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LA VERITA’ SUL CARDINALE MARTINI

(Gianluca Martone) Una delle figure della Chiesa Cattolica maggiormente controverse di questi ultimi anni è stata certamente quella del Cardinale Carlo Maria Martini, Arcivescovo di Milano per molti anni. In un interessante articolo, il collega Carlo Prandini cosi lo analizzò:” Come il cardinale Biffi ha avuto il coraggio di spiegare come Giovanni XXIII fu “buon pastore ma pessimo maestro”, così si deve avere il coraggio di dire anche del cardinale Martini…. non fu un buon maestro se parliamo di quell’Atto di Fede nel quale si specifica che”crediamo tutto ciò che la Chiesa CI PROPONE A CREDERE”….. Martini andava controcorrente, lo sappiamo bene, e lui non lo ha mai nascosto… Tuttavia è fuori dubbio che paradossalmente sia stato un buon pastore…. nel senso che non ha mai cercato di condurre il gregge ad un’ altra Chiesa e lui stesso, per quanto “contestatore” alla dottrina della Chiesa, alla fine si è sempre piegato ai “NO” dei Pontefici che ha cronologicamente vissuto….

Ho di lui delle meravigliose catechesi sulla Penitenza e sugli scritti di sant’Ambrogio, nel tempo in cui era arcivescovo di Milano…. scritti davvero ortodossi e profondi…. sempre finalizzati ad amare la Chiesa e alla virtù dell’obbedienza e come questa sia materia di confessione quando non la si esercita….
Credo che con la morte di Martini si chiuda davvero una grande pagina di storia del progressismo cattolico…. il vero pericolo non è lui, ma saranno i suoi discepoli nel modo in cui useranno i suoi scritti ed insegnamenti…
Fino a che questi rimarranno semplici voci di discussione, nessun pericolo, ma se dovessero diventare UNA EREDITA’ applicativa, allora sarà da tremare, ma voglio confidare che sarà proprio lui, Martini, ad impedire che i suoi errori diventino ulteriori spine al fianco della Chiesa che lui ha amato, anche se in modo imperfetto, con quella imperfezione che contraddistingue anche ognuno di noi! Faccio mio il primo punto dell’introduzione scritto da Caterina… In questo secondo punto invece vorrei dire una cosa per quanto riguarda il così detto “ottimismo” che il Card. Martini avrebbe manifestato riguardo ai tempi odierni nei quali la Chiesa si trova ad operare. Certamente la Chiesa si trova di fronte a fenomeni che la pongono al centro di grandi possibilità di evangelizzazione, pensiamo ad esempio a media come TV e Internet o alla facilità di spostamento tra un continente all’altro. Tutte possibilità che potrebbero far veramente da volano ad una nuova primavera della Chiesa, ma la realtà è purtroppo diversa. Per fare un esempio si guardi solo All’Europa. Dov’è il fiorire della Chiesa? Negli ultimi 50 anni abbiamo assistito ad una sempre più accentuata apostasia dei popoli europei dalla fede cristiana, sotto i colpi delle correnti marxiste e capitaliste entrambe figlie dell’Illuminismo e del positivismo dei secoli precedenti. La situazione era talmente grave che a Fatima la Madonna aveva messo in guardia l’umanità sulle conseguenze dell’apostasia, ma non fu ascoltata neppure dalla Chiesa. Non hanno voluto ascoltare la Madonna ne a Fatima ne in tutte le altre apparizioni distorcendo spesso la virtù della prudenza e abusando della loro autorità. Molti nella gerarchia hanno visto in queste apparizioni una indebita intromissione della Madre di Dio nella Chiesa da loro gestita. Così ci fu, come la Madonna aveva profetato, la