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LA CRISI DELLE VOCAZIONI

(Gianluca MARTONE) Negli anni post-conciliari, non solo si è assistito alla crisi della famiglia, ma anche a quelle delle varie comunità religiose, con il crollo di vocazioni, fenomeni entrambi che sono sotto gli occhi di tutti, con i relativi effetti negativi diffusi in tutta la nostra società. Lo scorso 2 febbraio 2016, è terminato l’anno dedicato alla Vita Consacrata, iniziato il 29 novembre 2014, nel corso del quale ogni religioso è stato chiamato a riscoprire la bellezza e la straordinarietà del ministero affidatogli direttamente da Dio. Sono state illuminanti in tal senso le significative parole pronunciate su questo argomento dal Cardinale Napier, il quale collega la crisi delle vocazioni religiose con la crisi della famiglia, ossia due temi apparentemente lontani ma che, in realtà, sono molto vicini. «La famiglia è il luogo dove si viene educati, cioè dove si dovrebbero imparare le virtù, dove si diventa uomini – ha cosi sottolineato lo stesso Cardinale – e se la natura non è educata, la Grazia fatica a farsi largo per donare di vivere castità, povertà e obbedienza. Ad esempio, comprendere cosa significa divenire padroni di sé nella propria vita sessuale non solo aprirebbe la porta a matrimoni più consapevoli, ma avremmo una generazione di sposi intimamente capace di apprezzare anche la scelta vocazionale religiosa». Sulla crisi vocazionale dei religiosi e delle religiose si fatica a interrogarsi in profondità. Tutto ciò fu rilevato dal professore claretiano P. Angel Pardilla nei suoi importanti studi pubblicati dalla Libreria Editrice Vaticana, il primo nel 2007, dedicato ai religiosi, e il secondo nel 2008, dedicato alle religiose. Nel periodo che va dal 1965 al 2005, gesuiti, frati minori, cappuccini, domenicani e salesiani, le principali famiglie religiose della Chiesa cattolica, hanno subito perdite numeriche da brivido: – 45% i figli di San Ignazio di Loyola, – 41% i frati minori (Ofm), – 40% i domenicani, – 30% i capuccini e – 25% i salesiani. Complessivamente tutti gli ordini religiosi maschili, dal 1965 al 2005, hanno perso qualcosa come la terza parte dei loro membri e le società di vita apostolica circa il 29%. La situazione degli istituti femminili è addirittura peggiore, quella degli abbandoni altrettanto grave, si parla di circa 3.000 religiosi o religiose che ogni anno abbandonano l’abito. Dinanzi a questi dati eloquenti, che attestano in modo drammatico la profonda crisi della vita consacrata, lascia molto perplessi il fatto che la Chiesa ha celebrato i cinquant’anni di Perfectae caritatis, il documento del Vaticano II che mira a ridefinire e a rinnovare la vita religiosa.

Sono stati presentati alcuni mesi fa in Vaticano i risultati della visita apostolica che ha coinvolto le suore degli Stati Uniti, indagine decisa nel 2008 dalla Congregazione per gli Istituti religiosi e le società di vita apostolica, guidata in quel periodo dal Cardinale Franc Rodé. Sono due i dati fondamentali che si evincono da questa vicenda. Il primo rappresenta il crollo epocale delle congregazioni religiose femminili. Nel 1965, la popolazione degli USA era di 194 milioni, di cui 48,5 milioni cattolici. Le suore erano ben 179.000 (numero strabiliante). Oggi gli USA contano 317 milioni di abitanti, di cui 76,7 sono cattolici. Le suore sono oggi circa 49.000. Le congregazioni religiose femminili si raccolgono in due associazioni: la prima, la Leadership Conference of Women Religious (LCWMR), rappresenta circa l’80% delle suore americane ed è quella che ha dato origine all’indagine a causa di diffusi problemi disciplinari, morali e teologici e che si trova sottoposta parallelamente a un’altra indagine da parte della Congregazione per la dottrina della Fede. Sono gli istituti che hanno abbracciato in modo più o meno acritico la “modernità” e che, mentre hanno cercato di “aprirsi” al mondo, anche in buona fede e con generosità, il mondo li ha devitalizzati. L’età media delle suore della LCWR è di 74 anni e solo il 9% degli istituti può vantare almeno 5 novizie in formazione. Un mondo destinato all’estinzione. L’altra associazione di suore nata in alternativa alla scelta “secolarizzante” della LCWR è il Council of Major Superiors of Women Religious (CMSWR), che rappresenta il 20% delle attuali religiose. All’interno delle 125 comunità che si riuniscono nel CMSWR, quasi il 20% delle suore (ossia circa 1.000) sono attualmente in formazione (non hanno ancora dato i voti perpetui). L’età media è 53 anni, «ben al di sotto del trend generale e questo è motivo di meraviglia e gratitudine» come ha spiegato la loro presidente, madre Agnes Mary Donovan, che è anche la superiora di una delle più belle e recenti realtà religiose sorte negli Usa, le “Sisters of Life”, le suore della vita.
