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Bojano. Con le dimissioni del Sindaco pare avviarsi al tramonto la dinastia politica dei Di Biase.

(di Giuseppe Pace) BOJANO Pare che a Bojano stia per volgere al tramonto la dinastia politica dei De Biasi, come a Piedimonte Matese tramontò, lo scorso anno, quella dei Cappello. Nel primo caso la causa è da ricercare nel bilancio municipale, reso pubblico un anno fa. Nel secondo caso fu l’operazione “Assopigliatutto” della Magistratura con contenzioso tangentizio ancora in corso al Tribunale di Santa Maria C.V.. In Democrazia l’alternanza alla guida della res pubblica è un bene. Viceversa, si favoriscono i feudi elettorali, che imprigliano e bloccano aneliti democratici sia nel popolo che nella sua piccola e media borghesia di arti liberali e forse anche dei pochi nobili più o meno decaduti. Negli ultimi anni, a macchia di leopardo, nel nostrano Mezzogiorno, si va diffondendo il fenomeno di rendere pubblici i disavanzi di bilanci comunali. E prima? Prima si sottacevano senza che i controllori sgridassero pubblicamente? Misteri della nostra Democrazia del 2019 d. C.. Intorno al Matese nativo, vi sono almeno tre grossi comuni che hanno reso pubblici i buchi di bilancio: Alife, Bojano e Piedimonte Matese. Ma concentriamoci sulla città di Bojano che ha il bilancio più rosso di tutti fino quasi a sfiorare i 30 milioni di euro. Bojano ha un territorio esteso 52,63 kmq con circa 8000 residenti, 8426 nel 1991, massimo storico. Per capire meglio alcuni aspetti sociali e politici bisogna dire che Bojano ha non pochi reperti di una storia poco nota. La cittadina negli ultimi decenni appare più provinciale e lontana da un’attenzione mediatica e politica concentrata in città più grandi della costa molisana e di Campobasso, egemone. Ciò fu causato anche dalla superstrada che costeggia a valle la cittadina. Bojano è collocata ai piedi settentrionali del Matese, percorsa ancora dal Tratturo Transumante, Pescasseroli-Candela, utilizzato anche da mio nonno omonimo, che vi conduceva gli ovini da Letino insieme a quelli di “Pastabianca” di Roccamandolfi. Di “Pastabianca” a Bojano c’è la figlia che pare animi l’antico costume e i Canterini del Matese prima animati dal padre C. Silvaroli, come mi riferisce Francesco De Socio, noto appassionato di canti e tradizioni del Sannio e non solo molisane. Di C. Silvaroli, cultore di tradizioni popolari del Matese, era amico anche il Presidente del Sodalizio “Ragno”, Enrico Mainolfi, che ne ha visto la prematura morte stradale. A Bojano gli antichi palazzi di famiglie di possidenti e di nobili testimoniano, soprattutto in centro, un fiorente ambiente sociale e civile nonché politico anche del passato non remoto. Ciò è anche testimoniato dall’attuale e persistente abitudine per il passeggio dei bojanesi e l’amore per l’Agorà che si ritrova davanti al “Caffè dei Pentri”, gestito da uno della famiglia bojanese, Bernardo, lungo corso dei Pentri di lato a Piazza Roma e al Municipio o Palazzo San Francesco. Al caffè dei Pentri e in piazza Roma oltre che al Circolo socioculturale “Ragno” di Bojano, lo scrivente trascorre parte del tempo feriale estivo proveniente dalla lontana Padova, dove l’Agorà è diversa. Padova, pur ricca di centro storico e di palazzi signorili, uno è anche con una Gaetani di Piedimonte M., non è in ex Magna Grecia com’è l’Alifano Sannio e quello molisano, beneventano, frentano e caraceno. Ma è bene ricordare che la polis di età classica obbedisce ad esigenze sempre più comunitarie attraverso un sistema di controllo pubblico delle proprie funzioni. Tali esigenze comportano da una parte la crescita di strutture urbane e architettoniche, anche legate all’immagine del proprio corpo civico, dall’altra la necessità di attuare norme politiche e sociali di oggettivazione attraverso l’uso della scrittura e di modi di misurazione. Il lavoro rappresenta un tentativo di analisi di tale fenomeno partendo dal caso della città di Atene, che non solo è la polis di V secolo più nota nella sua organizzazione amministrativa, economica e sociale, ma anche quella che maggiormente applica una gestione pubblica dello stato, cui possono partecipare i cittadini. L’Atene periclea, in