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I soci del Cai molisano e campano riscoprono il “nostro” Matese

(di Giuseppe PACE) Il CAI (Club Alpino Italiano) è molto attivo sulle Alpi, ma sull’Appennino non dorme. Sul Matese (massiccio appenninico, lungo da nordovest a sudest 80 km, largo 20 km da Bojano a Piedimonte M., e posto tra Molise e Campania), ad esempio il Cai sia molisano che campano ha un baricentro d’interessi naturalistici dei suoi soci. Sulle oltre 20 vette matesine le sezioni del Cai molisano e campano fanno frequenti escursioni montanare con elezione della mitica cima del Miletto, il cui nome deriva da mons militum (dove si ritiravano i militi Sanniti dopo le battaglie con i legionari Romani) e dove fu ricordato Beniamino Caso, Vicepresidente nazionale del Cai con Quintino Sella, altro montanaro doc. A Beniamino Caso ho dedicato articoli da questo moderno mass media online e ricordato le sue origini sia materne di Baranello (CB) che paterne di San Gregorio Matese. B. Caso fu un patriota, liberale e botanico di rilievo. Nel mio recente libro “Piedimonte M. e Letino tra Campania e Sannio”, Energie Culturali Contemporanee, Padova 2011, pongo in evidenza la natura e la cultura del territorio dell’Alto Casertano, che ha molto in comune con l’ambiente del Molise centrale, prospettando un ampliamento della piccola Regione Molise e chiamandola Sannio con CB-BN capoluogo. Per ricordare e riscoprire il Matese certamente non è solo B. Caso che conta, ma soprattutto la Sezione Sannita di Campobasso del CAI (Club Alpino Italiano) che fu fondata il 20 giugno 1885 e rifondata nel 1978. Nell’Italia Centro-Meridionale di quei tempi, erano presenti pochissime sezioni del Club Alpino (Catania 1875, Chieti 1872, L’Aquila 1874, Napoli 1871, Palermo 1877, Potenza 1878). Il 17 giugno 1885 veniva inviata al Cav. Andrea Bosio, dalla sede centrale del C.A.I. a firma del vice-presidente Avv. Grober, una missiva contenente la conferma di ricezione della richiesta pervenuta alla sede centrale – datata 12 giugno 1885 – con la richiesta di autorizzazione ad istituire la sezione Sannita (con sede a Campobasso); la domanda conteneva l’elenco dei promotori 50. Nella missiva veniva riportato che la convocazione del consiglio direttivo era prevista per sabato 20 giugno (1885). Dalla Rivista Mensile del Club Alpino Italiano è possibile risalire a tratti salienti della Storia del CAI e dintorni. Basta leggere ad esempio la “Relazione sull’andamento amministrativo economico del Club nell’anno 1884” a cura del Vice-Presidente Avv. A. Grober, nel paragrafo relativo al “movimento dei soci” comunica “…un’altra stava per sorgere, ed io son lieto di annunciarvi che il consiglio direttivo in sua adunanza di ieri sera ebbe la soddisfazione di poter autorizzare la costituzione della nuova Sezione Sannita con sede a Campobasso. Sia pertanto la nuova sezione Sannita la benvenuta nell’alpinistica famiglia e possa essa fortemente costituirsi, raffermarsi crescere e prosperare a sempre maggior incremento e sviluppo del Club Alpino Italiano”. Il 5 luglio del 1885 si tenne a Campobasso l’adunanza degli alpinisti sanniti per la nomina del consiglio direttivo della nuova Sezione”. La Sezione Sannita di Campobasso è rimasta attiva negli anni 1885, 1886, 1887 e 1888 a dicembre di quest’ultimo anno non si avevano più notizie relative alla sezione, nel 1890 sarà dichiarata sciolta. Bene è ricordare che uno degli inviti era indirizzato alla sezione di Napoli, datatato 1885, era un invito relativo all’inaugurazione della sede della Sezione Sannita di Campobasso e della prima scensione dei soci su monte Miletto. A monte Miletto e alle sue balze di Roccamandolfi le Sezioni