Recentemente, Il cardinale João Braz de Aviz, prefetto della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, in un incontro con i religiosi nella Cattedrale di San Paolo, in Brasile, ha affermato che la Chiesa cattolica perde ogni anno 2.000 religiosi, uomini e donne, in tutti i continenti ma soprattutto in Europa. «L’età media delle suore in Europa è di 85 anni, il che vuol dire che tra poco moriranno senza essere rimpiazzate» ha fatto presente il porporato focolarino. Ovvero si estingueranno. Un crollo che non ha precedenti nella storia della Chiesa. Il portale governativo dello Stato di Minas Gerais ha riportato alcuni nodi che secondo Braz de Aviz andrebbero sciolti. Per quanto riguarda il voto di povertà, molti ordini posseggano patrimoni milionari, lo dimostra anche il fatto che il 50% dei depositi dello IOR sono appunto di religiosi. Il cardinale ha denunciato un modo spesso oppressivo di vivere l’obbedienza all’interno delle comunità – l’obbedienza è necessaria, ha detto, ma deve essere esercitata tra fratelli – e uno scarso “turn over” dei superiori. Ha quindi citato il caso di una superiora, provinciale di una congregazione di suore, che ha chiesto la dispensa dai voti all’età di 80 anni per seguire il suo ideale di maternità: è uscita e ha adottato un bebé di tre mesi. È necessario alimentare un clima di famiglia all’interno delle comunità, ha sottolineato Braz de Aviz, indicando una via possibile, ossia quella di favorire la nascita di comunità miste, superando ataviche apprensioni al riguardo: «Nel passato abbiamo avuto difficoltà per quanto riguarda la convivenza, perché si diceva che bisognava fare attenzione, perché la donna è un pericolo, perché l’uomo è un pericolo…». Tuttavia, ha specificato sempre il cardinale, «non consiglierei molto di formare comunità miste nella stessa casa» ricordando che il voto di castità non è stato abolito. Un altro interessante articolo pubblicato alcuni mesi fa sul “Timone” attesta in modo inequivocabile la crisi drammatica della Chiesa boliviana:” In vent’anni i sacerdoti diocesani in Bolivia – Paese di 9 milioni di abitanti, di cui 8 milioni cattolici – passeranno da 900 a 500. Meno di quelli che, per dire, hanno diocesi come Vicenza o Padova. A rendere nota questa previsione è stato l’arcivescovado di Cochabamba.Se fino a un paio di decadi fa i seminaristi nel Paese erano circa una ventina all’anno, negli ultimi cinque anni sono stati in media 4. Se 10 anni fa si contavano 150 congregazioni religiose femminili attive nel Paese, da allora 50 hanno chiuso i battenti per mancanza di vocazioni. Non va meglio per i religiosi maschi: 20 anni fa gli ordini o le congregazioni erano 50, mentre oggi sono 20”.
La crisi profonda della Chiesa cattolica Sudamerica è stata analizzata attentamente dal vaticanista di Tempi “Rodolfo Casadei”in un articolo molto significativo pubblicato il 7 dicembre 2014:” Un’indagine del Pew Research Center mostra come ormai in Sudamerica i protestanti sopravanzino i cattolici in tutto. Numeri, pensieri, parole e opere. Non solo sempre meno numerosi e non solo sempre più secolarizzati. C’è tanto altro da dire sui cattolici latinoamericani e sui loro conterranei protestanti, ci sono un sacco di scoperte sfiziose nell’indagine sulla religiosità dei latinoamericani realizzata dal Pew Research Center di Washington e diffusa a metà di novembre. I commenti della stampa italiana si sono concentrati sulla flessione percentuale dei cattolici sul totale degli abitanti del continente a vantaggio dei protestanti e dei non affiliati e sulle loro opinioni eterodosse in materia di dottrina morale e di diritto canonico. Mentre scendevano dal 92 al 69 per cento della popolazione sudamericana adulta fra il 1970 e il 2014 (una flessione media di mezzo punto percentuale all’anno), i cattolici assorbivano gran parte dei valori secolari, fino a dichiararsi, in molti paesi, in maggioranza favorevoli a riforme radicali della dottrina morale e della disciplina canonica cattolica includenti la legittimità del ricorso agli anticoncezionali (16 paesi su 19), l’accettabilità del divorzio (13 paesi su 19), l’introduzione dell’ordinazione sacerdotale femminile (8 paesi su 19) e del clero sposato (9 paesi su 19). Donne prete e sacerdoti sposati sono l’opzione prevalente di una minoranza di paesi ma di un numero assoluto di cattolici maggioritario, in quanto ottengono la maggioranza nei paesi più popolosi: nel solo Brasile i favorevoli all’ordinazione femminile sarebbero il 78 per cento, mentre maggioranze di cattolici favorevoli al clero sposato si trovano in Brasile, Argentina, Cile e Venezuela. In Argentina e Uruguay maggioranze assolute di cattolici sono favorevoli al matrimonio fra persone dello stesso sesso, in Cile e Messico lo sarebbero maggioranze relative. Dati piuttosto scioccanti, ma per nulla gli unici interessanti della ricerca. Per esempio la secolarizzazione dei percentualmente calanti cattolici andrebbe letta in contrappunto con l’ortodossia dottrinale dei sempre più numerosi protestanti, cresciuti dal 9 al 19 per cento di tutti i latinoamericani fra il 1970 e il 2014. Che si tratti del matrimonio fra gay o del sesso fuori dal vincolo coniugale, della condanna del divorzio e dell’aborto legale, dell’omosessualità attiva o dell’uso degli anticoncezionali, i protestanti si mostrano intransigenti là dove i cattolici si rivelano lassisti. Se in alcuni paesi la maggioranza di tutti i cristiani continua a mostrarsi statisticamente contraria al matrimonio fra persone dello stesso sesso, è perché sono i protestanti a far pendere da quella parte la bilancia. Ma il ritratto del protestante sudamericano come un tipo da una parte moralmente conservatore e dall’altra sedotto dal Vangelo dell’abbondanza, cioè dalle promesse di miracoli, ricchezza e salute delle Chiese pentecostali, non corrisponde alla realtà così come emerge dall’indagine. Al contrario, mediamente i protestanti prendono più seriamente i contenuti spirituali e morali della loro fede di quanto facciano i cattolici, e sono anche più socialmente impegnati di loro”.