seconda guerra mondiale e il proliferare di armi sempre più distruttive e capaci di distruggere l’intera umanità in poco tempo. E dopo decenni di falsa pace ora abbiamo anche un’acuta crisi economica e il pericolo di una feroce guerra in Medio Oriente, capace di far crollare l’economia già traballante dell’intero pianeta e di sconvolgere gli equilibri delle maggiori potenze, con il pericolo di una terza guerra mondiale. C’è ben poco ottimismo in tutto questo se non la Speranza che Dio stesso intervenga come promesso dalla Madonna a Fatima: “… alla fine il mio cuore Immacolato trionferà”. Oggi c’è un cancro all’interno della Chiesa che divora i pastori e che si estende al resto dei credenti: il razionalismo. Il razionalismo è la supremazia del pensiero umano sulle cose dello Spirito. E’ l’appiattimento della Parola al pensiero umano. Capita così che i segni dei tempi non sono comprensibili, non sono visti nella loro reale drammaticità e bellezza. Proprio come dice Isaia: “Egli disse: «Va’ e riferisci a questo popolo: Ascoltate pure, ma senza comprendere, osservate pure, ma senza conoscere” (Is 6,9). Così può capitare anche ai nostri pastori odierni: spiegare scientificamente bene la Parola e nello stesso tempo essere chiusi a ciò che lo Spirito dice ora alla Chiesa. Occorre allora chiedere che sia lo Spirito che parli attraverso di noi senza imporgli dei filtri umani. Occorre adottare dei paradigmi nuovi non desunti dalla cultura ma dalla Parola stessa. Uno di questi paradigmi è il concetto di “ultimi tempi”, che aprirebbe la Parola ad una comprensione maggiore della realtà in divenire e darebbe maggior slancio alla pastorale. Da questo punto di vista non ha senso chiedersi se siamo progressisti (campo in cui molti hanno posto Martini) o tradizionalisti, poiché queste sono ancora categorie umane. Mentre sarebbe più giusto chiederci se ascoltiamo in umiltà lo Spirito quando ci parla? Martini era dunque figlio del suo tempo, così com’è per ognuno di noi, e a me piace sapere che il Signore lo giudicherà soprattutto per la sua Carità che ha avuto in vita!” In un altro importante articolo scritto alcuni anni fa, cosi Avvenire analizzò questa figura:” L’“Avvenire” di domenica 27 luglio ha dedicato un’intera pagina ad un articolo del cardinale Carlo Maria Martini dal titolo Quale cristianesimo nel mondo Postmoderno. In questo articolo, l’ex Arcivescovo di Milano, che oggi ha 81 anni e dal 2002 risiede prevalentemente a Gerusalemme, esordisce con una domanda: «Che cosa posso dire sulla realtà della Chiesa cattolica oggi?». La sua risposta è sconcertante: «Se dunque considero la situazione presente della Chiesa con gli occhi della fede, io vedo soprattutto due cose. Primo, non vi è mai stato nella storia della Chiesa un periodo così felice come il nostro. La Chiesa conosce la sua più grande diffusione geografica e culturale e si trova sostanzialmente unita nella fede, con l’eccezione dei tradizionalisti di Lefebvre; secondo, nella storia della teologia non vi è mai stato un periodo più ricco di quest’ultimo. Persino nel IV secolo – continua il Cardinale – il periodo dei grandi Padri della Cappadocia della Chiesa orientale e dei grandi Padri della Chiesa occidentale, come San Girolamo, Sant’Ambrogio e Sant’Agostino, non vi era un’altrettanto grande fioritura teologica. È sufficiente ricordare i nomi di Henri de Lubac e Jean Daniélou, di Yves Congar, Hugo e Karl Rahner, di Hans Urs von Balthasar e del suo