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IL FASCISMO- LA VERITA’ STORICA

(Gianluca Martone) Nelle scorse settimane, è stata approvata in Parlamento una discutibile normativa anti-fascista, che il giornalista della Nuova Bussola Quotidiana Robi Ronza ha duramente criticato:” Per una legge superflua che esce di scena eccone subito un’altra in arrivo. Proprio nei giorni in cui il governo decideva il rinvio sine die della cosiddetta legge dello ius soli la Camera ha discusso e poi votato un progetto di legge “contro l’apologia del fascismo”. Approvato l’altro ieri dalla Camera con 261 voti a favore, 122 contrari e 15 astenuti ( hanno votato contro i 5 Stelle, Forza Italia e Lega Nord), il progetto, che ora passa al Senato, prevede l’introduzione nel codice penale di un nuovo articolo, il 293-bis, che punisce «chiunque propaganda le immagini o i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco». Le pene per chi commette queste reati vanno dai sei mesi ai due anni di reclusione, e sono aumentate di un terzo se il reato viene commesso su internet. Che bisogno ce n’era? Già dal 1952 vige una legge che, oltre a vietare la ricostituzione del partito fascista, punisce anche «chiunque pubblicamente esalti esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche». Si tratta di una legge che venne varata per mettere in atto la XII disposizione transitoria della Costituzione: «È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista». Non si comprende dunque perché ci voglia una legge nuova. Basterebbe applicare quella che già c’è. Per quanto riguarda d’altra parte la cittadinanza degli stranieri minori, già con le leggi vigenti essi diventano cittadini italiani per trasmissione se tali diventano i loro padri e madri: non c’era bisogno di una nuova legge per questo, come già avemmo modo di osservare. Perché allora si dedicano tanto tempo e tante energie per proporre e possibilmente varare leggi del genere? Per motivi che hanno poco o nulla a che vedere con la loro necessità. Più della legge interessa evidentemente l’eco mediatico che si può ricavare dal loro dibattito e poi eventualmente dall’annuncio della loro entrata in vigore. L’effettiva utilità e l’effettiva efficacia delle nuove norme non interessa poi molto a Parlamenti che si occupano pochissimo di ciò per cui le assemblee di rappresentanza dei cittadini originariamente nacquero, ossia appunto il controllo della pubblica amministrazione e il contenimento della spesa pubblica. Nel caso particolare della nuova eventuale legge “contro l’apologia del fascismo” si può poi intravvedere un tentativo di riattivare, in forma aggiornata ai tempi, la “macchina” ideologica che negli anni della Guerra fredda consentì in Italia di dare comunque uno stabile ruolo indiretto di governo al Partito Comunista. Il motore di tale macchina era il presunto pericolo di una rinascita del fascismo. L’affermato incombere di questa eventualità, in effetti del tutto impossibile, giustificava il comune impegno antifascista, e quindi anche una certa alleanza, tra tutte le forze del cosiddetto “arco costituzionale”, ossia tra tutti i partiti (dalla Dc fino al Pci) che avevano avuto rappresentanza nell’Assemblea Costituente. Oggi solo il Pd e altri partiti alla sua sinistra possono richiamarsi a tale tradizione. Forza Italia contiene molto dell’antico Partito socialista di Bettino Craxi e anche un po’ di Democrazia Cristiana ma fa finta di no, mentre la Lega Nord e il Movimento 5 Stelle non hanno legame alcuno con quell’epoca. Riagitare il pericolo di una rinascita del fascismo gioca perciò a favore del Pd, cui non a caso si deve la mobilitazione in Parlamento a sostegno del progetto di legge di cui si diceva. Non è comunque questo il solo caso di leggi volute per motivi che hanno poco a che vedere con la loro urgenza effettiva. Di pari passo con il mancato affronto dei grandi problemi reali del Paese si moltiplicano in questi anni le nuove norme superflue, quando non dannose, con cui si vanno a sanzionare in modo specifico reati già presi in considerazione da norme vigenti, come è il caso ad esempio dell’ “omicidio stradale”. O peggio ancora le si introducono di fatto semplicemente per pressione mediatica come è il caso del “femminicidio”. Sarebbe importante rendersi conto che, inquinando e complicando oltre ogni limite la legislazione, questo fenomeno