Lo scorso 1 febbraio 2016, l’agenzia giornalistica Adkronos ha pubblicato l’esternazione preoccupata del Papa sul crollo delle vocazioni religiose:” Disperato’: così confessa di essere Papa Francesco commentando la crisi delle vocazioni, nel discorso pronunciato a braccio durante l’udienza concessa nell’aula Paolo VI in Vaticano ai religiosi, sacerdoti e suore, per il Giubileo della vita consacrata. Afferma il Pontefice: ”Quando chiedo quanti seminaristi ci sono in una comunità religiosa maschile o femminile e mi si risponde quattro-cinque oppure una-due novizie e intanto la comunità invecchia e ci sono monasteri grandi e vuoti, portati avanti da poche suore vecchiette, allora tutto questo mi fa venire una tentazione contro la speranza. Cosa succede, perché il ventre della vita consacrata diventa tanto sterile!”, sono le domande che si pone Francesco. Osserva ironicamente il Papa: ”In alcune congregazioni, fanno l’esperimento dell’inseminazione artificiale… Invitano persone, le ricevono e poi lì dentro nascono i problemi. No, si deve ricevere con serietà, discernere bene se c’è una vera vocazione e aiutarla a crescere. Contro questa tentazione di cessata speranza, dobbiamo pregare di più e con intensità, senza stancarci, bussando alla porta del cuore di Dio”. Anche perché, avverte Papa Francesco, ”c’è un pericolo: è brutto, ma devo dirlo. Quando una congregazione religiosa vede che non ha figli né nipoti e comincia a essere sempre più piccola, allora si attacca ai soldi, che sono lo sterco del diavolo. Quando non hanno la grazia di nuove vocazioni, si preoccupano per la loro vecchiaia e pensano che i soldi salveranno la loro vita. Ma così non c’è speranza!”.
La grave crisi delle vocazioni religiose si riscontra in questa vicenda avvenuta nel Vergante, che ha sconvolto molti ambienti cattolici e non d’Italia:” «Più messa, meno messe» nel Vergante. Mancano sacerdoti? Nelle funzioni domenicali sul pulpito salgano altri religiosi, diaconi o laici per le «liturgie festive della parola». Lo annuncia il vescovo Franco Giulio Brambilla in una lettera alle 22 comunità tra Nebbiuno, Brovello, Belgirate, Lesa, Gignese, Colazza, Ghevio, Pisano, Massino e frazioni. Da domenica i riti cambiano o diminuiscono lievemente: ne restano 6 nei giorni prefestivi e 20 nei festivi. Alcune celebrazioni a rotazione saranno senza prete quindi senza eucarestia. «Stress insostenibile» Nel messaggio il vescovo ha spiegato le difficoltà: «Il calo del numero dei sacerdoti e l’aumento dell’età media, ma soprattutto la morte improvvisa del caro don Sandro Bottigella nella vostra unità pastorale, ci costringe a ripensare insieme il quadro delle celebrazioni». Il vescovo chiede «comprensione» per «non sottoporre i sacerdoti a stress insostenibile». In questo momento sono cinque i don: Maurizio Medina, Emilio Micotti, Arnaldo Giulini, Massimo Galbiati e Albert Tafou Koudjo (ora in Togo). «La riduzione delle celebrazioni – rassicura Brambilla – dovrà andare a vantaggio della qualità». «E’ la prima volta in zona, ma non in Italia e nella nostra diocesi. Già dai tempi del vescovo Aldo Del Monte la “liturgia festiva della parola in assenza di celebrazione eucaristica” c’è in Valsesia» precisa l’Ufficio diocesano comunicazioni sociali. Già in molte piccole parrocchie (nella diocesi sono 64 con meno di 200 abitanti) non è più possibile assicurare la messa ogni domenica. I vescovi piemontesi hanno recentemente approvato questa formula di liturgia festiva senza preti e senza eucarestia. Per chi può però, raccomanda il vescovo, «è un dovere morale» muoversi e partecipare all’eucarestia. «Nel nostro caso – spiega don Medina – si sono resi disponibili due suore, un diacono e un catechista laico». Ogni settimana i fogli parrocchiali comunicano dove si svolgono le celebrazioni eucaristiche o le liturgie festive della parola”.