maestro Erich Przywara, di Oscar Cullmann, Martin Dibelius, Rudolf Bultman, Karl Barth e dei grandi teologi americani come Reinhold Niebuhr – per non parlare dei Teologi della Liberazione (qualunque sia il giudizio che possiamo dare di loro, ora che ad essi viene prestata una nuova attenzione della Congregazione della Dottrina della Fede) e molti altri ancora viventi. Ricordiamo anche i grandi teologi della Chiesa orientale dei quali conosciamo così poco, come Pavel Florenskij e Sergei Bulgakov. Le opinioni su questi teologi possono essere molto diverse e variegate, ma essi certamente rappresentano un incredibile gruppo, come non è mai esistito nella Chiesa nei tempi passati». L’ottimistico bilancio postconciliare tracciato dal card. Martini contrasta in maniera evidente con il quadro preoccupante tracciato, fin dal 1985, dall’allora card. Ratzinger, nel suo celebre Rapporto sulla fede. Le stesse preoccupazioni sono state più volte reiterate da Giovanni Paolo II e dallo stesso Benedetto XVI. Negli ultimi quarant’anni la Chiesa ha conosciuto un impressionante calo delle vocazioni e un altrettanto massiccio allontanamento dei fedeli dalla pratica religiosa, mentre la “cristofobia” e la persecuzione laicista hanno raggiunto livelli preoccupanti. Le responsabilità di questa situazione risalgono proprio ai teologi ricordati dal card. Martini nel suo articolo su “Avvenire”. Vale la pena di notare che molti di questi teologi, paragonati dal card. Martini ai Padri della Chiesa, non sono cattolici ma protestanti e ortodossi e che, tra i cattolici, il Cardinale si limita a menzionare gli esponenti della Nouvelle Théologie progressista. Da questi ambienti partì la fronda alla Humanae Vitae, l’Enciclica di Paolo VI, di cui ricorre il quarantesimo anniversario (cfr. CR 1053/01)”.
Anche il vaticanista Antonio Socci di “Libero Quotidiano” esamino’ attentamente il Cardinale in questo suo editoriale scritto alcuni anni fa:” Vedendo il mare di sperticati elogi ed esaltazioni sbracate del cardinale Martini sui giornali di ieri, mi è venuto in mente il discorso della Montagna dove Gesù ammonì i suoi così: “Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi” (Luca 6, 24-26). I veri discepoli di Gesù infatti sono segno di contraddizione: “Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo (…) il mondo vi odia. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi” (Gv 16, 18-20). Poi Gesù indicò ai suoi discepoli questa beatitudine: “Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e v’insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli” Una cosa è certa, Martini è sempre stato portato in trionfo sui mass media di tutto il mondo, da decenni, e incensato specialmente su quelli più anticattolici e più ostili a Gesù Cristo e alla sua Chiesa. Che vorrà dire? Obiettate che non dipendeva dalla sua volontà? Ma i fatti dicono che Martini ha sempre cercato l’applauso del mondo, ha sempre carezzato il Potere (quello della mentalità dominante) per il verso del pelo, quello delle mode ideologiche dei giornali laicisti, ottenendo applausi ed encomi. E’ stato un ospite assiduo e onorato dei salotti mediatici fino ai suoi ultimi giorni. O vi risulta che abbia rifiutato l’esaltazione strumentale dei media che per anni lo hanno acclamato come l’Antipapa, come il contraltare di Giovanni Paolo II e poi di Benedetto XVI? A me non risulta. Eppure avrebbe potuto farlo con parole ferme e chiare come fece don Lorenzo Milani quando la stampa progressista e la sinistra intellettuale e politica diceva: “è dei nostri”. Lui rispondeva indignato: “Ma che dei vostri! Io sono un prete e basta!”