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L’on. Gigli chiede informazioni al Ministro sul consenso informato preventivo su tutte le attività che attengono a temi educativi sensibili

(ilMezzogiorno) ROMA Seduta n. 785 di giovedì 27 aprile 2017 Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata
Iniziative di competenza volte ad introdurre la richiesta, da parte delle scuole, del consenso informato
preventivo su tutte le attività che attengono a temi educativi sensibili GIAN LUIGI GIGLI. Grazie Presidente, in una apprezzata risposta a una nostra recente interrogazione  riguardante il Progetto “A scuola per conoscerci” promosso da alcune associazioni LGBT, lei, signora  Ministro, dichiarava che non si tratta di attività curricolari e3 che l’eventuale partecipazione di studenti è  meramente facoltativa e comunque necessita del consenso dei genitori per gli studenti minorenni. Ora, il  problema è che purtroppo questo consenso informato non viene a quanto pare formalizzato nelle scuole  del Friuli Venezia Giulia. Secondo: si svolgono al mattino queste lezioni, quindi in orario curricolare e  risultano di fatto quindi obbligatorie, non essendo previste attività alternative. Terzo: in molte scuole i
docenti di materia sono invitati ad uscire, con scarso rispetto della loro professionalità docente. Ecco, le

chiedo quali direttive intendo dare il Ministero perché questi fatti non continuino ulteriormente.
PRESIDENTE. La Ministra dell’istruzione dell’università e della ricerca, Valeria Fedeli, ha facoltà di
rispondere. VALERIA FEDELI, Ministra dell’Istruzione dell’università e della ricerca. Grazie Presidente. Onorevole Gigli, la  ringrazio perché mi dà l’occasione per approfondire quanto già riferito in risposta ad un precedente
question-time del 12 aprile scorso: anzitutto premetto che l’azione del MIUR si sostanzia nel fornire la
cornice pedagogica, educativa e culturale nell’ambito della quale le scuole promuovono proprie autonome
iniziative, attraverso la definizione del piano triennale dell’offerta formativa, in cui devono essere
specificate obbligatoriamente tutte le attività che le istituzioni scolastiche intendono realizzare. Il MIUR,
nella nota del 6 luglio 2015, indirizzata ai dirigenti scolastici delle istituzioni di ogni ordine e grado, ha
spiegato che – e cito – “le famiglie hanno il diritto, ma anche il dovere di conoscere, prima dell’iscrizione dei
propri figli a scuola, i contenuti del piano dell’offerta formativa e, per la scuola secondaria, sottoscrivere
formalmente il patto educativo di corresponsabilità, per condividere in maniera dettagliata diritti e doveri
nel rapporto tra istituzione scolastica autonoma, studenti e famiglie”. Dunque, rispetto ai progetti relativi a
qualsiasi tematica che vengano realizzati in orario curricolare sia nell’ambito del curricolo obbligatorio sia
nell’ambito della quota parte facoltativa, i genitori hanno di modo di esaminare e valutare, nell’ambito del
PTOF, tutte le attività didattiche, i progetti e le tematiche previste e manifestare il loro consenso con
l’iscrizione dei propri figli a scuola. Per quanto riguarda invece le attività extracurricolari, posto che le stesse
devono comunque essere contemplate nel piano dell’offerta formativa, la relativa partecipazione è sempre
facoltativa e postula la richiesta del consenso dei genitori per gli studenti minorenni o degli stessi se
maggiorenni, i quali, in caso di non accettazione, possono astenersi dalla frequenza. In ogni caso la scuola
può, nell’ambito della propria autonomia organizzativa, contemplare attività alternative. A quanto risulta è
prevista in ogni caso la presenza e comunque la supervisione dell’insegnante titolare di classe o referente
del progetto. Con specifico riguardo all’iniziativa della regione Friuli Venezia Giulia da lei richiamata, essa è
stata proposta all’autonoma valutazione delle istituzioni scolastiche della regione, alcune delle quali l’hanno
inserita nel proprio piano di offerta formativa. Il MIUR non è stato, neppure nella sua articolazione
periferica, coinvolto nella gestione del progetto. Concludo, in ogni caso, affermando che l’educazione alle
pari opportunità, alla prevenzione della violenza, al contrasto delle discriminazioni di cui al comma 16 della
legge n. 107, se correttamente intesa, non è destinata a produrre conflitti con le esigenze educative delle