Oltre a questi aspetti negativi, bisogna riscontrarne alcuni positivi. Alcuni mesi fa, il Timone ha pubblicato un importante articolo sulle vocazioni nell’ordine dei predicatori domenicani, che pubblico integralmente:” In questo 2016 nel quale i domenicani festeggiano gli 800 anni di vita, crescono le vocazioni nelle Filippine. Lo scorso 10 dicembre solo dallo UST Central Seminary, il Pontificio Seminario interdiocesano di Manila retto dai padri domenicani, sono stati accolti nell’ordine dei frati predicatori 18 seminaristi. Attualmente i figli di san Domenico nel Paese asiatico sono 193, di cui 134 sono sacerdoti e ben 14 vescovi”. Sempre alcuni mesi fa sul Timone, è stata pubblicata una notizia che fa ben sperare di una crescita del 25% delle ordinazioni sacerdotali negli USA:” Secondo gli ultimi dati resi noti dalla Conferenza episcopale statunitense (raccolti dal Center for Applied Research in the Apostolate della Georgetown University), nel 2015 saranno quasi 600, per la precisione 595, le ordinazioni sacerdotali nel Paese. L’anno scorso erano state 477. Si tratta di un aumento di circa il 25% in un solo anno. E’ uno dei più robusti segnali di ripresa vocazionale dopo una crisi pluridecennale iniziata poco dopo la chiusura del Concilio, in concomitanza con l’esplosione del 68. Qualche numero: le ordinazioni erano state 994 nel 1965, 771 nel 1975, 533 nel 1985, 511 nel 1995 e 454 in 2005. Che la caduta si fosse arrestata era chiaro già da alcuni anni, ora, appunto, sembra manifestarsi una chiara e vibrante inversione di tendenza. L’età media degli ordinandi resta alta, anche se non altissima, 34 anni. Un quarto di loro è nato fuori dagli Usa, in Paesi come Nigeria, Polonia, Vietnam, Colombia, Messico e Filippine. Per la maggioranza si tratta di cattolici di nascita, il 7% sono convertiti. L’84% ha dichiarato di avere genitori entrambi cattolici. Un dato significativo è che il 70%, prima di entrare in Seminario era solito pregare il Rosario o partecipare all’adorazione eucaristica. Per interpretare correttamente questi dati serviranno tempo e analisi adeguate. Certamente si può notare come gli ordinandi del 2015 sono entrati in Seminario mediamente sei anni fa, nel pieno del pontificato di Benedetto XVI. A Joseph Ratzinger si deve anche un’azione incisiva nel ricambio della classe episcopale statunitense – iniziata già sotto Giovanni Paolo II – con l’ausilio, non è un mistero, di consulenti come il cardinale Raymond Leo Burke, nel suo ruolo ricoperto in anni cruciali all’interno della Congregazione per i vescovi. Oggi la Conferenza episcopale degli Stati Uniti è tra quelle che portano più limpidamente – nelle prese di posizione pubbliche, nelle scelte pastorali, nella difesa del Magistero, nello slancio missionario – l’impronta wojtyliana e ratzingeriana insieme. E questo ha permesso, tra l’altro, di superare una crisi che ad alcuni sembrava quasi fatale, ovvero quella legata agli innumerevoli scandali per abusi sessuali commessi da esponenti dal clero, che hanno messo in ginocchio tantissime diocesi e hanno dato il via a una campagna di discredito senza precedenti del sacerdozio cattolico”.
Ma chi sono i responsabili di questa grave crisi delle vocazioni e della Chiesa cattolica, che sta lentamente, ma inesorabilmente naufragando verso la deriva protestante? La collega Floriana Castro alcuni mesi fa scrisse un interessante editoriale sulle infiltrazioni massoniche all’interno della Chiesa Cattolica:” La breccia di Porta Pia nel 1870 segna l’inizio della mondanizzazione della Chiesa che da qui innanzi, privata del suo potere temporale della quale si serviva per diffondere il messaggio evangelico,deve appoggiarsi agli Stati che avevano come unico obiettivo quello di distruggerla. Grazie alla resistenza e alla tenacia dei Papi preconciliari, il processo di decadenza e apostasia fu frenato, per poi esplodere subito dopo la morte di Pio XII , ultimo papa ostile a qualsiasi idea di ecumenismo e progressismo. (1958). Il XIX secolo vide anche una razza nuova di cattolico che utopisticamente cercò un compromesso tra le due parti. Questi uomini cercarono ciò che credevano essere «buono» nei principî della Rivoluzione Francese e tentarono di introdurli nella Chiesa. Molti ecclesiastici, contagiati dallo spirito dell’epoca, furono presi nella rete che era stata gettata «nelle sacrestie e nei seminari». Essi divennero noti come «cattolici liberali». Papa Pio IX ebbe a dire che essi erano i peggiori nemici della Chiesa. Il canonico apostata Paul Roca (1830-1893) disse: ”Un’immolazione si prepara, Il papato soccomberà, esso morirà sotto il coltello sacro che forgeranno i Padri dell’ultimo Concilio”. Per l’avvento della Chiesa Sinarchica – secondo Paul Roca – bisognava condurre un certo numero di sacerdoti ad una concezione diversa dei dogmi, indottrinandoli sui seguenti concetti: superiorità della Gnosi (dal greco gnôsis, ossia “conoscenza”) sulla fede, connubio tra Chiesa e occultismo. La sua dottrina contiene in germe tutti i motivi che sarebbero stati sviluppati dal modernismo e dalla contestazione postconciliare. Tra gli ecclesiastici si formeranno due correnti: quelli progressisti e quelli tradizionalisti, fedeli al Papa.