. Quando cercavano di usarlo contro la Chiesa, lui ribatteva a brutto muso: “in che cosa la penso come voi? Ma in che cosa?”, “questa Chiesa è quella che possiede i sacramenti. L’assoluzione dei peccati non me la dà mica L’Espresso. E la comunione e la Messa me la danno loro? Devono rendersi conto che loro non sono nella condizione di poter giudicare e criticare queste cose. Non sono qualificati per dare giudizi”. E ancora: “Io ci ho messo 22 anni per uscire dalla classe sociale che scrive e legge L’Espresso e Il Mondo. Devono snobbarmi, dire che sono ingenuo e demagogo, non onorarmi come uno di loro. Perché di loro non sono”, “l’unica cosa che importa è Dio, l’unico compito dell’uomo è stare ad adorare Dio, tutto il resto è sudiciume”. Queste meravigliose parole di don Milani, avremmo voluto ascoltare dal cardinale, ma non le abbiamo mai sentite. Mai. Invece ne abbiamo sentite altre che hanno sconcertato e confuso noi semplici cattolici. Parole in cui egli faceva il controcanto puntuale all’insegnamento dei Papi e della Chiesa. Tanto che ieri “Repubblica” si è potuta permettere di osannarlo così: “non aveva mai condannato l’eutanasia”, “dal dialogo con l’Islam al sì al preservativo”. Tutto quello che le mode ideologiche imponevano trovava Martini dialogante e possibilista: “non è male che due persone, anche omosessuali, abbiano una stabilità e che lo Stato li favorisca”, aveva detto. E’ del tutto legittimo – per chiunque – professare queste idee. Ma per un cardinale di Santa Romana Chiesa? Non c’è una contraddizione clamorosa? Cosa imporrebbe la lealtà? Quando un cardinale afferma: “sarai felice di essere cattolico, e altrettanto felice che l’altro sia evangelico o musulmano” non proclama l’equivalenza di tutte le religioni? Chi ricorda qualche vibrante pronunciamento di Martini che contraddiceva le idee “politically correct”? O chi ricorda un’ardente denuncia in difesa dei cristiani perseguitati? Io non li ricordo. Preferiva chiacchierare con Scalfari e – sottolinea costui – “non ha mai fatto nulla per convertirmi”. Lo credo. Infatti Scalfari era entusiasta di sentirsi così assecondato nelle sue fisime filosofiche. Nella seconda lettera a Timoteo, san Paolo – ingiungendo al discepolo di predicare la sana dottrina – profetizza: “Verranno giorni, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità, per volgersi alle favole” (Tm 4, 3-4). Nella sua ultima intervista, critica con la Chiesa, Martini si è chiesto dove sono “uomini che ardono”, persone “che hanno fede come il centurione, entusiaste come Giovanni Battista, che osano il nuovo come Paolo, che sono fedeli come Maria di Magdala?”. Evidentemente non ne vede fra i suoi adepti, ma nella Chiesa ce ne sono tantissimi. Peccato che lui li abbia tanto combattuti, in qualche caso perfino portandoli davanti al suo Tribunale ecclesiastico. Sì, questa è la tolleranza dei tolleranti. Martini ha incredibilmente firmato la prefazione a un libro di Vito Mancuso che – scrive “Civiltà cattolica” – arriva “a negare o perlomeno svuotare di significato circa una dozzina di dogmi della Chiesa cattolica”. Ma il cardinale incurante definì questo libro una “penetrazione coraggiosa” e si augurò che venisse “letto e meditato da tante persone” (del resto Mancuso definisce Martini “il mio