Crea sito

La testimonianza di Luca Di Tolve che da omosessuale diventa eterosessuale

(Gianluca Martone) Per comprendere il mondo LGBT che, al di là dei principi pronunciati, mira a distruggere la famiglia, occorre menzionare una toccante testimonianza di Luca Di Tolve, ex gay, il quale grazie all’aiuto del Signore, in collaborazione con il dottor Nicolosi, è riuscito ad abbandonare definitivamente il mondo omosessuale e a sposarsi con la sua amata Teresa nel lontano 2008. Ecco la sua significativa riflessione, riportata dal “Giornale” il 24 luglio 2011.“Alla scuola media fin dal primo giorno ho cominciato a provare un’attrazione irresistibile per il compagno di banco, Paolino. Mia madre mi portò da due psicologi, che emisero la stessa diagnosi: È omosessuale, si deve solo accettare. La televisione e il resto del mondo mi dicevano la stessa cosa. Il movente profondo che spinge ad adottare comportamenti omosessuali è sempre il medesimo: assumere le caratteristiche maschili che non riesci a esprimere in te stesso. Ho avuto una madre ansiogena e amorevolmente oppressiva. All’epoca mio padre lavorava alla Ri-Fi, la casa discografica di Mina e Fred Bongusto. In casa non c’era mai e, quelle poche volte che c’era, litigava. Alla fine si separarono. A 6-7 anni mamma mi mandava a scuola in calzamaglia. Ma sei maschio o femmina?, mi prendevano in giro i miei compagni di classe. Mi tolsero le mutande con la forza per accertarlo. Quando il gruppo dei pari ti respinge, tu che fai? Finisci nel gruppo delle femmine. Ho avuto solo maestre. Alle medie persino l’insegnante di ginnastica era una donna”.

