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LA PASQUA IN ROMANIA

Giuseppe Pace (Esperto di Ecologia Umana Internazionale ed ex prof. in Romania). Ho scritto altri articoli sul Natale e la Pasqua in Romania. La Pasqua del 2018 però l’ho scritta con l’aiuto di un ex collega del Colegiul Tehnic”Transilvania” di Deva, Gabriel Nitu Bogdan, che mi ha inviato belle fotografie del paesaggio di Deva dal castello con la sua famiglia e della cappella della polizia regionale. A Deva il mio colto ed ex collega, che insegnava lingua italiana, fa il prete ortodosso e ha famiglia con moglie prof. di lingua romena e una figlia. Quando insegnavo a Deva spesso la Pasqua la trascorrevo in famiglia di una collega Maghiara, con la mamma, nonché il marito ortodosso. La Pasqua da loro era più carica di segni della tradizione locale che non da noi in Italia, dove la Pasqua è più commerciale o globale, anche se meno di altri Paesi. Tra ciò che nell’uomo è divino e umano hanno scritto in molti, ma Plotino primeggia. Le ultime parole di Plotino furono: «Sforzatevi di restituire il Divino che c’è in voi stessi al Divino nel Tutto». Quest’anno la Pasqua Ortodossa in Romania è l’8 aprile, mentre in Italia è una settimana prima e già da giorni colombe e uova di cioccolato abbondano nei bar, negozi di generi alimentari e nei supermercati. La tradizione del pasto dell’agnello è tipico nell’Italia del centro-sud, non del settentrione, dove l’innovazione è di gran lunga maggiore sulla tradizione e non solo per la festa di Pasqua. Pasqua per la religione cristiana è la risurrezione. Nessuna notizia è più sconvolgente di questa: Cristo è risorto. In Romania nel periodo di Pasqua ci si saluta così:”Hristos a ìnviat” (Cristo è risorto), l’altro risponde:”Adeverat a inviat” (Egli è veramente risorto). I romeni per Pasqua dipingono le uova che servono a decorare la tavola di Pasqua o per offrirle alle persone vicine. Il rosso, che ricorda il sangue di Cristo, è il colore più usato. Ma ci sono anche le uova colorate anche con altri colori. Già una settimana prima le donne romene ortodosse per Pasqua preparano anche il cibo appropriato ai 40 giorni passati di digiuno: il cozonac, il sarmale e miel la cuptor (piatti di carne tritata e agnello al forno). La notte di Pasqua ognuno va a messa e si fa 3 volte il giro della chiesa con le cantele accese in mano e si canta la canzone della risurrezione. E’ un momento magico quando la sera si torna a casa con le candele benedette accese in mano. Per i romeni è ancora forte la tradizione che domina le feste di Pasqua, mentre in Italia è la globalizzazione con le colombe e uova pasquali dei negozi e dei supermercati. Quando ci i incontra per strada solo a Pasqua alcuni si salutano con l’augurio di Buona Pasqua, nient’altro. In chiesa è diverso, tutto si ripete come i vangeli consigliano. A Pasqua si riaccende la Vita contro ogni logica di morte. Il sabato è passato; arriva un nuovo giorno. Sembra apparire un’alba triste all’orizzonte, presso un sepolcro. La tomba di Gesù è una tomba come tante, ma c’è una tristezza in più. In quel grembo di roccia non è finito solo il corpo di un amico; è finita, con lui, la speranza di un mondo nuovo, che aveva fatto sognare quel gruppo di uomini che Gesù si era portato dietro sin dalla Galilea. Sul calvario, davanti al dramma della morte, molti fuggono; così fanno anche i discepoli. Ma dopo il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l’altra Maria vanno a visitare la tomba. Un angelo del Signore si avvicina, rotola la pietra e si pone a sedere su di essa. Le donne hanno paura; ma l’angelo proclama loro il vangelo della risurrezione: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui». E Gesù stesso va loro incontro. Così le prime apostole del Risorto si avvicinano, gli abbracciano i piedi e lo adorano. «Non temete, disse Gesù, andate ad annunciare ai miei fratelli, che vadano in Galilea: là mi vedranno». Ci sono due fattori che dobbiamo tenere presente perché il nostro