padre spirituale”). Dunque demolire i dogmi della fede non faceva insorgere Martini. Ma quando due giornalisti – in difesa della Chiesa – hanno criticato certi intellettuali cattoprogressisti, sono stati da Martini convocati davanti alla sua Inquisizione milanese e richiesti di abiura. Che paradosso. L’unico caso, dopo il Concilio, di deferimento di laici cattolici all’Inquisizione per semplici tesi storiografiche porta la firma del cardinale progressista. “Il cardinale del dialogo”, come lo hanno chiamato Corriere e Repubblica. I giornali sono ammirati per le sue massime. Devo confessare che io le trovo terribilmente banali . Per esempio: “emerge il bisogno di lotta e impegno, senza lasciarci prendere dal disfattismo”. Sembra Napolitano. Grazie al cielo nella Chiesa ci sono tanti veri maestri di spiritualità e amore a Cristo. L’altro ritornello dei media è sull’erudizione biblica di Martini. Senz’altro vera. Ma a volte il buon Dio mostra un certo umorismo. E proprio venerdì, il giorno del trapasso di Martini, la liturgia proponeva una Parola di Dio che sembra la demolizione dell’erudizione e della “Cattedra dei non credenti” voluta da Martini, dove pontificavano Cacciari e altri geni simili. Scriveva dunque san Paolo che Cristo lo aveva mandato “ad annunciare il Vangelo, non con sapienza di parola, perché non venga resa vana la croce di Cristo. La parola della croce infatti è stoltezza per quelli che si perdono, ma per quelli che si salvano, ossia per noi, è potenza di Dio. Sta scritto infatti: ‘Distruggerò la sapienza dei sapienti e annullerò l’intelligenza degli intelligenti’. Dov’è il sapiente? Dov’è il dotto? Dov’è il sottile ragionatore di questo mondo? Dio non ha forse dimostrato stolta la sapienza del mondo? Poiché… è piaciuto a Dio salvare i credenti con la stoltezza della predicazione… Infatti ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini” (1Cor 1, 17-25). E il Vangelo era quello delle dieci vergini, dove Gesù – ribaltando i criteri mondani – proclama “sagge” quelle che hanno conservato la fede fino alla fine e “stolte” quelle che l’hanno perduta. Spero che il cardinale abbia conservato la fede fino alla fine. Le esaltazioni di Scalfari, Dario Fo, “Il Manifesto”, Cacciari gli sono inutili davanti al Giudice dell’universo (se non saranno aggravanti). Io, come insegna la Chiesa, farò dire delle messe e prenderò l’indulgenza perché il Signore abbia misericordia di lui. E’ la sola pietà di cui tutti noi peccatori abbiamo veramente bisogno. E’ il vero amore. Tutto il resto è vanità”.Un altro articolo molto ricco di contenuti scritto dalla collega Patrizia Stella cosi analizzo’ questa figura molto controversa:” Da vivo lo chiamavano l’Antipapa, per le sue posizioni in totale, chiaro e netto contrasto con le direttive papali. Ora che è morto, come per tutti i defunti, ma in particolare per quegli ecclesiastici montati e sostenuti da certa corrente massonica, è stato immediatamente canonizzato e il suo operato enfatizzato come se avesse salvato l’umanità da pericoli mortali. Si! Mi riferisco al Card. Martini, ovviamente e lo dico con le lacrime agli occhi tanta è l’amarezza che mi pervade il cuore. Avevamo sperato in questi ultimi anni ad un suo ravvedimento, a una breve ma decisa dichiarazione di fede sicura in Gesù Cristo, nella Chiesa cattolica e nel Primato del Papa, e invece, silenzio quasi a riconferma di tutto; che Dio abbia misericordia di Lui e di noi, sempre e comunque!
