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La prevenzione comincia dai Circondariali

(Francesca Accetta) La tutela della sicurezza negli Istituti Penitenziari va di pari passo con la conoscenza della cultura araba, rammentiamo a tal fine che l’art.26 della L.354/’75 O.P. permette ai detenuti e agli internati di dedicarsi alla propria fede religiosa e professarla in modo concreto attraverso i colloqui con i vari ministri di culto, in locali appositamente allestiti. Presso l’Area Colloqui, volta a garantire i contatti costanti fra ristretti e i rispettivi familiari, così come disposto nell’Ordinamento Penitenziario e nel collegato Regolamento d’Esecuzione (art. 18 L.354/’75, art.37 D.P.R. 230/2000) è stato istituito un libretto ministeriale in cui sono descritte in arabo, le frasi più ricorrenti nel linguaggio penitenziario, volto a semplificare il rapporto tra il Poliziotto Penitenziario e detenuti mussulmani. Tra le affermazioni consuete, in occasione della procedura di accoglienza di un arrestato c.d. nuovo giunto, menzioniamo: “Adesso procederemo alla perquisizione” “Al an sanaquum bittaftiish”, “Non può portare con sé il cellulare” “La yumkin haml hatifak maak” ovvero “Non può avere con sé soldi” “La yumkin an takuun maak fuluus”. Le conoscenze basilari consentono alla Polizia Penitenziaria di prevenire eventuali atti di impeto, conferendo a questa figura professionale una veste completamente innovativa, infatti sarebbe necessario, a tal fine, inquadrare determinate risorse umane, con una formazione specifica.

Per garantire maggiori controlli ed un livello più avanzato di sicurezza interna ed esterna agli Istituti Penitenziari, proponiamo che i colloqui fra ministri di culto e detenuti mussulmani, avvengano in presenza di mediatori culturali di fiducia affinché la mancata conoscenza dell’idioma non si trasformi in un evento critico volto a destabilizzare l’assetto organizzativo. Il nostro intento principale è la sensibilizzazione della popolazione detenuta, soprattutto appartenente alla sfera araba, affinché collabori con l’Area Sicurezza, per dirimere la pianificazione di eventuali atti terroristici.
(da ACCETTA Francesca Esperta in criminologia e psicologia Forense Coordinatrice COSP)