particolare, offre un tentativo di organizzare politicamente su base democratica la prima polis del mondo greco. Più che a Piedimonte Matese (città di 10,6 mila ab., derivata dalla vicina città d’Alife, di 7,6mila mila residenti, dove altri palazzi antichi ne testimoniano le radici storiche nobiliari e borghesi) dov’è prevalente il palazzo ducale del Principe Gaetani (un discendente è stato mio compagno di classe a 18 anni) a Bojano sussiste un più ricco patrimonio di palazzi storici. Eccone alcuni: Palazzo Casale, via Corte Vecchia:la famiglia di Bojano lo ha costruito nel 1738; Palazzo Casoli-Beccia, via Colle: risalente al XVIII secolo; Palazzo Chiovitti, via Erennio Ponzio. Palazzo Colagrosso, piazza della Vittoria: è del primo ‘900 ed è in stile umbertino, con intonaco rosso scarlatto. Il palazzo oggi è sede di mostre e presentazione di libri, soprattutto durante l’Agosto Bojanese. Palazzo Ducale, salita Pandone: Fu costruito nel XV secolo, data la lontananza della vecchia fortezza di Civita Superiore, e fu di vari signori a partire dal XVII al XVIII secolo: dimora nel XVII secolo dei baroni Cimaglia e poi di Giulio di Costanzo duca di Bojano nel XVIII secolo; in seguito passò ai Filomarino-Della Torre: oggi si affaccia nella zona nord, ossia sud, in via Piaggie. Ha due corpi di fabbrica con tre portali sulla facciata. Oggi il palazzo è visibile nel restauro del dopo terremoto del 1805, ossia in stile umbertino. È preceduto da un muro di separazione, accessibile da un arco centrale. Palazzo Gentile, via Calderari. Palazzo Municipale, corso dei Pentri. Palazzo Nardone-Volpe, via Erennio Ponzio. Palazzo Santoro, salita Santa Lucia. Palazzo Tiberio, corso Umberto I. Palazzo Vescovile, largo Episcopio. In uno dei palazzi di rilievo bojanese vi è una biblioteca, voluta dall’Arch. E. De Fabritiis dove c’è anche il mio saggio”Piedimonte M. e Letino tra Campania e Sannio” Editrice Culturale Contemporanee, Padova 2011, dove si scrive ampiamente di Bojano e della auspicata Regione Sannio. A Bojano, mi sembra e mi dicono anche dei bojanesi dop, doc e igt, i voti d’opinione sono alcune centinaia mentre quelli di ”scambio” sono alcune migliaia. I voti d’opinione spesso si formano in piazza Roma e nell’Agorà bojanese, quelli popolani di ”scambio” lontano da essa. A Bojano vi sono molte banche, molti lavori in corso interrotti per mancanza di fondi, interi quartieri nuovi disabitati. A Bojano la lotta democratica per guidare il Municipio è quasi sempre, negli ultimi 50 anni che la frequento d’estate soprattutto, stata vivace per non dire aspra e spesso con toni poco educati scritti in lettere aperte, anche anonime. Dietro tali passionali lotte democratiche si nascondono due motivazioni. La prima nobile di voglia di partecipazione alla res pubblica. La seconda “volgare”, ma non è il popolo a farla spesso, è, invece, per accaparrarsi un posto nella pubblica amministrazione o aziende compartecipate di cui il Molise è, come altrove, ricco. Con la penuria di posti pubblici la lotta si fa spesso bollente come calda è anche quella per vincere appalti di ghiotti lavori pubblici che hanno comportato un disavanzo di bilancio comunale di alcune decine di milioni di euro. Cosa ci sia di vero o di ipotizzato fantasioso nel sotterraneo sociale bojanese è spesso un mistero che ciascuno cerca di svelare con la propria lanterna della ragione senza avere aiuti dai media che potrebbero essere pilotati ad arte. Un personaggio, andato via da poco da Bojano, mi diceva ieri l’altro che la cittadina si avvita su se stessa e molti preferiscono andare via. Ciò lo ha saputo da alcuni suoi amici rimasti nella “sua” Bojano del cuore: piena di ricordi di mezzo secolo di residenza. A far piovere, nel caldo e secco periodo estivo nelle pianure attorno al Matese, al tempo dei politeisti Sanniti Pentri, era la Dea danzante sulle nuvole sopra i monti Mutria, Gallinola e Miletto, Monti Sacri dei Sanniti, che a Bojano(CB) avevano la loro capitale federale, Bovianum Vetus, che ai vicini Campi di Marte- attuali “Campimarzi”-radunavano oltre 40 mila armati prima di muovere guerra, di difesa, all’imperialismo espansionista di Roma. Dopo la conquista di Roma del Sannio, 290 a. C. –anche con la nota Battaglia di Bojano del 305 a. C.