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Un altro pilastro sociale che si inclina: la scuola

(Bruno Mele). L’economia segue le vicende del mercsato mondiale in un quadro che si va sempre più allargando per l’ingresso di nazioni rimaste a lungo ai margini del progresso; ora vi si affacciano con un bagaglio di incognite e di aspirazioni che sono all’origine di frequenti oscillazioni,talvolta anche di panico di una recessione che genera incertezze nelle scelte utili a far fronte a vere e proprie situazioni di emergenza,come nel caso delle riserve energetiche.Ma ogni popolo ha degli ordinamenti istituzionali stabili che risentono solo parzialmente delle vicende economiche- mi riferisco alle retribuzioni- e sono la Giustizia,la Sanità,la Scuola.
Da molti anni,quasi cinquanta,proprio quest’ultima è stata oggetto delle attenzioni pseudoriformatrici di tanti uomini politici col concorso di esperti del settore che hanno voluto adeguarla al basso livello delle masse in un impeto di distruzione di un presunto privilegio di classe.I risultati sono ormai di dominio pubblico ed anche i più ostinati sostenitori di una scolarizzazione di massa non riescono a digerire il posto guadagnato dall’Italia nelle classifiche mondiali,quasi l’ultimo,prima delle più povere nazioni africane,asiatiche e latino-americane. C’è da complimentarsi con la “ casta”, che a causa di un populismo becero e demagogico ha demolito a poco a poco il concetto di cultura,di conoscenze,di preparazione di base, scarnificando il bagaglio utile al proseguimento degli studi nelle università,riducendolo ad uno scheletrico quadro abbozzato da un bimbo dell’asilo. Il tutto sulla scorta di una lotta al nozionismo che dalla Legge ponte in poi – I969 –ha legittimato il fenomeno increscioso dell’ignoranza proprio nell’istituzione destinata a combatterla.Inutile piangere sul latte versato,è puerile mettere in evidenza le insufficienze di preparazione,l’incapacità ad esprimere i più elementari concetti anche da parte di laureati. Mario Pirani torna di frequente sull’argomento perché in effetti certe situazioni sociali sono davvero indigeribili,quando si accompagnano a pretese che travalicano di gran lunga i meriti di chi le accampa.Qui le responsabilità sono generali e coinvolgono le famiglie,sempre disposte a criticare e ad impugnare anche le più giuste conclusioni dei docenti; delle Istituzioni,che a loro volta hanno facilitato la progressiva distruzione del quadro base di conoscenze previste per la “ maturità”; degli organismi giuridici,che hanno sempre dato ragione agli asini sulla scorta di un formalismo legislativo emanato da politici e sindacalisti in perfetto accordo e con chiara cognizione di causa. Quando si scopre che i laureati fanno dei grossolani errori ortografici,grammaticali,sintattici,di forma non ci si deve meravigliare perché proprio questo era l’obiettivo di chi ha sostenuto calorosamente certe riforme,adeguando poi anche i criteri di reclutamento dei docenti ai vari livelli. E fin qui si parla di scuola pubblica. Riuscite ad immaginare quello che accade nelle scuole private,ridotte a veri diplomifici a beneficio dei più asini,da un lato, e dei più fedeli servitori politici, dall’altro. Poiché su questo versante il consenso è stato quasi unanime seppure per ragioni diverse, con prevalenza di interessi a volte ignobili ad opera di chi agiva nell’ottica di una strategia distruttiva,che nessuno si lamenti se nella P.A. un giorno non lontano.si formaranno dei quadri che ignorano persino le finalità dell’ufficio che occupano. Chi ha voluto il diploma facile che se lo goda, e coloro su cui ricadono le conseguenze dello sfascio amministrativo prima di formulare giudizi facciano l’analisi dei loro comportamenti politici; in fondo anche i più abili imbonitori non possono eleggersi da soli,i voti qualcuno deve pur averglieli dati e/o procurato.Dunque,ancora una volta la malapolitica è all’origine dei mali sociali che con maggiore frequenza si presentano all’attenzione del popolo con un bagaglio preoccupante di approssimazione,ma ancora una volta emerge che il clientelismo politico è la via più sbrigativa per il collasso generale. Un pilastro è venuto meno e nessuno affronta la situazione con la dovuta onestà intellettuale. L’Italia non potrà far fronte al groviglio di problemi che il quadro mondiale offre via via che l’economia si allarga,insomma non potrà reggere alle sfide di una modernizzazione del sistema produttivo se vien meno la spinta creativa e la capacità gestionale. Non c’è da stare allegri se ancora ci si balocca con i crediti e con i debiti; la Scuola deve ritrovare quella solidità di un tempo che ha finora consentito di tenere in vita in modo quasi decente uno Stato.Bisogna preparare le truppe necessarie per affrontare una triste decadenza: chiunque si accinge ad assumere funzioni e/o cariche pubbliche deve essere ,per Legge, all’altezza culturale delle situazione contro ogni avvilente formalismo. La cultura,la preparazione sono da intendere come sostanza,dunque con frequenti verifiche e non sulla scorta di attestati di merito,che si possono anche comprare.