Sta però di fatto che è doverosa e sacrosanta mantenere la verità almeno nella nostra testa, nelle nostre idee, nella nostra fede, perché un vero cristiano deve saper innanzitutto distinguere il bene dal male, la verità dall’errore, il peccato dal peccatore, senza condannare nessuno, ma anche senza cadere nel pericolo di conformarsi pedissequamente a tutte le iniziative, dichiarazioni, lezioni, scritti ecc. di coloro che, pur essendo Ministri di Dio, Sacerdoti, Vescovi, Cardinali, purtroppo non sono in piena sintonia con il Papa e con il Magistero della Chiesa. Che si abbia almeno il coraggio di distinguere fra l’ossequio che si deve avere per i Ministri di Dio, e l’altro ossequio, assai più importante e doveroso che dobbiamo avere nei confronti di Gesù Cristo, Via, Verità e Vita, che ha manifestato sé stesso attraverso la dottrina perenne del Magistero della Chiesa, Magistero che non si realizza dalle idee di un solo Vescovo o Cardinale, ma dall’Unione del Papa con i Vescovi riuniti con Lui. (vedi Cat.Ch.catt.). La sua posizione possibilista e qualunquista su tutto è stata chiara da sempre, sin da quando rivestiva il ruolo di Direttore dell’Istituto Biblico, poi con l’iniziativa della ‘Cattedra dei non credenti’ laddove invitava tutti, atei e credenti, a mettersi in discussione, i primi nel mettere in dubbio il fondamento del loro ateismo, e i secondi nel mettere altrettanto in dubbio i fondamenti della loro fede, senza però offrire loro motivazioni teologiche fondanti, ‘conditio sine qua non’ per l’approfondimento della propria fede, altrimenti di che cosa si va a discutere? Si corre solo il pericolo di scardinare quella poca fede rimasta in quel piccolo ‘resto’ della Chiesa cattolica che si sforza di proclamare le Verità di Fede contenute nel Credo e nella fedeltà al Papa, a costo di essere ancora derisa e forse, un domani, non è da escludere, anche minacciata di morte. Il sacerdozio per le donne, il matrimonio per i sacerdoti, la possibilità di accettare una qualche forma legale di unioni omosessuali, l’apertura a qualunque esperimento genetico, omologo o eterologo, compresa certa forma di eutanasia, il dubbio sul Primato del Papa, il sostegno pubblico con dedica, offerto a certi teologi che vanno per la maggiore solo perchè mettono in dubbio sia la figura di Gesù Cristo come Figlio di Dio e quindi la Risurrezione, sia l’esistenza del peccato originale, ecc. Sono tutti argomenti che, da parte cattolica, gridano allo scandalo, e da parte mediatica-massonica dei credenti adulti, invece, possono costituire motivo di plauso, di onore e di futura, Dio non voglia, pretesa alla beatificazione! Tanta è la confusione che regna anche in seno alla Chiesa a motivo del ‘fumo di satana’ che, dalle parole di Paolo VI, è entrato ormai da decenni nel Tempio intossicando e accecando buona parte del Clero. E allora mentre affidiamo alla misericordia di Dio questo Suo Figlio sacerdote, dobbiamo mantenere la nostra fede con coraggio, fedeli a nostro Signore Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo, morto e risorto per ciascuno di noi, che ha voluto farsi conoscere non solo attraverso la Sacra Scrittura, la ‘Parola’, ma che ha voluto altresì rendersi perennemente vivo e presente nei Sacramenti della Chiesa Cattolica. E se è di basilare importanza approfondire ‘la Parola’, è ancor più importante, poi, viverla nei Sacramenti, altrimenti si rimane a metà dell’Oceano, in balia delle onde, e senza poter mai approdare a porto sicuro. E’ la posizione in pratica del protestantesimo in genere che tante lacerazioni ha creato dentro la Chiesa con il moltiplicarsi di ‘santoni’ che hanno creato chiesuole e chiesette. Altro che dialogo, altro che apertura! Quando si accetta che Gesù Cristo venga fatto a pezzi dalle ultime trovate pseudo-teologiche, staccandolo dalla Chiesa cattolica e dal Papa, si rischia grosso, qui sulla terra e nell’aldilà! Mi spiace, Reverendissimo Cardinal Martini, pregherò per lei, questo si, però mi permetta di non unirmi alla grancassa roboante del solito coro dei suoi sostenitori ‘adulti’.
