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Capua. Bullismo e cyberbullismo al Pizzi

(Antonella Ricciardi) Il Liceo statale “Pizzi” ha promosso una iniziativa su un tema di scottante attualità: il bullismo, anche nella sua versione del cyberbullismo. Tra le iniziative portate avanti dalla scuola, di particolare impatto e spessore è stata quella di mercoledì 21 marzo 2018, che ha visto un incontro, dal titolo “Sbulloniamoci”, in Aula Magna, tra rappresentanti dell’Istituto superiore ed il comandante dei carabinieri di Capua, il giovane Francesco Mandia, esperto di tematiche giuridiche connesse. L’incontro si è aperto un intervento del dirigente scolastico, Enrico Carafa, che ha ricordato l’attenzione del subdolo meccanismo di potere prevaricante, alla base del bullismo, reso possibile dall’appoggio di un branco, contro possibili diversità. Un meccanismo psicologico per molti versi non diverso, a parte il grado, da quello, addirittura, attuato dagli aguzzini di ogni guerra. Del resto, il bullismo rimane una cosa seria:  una forma di non accettazione e di intolleranza contro un “capro espiatorio”; realtà  certamente non solo dei nostri tempi, esisteva anche decenni, fa, e ve ne sono testimonianze anche lontane: pure  nel romanzo “Cuore” di De Amicis, comunque ispirato in buona parte alla realtà. Tuttavia, la problematica ha avuto alcuni sviluppi preoccupanti a causa dell’uso sbagliato delle potenti tecnologie del web da parte di alcuni bulli, nel corso degli ultimi anni: l’anonimato, non raro in Internet, unito all’amplificazione delle offese malevole, hanno reso la questione ancora più da non sottovalutare, ed il fenomeno da combattere con maggiore nettezza e decisione. Infatti, gli interventi dei bulli, rivolti potenzialmente “erga omnes”, verso tutti, ed a volte difficili da cancellare a causa dell’ubicazione all’estero dei server di determinati siti (per cui poteva venir richiesta una rogatoria, in proposito), richiedono una repressione e prevenzione molto attente. Il capitano Mandia, dopo aver ricordato di essere stato impegnato fino a pochi minuti prima contro i “bulli cresciuti” di fuori, ha messo in evidenza una serie di caratteristiche ricorrenti del bullismo: l’asimmetria di forza e potere, gli atti ripetuti ed intenzionali volutamente offensivi: numerosi sono i veri e propri reati da codice penale includibili in forme di bullismo, tra cui quello di percosse (articolo 581), lesioni personali (art. 582), ingiuria (art.594), violenza privata (art.610), minaccia (art.612), atti persecutori (art.612 bis), danneggiamento (art.635). Attualmente, una nuova e più specifica legge anti-bullismo, la numero 71 del 2017, rappresenta un potenziamento di rilievo nell’azione anti-bullismo. Il capitano Mandia ha opportunamente ricordato l’odioso omicidio ai danni di una ragazza di origini egiziane (ma vissuta in Italia) a Londra: atto estremo, ad opera di bulle locali; già in passato, comunque, vi erano stati eventi molto gravi, pure in Italia, connessi a bullismo e cyberbullismo: perfino alcuni suicidi, di fronte a violenze che è come se violentassero l’anima stessa della vittima.  Da preparare sono certamente sia i docenti che gli adolescenti, che peraltro vivono un’età particolare ed a volte difficile; per contrastare efficacemente la deriva del bullismo, è fondamentale comprenderne le cause: al riguardo, è essenziale rimarcare quanto studi psicologici e sociologici sulla dinamica dei gruppi, soprattutto abbiano chiarito quanto spesso, dietro il bullismo, vi siano atteggiamenti di super-compensazione per la via negativa, da parte dei bulli, riguardo un proprio vuoto interiore e proprie carenze di personalità; la loro identità, ancora poco definitiva, si delinea così non nel senso dell’accrescimento positivo, ma è costruita in direzione di una propria appartenenza “ad escludendum”, quindi in contrapposizione aprioristica verso altre persone, a volte prese di mira solo perchè più originali ed anticonformiste. Atteggiamenti devianti ed anti-sociali così, quelli del bullismo, che per numerosi aspetti sono apparentati, quando non superati, con altre forme di esclusione persecutoria: ad esempio, il nonnismo nelle caserme ed il mobbing riguardo l’ostracismo in alcuni luoghi di lavoro, inquinati in tal senso. Proprio al fine di potenziare il contrasto al bullismo, è sorto l’osservatorio “Non ci sto”: un team di insegnanti particolarmente attivi ed in frequente aggiornamento sul tema; scuola capofila è il Liceo “Garofano” in stretta collaborazione con altri Istituti del territorio. Tra gli altri, al Liceo Pizzi sono parte attiva del gruppo gli insegnanti Floriana Ricci, Carlo Formisano, Iole (Iolanda) Esposito e Cira Pozzuoli, mentre un ruolo importante è stato svolto dalla professoressa Anna Giacobone, insegnante di diritto ed economia al “Garofano. Toccante e convincente è stato anche l’intervento della giovanissima Arianna Corrente, studentessa al Liceo “Garofano” ed attivista della componente studentesca anti-bullismo, che ha ricordato l’importanza dell’avere il coraggio di denunciare e parlarne, perchè sono proprio le paure che possono intrappolare nei ruoli di bulli e vittime, mentre bisogna potenziare in positivo la costruzione della propria identità ed autostima. Davvero valido e denso di spunti è stato anche l’intervento della prof.ssa Iole Esposito, di filosofia e storia, che ha unito una sensibilità particolarmente delicata verso gli adolescenti con la consapevolezza della necessità di non sottovalutare la tematica; del resto, il bullismo è connesso con il grave problema della poca empatia verso gli altri: sensibilità poco sviluppata (e, per quanto possibile, da aiutare a sviluppare maggiormente) che i bulli hanno in comune con adulti senza molti scrupoli, tra cui psicopatici e criminali infiltratisi nei vertici degli Stati. Nel corso dell’incontro, sono state elaborate strategie di intervento per la formazione non solo culturale, ma della persona inquadrata di più nella sua interezza, per favorire lo star bene nelle relazioni (“ridere con gli altri, e non degli altri”, è stato uno dei motti dell’incontro): ciò anche attraverso una didattica laboratoriale in cui l’interdipendenza tra gli studenti favorisca un sentimento di appartenenza comune e non pregiudiziale. Si tratta di un itinerario che, si può sperare, potrà aiutare soprattutto le vittime ad uscirne, ma anche diversi bulli ad abbandonare tali atteggiamenti deteriori, disinnescando le cause, spesso connesse anche con scarsa tolleranza rispetto alla frustrazione: un percorso per il bene comune, così, che identifica nella maggiore consapevolezza del problema un nuovo inizio per reagire in modo più efficace rispetto ad esso.