Ben presto, Luca entrò nel mondo gay, ben diverso da come ci viene presentato dai mass media. Ecco il suo racconto.
“Conobbi Riccardo, un trentenne milanese figlio di un miliardario. Lavorava per l’industria orafa e per la moda. Agli stilisti mi presentava come il suo fidanzato. Mi versava tre milioni e mezzo di lire al mese solo per stare con lui. Più la carta di credito. Mi pagava il personal trainer perché diventassi sempre più bello e palestrato. Nel frattempo ognuno di noi aveva storie parallele. Accompagnavo gay danarosi di tutto il mondo, soprattutto americani, a far compere nelle boutique di lusso. Il mio nome era su Spartacus, la guida internazionale per gay. Ero arrivato a guadagnare 30 milioni al mese in questo modo. Ogni anno io stesso andavo a fare shopping a New York e svernavo a Miami. Fu lì che vidi un grande cartello stradale: Gay cruise. Caspita, mi dissi, qui siamo accolti anche al Club Med! Decisi di organizzare crociere omosex in Italia. Interpellai la Costa e la Moby. Nessuno dei funzionari delle due compagnie sollevò obiezioni. Per la prima crociera scelsi la Corsica. Partenza da Genova con 60 passeggeri, tutti travestiti. Naked party, dove si stava nudi. Docce di gruppo. La sera sorteggio delle cabine per favorire gli scambi di coppia. Ero attratto dai lineamenti efebici dei transessuali. Stavo per ore a osservare quelli che battevano in corso Sempione”.
La sua esistenza proseguì in questo modo, sino a quando Luca non venne a conoscenza di aver contratto il virus dell’Hiv.
“Accadde al ritorno da Miami. Avevo sempre la febbre a 40. Subito i medici ipotizzarono che avessi contratto la malaria in qualche zona paludosa della Florida. La sentenza di morte fu pronunciata da una dottoressa dell’ospedale Sacco di Milano: Sieropositivo. Mi resi conto che dovevo morire. Tornai ad abitare con mia madre. Alla festa che diedi per il trentesimo compleanno un ragazzo gay dimenticò a casa mia un opuscolo sulla terapia riparativa del professor Nicolosi. Lo lessi immediatamente. Per anni avevo bevuto, avevo sniffato coca, avevo fatto sesso con più partner contemporaneamente e in trenta pose diverse, ma ero infelice”.
Come spesso accade nella vita di ciascuno, nei momenti bui, quando sembra che non ci sia alcuna via d’uscita, ecco giungere il provvidenziale intervento del Signore Gesu’ Cristo e della sua Santissima Madre, la Beata Vergine Maria nella vita di Luca.
“All’inizio pensai di poter trovare la salvezza nel buddismo. Poi un giorno vidi una corona del rosario e sentii una locuzione interiore che mi ordinava: Prendilo!. Mi misi a recitarlo. Alla terza posta caddi in ginocchio, letteralmente. Avvertii un amore indescrivibile, materno, che non esiste sulla Terra, e scoppiai a piangere. Fu una liberazione. Da quel momento sparirono pulsioni omosessuali, angosce, tristezza, sconforto, pensieri negativi, paura di morire. Ripresi a lavorare in un call center. Continuavo a frequentare i gay, ma come fossero fratelli. Cercai quindi Giancarlo Ricci, psicoterapeuta aderente alla rete Narth del professor Nicolosi. Cominciai a lavorare sulla mia virilità. Iniziai a pensare che potevo essere eterosessuale e che potevo formarmi una famiglia. Era un’idea che mi faceva sentire molto bene. Nel 2005 andai a Medjugorje per ringraziare la Madonna di avermi salvato. Dopo essere tornato in Italia, a casa di una coppia di amici che era stata in pellegrinaggio con me, conobbi Teresa. Il 22 agosto 2008, dopo tre anni di fidanzamento, la sposai. Da quando mi sono convertito, la carica virale dell’Hiv era completamente azzerata. Stavo benissimo. Il Signore mi aveva salvato”.
Luca Di Tolve ha poi voluto anche soffermarsi sulla strategia dell’attivismo gay, realizzata in questi ultimi anni. Ecco le sue importanti affermazioni.
“Come mai si parla tanto di omofobia? È una parola che sulla Treccani neppure compare. Si tratta di una precisa strategia dell’attivismo gay per arrivare a sanzionare la libertà di pensiero e di espressione. Un attacco alla Costituzione. Non vogliono che si parli di loro, se non per parlarne bene. Una tattica intimidatoria: se vuoi essere considerato una persona ragionevole, e non un soggetto fobico, cioè un malato, devi condividere l’ideologia omosessualista. I gay sono stati bravi ad arruffianarsi la comunicazione. Dopo secoli di persecuzioni, hanno capovolto a loro vantaggio gli stereotipi negativi. Poi vi è anche il connubio col mondo della moda, che assicura alla comunità omosessuale una visibilità e un potere assai superiori alla sua consistenza numerica, stimata da Nicolosi non nel 10 per cento della popolazione mondiale, come vorrebbe uno dei miti più resistenti della cultura gay, ma nell’1-2 per cento al massimo”.
Infine il giovane si è anche soffermato su alcune affermazioni dell’oncologo Umberto Veronesi, il quale ha affermato a piu’ riprese che l’amore omosessuale è piu’ puro di quello eterosessuale. Ecco la risposta forte e netta di Luca a questa riflessione del medico.
“Penso che non sappia neppure di che cosa parla. Io li ho vissuti, i rapporti gay. Ora Veronesi mi dovrebbe spiegare che cosa c’è di puro nel Leather club Milano, sponsorizzato dall’Arcigay, dove si pratica sesso sadomasochistico, o nelle dark room dove s’intrattengono rapporti carnali col primo che capita, con l’aiuto di film porno, lubrificanti e falli di gomma. Il tutto registrato come attività culturale e con la tessera dell’Arcigay, che vale quale lasciapassare obbligatorio. O vogliamo parlare della discoteca Il diavolo dentro, che si definisce il più grande sex club di Roma? Anche lì entrano solo i tesserati Arcigay. Il secondo e terzo venerdì del mese vi si celebra l’orgia party. Non manca il glory hole, che è un buco praticato nel muro nel quale si inserisce il pene, consentendo allo sconosciuto che sta dall’altra parte di praticare una masturbazione o il sesso orale senza che i due partner entrino in contatto. È questo l’amore più puro? Le assicuro che non esiste un solo locale per gay dove non si favoriscano incontri al buio o non si faciliti la prostituzione. Veronesi dovrebbe chiedersi semmai perché lo Stato tolleri tutto ciò. Parlo per esperienza diretta: se le forze dell’ordine facessero irruzione in questi locali con le lampade di Wood, troverebbero ovunque tracce di sperma. Un mercato della carne mascherato dietro sedicenti associazioni culturali non profit e organizzazioni onlus. Che cosa trattiene le istituzioni dall’intervenire? La paura di essere considerate omofobe? Il titolo IX del codice penale, quello dei delitti contro la moralità pubblica e il buon costume, non vale per i circoli gay?”.
Queste parole rappresentano un forte monito per le nostre coscienze, in particolare per le nuove generazioni, in quanto ci invitano a ritrovare il coraggio della testimonianza coraggiosa dei Valori della Famiglia e della Vita, mai cosi attaccati. Il Beato Pier Giorgio Frassati, Patrono della gioventù, disse.
“Vivere senza una Fede senza un patrimonio da difendere, senza sostenere in una lotta continua la Verità non è vivere, ma è vivacchiare. Noi non dobbiamo mai vivacchiare, ma vivere perché anche attraverso ogni disillusione dobbiamo ricordarci che siamo gli unici che possediamo la Verità, abbiamo una Fede da sostenere , una Speranza da raggiungere: la nostra Patria !”