-a far piovere a Bojano e dintorni provvedeva ancora la Dea da me implorata, nei panni del Sacerdote del Ver Sacrum o Primavere Sacre a Bojano, dopo aver ammogliati 20 guerrieri Pentri distintisi in battaglia, assistito dal Prefetto Sannita, ex Forestale locale. Con il monoteismo a far piovere erano d’estate, in genere, madonne cristiane che i paesetti vicino Bojano si scambiavano per una settimana circa e pregavano per far piovere, ad esempio si verificava tra Gallo Matese e la Madonna a Castello di Letino, che viene venerata nel castello longobardo, connesso con quelli di Roccamandolfi e di Bojano. Per evitare equivoci sappiamo bene che a far piovere o meno sono i differenti valori di pressione atmosferica che fanno muovere dall’alta alla bassa pressione masse d’aria e dunque di pioggia in area ciclonica. Ma d’estate c’è spesso l’Anticiclone e fa molto caldo. Il caldo dell’Agosto Bojanese 2019 è anche di tipo politico. Ma stavolta a far piovere, politicamente s’intende, è l’adagio antico ”Tanto tuonò che piovve”. Frase attribuita a Socrate per introdurre l’argomento delle dimissioni del Sindaco di Bojano appartenente alla dinastia dei Di Biase poiché il padre, dr. Gino, fu Sindaco per varie legislature ai tempi della DC e sia prima che dopo amici degli amici hanno amministrato Bojano città di poco più di 8000 residenti, ma che di Sabato raddoppia le presenze anche per il mercato settimanale. Della Bovianum Vetus Sannita non si conosce molto per mancanza di reperti seppelliti dai sismi frequenti in più di 22 secoli. Tutto il sistema montuoso del Matese è zona sismogenetica e più noti sono i sismi del 1309, 1349, 1456 (forse fece crollare l’evidente costone che era ed è parte del monte Crocella tra le sorgenti bifernine di Maiella e di Santa Maria dei Rivoli), 1627, 1688, 1794, 1805, 1913 e successive. Alcuni dati in merito al Matese sismogenetico sono stati da me esaminati e pubblicati sull’Annuario 1989 dell’ASMV. Reperti connessi alle mura megalitiche cittadine, li ha l’abitato che si sviluppava tra l’area di Civita Superiore posta a 756 metri e la parte pianeggiante, dove sorse poi il nucleo centrale di epoca romana. La porzione più elevata con la costruzione successiva del Castello Pandone ne ha cancellato le tracce, in quest’area comunque è emerso molto materiale che documenterebbe il circuito murario in opera poligonale, dei Sanniti che andava dalla Porta di Piazza Pasquino a quella dei Lontri fino al Crocella. Osservata più volte dallo scrivente, sulla vetta di monte Crocella, vi era un sistema d’osservazione e a difesa dell’insediamento che vi sorgeva, a 1040 metri, di cui si conserva una piccola cinta difensiva a pianta poligonale, con perimetro di 110 metri, e uno di 900 metri, dove è stato rinvenuto materiale riferibile al III-II sec. a.C., più una cisterna. A Bojano si entrava ed usciva da: Porta Pasquino o del Pascolo, presso la chiesa del Purgatorio in Largo Pasqui; Porta Torre, a occidente di Largo Pasquino, detta anche Porta Sant’Erasmo per la vicinanza con la chiesa, e protetta dalla massiccia torre quadrata, che oggi è il campanile della chiesa. Nella zona più in alto si trovava una torre circolare, di cui si riconosce la base, e per questo l’ingresso era detto Porta della Torre, ad oriente di apriva Porta San Biagio; Porta Santa Maria: situata presso la chiesa omonima sul Corso Pentri, esisteva ancora sino al 1729, come dimostra un disegno vescovile di F. Germieri; Porta del Visco: si trovava presso la via omonima, esistente ancora nel XIX secolo, come dimostra un disegno del 1829; Porta del Sorce: si trovava in vico Caputo; Porta Santa Maria apriva la strada verso Campobasso e Larino, Porta della Torre serviva per raggiungere Rocca Bojano e Civita, Porta Pasquino apriva la strada per Isernia, e Porta San Biagio portava verso Sepino e Benevento divenuta poi capitale della Longobardia Meridionale. Il patavino Tito Livio, descrive la Bovianum di quel periodo come di gran lunga la più forte tra le città del Sannio per uomini e mezzi. Frase posta in migliore evidenza all’epoca del Sindaco Pio Romano, scomparso da poco tempo. Le città dei Sanniti costruite in posizione difendibile