Inoltre occorre leggere l’inquietante comunicato stampa del Grande Oriente Democratico dopo la morte del Cardinale Martini, che sancisce addirittura l’appartenenza del prelato alla loggia massonica:” Carlo Maria Martini è morto venerdì 31 agosto 2012. In molti ne hanno pianto con sincerità la dipartita, tanti altri l’hanno celebrata esteriormente a denti stretti, in cuor loro sentendo di essersi liberati definitivamente di un peso. Papa Benedetto XVI, al secolo Joseph Ratzinger, si è risparmiato l’ipocrisia di ricordare all’Angelus di domenica 2 settembre un uomo e una figura ecclesiale il cui pensiero e le cui azioni rappresentavano un perenne monito e un atto di (dolce) accusa rispetto al tradizionalismo reazionario da cui la Chiesa Cattolica di Cristo è affetta da molti secoli, con la luminosa eccezione delle speranze (poi tradite) legate al Concilio Vaticano II.
Un Papa che vive circondato dall’ipocrisia propria e di chi gli sta intorno (su molte e intricate questioni) per una volta ha preferito manifestare limpidamente la distanza umana, teologica e pastorale dall’ex Arcivescovo di Milano, evitando clamorosamente qualunque accenno affettuoso alla morte di Martini, nel corso dell’Angelus di quella prima domenica di settembre, ad appena poche ore dall’evento luttuoso. In effetti, benché Martini avesse più volte compiuto atti di amicizia e apertura di credito verso Ratzinger (persino durante il Conclave del 2005 che lo elesse Papa), al di là delle frasi e dei comportamenti di circostanza, non si può dire lo stesso del contegno di Benedetto XVI verso il Cardinale di Santa Cecilia. In effetti, su troppe questioni, Carlo Maria Martini costituiva una sfida e una provocazione a tutto quello che Benedetto XVI rappresenta e vuole conservare.
L’uno, Ratzinger, prima è stato, come Cardinale e Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (dal 1981 al 2005), il severo custode dell’ortodossia più becera e bigotta (salvo mostrarsi cieco e muto rispetto a diversi casi di pedofilia riguardanti il clero di mezzo mondo); poi, come Papa, non si è dimostrato nulla più di uno stucchevole conservatore e reazionario, la cui azione alla guida della Chiesa di Roma verrà ricordata malamente anche per la scelta di un Segretario di Stato intrallazzatore come pochi altri, Sua Eminenza Tarcisio Bertone. Ma Carlo Maria Martini era malato da tempo, e le istanze progressiste che egli avrebbe voluto inserire nel corpo sclerotizzato della Chiesa di Roma languono da decenni nei conciliaboli più riservati di alcuni prelati, vescovi e cardinali illuminati; i quali tuttavia non hanno mai trovato il coraggio di uscire allo scoperto e contestare esplicitamente, formando un fronte compatto, gli enormi ritardi teologico-dottrinali, pastorali ed etici che affliggono i vertici curiali della cristianità cattolica. Martini era solito dire che la Chiesa era in ritardo di almeno 200 anni rispetto alla società contemporanea. Martini la pensava diversamente da Papa Giovanni Paolo II e da Papa Benedetto XVI su temi come il sacerdozio femminile, la sessualità etero ed omo, il diritto alla ricerca scientifica e alle sue applicazioni mediche più avanzate, i diritti civili delle coppie gay, la laicità delle istituzioni pubbliche, etc. Su tutte queste materie, Carlo Maria Martini aveva una visione progressista, se valutata in termini “profani”, ma in realtà tradizionalmente radicata in una interpretazione del Cristianesimo come religione dell’amore, dell’inclusione, della tolleranza, dell’umiltà e della non ingerenza prepotente nella sfera civile e laica, del dubbio critico che sia anche delicatezza spirituale, della fede che sia anelito gentile e profondo alla conoscenza delle cose prime e ultime, non arroganza dogmatica, fanatica e arrogante. Uomo di vastissima cultura, non soltanto biblica, e di non comune raffinatezza intellettuale, in anni lontani era solito recarsi in incognito presso alcune famiglie di diseredati, svolgendo gratuitamente, con umiltà e amore, alcune attività di servizio per queste persone, come un qualsiasi collaboratore domestico. Carlo Maria Martini era un gesuita. E come diversi altri padri gesuiti che vissero la propria giovinezza e maturità nel Secondo Dopoguerra, influenzati dalla grande figura spirituale e morale (progressista) di Pedro Arrupe (1907-1991, Superiore Generale della Compagnia di Gesù dal 1965 al 1983), Martini ebbe curiosità per la sapienzialità massonica. Carlo Maria Martini volle essere iniziato Libero Muratore. Ma di questo fatto – e delle modalità in cui poté verificarsi – si troverà probabilmente una qualche traccia illustrativa nel libro del Fratello Gioele Magaldi, MASSONI. Società a responsabilità illimitata, Chiarelettere Editore, in uscita per novembre 2012.
