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A proposito della decisione della Corte USA che dice si ai matrimoni gay

(di Gianluca Martone) La Corte Suprema Usa ha deciso pochi giorni fa che il divieto di matrimonio gay negli stati federati viola il Quattordicesimo Emendamento della Costituzione federale che conterrebbe un diritto inalienabile al matrimonio tra persone dello stesso sesso, rovesciando una decisione della Corte di Appello di Ohio che invece aveva sostenuto il diritto al matrimonio come è stato sempre inteso nella storia dell’umanità: matrimonio tra uomo e donna. La decisione della Corte Suprema implica la diffusione del matrimonio gay in tutti i 50 stati degli Stati Uniti.Un giorno triste per l’America e per il mondo intero, visto che questa decisione purtroppo avrà grande eco anche qui da noi, in Europa. La Corte, nel caso Obergefell v. Hodges, ha emesso questa sentenza con una maggioranza di 5 giudici contro 4: questo, insieme alla lettura delle “dissenting opinions”, ci dà un’idea della spaccatura profonda anche all’interno dello stesso collegio giudicante. La maggioranza è composta dai giudici: Anthony Kennedy, Stephen Breyer, Ruth Bader Ginsburg, Sonia Sotomayor e Elena Kagan. Mentre ciascuno dei giudici dissenzienti ha scritto una “dissenting opinion”: il Giudice Capo John Roberts, Antonin Scalia, Clarence Thomas e Samuel Alito. Il giudice relatore dell’opinione di maggioranza, Anthony Kennedy, ha cosi affermato in base a chi aveva fatto ricorso contro il divieto di matrimonio gay: “La loro speranza è di non essere condannati alla solitudine, esclusi da una delle istituzioni più antiche della civiltà. Domandano pari dignità davanti alla legge. La Costituzione gli attribuisce questo diritto”.Secondo la maggioranza dei giudici, il divieto di matrimonio gay sarebbe incostituzionale per contrasto contro due disposizioni del Quattordicesimo Emendamento: quella sul giusto processo e quella sulla “uguale tutela” (ossia principio di uguaglianza e di non discriminazione), con un ragionamento che a molti è sembrato assurdo e poco convincente.Non a caso le opinioni dissenzienti (dissenting opinions) degli altri giudici sono molto dure: il giudice Antonin Scalia, ad esempio, accusa la maggioranza di aver redatto “aforismi mistici dei biscotti della fortuna”, in uno stile “pretenzioso” ed “egotistico”. Ha inoltre aggiunto che i ragionamenti della maggioranza sono spesso “profondamente incoerenti” e che la decisione finale costituisce una “minaccia alla democrazia in America”.Anche il Giudice Capo della Corte Suprema, John Roberts, ha anch’egli parole durissime per la decisione di maggioranza: “La decisione della maggioranza è un atto di volontà, non di giudizio secondo diritto (…) Se sei uno degli americani a favore della diffusione del matrimonio gay puoi festeggiare la decisione odierna. Festeggi il raggiungimento della meta desiderata e l’accessibilità di nuovi benefici. Ma non festeggiare la Costituzione. La decisione non ha nulla a che fare con essa“.

Mario Adinolfi, direttore de la “Croce”, ha cosi commentato questa grave sentenza emessa dalla Corte Suprema degli Stati Uniti.“Questa è una sentenza completamente sbagliata. Il sistema statunitense ora rappresenterà la meta ideale di ogni ideologo lgbt: matrimonio omosessuale, piena libertà di filiazione praticamente con qualsiasi tecnica, compravendita di ovuli e di bambini legittimata, affitto di uteri al miglior offerente. Un sistema infernale di puro business, dove la agenzie che si occupano di maternità surrogata sono tutte multimilionarie. Negli Stati Uniti l’ultima novità è la “maternità” della cantante Beyoncè che siccome non può “permettersi una gravidanza” per via degli impegni professionali nello show business insieme al compagno Jay Z, hanno affittato un utero. Anzi, come riportano i media americani, poverini i due ci hanno messo “addirittura due mesi” per scegliersi la donna giusta da affittare. Speriamo che almeno portino a compimento i loro propositi genitoriali, non facciano come quella conduttrice, Sherri Shepherd, che all’ottavo mese e mezzo di gravidanza, non propria ma della donna di cui aveva affittato l’utero, ha litigato con il marito e deciso che lei di quel bambino che stava per nascere non intendeva occuparsi: “E’ una cosa che non mi riguarda”.