sulle alture, furono rase al suolo da Roma e ricostruite come colonie latine in pianura. A Bojano due furono le colonie latine: Bovianum Vetus, formata nel 43-41 a.C. (quando già aveva statuto municipale) da Ottaviano in base alla Legge Giulia; successivamente, nel 73-75 d.C. fu fondata un’altra colonia Da Vespasiano con donazioni di terre ai veterani dell’XI Legione; fu chiamata Bovianum Undecimanurum per questo motivo e per distinguerla dalla colonia precedente. La dinastia Di Biase, fece un’eccezione col Sindaco, prof. di Fisica, Luigi Amorosa, espressione dell’ex opposizione di Sinistra che contava sempre su un migliaio di voti comunali, mentre gli altri, di centro-destra, divisi in due liste persero. Alle scorse elezioni quel migliaio di voti sinistri sono andati alla lista collegata al candidato Sindaco dott. M. Di Biase. Le sue dimissioni del Sindaco attuale, sono state tante volte annunciate e poi sempre rinviate, scrive Ermes il 23 c.m. su un noto media molisano ed aggiunge “Domenica sera il primo cittadino con una lettera stringata di qualche riga ha inviato una pec al prefetto, al presidente del Consiglio comunale, ai consiglieri e al segretario comunale, comunicando loro la decisione di rassegnare le dimissioni. Nel documento non vengono spiegate le motivazioni alla base di questa scelta, anche se poi lui, escludendo contrasti all’interno della maggioranza, le ha giustificate agli organi di informazione con le difficoltà economiche che sta attraversando l’ente di viale dei Pentri per cui non riuscirebbe a contenere gli indirizzi amministrativi e a dettare la sua linea politica. Ad ogni modo il sindaco svelerà l’arcano nel corso di una conferenza stampa indetta al Palazzo Colagrosso. Dimissioni che potrebbero essere revocate entro venti giorni, anche se lui al momento non sembra proprio intenzionato a farlo in quanto la strada del commissariamento sembra ormai inevitabile. Un copione che la città ha vissuto già in precedenza con la passata amministrazione Silvestri, dimissioni poi ritirate che comunque servirono a ricompattare la maggioranza dell’epoca. Per il lettore non indigeno si precisa che Silvestri lavorava da Medico nello stesso ospedale dell’attuale Sindaco e che alcuni cittadini bojanesi fecero causa,perdendo, di incompatibilità tra dirigente di clinica ospedaliera convenzionata e candidatura a Sindaco della medesima città. La goccia che ha fatto traboccare il vaso costringendo il sindaco a presentare ufficialmente le dimissioni, sono ben note sia alla Prefettura e sia alla maggioranza ‘Bojano futura’: l’impossibilità di dare il benservito all’attuale segretario comunale G. Principe. Eppure Di Biase all’inizio sembrò di essere partito bene, attorniandosi di uno staff di esperti in materia giuridico-finanziaria (l’avvocato G. Papa e il dottor Sergio Perrella), per un cambio di passo rispetto a quella che era stata la precedente amministrazione responsabile di una gestione allegra della cosa pubblica. All’inizio della sua amministrazione, probabilmente Di Biase non ha dichiarato subito il dissesto, che di fatto poi è stato dimostrato essere già presente all’epoca, forse perché tratto in inganno sia dalla dichiarazione di fine mandato dell’ex sindaco Silvestri che accertava 750mila euro circa di avanzo di amministrazione e sia dall’intervento dei due commissari che non hanno, forse, ben fotografato la situazione finanziaria tragica dell’ente. Dissesto che era certamente un passaggio obbligato giunto poi due anni più tardi, visto che sin dal suo insediamento i creditori bussavano giornalmente al portone di Palazzo San Francesco con atti ingiuntivi e pignoramenti. Probabilmente se lo avesse dichiarato prima, come gli era stato suggerito in considerazione dell’abnorme indebitamento dell’ente, oggi la situazione sarebbe stata ben diversa. Questo fatto e sicuramente anche qualche altra situazione ha compromesso i rapporti di fiducia tra il primo cittadino e lo staff degli esperti che ben presto si sono defilati. Tutto ciò ha fatto supporre che a condizionare le decisioni del sindaco fossero persone all’esterno del Comune, cosa che gli è stata rimproverata spesso anche dai componenti della sua squadra. Altro errore commesso dal