Una parte di questo programma è stata compiuta, anche grazie al Concilio Vaticano II.”Il Papa dichiarerà canonicamente urbi et orbi che la civiltà presente è figlia legittima del santo Vangelo e della redenzione sociale”, perché “il cristianesimo puro è il socialismo”” (!). Il punto essenziale di questo «nuovo volto» che si vorrebbe imporre alla Chiesa cattolica, in chiara contraddizione con tutta la dottrina e con la Tradizione di diciannove secoli, è dato senza dubbio dall’amichevole apertura verso l’ebraismo massonico e comunista, nemico mortale del cristianesimo,
dalla sua nascita fino ai nostri giorni. Durante tutta la sua storia, la Chiesa dovette difendersi contro tutte le insidie, e dietro ad ogni eresia, sovversione o delitto anticristiano, incontrò sempre degli ebrei. Ugualmente, nel mondo moderno sono gli ebrei che hanno messo in campo le armi tremende del bolscevismo e del capitalismo internazionale, il cui vero scopo è l’oppressione dei popoli cristiani e la schiavizzazione dell’umanità.
Papa San Pio X, che ascese al soglio pontificio nel 1903, riconobbe nel modernismo una piaga letale che doveva essere cauterizzata. Egli scrisse che il più importante obbligo del Papa è assicurare la purezza e l’integrità della dottrina cattolica, e affermò che se non avesse fatto nulla, avrebbe mancato gravemente al suo dovere essenziale. San Pio X scatenò la guerra contro il modernismo, emanando un’Enciclica (la
Pascendi Dominici Gregis) e un Sillabo di proposizioni errate (il Lamentabili), istituì il giuramento anti-modernista, che doveva essere prestato da tutti i sacerdoti e insegnanti di Teologia, eliminò i seminari e le Università in mano ai modernisti e scomunicò i superbi e gli impenitenti. Egli frenò efficacemente l’espansione del modernismo nella sua epoca. Tuttavia, si racconta che quando una persona si congratulò con lui per avere sradicato questo grave errore, San Pio X rispose immediatamente che, nonostante tutti i suoi sforzi, non era riuscito ad uccidere quella bestia, ma l’aveva solamente sepolta. Egli avvertì che se i responsabili della Chiesa non fossero stati vigilanti, essa sarebbe riapparsa in futuro più virulenta che mai. È intenzione dimostrare che gli agenti dell’ebraismo sono penetrati nel Tempio del Signore e si sono messi a predicare le eresie apprese nelle leggi talmudiche. Sono giunti al punto di servirsi dello scudo della Sacra Porpora per lanciare le loro false dottrine e per fare pressioni affinché la santa Chiesa – attraverso il Concilio Vaticano II – dichiarasse delle eresie come proprie. Si tratta di una verità che si può documentare e verificare correttamente. Fino ad allora la Chiesa di Roma aveva condannato la sètta massonica con oltre duecento documenti ufficiali (bolle, encicliche, dichiarazioni episcopali, ecc…), per questa ragione le direttive massoniche trasudavano odio contro il Papato e contro il cattolicesimo. Gli ebrei, che sono giunti ad occupare elevati posti gerarchici nella Chiesa cattolica, hanno persuaso Giovanni XXIII, avvalendosi di un progetto subdolamente presentato, ad acconsentire alla creazione di un Segretariato per l’Unità dei Cristiani che è servito loro da trampolino per diffondere ogni tipo di propaganda in favore degli ebrei, eterni anticristiani. Questi ebrei, a cui abbiamo accennato, sono il Cardinale gesuita Augustin Bea (1881-1968), Mons. Johannes M. Oesterreicher (1904-1993) e Padre Gregory Baum, ai quali si unirono i Vescovi Mons. Walter Kempe della Germania dell’Ovest e Mons. Sergio Mendez Arceo (1907-1992), Leo Suenens (1904- 1996) e molti altri.
Il contatto diretto tra le Logge ebraiche e il Cardinale Bea avvenne prima attraverso gli ebrei «convertiti» e attualmente «sacerdoti cattolici» Oesterreicher e Baum. Quando poi si manifestò nel Concilio una corrente che denunciò la manovra ebraico-massonica attraverso gli scritti e i discorsi di illustri Cardinali e Vescovi, intervennero personalmente il Presidente dell’Ordine del B’nai B’rith e Nahum Goldmann (1895-1982), Presidente del Congresso Mondiale Ebraico. A questo punto, la manovra divenne chiara ed evidente. L’eresia si infiltra subdolamente e i santi Vangeli sono interpretati in maniera equivoca e tendenziosa. Al fine di provare queste affermazioni, ecco un’abbondante documentazione che prova l’esistenza di un piano ebraico per penetrare dentro la santa Chiesa cattolica attraverso i «convertiti» e i religiosi affiliati a Logge massoniche, con lo scopo di farla divenire uno dei tanti strumenti per la loro dominazione mondiale. Il complotto ebraico contro la Chiesa cattolica, ripreso attualmente in modo violento grazie all’infiltrazione di elementi ebraici in seno all’alto clero cattolico e nello stesso Vaticano, era già stato smascherato pubblicamente nel 1936 dalla Catholic Gazette di Londra, la rivista mensile e ufficiale della Società Missionaria Cattolica d’Inghilterra. Eccone un estratto: «Fino a che tra i cristiani non sarà eliminata ogni concezione morale dell’ordine sociale e fino a che non sarà distrutta ogni religione, ogni patriottismo e ogni dignità, il nostro regno sul mondo non potrà essere realizzato. La Chiesa cattolica, con il suo lavoro metodico e i suoi insegnamenti educativi e morali, forma nei proprî figli una tale mentalità che li manterrà troppo fieri di sé stessi per sottomettersi alla nostra dominazione e per inginocchiarsi ai piedi del futuro Re. Abbiamo diffuso lo spirito della Rivoluzione e del falso liberalismo tra le nazioni dei cristiani per indurli ad allontanarsi dalla loro fede e addirittura a vergognarsi di professare i precetti della loro religione e di obbedire ai comandamenti della Chiesa. Abbiamo indotto molti di costoro (i cristiani) al punto di trasformarli in atei e, più ancora, a vantarsi di discendere dalle scimmie. Abbiamo loro offerto nuove teorie impossibili a realizzarsi, come il comunismo, il socialismo e l’anarchia, che servono attualmente ai nostri progetti. Abbiamo fondato molte associazioni segrete che lavorano per i nostri fini, sotto i nostri ordini e sotto la nostra direzione. Abbiamo convinto alcuni dei nostri figli ad entrare negli ordini cattolici con l’esplicito compito di lavorare in modo più efficiente per la distruzione della Chiesa cattolica creando situazioni di scandalo al suo interno. In questo abbiamo seguito il consiglio del Principe degli ebrei che così saggiamente diceva: “Fate divenire Cardinali e Vescovi qualcuno dei nostri figli, in modo che essi distruggano la Chiesa. Martin Lutero era sotto l’influenza dei suoi amici ebrei solo per i consigli e per il danaro ebraico; la sua congiura contro la Chiesa è stata coronata da successo. Siamo riconoscenti ai protestanti per la loro lealtà verso i nostri desideri, anche se la maggioranza di essi, nella sincerità della loro fede, non siano coscienti della lealtà verso di noi.”).