calcolo per la data di Pasqua sia esatto, il 21 marzo, la data dell’equinozio di primavera o quella che convenzionalmente si ritiene tale e il calendario delle fasi lunari. La domenica successiva la prima Luna piena dopo l’equinozio di Primavera è Pasqua. Quindi, per fare un esempio, la Luna piena post equinozio e pre-pasquale è sabato 31 marzo 2018, Pasqua è infatti il 1 aprile 2018, ovvero la domenica immediatamente successiva. La Pasqua ebraica, il cui nome corretto è Pesach, celebra infatti l’uscita del popolo ebraico dal deserto sotto la guida di Mosé e la liberazione dal regime di schiavitù in Egitto. La festività inoltre è più lunga, in Israele le vacanze pasquali durano ben 7 giorni a partire dalla vigilia di Pasqua. Uno dei principali precetti di Pesach è evitare di mangiare per tutto il periodo della Pasqua alimenti contenenti il lievito, infatti vi sarà certamente capitato di sentire associare al periodo pasquale il consumo del pane azimo. Nel 2018 Pesach cade va da venerdì 30 marzo a sabato 7 aprile. La Pasqua cattolica, ma anche altre comunità cristiane, festeggiano la Pasqua non segue lo stesso calendario. Perché la Pasqua Ortodossa e quella Cattolica (insieme alla Pasqua Protestante) cadono talvolta in due date diverse? Il motivo è da ricercarsi prima di tutto nel diverso calendario che le due chiese seguono: la chiesa ortodossa adotta ancora oggi il calendario giuliano, mentre la chiesa cattolica segue invece il calendario gregoriano. Secondariamente la chiesa ortodossa fa cadere Pasqua nella domenica che segue la prima luna nuova (da noi è la luna piena, invece) dopo l’equinozio di Primavera e di conseguenza le due date di Pasqua raramente coincidono. Nel 2018 infatti la Pasqua cattolica e la Pasqua ortodossa si festeggiano ad una settimana di distanza: la Pasqua ortodossa cade l’8 aprile 2018. La Quaresima inizia 40 giorni prima della Pasqua e durante i quali ci si dovrebbe purificare, convertire e rinnovare la propria promessa di fede, facendo anche fioretti. Il tempo della quaresima è un tempo di penitenza e i 40 giorni sono, come molti fedeli certamente sapranno, un numero simbolico. Proprio il 40 è infatti nei Vangeli e nell’Antico Testamento il numero che fa riferimento ai periodi o agli eventi penitenziali: 40 sono infatti i giorni che Gesù trascorse nel deserto prima di cominciare a predicare; 40 gli anni impiegati dal popolo ebraico per giungere all’agognata Terra Promessa. E le simbologie non finiscono qui. La celebrazione del Mercoledì delle Ceneri prevede di cospargere il capo dei fedeli di cenere, cenere ottenuta dai rami dell’ulivo benedetto della Domenica delle Palme precedente che sono stati bruciati. Il Mercoledì delle ceneri tradizionalmente si dovrebbe digiunare, mentre i venerdì di quaresima ci si deve astenere dal consumare carne. La Pasqua è il momento più importante dell’anno liturgico, perché si celebra e si invita alla conversione, anche per questo i paramenti del sacerdote diventano di colore purpureo. Sebbene infatti la tradizione esalti molto la festività natalizia, è la Pasqua il vero cuore della fede. Oltre al Mercoledì delle Ceneri anche durante il Venerdì Santo si pratica il digiuno. Oltre l’80% dei 21 milioni di romeni si professa di religione cristiana ortodossa e la Pasqua è più tradizionale che da noi a Roma ed altrove in Italia. I giorni di Pasqua in Romania sono eccezionali ed è toccante vedere la devozione dei fedeli ed il loro attaccamento alle tradizioni. La Chiesa Romana Ortodossa non riconosce il Papa come capo della Chiesa. Pertanto, la Chiesa Cattolica Greca, specialmente in Transilvania, riconosce il Papa pur essendo Ortodossa. Anche il numero dei cattolici è elevato (in particolare nella parte di minoranza ungherese). Ho trascorso cinque volte Pasqua a Deva in Romania e la settimana pasquale la trovavo ricca di stimoli religiosi e culturali. La Pasqua ortodossa romena fa respirare quasi un’aria particolare, la tradizione vuole che si dipingano a mano le uova (svuotate) e