primo cittadino è stato quello di non aver saputo dialogare con i segretari. Bojano è la cittadina mia adottiva, come prima lo fu Piedimonte Matese dove un’altra dinastia politica dell’ex Dr. Enzo Cappello, pure ex DC e poi Pd, è caduta a seguito d’indagini della Magistratura per sistema tangentizio. A Bojano, invece, pare che cada per un bilancio municipale in profondo rosso. Mentre il municipio di Piedimonte Matese si trova a meno di 200 metri di quota quello di Bojano è a 480 metri, al centro della piana omonima, dominato dall’antica frazione bojanese su di un’altura detta Civita, dominata dal Monte Crocella di 1.040 m di quota. Ma torniamo alle dimissioni del Sindaco di Bojano ribadite dai media locali. “Il primo cittadino ha avuto a disposizione una serie di segretari comunali preparati e all’altezza delle esigenze del Comune di Bojano purtroppo sono andati via, probabilmente perché il sindaco non aveva la necessaria fiducia in loro oppure perché pretendeva da loro un carico di lavoro e di responsabilità troppo eccessivo. Tra l’altro ci sono incombenze urgenti che vanno evase entro la metà di agosto, pena lo scioglimento del Consiglio. Il ministero dell’Interno, infatti, da qualche mese ha chiesto alcuni chiarimenti sul bilancio riequilibrato. Chiarimenti che dovranno essere fatti dal segretario comunale e dal responsabile finanziario del Comune. Siccome al momento il secondo Settore è sprovvisto di responsabile, toccherebbe quindi al segretario assolvere a tale compito. A tutt’oggi ancora non è stato fatto nulla in quanto il segretario è in malattia. Il Sindaco Di Biase, avvicinandosi la data della scadenza dei chiarimenti, si sarebbe recato anche in Prefettura chiedendo la collaborazione di un nuovo segretario. Ad oggi non è giunto alcun segnale dal Palazzo di Governo. Le dimissioni di Di Biase, secondo fonti attendibili, sarebbero collegate proprio alla figura del segretario comunale che, ormai, non gode più la fiducia dell’intera maggioranza e non solo. Tra l’altro nell’ultimo Consiglio comunale, c’è stato anche uno scontro verbale tra il sindaco e lo stesso Principe, fatto che non è passato inosservato. I rapporti sono ormai logorati, Di Biase ha chiesto più volte visite fiscali a Napoli, città di residenza del segretario, durante le frequenti assenze di quest’ultimo per malattia. Può darsi che questa volta il sindaco abbia le sue ragioni, però il dubbio rimane essendo stato finora poco comunicativo non solo con la stampa, ma soprattutto con i suoi amministrati. Eppure di fatti e vicende comunali da raccontare ce ne sono tantissime, quello che molti si chiedono meravigliandosi, è il perché del silenzio assoluto da parte di Di Biase che da tre anni sta promettendo di fare comizi pubblici e conferenze stampa, puntualmente sempre rimandate. Vedremo se entro la prima decade di agosto il sindaco ritornerà sui suoi passi oppure getterà definitivamente la spugna. L’unico dato certo ed indiscutibile, certificato, ieri, con propria delibera dalla Commissione Straordinaria di Liquidazione, è che il debito complessivo del Comune di Bojano ammonta a circa 18 milioni di euro mutui esclusi”. Dalla conferenza stampa tenuta dal sindaco Marco Di Biase martedì pomeriggio, emerge un dato inequivocabile: la precedente amministrazione Silvestri è stata l’artefice del disastro economico che ha portato il Comune di Bojano al default. Alla stessa conclusione è giunta anche la Commissione straordinaria di liquidazione che ha certificato una massa passiva a carico di Palazzo San Francesco di 17 milioni e 800mila euro circa, debiti fuori bilancio e quindi privi di precedente impegno di spesa. Il primo cittadino è stato abbastanza chiaro nell’esporre le criticità dei conti di Palazzo San Francesco, partendo dalla relazione di fine mandato del sindaco Silvestri che vantava di aver lasciato un avanzo di amministrazione di 750mila euro che poi si sono rilevati non veritieri. A tutt’oggi sulla testa dei bojanesi, fino a prova contraria, ci sono circa 29 milioni di euro di debiti, compreso l’addendum, che non sono certamente briciole da essere ignorate, anche perché per ripianare un debito del genere ci vorranno diverse generazioni e, quindi, anni di enormi sacrifici