La situazione drammatica in cui versa attualmente la Chiesa cattolica fu profetizzata a don Stefano Gobbi fondatore del ‘Movimento Sacerdotale Mariano’ dalla Vergine Maria dalla Vergine Maria nel periodo (1973-1997). Eccone uno che parla dei segni della fine dei tempi (il quarto segno ci interessa particolarmente) : “Vi ho più volte annunciato che si approssima la fine dei tempi e la venuta di Gesù nella gloria. Ora voglio aiutarvi a comprendere i segni descritti nella Divina Scrittura, che indicano ormai vicino il suo glorioso ritorno. Questi segni sono chiaramente indicati dai Vangeli, dalle lettere di S. Pietro e di S. Paolo, e si stanno realizzando in questi anni. – Il primo segno è la diffusione degli errori, che portano alla perdita della fede e all’apostasia. Questi errori vengono propagati da falsi maestri, da celebri teologi che non insegnano più le verità del Vangelo, ma perniciose eresie, basate su errati ed umani ragionamenti. E’ a motivo dell’insegnamento degli errori che si perde la vera fede e si diffonde ovunque la grande apostasia. – Il secondo segno è lo scoppio di guerre e lotte fratricide, che portano al predominio dell’odio e della violenza e ad un generale raffreddamento della carità, mentre si fanno sempre più frequenti le catastrofi naturali come epidemie, carestie, inondazioni e terremoti.
– Il terzo segno è la sanguinosa persecuzione di coloro che si mantengono fedeli a Gesù e al suo Vangelo e permangono forti nella vera fede.
– Il quarto segno è l’orribile sacrilegio, compiuto da colui che si oppone a Cristo, cioè dall’Anticristo. Entrerà nel tempio santo di Dio e siederà sul suo trono, facendosi adorare lui stesso come Dio . Figli prediletti, per capire in cosa consiste questo orribile sacrilegio, leggete quanto viene predetto dal profeta Daniele . La Santa Messa è il sacrificio quotidiano. Il sacrificio della Messa rinnova quello compiuto da Gesù sul Calvario. Accogliendo la dottrina protestante, si dirà che la Messa non è un sacrificio, ma solo la sacra cena, cioè il ricordo di ciò che Gesù fece nell’ultima cena. E così verrà soppressa la celebrazione della santa Messa. In questa abolizione della Messa consiste l’orribile sacrilegio compiuto dall’anticristo, la cui durata sarà circa tre anni e mezzo, cioè 1290 giorni. – Il quinto segno è costituito dai fenomeni straordinari, che avvengono nel firmamento del cielo. Il miracolo del sole, avvenuto a Fatima durante la mia ultima apparizione, vuole indicarvi che siete ormai entrati nei tempi in cui si compiranno questi avvenimenti, che vi preparano al ritorno di Gesù nella Gloria. Miei prediletti.. vi ho voluto ammaestrare su questi segni, per prepararvi alla fine dei tempi, perché essi si stanno realizzando nei vostri giorni (messaggio del 31/12/1992)”.

Dinanzi a questa grave situazione, occorre riscoprire la bellezza della tradizione cattolica, come è stato evidenziato in un editoriale scritto su “Riscossa Cristiana”:” Attendevano una nuova Chiesa, per questo si sono messi a cambiare la messa. Volevano una chiesa con nuovi dogmi e nuova morale, allora hanno dovuto ritoccare la messa cattolica, così tanto da renderla uno scheletro di se stessa. E a messa scheletrica, corrisponde uno scheletro di Chiesa, fatta di una dogmatica e una morale scheletriche.