Per quanto ci riguarda, invece, con grande semplicità e commozione, con immenso affetto e infinita stima, vogliamo salutare il Fratello Carlo Maria Martini nel suo viaggio verso l’ORIENTE ETERNO. I FRATELLI DI GRANDE ORIENTE DEMOCRATICO
Desidero ricordare che, in base ad un noto documento della Congregazione della Dottrina della Fede del 1983 firmato dall’allora Cardinale Ratzinger, è citato testualmente:” La Dichiarazione della S. Congregazione afferma che la Iscrizione alle associazioni massoniche «rimane proibita dalla Chiesa» e i fedeli che vi si iscrivono «sono in stato di peccato grave e non possono accedere alla Santa Comunione». Con questa ultima espressione, la S. Congregazione indica ai fedeli che tale iscrizione costituisce obiettivamente un peccato grave e, precisando che gli aderenti a una associazione massonica non possono accedere alla Santa Comunione, essa vuole illuminare la coscienza dei fedeli su di una grave conseguenza che essi devono trarre dalla loro adesione a una loggia massonica. La S. Congregazione dichiara infine che «non compete alle autorità ecclesiastiche locali di pronunciarsi sulla natura delle associazioni massoniche, con un giudizio che implichi deroga a quanto sopra stabilito». A questo proposito il testo fa anche riferimento alla Dichiarazione del 17 febbraio 1981, la quale già riservava alla Sede Apostolica ogni pronunciamento sulla natura di queste associazioni che avesse implicato deroghe alla legge canonica allora in vigore (can. 2335). Allo stesso modo il nuovo documento, emesso dalla Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede nel novembre 1983, esprime identiche intenzioni di riserva relativamente a pronunciamenti che divergessero dal giudizio qui formulato sulla inconciliabilità dei principi della massoneria con la fede cattolica, sulla gravità dell’atto di iscriversi a una loggia e sulla conseguenza che ne deriva per l’accesso alla Santa Comunione. Questa disposizione indica che, malgrado la diversità che può sussistere fra le obbedienze massoniche, in particolare nel loro atteggiamento dichiarato verso la Chiesa, la Sede Apostolica vi riscontra alcuni principi comuni, che richiedono una medesima valutazione da parte di tutte le autorità ecclesiastiche. Nel fare questa Dichiarazione, la Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede non ha inteso disconoscere gli sforzi compiuti da coloro che, con la debita autorizzazione di questo Dicastero, hanno cercato di stabilire un dialogo con rappresentanti della Massoneria. Ma, dal momento che vi era la possibilità che si diffondesse fra i fedeli l’errata opinione secondo cui ormai la adesione a una loggia massonica era lecita, essa ha ritenuto suo dovere far loro conoscere il pensiero autentico della Chiesa in proposito e metterli in guardia nei confronti di un’appartenenza incompatibile con la fede cattolica. Solo Gesù Cristo è, infatti, il Maestro della Verità e solo in Lui i cristiani possono trovare la luce e la forza per vivere secondo il disegno di Dio, lavorando al vero bene dei loro fratelli”.