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La clonazione umana apre nuove prospettive alla società del prossimo futuro

Giuseppe Pace (Naturalista). Quando, nel 2006, insegnavo in Transilvania occidentale, promossi una giornata di studio sulla figura di “Galileo Galilei un italiano illustre nella scienza e nella tecnica”. Parteciparono tutti i colleghi di discipline scientifiche e tecniche (vi erano molti ingegneri) e in molti anche provenienti da ambienti esterni come S. Duma, Rettore di un’Università privata locale. I colleghi si entusiasmarono non poco e l’Autorità scolastica scelse una sede capiente di un palazzo centrale della città di Deva, dove gli italiani sono conosciuti per l’imprenditoria, soprattutto delocalizzata dal Veneto. Ricordo, in particolare, un saggista della locale Associazione scrittori regionali, dov’ero iscritto, che citava spesso: “ho data ce iei o hotarare intreg universul participa la indeplinarea ei…” (Quando prendi una decisione, l’intero universo partecipa alla sua realizzazione …). Egli citava, non a caso, il pensiero del saggista statunitense, Ralph Waldo Emerson (1803 al 1882), che nel saggio Nature, contiene in poche pagine gran parte delle idee di Emerson, sulle quali ritornerà nei suoi scritti successivi. L’opera si suddivide in 8 parti, ma 2 sono da citare per la clonazione in esame: Nature qui si presenta l’argomento e si osserva la romantica identificazione della natura con il mondo vegetale. Commodity: dove viene elaborata l’idea per cui tutto in natura ha un utilizzo. Leonardo da Vinci vedeva la Natura come Maestra dei Maestri, che proteggeva ogni forza vitale nascente come fa la chioccia con i pulcini. Dalla rivoluzione industriale in poi la scienza e la tecnologia hanno rivoluzionato i saperi precedenti ed è venuto a cadere il precedente primato della Natura sulla Cultura. La Cultura entra nella Natura e la orienta verso nuove strade anche socialmente sorprendenti. La clonazione è una di queste nuove strade dell’umanità prossima, che la scienza ha intrapreso per il bene di tutti e senza paure etiche. La scienza spesso è il risultato della cultura del tempo della società, difficilmente C. Darwin avrebbe potuto pensare e scrivere le nuove idee sull’evoluzione se non fosse vissuto in Inghilterra, dove la zootecnia dei cavalli e del loro incrocio, per favorire razze da corsa e da passeggio, era più avanzata nonché la cultura in generale e la tolleranza religiosa anche. L’industria dell’allevamento animale potrebbe beneficiare moltissimo dalla clonazione di animali geneticamente superiori e l’industria della genetica animale potrebbe clonare i riproduttori maschi miglioratori da utilizzare per la produzione di seme. E’ infatti in questa seconda direzione si è mosso il nostro laboratorio con la produzione del toro Galileo, primo clone al mondo di un toro adulto miglioratore e successivamente con la clonazione di Carol Prelude. La scienza si può anche considerare prima e dopo di Galileo Galilei, che leggeva il libro della Natura con l’alfabeto della Matematica, come ripeteva spesso nelle sue lezioni: per 18 anni (1592-1610) insegnò all’Università di Padova. Galileo fu ospitato nella casa, con una fornita biblioteca, dell’amico Pinelli- che gratificò dandogli lo stesso nome, Gianvincenzo, al figlio padovano di Galileo, osservò (il 7 gennaio 1610) alcuni dei satelliti naturali di Giove, i 4 detti Medicei o Galileani: tra cui Io ed Europa. Furono questi che diedero al tedesco, N. Copernico, motivo per meglio affermare la rivoluzione copernicana o eliocentrica. Il futuro prossimo ci prospetta come potrebbe essere la nostra vita quotidiana in cui la realtà aumentata sarà una tecnologia consolidata, alla portata di tutti. Prima di parlare di clonazione è necessario precisarne il significato e la tecnica. La procedura di clonazione è il procedimento con il quale si trasferisce il carioplasma o nucleo di una cellula (ottenuta a partire da una biopsia cutanea dell’animale da clonare) all’interno di un ovocita privato del proprio carioplasma, ottenendo in tal modo un soggetto geneticamente identico al donatore della cellula. La biochimica del materiale contenute nell’ovocita ha la capacità di “riprogrammare” il carioplasma della cellula introdotta, in modo da farla ritornare cellula embrionale; l’embrione che si sviluppa potrà essere trapiantato nell’utero di una femmina ricevente al fine di ottenere un soggetto geneticamente identico al donatore della cellula cutanea. Per curiosità, ma anche per dovere di Naturalista (laureato all’Università di Napoli, che ha una buona tradizione di cattedre di zoologia) si deve precisare che le femmine possono essere clonate per intero, i maschi solo in gran parte poiché alcune molecole di DNA derivano dai mitocondri dell’ovocita. La tecnica della clonazione può essere applicata per diversi scopi, fra i quali: per moltiplicare animali; geneticamente superiori; per la salvaguardia di specie e di razze in via di estinzione; per produrre il clone di un soggetto castrato (è il caso di molti cavalli da competizione castrati in giovane età e poi diventati campioni) al fine di poter ottenere la generazione successiva e continuare la linea di sangue che altrimenti andrebbe perduta; anche in caso di morte improvvisa di soggetti importanti, la tecnica della clonazione offre la possibilità di ottenerne una copia identica purchè la