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Calvi Risorta. Veleni sempre più pericolosi emergono dalla discarica rifiuti tossici

ispezione-calvi-risorta-16-giugno-2015-vilmamoronese_it-181-660x371Un tanfo, una puzza indefinita spesso la sera, proveniente dal Rio Lanzi, risaliva la valle fino al centro abitato di Petrulo di Calvi Risorta. Era la puzza dei veleni, quelli che la Forestale sta trovando nella discarica, ora sequestrata. Le sostanze chimiche una volta liberate nel terreno dai bidoni arruginiti, sprigionano funi tossici. Ed è quello che sta accadendo agli escavatori, quando inevitabilmente intoppano in bidoni mezzi fradici.
Segue da Avvenire.it

Intanto Veleni sempre più preoccupanti, compresi ceneri di fonderia e fanghi di depurazione, emergono dalla discarica illegale di Calvi Risorta, la più grande d’Europa secondo gli investigatori del Corpo forestale dello Stato che sono giunti a questo “mega mostro” dopo una lunga e complessa indagine. È la conferma della pericolosità del sito della quale si sarebbe ora convinto anche il consulente della Procura di Santa Maria Capua Vetere che nei primi giorni era stato molto cauto. Una gravità ulteriormente confermata dalla decisione della Procura di mettere sotto sequestro l’intera area di 25 ettari sotto la quale sarebbero stati interrati ben 2 milioni di metri cubi di rifiuti, pari a un milione di tonnellate, l’equivalente di 35mila tir, che sono stati necessari per scaricare in più di 25 anni tutti questi veleni.

Da lunedì gli escavatori del genio militare hanno ripreso a tirare fuori rifiuti, seguendo lo schema a griglia deciso dai forestali. E sempre a colpo sicuro, ogni trincea nuovi veleni. E che veleni! Negli ultimi scavi sono, infatti, usciti fuori lastre di eternit (il tristemente noto cemento-amianto), ceneri di fonderia argentate, fanghi di depurazione ancora umidi. Le analisi diranno se si tratta di fanghi che provengono dalla depurazione civile o industriale, entrambi comunque considerati rifiuti speciali pericolosi.

E si va avanti velocemente per avere al più presto risposte sia sulla provenienza che sulla tipologia dei rifiuti, con una metodologia già ampiamente sperimentata dagli uomini del Corpo forestale nelle varie inchiesta nella “Terra dei fuochi”. Fino ad ora sono stati campionate più di trecento aliquote di rifiuti diversi, e per ognuna sono stati prelevati tre campioni: uno andrà analizzato dai consulenti della procura e dall’Arpac (ci vorranno un paio di mesi), un secondo servirà per le controprove, un terzo rimarrà a disposizione delle difese quando saranno individuati con precisione i responsabili. Ogni campione viene numerato e geolocalizzato, indicando esattamente il luogo dove è stato trovato, a che profondità, in quale “trincea”. Informazioni fondamentali poi in sede processuale.

L’organizzazione ormai è rodata: per cinque giorni si scava, per due si campiona, approfittando della pausa che i militari del genio devono fare per la manutenzione dei mezzi. Per ora le “trincee” sono otto, ma continuerà a scavare almeno per un mese.

Lavoro intenso in condizioni a rischio. Nell’aria i veleni si sentono, i fanghi, le terre esauste e i bidoni di solventi sono in vista, le trincee sono profonde oltre nove metri. Anche per questo la procura ha deciso di mettere sotto sequestro tutta l’area, alla quale ora potranno accedere solo militari, vigili del fuoco, investigatori e tecnici e chi sarà appositamente autorizzato. Anche per evitare l’invasione di curiosi dei giorni scorsi. Sulla pericolosità dei rifiuti ormai non ci sono dubbi e se ne sarebbe convinto anche il consulente dei pm Andrea Buondonno, docente di Pedologia della Sun, che era sembrato molto cauto e che aveva avuto anche per questo un’animata discussione con don Maurizio Patriciello, il parroco di Caivano “voce” del popolo inquinato, che una settimana fa aveva fatto un sopralluogo a Calvi Risorta.

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