarsi una testimonianza limpida, accanto ad altri che già operano nelle scuole statali, di cristiani bene impegnati, professionisti competenti e generosi, attenti alle mille povertà e richieste che ragazzi e famiglie manifestano? Certo, a seconda della personalità di ciascuno, delle capacità e dei talenti, della vicinanza ad ambiti ecclesiali… Ma davvero la scuola cattolica può (e deve) formare docenti anche per la scuola statale, che portino in sé e magari possano estrinsecare il “di più” che proviene dalla formazione cristiana… Oltre 200 insegnanti quest’anno sono passati alla scuola statale. Un grosso problema per i dirigenti delle nostre scuole paritarie, ma forse anche un fenomeno da leggere evangelicamente con speranza. Scuola cattolica a congresso:”Vogliamo dignità, non carità «La verità è che in Italia non abbiamo una effettiva parità, non c’è una vera libertà di scelta e di fatto la legge del Duemila è rimasta incompiuta: vi si stabiliva un sistema pubblico integrato in cui scuole statali e paritarie devono avere pari dignità, ma questo non succede». E’ forte e chiara la denuncia della presidente nazionale della Fidae, Virginia Kaladich, alla vigilia della convention in programma sabato 14 ottobre a Verona. La parità scolastica un traguardo ancora lontano. E. Diaco, direttore dell’ufficio per l’educazione, la scuola e l’università della Cei alla vigilia del nuovo anno scolastico ribadisce l’attenzione della chiesa per tutto il mondo dell’educazione e invita a superare i pregiudizi che ancora resistono sulla strada dell’effettiva parità. Nelle due pagine di “Scuola a tuttocampo” all’interno dell’edizione cartacea della Difesa di questa settimana, c’è una lunga intervista a don Lorenzo Celi, direttore dell’ufficio diocesano di pastorale della scuola, che racconta a che punto sono le scuole cattoliche nella nostra diocesi, quali esigenze dimostrano, quali punti di forza cercano di sviluppare. Sempre mass media cattolici informano che “L’istituto paritario diocesano apre le porte domenica 27 novembre (replica il 15 gennaio). In programma anche ministage. «Quello di insegnare è uno dei compiti essenziali della comunità cristiana – spiega il rettore don Cesare Contarini – Noi cerchiamo di metterci la massima dedizione. Senza pesare sulle casse della diocesi». Il Barbarigo insomma guarda a un futuro più “smart”… ma con radici solide. Nasce la collaborazione tra i due istituti padovani adiacenti a Prato della valle, che insieme accolgono ogni giorno 300 alunni grazie al lavoro di 34 insegnanti e 16 ausiliari e amministrativi. Un percorso tutto da compiere che però ha già visto il lancio della nuova rete educativa Insieme per crescere, sostenuta da Fidae nazionale e dall’ufficio pastorale dell’educazione e della scuola della diocesi di Padova”. Circa 20 anni fa, parlai di un problema scolastico con un “preside” di un patavino liceo cattolico, non ebbi una buona impressione poiché parlava come un preside di una scuola pubblica, senza grandi differenze, anzi copiava, a me apparve, la brutta copia del copione statalista della scuola, che è fatta di regole non adatte al problema informativo-educativo del cittadino: fruitore del servizio scolastico. Una cosa mi sembrò adatta: la scheda di condivisione educativa firmata dai docenti in entrata, anche se non è da estendere a tutte le scuole. Resta però da ben valutare se le scuole cattoliche sono sempre espressione di democrazia poiché tenderebbero a nascondere meglio i diritti e ad ampliare i doveri. Solo la retta pagata dai fruitori del servizio scolastico mi appare foriera di democrazia poiché gli dà il diritto di poter controllare, cosa che non avviene, da troppo tempo, nella scuola statale, non libera. Le radici della scuola stanno nel rapporto univoco tra Docente e Discente come negli albori della storia scolastica. Bisognerebbe ricordarselo. Insegnare significa lasciare il segno, ma non quello delle, videoregistrate, maestre di Vercelli! I dati dell’ISTAT rivelano che se nel 2007 una persona su tre (il 33,5%) dichiarava di frequentare la chiesa, almeno una volta alla settimana, oggi la percentuale è scesa al 27,5. In Veneto, ex “Sacrestia d’Italia” e terra di papi, i dati sono meno pessimisti? Altro che effetto Bergoglio! Papa Francesco, così popolare e apprezzato fra il popolo della sinistra, sembra non sortire alcun effetto positivo sulla pratica religiosa degli italiani. Anzi: si assiste ad una