del Cai di Campobasso e di Bojano dedicano attenzione anche ai resti glaciali evidenziati da studiosi di Geografia fisica del passato prossimo. Ultimamente la sezione del Cai molisana sembra rivolgere attenzione ancxhe alla riscoperta delle piante officinali e bisogna ricordare che a Campochiaro il Naturalista francese Tournefort (1865-1708) evidenziò e scoprì la specie autoctona “Veronica campiclarensis”, che è una Scrophulariacea. La presenza del Tournefort a Campochiaro non fu casuale, ma dovuta alla lettura di un’opera, stampata a Roma nel 1610, di un altro celebre Naturalista, Fabio Colonna, il quale, essendo ospite del fratello Giovanni, barone di Campochiaro, qui dimorò per molto tempo ampliando la rocca ed errando per il Matese iin cerca di nuove specie vegetali. Al Naturalista Fabio Colonna (1567-1650, autore del Phytobasanos, opera in cui per la prima volta la tecnica dell’incisione su rame viene usata per la raffigurazione delle piante) il botanico napoletano del 1800 Michele Tenore dedicò la Genzianella napoletana della specie “Gentianella columnae”. Pure le sezioni del Cai di Caserta (buona la trasparenza dimostrata da Gabriella Anniciello) e Piedimonte Matese (meno trasparente di Caserta città appare la presidenza attuale) sono attive per riscoprire il Matese nei suoi innumerevoli aspetti ambientali: “Le emergenze naturalistiche del comprensorio di monte Miletto” si possono leggere sull’Annuario 1997 dell’ASMV (Associazione Storica del Medio Volturno) e da me evidenziate. La sezione di Caserta del Cai fa frequenti escursioni sul Sentiero degli Dei sui monti Lattari, mentre quelle di Piedimonte e di Campobasso non trascurano anche escursioni sulle Alpi, dove i rifugi e le attrezzature del Cai risentono di maggiore efficienza del sistema generale settentrionale che ha un’economia più avanzata e dunque più ricca anche nei dettagli del Cai, ma nel nostrano meridione non manca la volontà e gli sforzi di colmare il noto divario Sud-Nord tanto caro agli scrittori meridionalisti che si distinguono in piagnoni e non, a Campobasso ha insegnato, C. Maranelli, un Meridionalista non piagnone, che indico spesso nei miei scritti con “Considerazioni geografiche sulla questione meridionale”, Bari 1949. Il Matese molisano, non parco naturale, ha avuto molti studiosi sia naturalistici che umanisti come: G. Altobelli, L. Boggia, B. Caso, O. G. Costa, E. Di Iorio, D.B. Marrocco, N. Pilla, E. Spensieri, G. Volpe. Quest’ultimo, prof. di Storia naturale al Liceo Sannitico di Campobasso fu tra i primi studiosi delle origini del Matese con “Memoria sull’origine del Matese”, 1864. Il primo ad opsservare con l’occhio della razionalità scientifica il Matese o meglio le rocce della sua cima più elevata, il Miletto, fu il Medico-Geologo Nicola Pilla di Venafro (IS) che nel 1700 accompagnava spesso a caccia di cinghiali il Re di Napoli a Torcino. Nello studiare anni fa le cause dei terremoti del Matese, lessi un sismogramma rilevato nella stazione di Guardiaregia (CB) e donatomi dal Fisico Domenico Mainella di Frosolone (IS). Dal sismogramma si evidenziava che a profondità media dell’ipocentro sismico era inferiore a 20 km e poneva in evidenza che tutta l’area del Matese con Colle d’Anchise a nord (centro sismogenetico) ha cause sismiche carsiche e dunque con frequenti terremoti d’origine locale come è avvenuto alla fine del 2013 e l’inizio del 2014. I sismografi elettromagnetici furono messi a punto da Luigi Palmieri, nativo di Faicchio (BN) e messo in evidenza sugli Annuari dell’ASMV nonché libri dal Fisico e Matematico Michele Giugliano, nativo di Caiazzo (CE), cittadina natale del vulcanologo Nicola Covelli che scorpì un minerale che porta il suo nome.