e privazioni in termini di servizi da parte della locale comunità. “Basta scorrere l’elenco dell’addendum e le 143 istanze di ammissione alla massa passiva giunte alla Commissione straordinaria di liquidazione per il dissesto dell’ente di viale dei Pentri per rendersi conto dell’origine del default di Palazzo San Francesco”. Ermes 25 c.m.. Su alcune testate giornalistiche sono stati pubblicati articoli dove vengono riportate le dichiarazioni in merito alle motivazioni che lo avrebbero indotto a dimettersi dalla carica di Sindaco. In particolare, viene riferito che il medesimo avrebbe, tra l’altro, lasciato intendere che, a fronte delle criticità dell’ente amministrato, sarebbe «stato lasciato solo dalla Prefettura» e che, ove dalla Prefettura stessa «arrivasse un segnale di collaborazione» potrebbe «tornare sui suoi passi». In relazione a quanto sopra, appare indispensabile un chiarimento che riporti la questione nell’alveo della correttezza sia giuridica che dei rapporti istituzionali. Nel premettere che la Prefettura, nell’ambito delle sue attribuzioni e dei suoi poteri di intervento, ha sempre assicurato ampia disponibilità a fornire supporto agli enti locali- ovviamente nel rigoroso rispetto dell’autonomia e delle prerogative proprie degli amministratori – va evidenziato che i Sindaci sono chiamati ad esercitare il proprio ruolo con i poteri ai medesimi conferiti dalla legge e non possono pertanto delegare ad altre istituzioni la soluzione di problematiche di loro stretta competenza. È noto che per il Comune di Boiano è stato deliberato il dissesto finanziario e che tale situazione implica l’avvio di procedure tipizzate dalla legge di cui non può che farsi carico l’amministrazione che lo ha dichiarato, non essendo previsti margini di intervento né diretto né sostitutivo da parte del Prefetto. Non compete infatti alla Prefettura alcuna ingerenza nella gestione delle risorse umane e finanziarie dell’ente, né nell’adozione degli atti necessari a garantire la continuità amministrativa e l’erogazione dei servizi alla cittadinanza. Anche la scelta del segretario del Comune è rimessa al Sindaco, trattandosi di un rapporto fiduciario tra l’amministratore e il dirigente, tanto che presso il Comune di Bojano, nel corso del mandato del Sindaco Di Biase, si sono avvicendati numerosi segretari, tutti nominati direttamente da quest’ultimo a seguito di appositi interpelli pubblici. Nelle sole ipotesi in cui si è verificata l’assenza temporanea o la vacanza dei segretari titolari, la Prefettura, in questo caso legittimata dalla legge ad intervenire, si è attivata, su richiesta del sindaco, per cercare di assicurare, laddove possibile, una sostituzione momentanea. È infatti di esclusiva attribuzione del capo dell’amministrazione, ove ritenga che ne sussistano i presupposti, porre in essere le procedure finalizzate a interrompere il rapporto fiduciario con il segretario. Alla luce di tali precisazioni appare pertanto grave e inaccettabile, ove palesata dal sindaco, l’intenzione di subordinare il ritiro delle dimissioni ad una non meglio precisata attività della Prefettura in sostegno dell’Ente. In conclusione, in Democrazia le responsabilità e i poteri sono distribuiti, non concentrati né è legale la cultura dell’intimidazione che, invece, è presente nella malavita organizzata e segreta. Le persone di cultura a Bojano come altrove che fanno? Si danno da fare per additare chi imbroglia le regole democratiche? Oppure si rifugiano in un passato glorioso, magari Sannita con la Dea del Matese che favoriva la pioggia durante la calura estiva? Sarà il tramonto della dinastia politica dei Di Biase? Sarà solo un’altra crisi con rimpasto? Certo è che le catene partitiche molisane sono ricambiate e il centrosinistra in Regione ha ceduto gli scranni al centrodestra e in Comune ai 5Stelle. A Bojano il centrosinistra pare avviarsi sul viale del tramonto. Speriamo che alla res pubblica possa partecipare chiunque, sia pure con responsabilità limitate e definite dalla Legge, sovrana. Non ha importanza se Sindaco ed Assessori cambiano, anzi è un bene per tutti e non i soliti personaggi da oltre mezzo secolo, ma ciò è valido dappertutto nei circa 8mila Municipi d’Italia.