discesa vertiginosa. L’ISTAT ha inoltre appurato che negli anni del pontificato di Benedetto XVI, la partecipazione alla Santa messa era sempre tenuta oltre il 30% mentre è arretrata con Papa Francesco. Le cause del crollo sono facilmente intuibili. Appare ovvio che se un Papa ripete continuamente che Dio è misericordioso e perdona tutto e che il paradiso non è un luogo (facendo quindi intendere che neppure l’Inferno lo sia), il concetto di timor di Dio venga meno. Da G. Toffoli (le lettere di liberoquotidiano.it). Intanto si è riunita, all’Hotel Ergife di Roma, la Conferenza per il Coordinamento funzionale del sistema nazionale di Valutazione, costituita dalla Presidente dell’Istituto Nazionale per la Valutazione del sistema di Istruzione e Formazione, dal Presidente dell’Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa e da un Dirigente tecnico, in rappresentanza del contingente ispettivo del Ministero. L’occasione è stata la presentazione della settimana di formazione degli esperti di valutazione dell’Invalsi, (art. 4 comma 2 del dpr 80/201), in calendario dal 27 novembre al 1 dicembre prossimo. “La valutazione – ha spiegato la Presidente dell’Invalsi – deve portare al miglioramento degli apprendimenti. E’ la prima volta che l’amministrazione scolastica dà la responsabilità della valutazione alla stessa scuola, perché sono le stesse scuole ad individuare i traguardi da raggiungere. Più si diffonde l’idea della valutazione, più cresce il miglioramento. L’ispettore, in rappresentanza degli ispettori che coordinano i Nuclei Esterni di Valutazione, ha ribadito che la valutazione non serve se non porta al miglioramento. La valutazione parte dal Rapporto di Autovalutazione e termina con le visite di restituzione dei dati da parte dei Nuclei esterni di Valutazione. Il prof. Biondi dell’Indire, infine, ha spiegato che il Sistema Nazionale di valutazione si basa soprattutto sul sistema di valutazione esterna delle scuole. La fotografia delle scuole deve essere fatta da esterni. L’Autovalutazione è una pratica scontata, la valutazione vera e propria la fa il Nucleo di Valutazione esterna. L’importante, infatti, è la restituzione esterna che avvia i processi di miglioramento. Un miglioramento a due velocità: quello relativo alla singola scuola con le situazioni contingenti e locali, e quello relativo all’aspetto generale di innovazione di tutta la scuola italiana dove deve avvenire il passaggio da un sistema fondato sulle conoscenze ad un sistema fondato sulle competenze. Questa storiella delle conoscenze, succubi delle competenze, mi ricorda l’altra: ”la pratica vale più della grammatica”. Ma che dicono questi burocrati di Stato, io so che sapere è fondamentale anche per fare. Secondo i vertici del, per molti docenti burocratico, Invalsi ”Deve avvenire il passaggio dal modello ottocentesco della lezione frontale di trasmissione del sapere e del libro di testo ad un processo di innovazione fondato sulle competenze. Nella scuola, infatti, oggi i programmi non ci sono più ciò nonostante non sono pochi i docenti che sono convinti che ci sono ancora”. A quando nuovi quadri dirigenziali che la pensano diversamente da quelli attuali sulla funzione della scuola, senza ideologie contrapposte, ma in onore della conoscenza aggiornata ed anche spendibile sul mercato del lavoro? La scuola in Italia è da bene riformare per il cittadino e non più per il suddito di sua maestà la burocrazia statalista che finge di fare o altre burocrazie anche “cattoliche” ideologizzate. Anche i francescani, tanto osannati da molti, potrebbero sbagliare sulla scuola, che questo Papa pare approvi, se di sinistra? Tempo fa scrissi, su Nordestquotidiano, del cambio del rettore della Basilica di Sant’Antonio, dopo l’improvvisa scomparsa di padre Poiana. Papa Francesco indicò padre Oliviero Svanera come suo successore nel ruolo di rettore della universale Basilica antoniana. Un incarico che il religioso, d’origine bresciana, sta ricoprendo. «Un ruolo per cui serve la lungimiranza del Buon pastore», ha scritto nel suo messaggio di congratulazioni il vescovo di Padova Claudio Cipolla. Ai padovani preme sapere se si farà o meno una nuova scuola incentrata sui bisogni di conoscenza dei giovanissimi e meno giovani. Tali bisogni non sono statalisti, né cattocomunisti, ma universali e scientifici, senza neanche invocare il primato della Natura sulla Cultura perché è l’inverso, se si è aggiornati.