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Lo dicevamo il mese scorso: la nuova liturgia ha preteso di saltare due millenni di storia cristiana, con l’illusione di ricollegarsi ad un mitico inizio del cristianesimo. Hanno detto, i signori della riforma post-conciliare, che occorreva semplificare, per far emergere la nobile essenzialità del rito cattolico. Hanno ritenuto sostanzialmente negativo tutto il lavoro di secoli e secoli che la Chiesa aveva fatto, per rendere sempre più limpido ed educativo il rito cattolico. Hanno tolto e tolto, considerando quasi tutto aggiunta negativa, e ne è venuto fuori uno scheletro di messa. Una messa piena di vuoti e di non-detto, vuoti e non-detto riempiti dalla fantasia del celebrante e dei fedeli. E le fantasie si sono moltiplicate quante sono le chiese del mondo, perché si sa che non si può vivere di uno scheletro: gli uomini lo rimpolpano lo scheletro, ma la carne e il sangue che gli danno non sono quelli di Dio, ma quelli normalmente della dittatura della mentalità comune. Così, a seconda delle stagioni, abbiamo avuto le messe socialiste, le messe impegnate, le messe intimiste, le messe allegre, le messe verbose, le messe catechistiche, le messe di guarigione, le messe carismatiche, le messe missionarie, le messe veloci e cosi via… insomma, la messa la costruisci tu, perché corrisponda a te e al tuo cristianesimo. La messa così impoverita non ha nutrito più, e ci si è dovuti volgere alle varie ideologie del momento per rimpolparla. Togliendo molto di Dio, la messa la si è dovuta riempire molto dell’uomo, per ritenerla ancora utile: una tragedia, la perdita del cuore cattolico, cioè la redenzione operata da Cristo Crocifisso. E la tragedia si propaga a tutto l’organismo cattolico: la messa nuova, scheletrica, piena di vuoti, è diventata così tanto ambigua da produrre un cristianesimo scheletrico, dal dogma e dalla morale scheletriche; un cristianesimo ambiguo.
I sacerdoti, ridotti a celebrare uno scheletro di messa, non sono stati più nutriti e difesi dalla messa stessa, così che a loro volta non hanno nutrito e difeso il popolo. Dicevamo di un Cristianesimo dal dogma scheletrico: cosa è rimasto, nella maggioranza dei cristiani di oggi, del dogma cattolico che sorge dalla Divina Rivelazione? Quasi nulla. Forse resta che esiste Dio, e che alla fine ci salverà: non c’è che dire, di tutta la Rivelazione, di tutto il dogma, di tutto il catechismo non resta quasi nulla, nel vissuto della maggioranza dei cristiani; ma allora, perché Dio si è rivelato, perché ha parlato nell’Antico e nel Nuovo Testamento, perché ha portato a compimento la Rivelazione in Gesù Cristo? Certamente non lo ha fatto per vedersi “semplificare” orrendamente nel cristianesimo moderno. Qualcuno dirà che dimentichiamo la ricchezza biblica della riforma liturgica! Certo, di Bibbia se ne è letta tanta, ma ha vinto la messa scheletrica anche sulla Bibbia, tanto è vero che mai i cristiani sono stati tanto ignoranti come oggi nella Storia Sacra e nella Sacra Scrittura. Hanno letto sì la Bibbia in ogni occasione, ma sono stati formati come mentalità dall’ideologia di turno, che rimpolpava la messa scheletrica.Dicevamo di un Cristianesimo dalla morale scheletrica: cosa resta, nella maggioranza dei cristiani di oggi, della ricchezza morale cattolica? Sanno forse che Dio è amore, che dobbiamo volerci bene, e poco più: non c’è che dire, resta un po’ poco. Della Morale Cattolica, della legge e della grazia, non si sa quasi più nulla. Ecco perché siamo terribilmente indifesi di fronte alla dilagante immoralità e di fronte, soprattutto, all’ideologia dell’immoralità, che vuole ammettere tutto sotto la scusa del voler bene. Assisteremo al compimento dell’apostasia: saranno varate le leggi più immorali con il silenzio dei cattolici, con il plauso di alcuni, e con la falsa prudenza dei pastori, che taceranno in nome della libertà e del rispetto umano. Più che morale scheletrica, è la sua morte vera e propria. Tutto è cominciato con la scarnificazione della messa, svuotandola delle sue difese dogmatiche nelle parole e nei gesti. E la rinascita inizierà con il ritorno alla vera e totale messa cattolica. I riformatori post-conciliari volevano un nuovo cristianesimo più libero, più umanamente accattivante, per far questo hanno privato la messa delle sue difese, e non hanno voluto difendere il Cristianesimo di Dio. Forse Paolo VI non aveva previsto questa tragedia, forse si era illuso di fermare la semplificazione e l’ammodernamento al solo linguaggio, forse… ma il linguaggio è contenuto; e i vuoti di linguaggio sono vuoti di contenuto, che il mondo si premura di riempire come vuole.Forse Paolo VI non aveva immaginato tanto, ma è certo che oggi un Papa non potrà più fermare la deriva, senza accettare il martirio. Sì, dovrà accettare il martirio, perché se tenterà veramente di porre rimedio, sarà attaccato dal mondo e da quel mondo che si è infiltrato nella casa di Dio. Ma se non accetterà il martirio, rischierà di non fare il Papa”.
