Crea sito

Un’opera faraonica costata 7 miliardi di euro per 20 minuti in meno tra Bologna e Firenze

(Giuseppe PACE) Finalmente si inaugura la variante del valico più frequentato dell’Autostrada del Sole, sull’Appennino tra Bologna e Firenze. Un’opera ritenuta da molti necessaria. Io stesso nel percorrere l’Appennino, tra Bologna e Firenze, ho dovuto spesso aspettare, in inverno, per la molta neve. Bene dunque il nuovo traguardo autostradale, ma per soli 20 minuti in meno di tempo si sono costruite opere faraoniche e in tempi lunghi con spese colossali. Da tempo sostengo che tra Campania e Molise e tra la costa del Tirreno e quella dell’Adriatico vi è il Matese montuoso che allunga di circa 70 km il percorso stradale. Una galleria di valico del Matese tra Guardiaregia e Cusano Mutri e Gioia S. accorgerebbe di un’ora il percorso Napoli Termoli-Vasto. Ma vediamo la ben più affollata Autostrada del Sole: la Milano Napoli concepita e realizzata nell’epoca del boom economico italiano. Tra Bologna e Firenze la Variante viene alla luce a 32 anni dal varo del primo progetto, nel 1982. Progetto che fu realizzato dall’architetto Pier Luigi Spadolini. Il tracciato attraversa due regioni (per 43,181 km in Emilia Romagna e per 14,993 km in Toscana) e si compone di 45 opere principali di cui 23 viadotti (per uno sviluppo totale di 10,4 km) e 22 gallerie (per un totale di 29,273 km). La sezione stradale è realizzata con un minimo di tre corsie per senso di marcia con le dimensioni tipiche – 3,50 m per la corsia di sorpasso veloce, 3,75 m per quelle di sorpasso e di marcia normale e 3,00 per la sosta di emergenza – e uno spartitraffico di almeno 4,00 metri. I tratti in galleria sono caratterizzati da due corsie di marcia da 3,75 m e una corsia di emergenza, per maggior sicurezza, anch’essa da 3,75 m. Le pendenze del profilo longitudinale si mantengono intorno al 2% e la quota massima di valico è stata abbassata dai 716 metri sul livello del mare del percorso attuale a 490 metri slm. Per la realizzazione dell’opera sono stati necessari 5 cantieri principali (Poggiolino, Bollone, Acquatesa, Puliana e Molino di Frassineta), 1 cava (Sasso di Castro) e 2 depositi definitivi (Acquatesa, Fienile) oltre a 11 itinerari di servizio, in parte costruiti ex novo in parte coincidenti con la viabilità già esistente. Dall’opera un risparmio di tempi stimato in circa 20 minuti. Dall’apertura del tratto di variante, la quasi totalità del mezzi ha scelto il nuovo percorso, con un risparmio dei tempi stimato in circa 20 minuti, nonostante l’elevato flusso di traffico che si è creato. La Variante in direzione sud è stata aperta alle 12.30, quella in direzione nord alle 18. Intanto si sono registrate code in direzione Sud, con 12 chilometri di fila tra Rioveggio e Barberino di Mugello, verso Firenze e code fra Firenze Nord e Firenze sud. Code, questo è l’auspicio, che dovrebbero ridursi notevolmente con la Variante. Matteo Renzi ha ufficialmente aperto la Variante di Valico della A1, nel tratto tra La Quercia e Barberino. Da oggi gli automobilisti potranno viaggiare su 59 chilometri di rete potenziati, scegliendo se utilizzare il tracciato già esistente o attraversare l’Appennino percorrendo i 32 nuovi chilometri realizzati in variante. Un percorso, quest’ultimo, diretto con una quota di Valico più bassa di 226 metri che, si calcola, consentirà di risparmiare 15-20 minuti di tempo e ogni anno complessivamente 100 milioni di litri di carburante. «È arrivato il giorno che sembrava non dovesse arrivare mai, che manda in soffitta i professionisti del “tanto non ce la farete mai”, del piagnisteo e della lamentazione, è il giorno che sembrava talmente lontano l’anno scorso», ha detto Renzi alla cerimonia di inaugurazione, aggiungendo che si tratta del «modo migliore per chiudere il 2015, un segnale di ripartenza». «L’8 novembre di un anno fa – ha ricordato il premier – quando si disse che entro un anno avremmo inaugurato quest’opera, fummo accolti con disillusione, come quando dicevamo che avremmo fatto l’Expo e che sarebbe stato un successo. Il 2015 si chiude con l’inaugurazione della variante, con il successo dell’Expo, con l’occupazione che torna a crescere. Le promesse si rispettano e le tasse scendono perché se l’Italia fa l’Italia non ce n’è per nessuno, se facciamo quello che dobbiamo fare siamo il Paese più all’avanguardia, più innovativo, più attraente». Il premier: l’Italia mette l’acceleratore alle opere pubbliche «L’Italia mette l’acceleratore sulle opere pubbliche sbloccando i progetti», assicura ancora il presidente del Consiglio. Questo può «portare la crescita, con il numerino 1 davanti». Sul tema delle infrastrutture da realizzare «Delrio mi ha fatto l’elenco e mi ha suggerito di dirvi che la prossima è la Salerno-Reggio Calabria, però se si finisce anche quella poi…». L’amministratore delegato di Autostrade Castellucci, aggiunge Renzi parlando degli ultimi lavori da completare sulla Firenze-Bologna, «mi ha detto di non dire che la terza corsia fra Firenze Nord Barberino deve essere pronta nel 2020, ma che lui vuole forzare al 2019». Lo stesso, Giovanni Castellucci, amministratore delegato di Autostrade, a marzo 2015 aveva ammesso un raddoppio dei costi della Variante di valico da 3,5 a 7 miliardi di euro: “La Variante – aveva detto – è stata progettata negli anni 90, io non c’ero, sicuramente col senno di poi oggi la progetteremmo in maniera differente, più in galleria e più profonda”. Una perizia del tribunale civile di Roma ha però spiegato che ancora fino al 2007-2008 (gli scavi iniziarono dopo) un monitoraggio più approfondito avrebbe portato a scoprire che la riattivazione delle frane era “sia possibile che probabile” e “che se considerata avrebbe probabilmente indotto a fare scelte progettuali diverse” per la galleria Val di Sambro. Antonio Di Pietro, nel 1996 da Ministro delle Infrastruture, era favorevole alla variante, poichè conosceva bene il tratto appenninico tra Bologna e Firenze per averlo percorso da nord a sud e viceversa per molti anni come tanti di noi meridionali, migrati per lavoro al settentrione d’Italia più evoluto economicamente e civilmente, checché ne dicano i meridionalisti piagnoni. L’Italia ha bisogno di ammodernarsi, basti pensare che il ponte sullo stretto di Messina è una piccola opera rispetto a quella dei danesi, dei cinesi e degli americani. Eppure l’Italia di Renzi così attivo non riesce ad uscire dalla palude delle chiacchiere inconcludenti e frenanti lo sviluppo economico. Ma facciamolo il ponte sullo stretto di Messina, tra il mito di Scilla e Cariddi, passerà la tecnologia moderna e la progettualità italiana che non è secondaria a nessuno nel mondo perché dentro ha i geni di Leonardo, Raffaello, Michelangelo, Galileo, Fermi, Montalcini, Nervi, ecc..