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E’ problema sociale la malattia mentale ?

(Previte Francesco Felice) La malattia mentale è una dei tanti e tristi avvenimenti che corredano il vivere quotidiano dei cittadini di questa martoriata Italia, delle famiglie che hanno nel proprio nucleo familiare un “malato” che è in cerca d una soluzione al suo status Sanitario e Sociale, da molto tempo ! Quello che assilla, giustamente, i parenti come altri che si trovano in queste condizioni, è condensato in quella legge 180 che ha determinato il passaggio dal concetto interesse custodialistico a quello terapeutico e dove si afferma all’art.1 che “gli accertamenti ed i trattamenti sanitari sono volontari”, salvo il TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio).
Ora, come può un individuo senza lucidità con diagnosi presa a caso per un soggetto malato di “marcata frammentazione ideo-affettiva, sconnessione dell’eloquio, notevole compromissione del rapporto di realtà e della sfera intersoggettiva, con conseguente disorganizzazione comportamentale, tendenza all’acting e persistete oppositività ” o quant’altro e per altre motivazioni, come si trova il “soggetto di una famiglia”, nello scegliere di sua volontà un percorso di cure o sottoporsi volontariamente alle cure ?

Quella “legge”, la 180/1987 ha inteso eliminare i “manicomi” (e siamo d’accordo !), ma non ha previsto le strutture alternative ed adeguate o se previste (art.7) sono insufficienti. Non avendo predisposta la Struttura Organizzativa dei Servizi, perché non vi è stata una serena valutazione dei limiti terapeutici attuati nell’epoca, ancora oggi quegli indispensabili Servizi sono in parte carenti, come ce lo dimostra gli episodi che accadono quasi giornalieri che avvengono nella n/s Italia .
Quella “legge” ha stabilito che la malattia mentale è un problema sociale ed il “malato” viene assimilato all’emarginato, all’handicappato, all’anziano non autosufficiente. Sono rimasti i Servizi di Diagnosi e Cura negli Ospedali Generali (dove a volte, pare, mancano i Reparti neuropsichiatrici,), considerando il malato in ricovero coatto, resta per 7 giorni e sottoposto a terapie di farmaci tanto da renderlo accettabile, poi dimesso e rinviato a casa (art.35 legge 833/1978) per essere riammesso qualche settimana o qualche mese dopo. Alcuni vorrebbero abolire la legge 180 e 833 e riaprire, si dice i “manicomi”, altri, ancora, affermano che i valori della 180 sono veri, validi e vanno verificati nella pratica e che il malato mentale non è un paziente da spedalizzare (forse pensano di curare con la buona parola in alberghi a 5 stelle !). Mah !!!???
Noi abbiamo sempre richiesto e sostenuto nelle nostre Petizioni Servizi Specifici in Strutture adeguate. Per quanto avveniva negli ex-Ospedali Psichiatrici sulla reale condizione dei degenti, sulla risposta delle Strutture e dei Servizi per quanto stabiliva la legge, o se era corretta l’applicazione delle risorse finanziarie, non se ne conosce la verità, mentre il Basaglia, padre della legge 180 diceva che il malato mentale va curato e non segregato. Le famiglie di questi sventurati, l’opinione pubblica e noi con loro, auspichiamo, ripeto, dei Servizi Specifici in Strutture adeguate e tali da considerare il malato-persona nella sua dignità e garantito nei suoi diritti come sancito dagli artt. 2, 3, 32 della Costituzione Italiana, dal Trattato di Amsterdam, dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, dalla “Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità” dell’ONU del 6 dicembre 2006 (Sixty-first session A/61/611) e vari Trattati Internazionali La famiglia, purtroppo, è rimasta sola e con essa la società. Questo lo devono tenere nella dovuta considerazione le nostre Istituzioni per non assistere a quelle “disavventure” di quanto succede nel sociale, di una quasi certa tragedia annunciata, in cerca di una soluzione Sanitaria-Legislativa che dipani il contrasto che c’è tra l’indisponibilità del malato a farsi curare ed il divieto che grava sulla famiglia, o sulla società, la quale non può imporsi in nessuna maniera per sottoporlo alle cure. Sarà possibile una riforma sul disagio mentale, Signori della Politica ? La paura e l’angoscia aumentano perché i cittadini stanno perdendo quell’isola felice, ma non troppo, della sicurezza, dove la gente è stanca e vuol vivere senza angoscia, perché la paura pur essendo un umano disagio ha a che fare con il rischio della propria vita. Signori della Politica, nonché padroni della stessa, saremmo grati per una cortese risposta di speranza, data anche all’opinione pubblica, per non assistere a quelle vicissitudini quasi giornaliere per risolvere questo annoso problema di disavventure familiari ?

E con le sagge parole del Santo Giovanni Paolo II° ” Andiamo avanti con speranza !”