la città si riempie di banchetti che vendono tali opere d’arte. Le chiese hanno un raccoglimento particolare che ha nella notte del Sabato prima della Pasqua il suo momento di maggiore enfasi. I fedeli si recano nelle chiese e “prendere la luce”. Alla mezzanotte col fuoco della candela della chiesa si accende la candela che si è portata da casa e si porta la “luce” nella propria casa, in un suggestivo via vai di lumini accesi durante la notte. Le chiese di Romania sono tutte belle e suggestive, gli ortodossi usano accendere diverse candele da offrire ai “vivi” o ai “morti” e ciò crea una luce davvero suggestiva all’interno. A Pasqua ortodossa in Romania è la principale ricorrenza religiosa, si appresta a festeggiarla con una serie di riti che affondano nella tradizione oltre che nella devozione. Ogni anno la data è diversa e viene calcolata secondo il calendario giuliano e non secondo il calendario gregoriano come nel caso della Pasqua cattolica. Nel calcolo della data si prendono in considerazione le fasi della luna dopo l’equinozio primaverile, motivo per cui la differenza tra le due celebrazioni pasquali nel mondo ortodosso e cattolico potrebbe arrivare ad un massimo di cinque settimane. La preparazione per la Pasqua inizia praticamente 40 giorni prima, quando inizia la Quaresima. Il periodo quaresimale rappresenta per i fedeli un tempo di preghiera, di sacrificio e anche di purificazione del corpo, quando chi decide di poter resistere rinuncia a tutti i pasti a base di carne, pesce, latticini, uova e all’alcol. Chi non riesce a resistere a questo sacrificio gastronomico per tutto il periodo di Quaresima, può decidere di sacrificare i mercoledì e i venerdì, considerati giorni sacri e di lutto. La Domenica delle Palme è per il suo significato il momento maggiore. Durante la messa vengono benedetti i rami di salice in sboccio che ricordano l’ulivo e la palma con i quali Gesù è stato accolto al suo arrivo a Gerusalemme. Il salice, che è sempre in fase di fioritura in questo periodo primaverile, ha il significato di vittoria contro la morte e resta un importante simbolo della fertilità e della rinascita della natura. Il salice viene dato ai fedeli, che lo portano a casa per benedire l’ambiente domestico; alcuni allestiscono con i rami di salice le porte, le icone e le finestre. Nel mondo rurale i rami di salice vengono anche usati per l’agricoltura, sotterrando un ramo nei campi seminati. A partire dalla Domenica delle Palme si susseguono una serie di messe e rituali religiosi unici, per toccare il picco della spiritualità alla messa di Risurrezione. Con la fine della Domenica delle Palme inizia la Settimana Santa o la Settimana della Passione di Cristo, il periodo di lutto profondo che richiama i fedeli in chiesa e alla preghiera. Da giovedì sera inizia il momento clou con la “Denia dei dodici Vangeli”, una messa speciale che racconta le Passioni di Cristo a partire dalla sua cattura, al processo fino alla sua crocifissione. Durante questa messa c’è un rituale in cui la croce viene spostata dall’altare in mezzo alla chiesa. Il giorno di giovedì è il momento più adeguato perchè i fedeli dipingano e colorino le uova sode. La tradizione dice che chi dipinge le uova durante il giovedì santo riceverà molta salute tutto l’anno. Sempre giovedì il prete benedice il pane santo che verrà dato ai fedeli insieme al vino, simboleggiando il corpo e il sangue di Dio. Venerdì invece inizia con la messa “delle ore”. Il significato della messa è legato ai momenti del giorno, che sono considerati quattro, correlati al lavoro giornaliero. La messa simboleggia anche i momenti in cui l’uomo si ricorda di curare la sua anima e che non è mai troppo tardi per ricordarsi di Dio. La sera invece c’è la messa chiamata “Prohod”. Durante questa messa si cantano tre brani con riferimento alla crocifissione e alla sepoltura di Gesù. E’ in pratica il suo funerale, che segue rituali precisi come uscire e circondare la chiesa tre volte con la croce e una