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Letino coinvolge altri comuni per spendere soldi al vento canoro

(Giuseppe PACE). LETINO (CE). Festa, farina e forca si diceva dei regnanti, e non solo del paternalistico Regno dei Borboni di Napoli. Già molto tempo prima alcuni imperatori di Roma usavano le feste, al Colosseo soprattutto, per distrarre il popolo e farselo amico. Non credo che a Letino, paesetto di montagna povera dell’altissimo Matese, sia la medesima filosofia ad essere applicata dall’attuale Governance, ma non pare che sia molto dissimile per avere il voto popolare. A Letino, il Parco Regionale del Matese campano, non ha prodotto un freno dell’esodo massiccio dei letinesi, che sono costretti dalla necessità a migrare lontano per lavoro, localmente non più remunerativo. I pochi turisti sono presenti nel periodo estivo, ma in altri periodi l’economia letinese è più povera di una volta quando gli abitanti superavano i 1300 abitanti e non erano circa 700 attuali. Anche il vicino paesetto di Gallo Matese (CE) ha subito un esodo ancora più biblico con maggiore fuga dei gallesi verso il nord e sud America prima e altrove oggi. In un’Italia in grave crisi economica e un alto Matese, in continuo abbandono e con esodo grave dei giovani in cerca di lavoro lontano, 6 comuni si associano per fare festa con i soldi del contribuente, paga tutto la Regione Campania. Sembra, per certi versi, ancora nel nostro tempo, quasi esistere e continuare un filo sottile e ideologico anarchico-insurrezionalista, ereditato dalla “Banda del Matese” del 1877, a Letino soprattutto. Non è sepolta ancora la stupidità della irreale propaganda ultrafilocomunista ed insurrezionalista anarchica del 1877 a Letino. Si ricorda che la “Banda del Matese” era guidata da due facinorosi, seminatori di odio di classe, Cafiero e Malatesta, e nessuno dei letinesi era della congrega di una ventina di armati scorazzanti sul Matese con messa a fuoco dei registri comunali di Letino e di Gallo M.. Letino e Gallo Matese subirono il fatto di cronaca anarcoinsurrezionalista e per evitare bagni di sangue applaudirono, compresi i sacerdoti, la Banda del Matese, anche e soprattutto mentre bruciavano i registri comunali, il ritratto del re e bevevano vino gratis. Ancora oggi ai letinesi viene somministrata, forse dal cerchio magico dalla Governance, la droga ideologica di feste, farina e forca, nella fattispecie la forca è per la razionalità. Ovviamente la critica è a giudizio di chi scrive e si spera anche di chi legge un letinese d’origine, che ha una verità diversa dall’attuale Governace: tutta buttata a sinistra, alla Totò. Quello che stupisce anche è la Governance regionale partenopea, che sgancia il cordone della borsa per finanziare 6 piccoli comuni associatisi per spendere al vento festaiolo una bella cifra di pubblico denaro. Eppure il Governatore della Campania, De Luca, all’inizio del suo mandato regionale non sembrava favorevole alle spese comunali ”pazze” cioè di feste e festicciole. A Letino, in particolare, si continua a progettare feste irreali con attori di richiamo canoro tutti della galassia filosofica di sinistra varia, che danno una loro verità, quasi insindacabile, sulle cose del mondo. Leggendo qualche mass media dell’Alto Casertano si leggono i nomi degli attori del progetto utopico e: ”presenti non per un concerto come tanti, ma per un racconto di arte e parole, di sogni e di storie, di narrazioni sulla vita. Altrimenti che utopia sarebbe? Il Festival “Luoghi fuori luogo” torna sul Matese dopo alcuni anni di interruzione, dopo che la programmazione – nei mesi passati – ha ottenuto il secondo punteggio più alto nella graduatoria “premiata” dalla Regione Campania con un finanziamento POC. E porta con sè la novità che non sarà solo il borgo di Letino protagonista dell’evento, ma altri 5 comuni del comprensorio: Ciorlano, Gallo Matese, Prata Sannita, Fontegreca, Capriati al Volturno. Hanno puntato sul concetto di “fare rete” le Amministrazioni comunali dei 6 comuni incassando il bel risultato di vedersi premiate sul tetto della graduatoria; idee di spettacolo e cultura che messe insieme hanno consentito – in questo modo – di avere visibilità e al contempo dare visibilità al Matese…. Integrare cultura e sport, puntano a questo obiettivo i sei Sindaci dei comuni coinvolti per raccontare un territorio, a nord del Parco Regionale del Matese, a portata di tutti, con offerte per ogni tipo di visitatore: famiglie, sportivi, appassionati in genere di cultura, cucina, natura. Un’utopia non è. È capacità di mettersi insieme e fare squadra per il Matese”. Il futuro Parco Naturale Nazionale del Matese, voluto dai parlamentari molisani del PD, deve essere un nuovo problema da risolvere per far crescere il reddito dei residenti di Letino, Gallo Matese ed altri comuni campani e molisani del Matese. La dizione naturale e non ambientale di parco già è limitante perché Natura e Cultura costituiscono l’Ambiente. La sola Natura da “sacralizzare” per le gite festose e mangereccie, fuori porta di Sabato e Domenica, della piccola borghesia abbiente, delle città campane e molisane, non risolve il grave stato di crisi occupazionale delle popolazioni matesine. Le civili comunità di persone che abitano i paesetti del Matese ed anche le piccole città di Piedimonte Matese e di Bojano, se andassero a votare un referendum di gradimento del parco naturale “imposto” dai politici attuali, voterebbero, a stragrande maggioranza, no, come sostiene anche Benedetto Brunetti di Bojano. Se potessero parlare, oltre l’individualismo quasi imposto dall’imperante partitocrazia attuale” che li porta ad essere sudditi e gridare “piove governo ladro”direbbero alla Brunetti maniera: non vogliamo un’altra gabbia burocratica di parco naturale che ingessa solo lo sviluppo locale matesino”. Ma il problema dei parchi naturali e non ambientali, magari storici del Sannio, come il Matese, è anche un problema di cultura ambientalista tutta italiana e non è questa la sede più adatta per entrare nel merito. Basta solo accennare che da noi i radicalschic, di tutti gli orientamenti ideologici, sono per l’ecocatastrofismo di moda con una recente assimilazione del biocentrismo anglosassone. Da noi è quasi proibito parlare, ad esempio di razze come spiega l’Antropologia e la Paleontologia umana,, si deve dire gruppi etnici. Eppure sul Matese alto, a Pietraroja (BN), la cultura scientifica paleontologica ha prodotto molto di commento ai prestigiosi fossili là rinvenuti oltre il famoso Scipionjx samniticus o Ciro, che ha avuto l’onore di pagine della rivista Science. Lassù sul Matese beneventano, c’è un parco geopaleontologico da rivalutare per far giungere più visitatori e portare un po’ su l’economia di Pietraroja. Il Matese è uno scrigno non di natura da osservare a stomaco pieno, ma è un tesoro quasi incommensurabile anche di storia e di civiltà agrosilvopastorale da far rivivere ai turisti per la parte migliore con un notevole impulso alla localizzazione che è l’inverso della globalizzazione di merci e servizi pure essi utili ma in competizione per la qualità. Sulla qualità la localizzazione delle merci può essere vincente come potrebbe esserlo se aiutata dal futuro Parco Ambientale del Matese.