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VERGOGNA NCD SUL GENDER

(di Gianluca Martone) Lo scorso 25 giugno, si è assistito al Senato all’ennesimo comportamento disonorevole del NCD, ossia di un movimento politico sorto da una costola di Forza Italia, non eletto democraticamente dagli elettori, come invece dovrebbe essere in base all’art. 1 della Costituzione, nel quale è sancito al comma 2 che “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”, il quale è divenuto il “salvagente “ prima del Governo Letta e ora del Governo Renzi.Il “via libera” del Senato alla riforma della “Buona Scuola”, voluta dal governo Renzi, introduce di fatto l’indottrinamento gender nelle scuole. Tra i firmatari del testo sono stati alcuni senatori del NCD, che hanno approvato il 25 giugno a Palazzo Madama ciò contro cui il 20 giugno avevano manifestato in piazza San Giovanni, prendendo in giro un milione di persone e migliaia di famiglie italiane.Il maxiemendamento, sostitutivo del ddl, sul quale il Ministro per i Rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi ha ritenuto opportuno porre la questione di fiducia, ha ottenuto 159 voti a favore, 112 contro e nessun astenuto. Hanno votato contro il Movimento 5 Stelle, Lega Nord e Sel, oltre ad alcuni dissidenti del Pd, i quali hanno deciso di non partecipare alla votazione. Decisivo invece l’appoggio del “Nuovo Centro Destra” i cui senatori hanno votato compatti (eccetto 3 assenti) a favore del disegno di legge che, all’articolo 3 punto 16, introduce la teoria del gender nei banchi di scuola. Questo l’elenco degli esponenti “NCD” che hanno votato a favore: Renato Schifani, Gaetano Quagliariello, Maurizio Sacconi, Federica Chiavaroli, Laura Bianconi, Simona Vicari, Andrea Augello, Antonio Azzollini, Antonio Gentile, Guido Viceconte, Luciano Rossi, Luigi Compagna, Marcello Gualdani, Nico D’Ascola, Pippo Pagano, Salvatore Torrisi, Francesco Colucci, Franco Conte, Mario Dalla Tor, Piero Aiello, Roberto Formigoni, Ulisse Di Giacomo, Bruno Mancuso, Giovanni Bilardi, Giuseppe Marinello, Antonio Caridi. Non hanno votato, in quanto non presenti in aula, Paolo Bonaiuti, Giuseppe Esposito e Carlo Giovanardi. Tutte le buone intenzioni del partito “NCD” sono dunque rapidamente crollate di fronte alla ferma opposizione del presidente del Senato Piero Grasso che ha blindato il maxiemendamento.

Il clamoroso e poco onorevole voltafaccia dei Senatori “NCD”, a meno di una settimana dalla passerella di piazza al “Family Day “di San Giovanni, è stato sottolineato dall’esponente del gruppo misto Mario Mauro che, in una nota pubblicata sul suo sito ufficiale, ha accusato il Nuovo Centro Destra di pavidità, scrivendo “Il sì dei senatori del Nuovo centrodestra alla fiducia sul disegno di legge sulla scuola consentirà l’introduzione della cosiddetta ideologia gender nelle scuole italiane. (…) Fin troppo facile prendere in piazza gli applausi di famiglie e militanti cattolici e incassare in Aula il dividendo della subalternità culturale al renzismo e al Partito democratico”.
Da parte sua il’”NCD” ha replicato attraverso il suo coordinatore nazionale Gaetano Quagliariello, il quale ha assicurato di aver negoziato con il ministro Giannini l’introduzione, attraverso apposita circolare, di un “consenso informato” che costituirebbe una garanzia nei confronti delle famiglie riguardo l’adozione di scelte non condivise nell’educazione dei proprio figli.
“Stante l’impossibilità di modificare il testo del maxiemendamento, per decisione regolamentare assunta dal presidente del Senato, salvo che per rilievi di bilancio,- ha spiegato Quagliarello – il ministro Giannini si è impegnata a ribadire anche attraverso atti amministrativi di competenza del suo dicastero la cogenza di tali prescrizioni”. “Da parte nostra, – ha aggiunto – dopo questo primo importante passo lavoreremo fin da ora, insieme alle organizzazioni promotrici della manifestazione di piazza San Giovanni, affinché il principio del consenso informato, cardine di ogni autentica libertà educativa, non sia solo una pratica burocratica ma sia scolpito in un testo di legge”.
Su questa vicenda, è stato pubblicato un comunicato molto duro da parte dell’Avv. Gianfranco Amato, Presidente Nazionale dei Giuristi per la Vita, il quale ha affermato.