tela, che rappresenta la Sacra Sindone in cui Gesù fu avvolto per la sepoltura. Tutto durante il continuo battito delle campanelle. La Pasqua ortodossa romena è più ricca di simbologia della tradizione e più sentita nel popolo che si veste bene nella settimana festosa con canti o colinde dei bambini e non solo in chiesa. Nella Pasqua di risurrezione da noi si canta: “ Questo è il giorno. Rallegriamoci in Lui. Lui è vivo. Quella notte. Regina del cielo. Alleluia è risorto. Vita che risorge. Resta con noi Signore Cristo nostra Pasqua. Come ogni grande evento cristiano celebrato nel nostro paese, anche noi abbiamo ereditato questa abitudine dai tempi antichi, a seconda della regione. Probabilmente l’abitudine più nota è quella in Transilvania, nota come “schizzare”. Secondo cui, derivata dagli ungheresi, i ragazzi vanno in famiglie dove c’è una o più ragazze, che cospargono di profumo, “così che non se ne vada”. “Spanking” è conservato oggi ed è una buona opportunità per una riunione con gli amici, e fondamentalmente per divertimento. Nel paese di Barsa, intorno a Brasov, c’è un Partito che riunisce l’intera comunità – l’usanza del Junii di Brasov. Gruppi di giovani, organizzati come gruppi di cori o caroliti, con un barista e un cassiere, raccolgono le uova dalle ragazze, poi vanno alle Stones of Solomon al picnic in cui si svolgeranno le competizioni. La più nota e amata è il lancio del secchio. A Campulung, la tradizione si distingue per simboli complessi della fede, nel potere miracoloso della preghiera, e la benedizione di piatti. All’alba di Domenica, i credenti entrano in chiesa, si siedono a cerchio, portano candele accese in mano, in attesa che il sacerdote le benedica o santifichi e benedica i cestini di Pasqua. Di fronte a ciascun contadino, viene preparato un paniere, secondo l’ordine degli antenati. Sono disposti su un piatto simboli di gioia per tutto l’anno: semi di papavero (per essere gettato nel fiume per scongiurare la siccità), sale (che si porterà in un sacco ), zucchero (usato quando il bestiame sarà malato), farina (perché il grano sia abbondante), cipolla e aglio (per protezione dagli insetti). Pasta, prosciutto, formaggio, uova rosse, prosciutto e uova, soldi, fiori, pesce affumicato, barbabietola rossa e torte si trovano sopra il piatto pasquale. Dopo la consacrazione del cesto pasquale, il rituale pasquale continua in famiglia. Un’abitudine molto bella è conservata a Maramureş, nella zona di Lăpuşului. La mattina del primo giorno di Pasqua, i bambini (fino a 9 anni) vanno dagli amici e dai vicini per annunciare la Risurrezione del Signore. L’ospite dà ad ognuno un uovo rosso. Alla partenza i bambini ringraziano per il regalo e salutano le famiglie con “Buone Feste!”. A questa festa, la soglia di casa deve essere prima attraversata da un ragazzo, perché in quella casa non dovrebbe esserci discordia per il resto dell’anno. A Calarasi, a Pasqua di Resurrezione, i fedeli portano galli rossi e bianchi nel cesto del cortile per la benedizione. I galli sono allevati appositamente per l’adempimento di questa tradizione. Predicano il cuore della notte: la tradizione degli antenati dice che quando i galli cantano, Cristo sorge! Il più fortunato è il contadino il cui gallo canta per primo. È un segno che la sua casa sarà abbondante in quell’anno. Dopo il lavoro, i galli sono dati ai poveri. Abitudini e tradizioni in Ardeal o Transilvania occidentale sono precedute da quelle che si svolgono nella Grande Quaresima. La maggior parte delle vecchie abitudini sono oggi conservate più nel centro del paese, nella zona di Sibiu-Brasov dove sono state riconosciute più dignitose. 7 sono le migliori tradizioni pasquali in Romania. La Risurrezione del Signore è la celebrazione più importante per i cristiani, parlando del sacrificio (morte) e gioia (risurrezione) del figlio di Dio, Gesù Cristo. Ecco alcune abitudini importanti in Transilvania. 