Lo scorso 9 gennaio 2016, Il grande Padre Gabriele Amorth in un articolo invito’ a recuperare la potentissima preghiera a San Michele Arcangelo, voluta da Papa Leone XII:” Alcuni rimpiangono la preghiera a San Michele arcangelo alla fine della messa, tra questi anche noi facciamo parte della schiera dei nostalgici, ma chi ha sperimentato la potente protezione che deriva da questa preghiera non può non rimpiangerla soprattutto recitandola alla fine della Santa Messa. Padre Amorth diverse volte e in molti suoi libri ci ricorda l’importanza della preghiera a San Michele Arcangelo, qualcuno ci spiegasse perchè non dovrebbe essere reintrodotta alla fine di ogni Messa. Molti di noi ricordano come, prima della riforma liturgica dovuta al concilio Vaticano II, il celebrante e i fedeli si mettevano in ginocchio alla fine di ogni messa, per recitare una preghiera alla Madonna ed una a S. Michele arcangelo. Riportiamo il testo di quest’ultima, perché è una preghiera bella, che può essere recitata da tutti con frutto:«San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia; contro le malvagità e le insidie del diavolo sii nostro aiuto. Ti preghiamo supplici: che il Signore lo comandi! E tu, principe delle milizie celesti, con la potenza che ti viene da Dio, ricaccia nell’inferno Satana e gli altri spinti maligni, che si aggirano per il mondo a perdizione delle anime». Come è nata questa preghiera? Trascrivo quanto pubblicò la rivista Ephemerides Liturgicae, nel 1955, pagg. 58-59. P. Domenico Pechenino scrive: «Non ricordo l’anno preciso. Un mattino il grande Pontefice Leone XIII aveva celebrato la S. Messa e stava assistendone un’altra, di ringraziamento, come al solito. Ad un tratto lo si vide drizzare energicamente il capo, poi fissare qualche cosa al di sopra del capo del celebrante. Guardava fisso, senza batter palpebra, ma con un senso di terrore. e di meraviglia, cambiando colore e lineamenti. Qualcosa di strano, di grande avveniva in lui. Finalmente, come rivenendo in sé, dando un leggero ma energico tocco di mano, si alza. Lo si vede avviarsi verso il suo studio privato. I familiari lo seguono con premura e ansiosi. Gli dicono sommessamente: Santo Padre, non si sente bene? Ha bisogno di qualcosa? Risponde: Niente, niente. Dopo una mezz’ora fa chiamare il Segretario della Congregazione dei Riti e, porgendogli un foglio, gli ingiunge di farlo stampare e di farlo pervenire a tutti gli Ordinari del mondo. Che cosa conteneva? La preghiera che recitiamo al termine della Messa insieme al popolo, con la supplica a Maria e l’infocata invocazione al Principe delle milizie celesti, implorando Dio che ricacci Satana nell’inferno». In quello scritto si ordinava anche di recitare tali preghiere in ginocchio. Quanto sopra, che era stato pubblicato anche nel giornale La settimana del clero, il 30 marzo 1947, non cita le fonti da cui è stata attinta la notizia. Risulta però il modo insolito con cui fu ordinato di recitare quella preghiera, che venne spedita agli Ordinari nel 1886. A conferma di quanto scrive P. Pechenino abbiamo l’autorevole testimonianza del card. Nasalli Rocca che, nella sua Lettera Pastorale per la quaresima, emanata a Bologna nel 1946, scrive: « Leone XIII scrisse egli stesso quella preghiera. La frase (i demoni) che si aggirano nel mondo a perdizione delle anime ha una spiegazione storica, a noi più volte riferita dal suo segretario particolare, mons. Rinaldo Angeli. Leone XIII ebbe veramente la visione degli spiriti infernali che si addensavano sulla città eterna (Roma); e da quella esperienza venne la preghiera che volle far recitare in tutta la Chiesa. Tale preghiera egli la recitava con voce vibrata e potente: la udimmo tante volte nella basilica vaticana. Non solo, ma scrisse di sua mano uno speciale esorcismo contenuto nel Rituale Romano (edizione 1954, tit. XII, c. III, pag. 863 e segg.). Questi esorcismi egli raccomandava ai vescovi e ai sacerdoti di recitarli spesso nelle loro diocesi e parrocchie. Egli lo recitava spessissimo lungo il giorno». È anche interessante tener conto di un altro fatto, che arricchisce ancor più il valore di quelle preghiere che si recitavano dopo ogni messa. Pio XI volle che, nel recitare queste preghiere, vi si ponesse una particolare intenzione per la Russia (allocuzione del 30 giugno 1930). In tale allocuzione, dopo aver ricordato le preghiere per la Russia a cui aveva sollecitato anche tutti i fedeli nella ricorrenza del patriarca S. Giuseppe (19 marzo 1930), e dopo aver ricordato la persecuzione religiosa in Russia, così conclude:«E affinché tutti possano senza fatica ed incomodo continuare in questa santa crociata, stabiliamo che quelle preci che il nostro antecessore di felice memoria, Leone XIII, comandò che si recitassero dopo la messa dai sacerdoti e dai fedeli, siano dette a questa particolare intenzione, e cioè per la Russia. Di ciò i Vescovi e il clero secolare e regolare abbiano cura di rendere informati il loro popolo e quanti sono presenti al S. Sacrificio, né manchino di richiamare spesso quanto sopra alla loro memoria» (Civiltà Cattolica, 1930, vol. III). Come si vede la tremenda presenza di Satana è stata tenuta presente con molta chiarezza dai Pontefici; e l’intenzione aggiunta da Pio XI toccava il centro delle false dottrine seminate nel nostro secolo e che tuttora avvelenano la vita non solo dei popoli, ma degli stessi teologi. Se poi le disposizioni di Pio XI non sono state osservate, è colpa di coloro a cui erano state affidate; certamente si integravano bene con gli avvenimenti carismatici che il Signore aveva dato all’umanità attraverso le apparizioni di Fatima, pur essendo indipendenti da esse: Fatima allora era ancora sconosciuta nel mondo”.