Certo, una “cosa”. Le persone trasformate in cose. I bambini trasformati in oggetti di compravendita. La sentenza sbagliata della Corte Suprema americana trasforma l’istituto del matrimonio e ufficializza la desessualizzazione della genitorialità. Non si nascerà più attraverso un atto fisico d’amore, si verrà prodotti per soddisfare un desiderio che è stato purtroppo promosso a diritto. Sì, si verrà prodotti perché due uomini non generano, due donne non generano, solo l’incontro tra un uomo e una donna è fecondo. Ma se si afferma la desessualizzazione della genitorialità, allora si desertifica in prospettiva anche l’incontro tra l’uomo e la donna, che diventerà infecondo: la gravidanza anziché un momento di gioia sarà affare da delegare a donne-schiave umiliate a ruolo di moderne fattrici, per la gioia di chi ha individuato il filone di un business colossale: quello della produzione di un essere umano, quello che un tempo era l’atto gratuito per eccellenza. Si faceva l’amore, per amore; e per amore veniva al mondo un figlio. I giudici della Corte Suprema, i cinque giudici favorevoli al matrimonio omosessuale che hanno battuto i quattro giudici contrari per il tradimento di un repubblicano nominato nel 1988, portano una grave responsabilità. In Italia non siamo obbligati a seguirli nel burrone”.
Nel continuare ad analizzare questo infausto provvedimento della Corte Suprema Usa, occorre domandarsi: Quanto vale l’economia delle Lobby LGBT? Negli Stati Uniti il potere d’acquisto della comunità gay è stato calcolato intorno ai mille miliardi di dollari, ed erano 800 miliardi solo due anni fa. Gay e lesbiche compiono il 16 per cento di uscite per shopping in più del consumatore medio, con una spesa media superiore addirittura del 25 per cento. Soprattutto i gay praticano lo shopping il 30 per cento in più rispetto agli etero, con una spesa media annuale di 2.500 dollari in più. Il 26 per cento dei gay si dice disposto a pagare di più per prodotti di qualità, inoltre, e questo è un aspetto fondamentale per le strategie di marketing dei grandi marchi, il 65 per cento dei gay e il 64 per cento delle lesbiche dichiarano il piacere di consigliare le loro scelte ad altri.
Secondo un’indagine della Prudential , nel 2012 il reddito medio pro capite nella comunità Lgbt è di circa 61.500 contro i 50mila dollari della media americana, ma è il quadro economico-culturale in generale a fare la differenza: sono più istruiti (dieci punti oltre la media nazionale dei laureati), meno indebitati, meno disoccupati (due punti sotto la media nazionale), finanziariamente più attrezzati nei piani pensione. Una forza complessiva calcolata in mille miliardi. E The Advocate ha rivelato che il Global equity fund , un fondo misto pubblico-privato istituito nel 2011 dall’allora segretario di Stato Hillary Clinton per sostenere i diritti Lgbt opera “dietro un velo di segretezza nel mondo attraverso la rete diplomatica, che sostiene le multinazionali americane nelle campagne per i diritti Lgbt”.Jesse Bernstein, uno dei dirigenti del programma, ha conferma che “si tratta di un lavoro molto sensibile e quindi non posso spiegare come agiamo in certi Paesi per finanziare attivisti che si battono contro le discriminazioni contro i diritti Lgbt».
C’è una alleanza tra Global equity fund e il Corporate equality index , ha spiegato Todd Sears, fondatore di Out leadership , una delle lobby per il sostegno delle carriere dei gay nell’industria americana, “perché spesso, in Stati come ad esempio la Russia, l’Uganda o la Nigeria, gli interessi del governo americano e delle multinazionali americane coincidono. Le culture sono diverse, le pop star sono popolari in un luogo e non in altri, certi film funzionano in un Paese e non in un altro. Ma c’è una cosa che tutti capiscono, il business. Contrastare i diritti Lgbt è andare contro il business».Thom Lynch, leader della comunità Lgbt di San Francisco ha parlato di “investimento strategico”, dove la promozione politica di valori culturali a livello diplomatico e la forza del corporale America alla fine otterranno effetti sul profilo legislativo a favore delle comunità gay in molti Stati.
“Chiunque voglia fare business a livello globale sa che la storia sta andando in una direzione e nessuno vuole essere escluso dall’onda- ha affermato lo stesso leader LGBT- “l’idea di stare dalla parte giusta della Storia serve alla causa della comunità gay e ai fatturati delle corporation”.
Cosa fare dinanzi a questa deriva e a questi fortissimi attacchi a Valori non negoziabili, quali la Famiglia e la Vita? In nostro aiuto, vengono come sempre i grandi Santi della Chiesa Cattolica, come Sant’Antonio di Padova, il quale disse.“La verità genera odio; per questo alcuni, per non incorrere nell’odio degli ascoltatori, velano la bocca con il manto del silenzio. Se predicassero la verità, come la verità stessa esige e la divina Scrittura apertamente impone, essi incorrerebbero nell’odio delle persone mondane, che finirebbero per estrometterli dai loro ambienti. Ma siccome camminano secondo la mentalità dei mondani, temono di scandalizzarli, mentre non si deve mai venir meno alla verità, neppure a costo di scandalo”.