biopsia cutanea sia prelevata, mantenuta refrigerata e consegnata al laboratorio specializzato entro breve tempo. Nel dicembre del 1998, quasi vent’anni fa, un gruppo di scienziati della Corea del Sud avviò la clonazione di un embrione umano. Nella cellula uovo di una donatrice di trent’anni venne sostituito il nucleo con quello prelevato da una cellula del corpo della stessa donna, dando poi il via alla duplicazione della cellula uovo. È lo stesso metodo che è stato utilizzato dall’Accademia delle scienze cinese per la clonazione dei due macachi Zhong Zhong e Hua Hua annunciata nei giorni scorsi. I genetisti lo indicano con la sigla Scnt, che sta per Somatic cell nuclear transfer, cioè Trasferimento del nucleo di cellule somatiche. L’esperimento coreano del 1998 fu bloccato quando l’embrione era arrivato solo alla dimensione di quattro cellule per motivi etici.  Le probabilità che l’embrione potesse svilupparsi fino a dar vita a un essere umano non erano molto alte. Per riuscirci l’embrione avrebbe dovuto essere trasferito nell’utero di una donna per avviare una gravidanza. Sono stati clonati suini geneticamente modificati, in cui sono stati eliminati i retrovirus potenzialmente pericolosi per l’uomo. Ma la strada per il trapianto è ancora lunga e lastricata di complicazioni etiche. Una ricerca appena pubblicata sulla rivista Science rivista racconta un passo avanti verso il possibile trapianto d’organi di maiale nell’essere umano, grazie a una modifica genetica che rimuove dal DNA suino i retrovirus potenzialmente pericolosi per la salute umana. Sempre per dovere di Naturalista (che ha avuto come prof. universitari di Zoologia, B. De Lerma, di fama non provinciale) bisogna precisare che il maiale ha lo stesso numero di cromosomi dell’Homo sapiens, 46. Ecco perché la crema per gli ustionati gravi veniva prodotta, non so se lo è ancora, dalla Negroni. L’idea di utilizzare organi di maiale per sostituire quelli dell’uomo non è affatto nuova, perché fegato, cuore, polmone e altri organi hanno la stessa dimensione di quelli umani e analogo funzionamento. L’operazione cosiddetta di xenotrapianto dal maiale all’uomo, tuttavia, se da un lato è la più promettente rispetto a tutti gli altri animali, dall’altra presenta una serie di ostacoli biologici ed etici che complicano la sua effettiva applicabilità. Uno di questi ostacoli, almeno secondo i ricercatori che hanno condotto lo studio coordinato dall’azienda eGenesis con sede a Cambridge, è ormai stato superato. Il timore di molti esperti era infatti che i retrovirus endogeni dei suini (i cosiddetti Perv, Porcine Endogenous RetroVirus) sparsi nel genoma del maiale-donatore potessero infettare la persona che riceve un cuore, un polmone o un rene come organo sostitutivo permanente o temporaneo, inducendo il cancro. Dalla clonazione della pecora Dolly nel 1996 in poi sono stati clonati molti mammiferi (cavalli, topi, gatti) ma le percentuali di individui nati rispetto al numero di embrioni creati sono sempre state molto basse. Lo stesso esperimento cinese sui macachi è partito con 79 embrioni per ottenere 6 gravidanze e 2 nascite. Il risultato degli scienziati coreani dimostrò però per la prima volta la possibilità di avviare la divisione della cellula uovo umana anche dopo la sostituzione del nucleo. Nel 2013 il processo è stato ripetuto con successo alla Oregon Health and Science University negli Stati Uniti usando il nucleo di cellule di un feto. L’anno dopo la stessa cosa è stata fatta da scienziati dello Institute for Stem Cell Research di Los Angeles e dello Stem Cell Institute di Seoul usando in questo caso fibroblasti di individui adulti di età tra 35 e 75 anni. In entrambi questi studi, pubblicati da riviste scientifiche, lo scopo dichiarato era tentare di ottenere cellule staminali e non avviare la clonazione di un individuo. Pochi Stati hanno legislazione in materia di clonazione umana. Negli Usa non c’è una legge federale ma singoli Stati hanno regolamentato in modo più o meno restrittivo queste ricerche, in alcuni casi proibendole del tutto. L’Unione Europea ha una Convenzione per la protezione dei diritti umani e la dignità degli esseri umani e nel protocollo aggiuntivo del 1998 dedicato proprio alla clonazione stabilisce chiaramente che «ogni intervento che cerchi di creare un essere umano geneticamente identico ad un altro essere umano, vivo o morto, è proibito». Una risoluzione del 2005 delle Nazioni Unite invita gli Stati membri «a proibire tutte le forme di clonazione umana, dal momento che sono incompatibili con la dignità umana e la protezione della vita umana». Ma questa dei divieti è una vecchia storia ed è precedente a Galileo e a Giordano Bruno, quando il sapere era sotto il controllo del Re o della Chiesa. Poi la cultura scientifica ha rotto questa vecchia storia e tutte le moderne Costituzioni, la nostra lo sancisce bene, garantiscono la libertà alla scienza e all’arte. La libertà però non è il fare quello che si vuole, ma fare quello che serve a tutti. La scienza deve avere solo l’obbligo di scoprire altri segreti della Natura, chi ne controlla le applicazioni sono i politici, che, non sempre, per non dire poche volte, hanno la levatura culturale per fare buone leggi. In Italia poi, negli ultimi decenni, abbiamo anche Ministri ”analfabeti” che governano il nostro sistema culturale e nuovi politici, che si candidano, peggiori.