“Cocente delusione. Questo è lo stato d’animo provato dai Giuristi per la Vita dopo l’approvazione del cosiddetto “ddl sulla Buona Scuola” attraverso il voto di fiducia al Governo Renzi. La delusione è amplificata dal fatto che i senatori del gruppo di Area Popolare abbiano deciso di riconfermare l’appoggio all’esecutivo, approvando la citata proposta di legge che, com’è noto, rappresenta un micidiale “cavallo di Troia” – per usare la felice metafora utilizzata dal Cardinal Angelo Bagnasco, Presidente della C.E.I. – finalizzato all’introduzione dell’ideologia gender nel sistema scolastico italiano.
Tale subdola operazione rischia di avvenire – come abbiamo più volte denunciato – non solo attraverso l’ambigua locuzione di «violenza di genere», ma anche attraverso il rinvio al “Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere” (per il tramite della L 119 del 2013 richiamata dall’art.5), che al paragrafo 5.2 recita testualmente: «(…) Obiettivo prioritario deve essere quello di educare alla parità e al rispetto delle differenze, in particolare per superare gli stereotipi che riguardano il ruolo sociale, la rappresentazione e il significato dell’essere donne e uomini, ragazzi e ragazze, bambine e bambini nel rispetto dell’identità di genere, culturale, religiosa, dell’orientamento sessuale (…) sia attraverso la formazione del personale della scuola e dei docenti, sia mediante l’inserimento di un approccio di genere nella pratica educativa e didattica».
Pensavamo che la commovente testimonianza del popola a Piazza San Giovanni lo scorso 20 giugno avesse inviato un messaggio chiaro e inequivocabili alla politica. Soprattutto a quei politici che si autodefiniscono “cattolici”.
Purtroppo dobbiamo prendere atto che così non è stato.
Il gruppo di Area Popolare ha perso un’importante occasione per dare senso al suo già discutibile appoggio al governo Renzi. Quale migliore opportunità di quella di essere determinanti per il voto di fiducia si sarebbe dovuta attendere per pretendere la modifica di quell’inaccettabile proposta di legge? Se non allora, quando?
Da più di un anno stiamo percorrendo in lungo e in largo il nostro Paese, per denunciare pubblicamente questa insidiosa breccia attraverso cui rischia di passare la pericolosa «colonizzazione ideologica» dei nostri giovani, continuamente denunciata da Papa Francesco. Come abbiamo ribadito a voce alta in piazza San Giovanni il 20 giugno, noi non consentiremo mai che i nostri figli vengano indottrinati in «scuole che ricordano sempre più i campi di rieducazione e gli orrori della manipolazione educativa delle dittature genocide del XX secolo», come ha coraggiosamente denunciato il Santo Padre. Se siamo delusi dalla politica, non lo siamo dal popolo. Pertanto lanciamo un appello a tutti coloro che avvertono il dovere morale di opporsi a questa deriva totalitaria, e osiamo sfidare il Potere attraverso ogni forma, pacifica e non violenta, di opposizione, fino ad invocare, se necessario, anche azioni di disobbedienza civile.
Siamo certi che su questa strada il popolo di Piazza San Giovanni non farà venir meno il suo caloroso e convinto appoggio. Il Presidente
Avv. Gianfranco Amato”.
Cosa fare dinanzi a questa deriva totalitaria delle istituzioni democratiche del nostro Paese? Sono molto attuali le significative parole pronunciate dallo scrittore russo Alexsandr Solzenicyn, il quale disse.
“Il declino del coraggio è nell’Occidente d’oggi forse ciò che più colpisce uno sguardo straniero. Il coraggio civico ha disertato non solo il mondo occidentale nel suo insieme, ma anche ognuno dei paesi che lo compongono, ognuno dei suoi governi, ognuno dei suoi partiti, nonché, beninteso, l’Organizzazione delle nazioni unite. Questo declino del coraggio è particolarmente avvertibile nello strato dirigente e nello strato intellettuale dominante, e da qui deriva l’impressione che il coraggio abbia disertato la società nel suo insieme. Naturalmente ci sono ancora numerose persone individualmente coraggiose, ma non sono loro a dirigere la vita della società. I funzionari politici e intellettuali manifestano questo declino, questa fiacchezza, questa irrisolutezza nei loro atti, nei loro discorsi e soprattutto nelle considerazioni teoriche che si premurano di esibire dimostrandovi che questo modo d’agire, che basa la politica di uno Stato sulla vigliaccheria e il servilismo, è pragmatico, razionale e giustificato da qualsiasi elevato punto di vista intellettuale e perfino morale lo si consideri. C’è bisogno di ricordare che il declino del coraggio è stato sempre considerato, sin dai tempi antichi, il segno precorritore della fine?”.