1. Veru EloŞ Ţ. Questa usanza si svolge il sabato di SanTeodoro, particolarmente presente a Mărginimea di Sibiu. Solitamente interessa i bambini per tutta la loro vita dopo che sono arrivati con i piattini di grano tenero con versi specifici per le festività primaverili e pasquali. In Valle PrahoveiŞ pa te e S Miron Miron elete. Piangendo sulla tomba del Signore si svolge ogni anno in molte comunità in Transilvania. Questa tradizione viene messa in scena nella notte del Risorto, dopo l’uscita della Santa Messa. L’abitudine maggiore è nel villaggio Rod (Sibiu). Aggiungi la storia della casa di Cristo. Una volta che i pastori sono arrivati nel XIX secolo a Gerusalemme, presso la tomba del Signore, sono stati impressionati dalla tomba del Figlio di Dio in Terra Santa e portato in Israele. Con dei rami fanno degli ornamenti e ricostruiscono simbolicamente la casa del Signore. La Casa di Dio è stata costruita in passato il Venerdì Santo, la chiesa e la tomba adorate da tutti i cristiani. A Rod le uova sono divise tra 6 gruppi: giovani, anziani, bianchi, ecc.. Ogni gruppo canta “Cristo è risorto” e ha colpito l’”errante” e le uova profumano in ogni casa perché preparate da ragazze e donne. Giovanissimi e giovani cantano di fronte alla chiesa: “Cristo è risorto” per tre volte. Poi si gioca e si danza gettando la mazza e si gira intorno ad una vecchia casa Prundului Troy S T dove si canta per tre volte “Cristo è risorto! Un grande significato è dato alla Settimana Santa o della Passione. Per la Settimana della Passione i contadini smettono di lavorare i campi e si concentrano sulla casa e il cortile, in modo che tutto sia pulito. Anche il Giovedì Santo, le donne iniziano a preparare il pasto e dipingono le uova. Secondo la tradizione, alla mezzanotte tra il Sabato e Domenica, la gente svegliata dalle campane si sciacqua con acqua pulita, mette i vestiti prende una candela e inizia a va in chiesa. Qua il prete con il Vangelo e la croce in mano, seguito dalla processione di fedeli, con una candela accesa gira intorno alla chiesa per tre volte. Quando il sacerdote dice: “Cristo è risorto!” Tutti i presenti alla funzione religiosa recitano: “In verità Egli è risorto”, la risposta è riconoscere il mistero della Risurrezione. Con una candela accesa, ognuno fa ritorno a casa e fa una piccola croce sulla parete est con la candela, che non mancherà per il resto dell’anno. Le persone sono autorizzati a mangiare cibo (pane, uova, pomodori, agnello, sale e vino) solo dopo aver partecipato alla Messa. Nel Banato nel primo giorno di colazione di Pasqua, viene praticata la tradizione dell’incenso dei piatti. Quindi ogni pasto riceve un cucchiaino di pasta (vino + pane santo). Il menu di questo tavolo festivo include pollo bollito di maiale, uova bianche e piatti tradizionali, dopo si continua con bistecca di agnello. In Bucovina, le ragazze vanno la notte della Resurrezione nel campanile e attingono, al suono della campana, acqua ininterrottamente. Con quest’acqua lavano le ragazze all’alba di Pasqua perché siano belle tutto l’anno. I ragazzi devono andare con i fiori nelle case dove le ragazze sono più amate e devono dare loro un uovo rosso per mostrare il loro amore. In Moldova la tradizione ortodossa è di grande significato nella Settimana Santa o della Passione. I contadini smettono di lavorare i campi e si concentrano sulla casa e sul cortile in modo che tutto sia pulito. Il Giovedì Santo, le donne iniziano a preparare il pasto e dipingono le uova. Tradizionalmente, a mezzanotte tra Sabato e Domenica, la gente si sveglia dal suono delle campane. Si lavano con acqua pulita, mettono i vestiti, prendono una candela e iniziano a recarsi in chiesa. Là, il prete, con il Vangelo e la croce in mano ed una candela accesa, seguito dalla processione di fedeli, gira intorno alla chiesa per tre volte. Quando il sacerdote dice: “Cristo è risorto!” tutti i presenti alla funzione religiosa dicono: “In verità Egli è risorto”, la risposta è riconoscere il mistero della Risurrezione. Insomma sembra che Plotino abbia espresso bene le sue ultime volontà?