contribuisce a togliere spazio alla libertà e a rendere più arbitrario il potere. Di un eventuale programma di riforma generale dello Stato un grande lavoro di riduzione e di semplificazione delle leggi sarebbe perciò non meno urgente di una riforma complessiva dell’amministrazione statale”. Per chiarire nel migliore dei modi il Fascismo e il suo importante ruolo nella storia del nostro Paese, occorre analizzare i rapporti con la massoneria. Una volta salito al potere, Mussolini cominciò la sua marcia di avvicinamento alla Chiesa Cattolica Romana (che ricordiamo aiutò Mussolini ad andare al potere) che culminò nella stipulazione dei Patti Lateranensi nel 1929, vantaggiosi sia per Mussolini che per il Vaticano, ma soprattutto per il Vaticano. In questa marcia il Fascismo doveva impedire alla Massoneria di intromettersi nei piani del Governo, e quindi Mussolini cominciò a distanziarsi dalla Massoneria, e così il 15 febbraio 1923 nella sua quarta riunione, il Gran Consiglio del Fascismo dichiarò l’incompatibilità tra iscrizione al Partito Nazionale Fascista (PNF) e appartenenza alle Logge massoniche. Nonostante però questa sua opposizione alla Massoneria, Mussolini continuò a servirsi dei massoni che già collaboravano con lui e di altri ancora. Per esempio, si servì dell’economista Alberto Beneduce di cui lui aveva grande stima e che fu a capo dell’IRI. Le logge cominciarono ad essere oggetto di atti ostili da parte degli squadristi nel luglio 1923, e poi all’inizio del 1924 ci fu una prima raffica di assalti e devastazioni. Il Regime fascista peraltro, essendosi eretto a strenuo difensore della Chiesa Cattolica, contestava alla Massoneria il suo anticlericalismo, infatti Rodolfo Briganti, rivolgendosi alla Massoneria, su ‘Critica Fascista’ scriveva: “Il Fascismo riprova questo spirito anticattolico per ragioni di ordine morale, storico, politico. Quel perfezionamento morale che la Massoneria italiana e mondiale dice di voler perseguire è compreso potenzialmente nella dottrina religiosa. La religione è parte inesauribile di ogni insegnamento etico che contribuisce a formare buoni cittadini plasmandoli al fuoco del giusto, del bello, dell’onesto” (citato in Fabio Venzi, Massoneria e fascismo. Dall’intesa cordiale alla distruzione delle Logge: come nasce una «guerra di religione», Editore Castelvecchi, 2008, pag. 51 – invece di ‘la religione è parte …’ nel documento che si trova in appendice a pag. 117 c’è ‘la religione è fonte …’). Poi il 12 gennaio 1925 Mussolini presentò alla Camera un disegno di legge sulla disciplina di associazioni, enti e istituti e sull’appartenenza ai medesimi del personale dipendente dallo stato, dalle amministrazioni comunali e provinciali e da istituti sottoposti per legge alla tutela dello stato e degli enti locali; disegno di legge che pur non nominando mai la massoneria era stato presentato dal Partito Fascista per mettere fuorilegge proprio la massoneria. Infatti il deputato comunista Antonio Gramsci in un suo discorso alla Camera che tenne a maggio affermò: ‘Il disegno di legge contro le società segrete è stato presentato alla Camera come un disegno di legge contro la massoneria; esso è il primo atto reale del fascismo per affermare quella che il Partito fascista chiama la sua rivoluzione. Noi, come Partito comunista, vogliamo ricercare non solo il perché della presentazione del disegno di legge contro le organizzazioni in generale, ma anche il significato del perché il Partito fascista ha presentato questa legge rivolta prevalentemente contro la massoneria’, e ad un deputato che lo interruppe dicendogli ‘Parli della massoneria’ Gramsci rispose: ‘Volete che io parli della massoneria. Ma nel titolo della legge non si accenna neppure alla massoneria, si parla solo delle organizzazioni in generale’. E ad un giornalista che lo interrogò sulla natura e l’intenzione del disegno di legge, Mussolini rispose: ‘In Germania, in Inghilterra, in America i massoni sono una confraternita caritatevole e filantropica. In Italia, invece, i massoni costituiscono un’organizzazione politica segreta. Di più e di peggio, essi dipendono completamente dal Grande Oriente di Parigi. Io auspico che i Massoni italiani diventino quello che sono gli inglesi e gli americani: un’associazione fraterna apolitica di mutuo soccorso’ (in Aldo Mola, Storia della Massoneria italiana, pag. 536). Il 19 Maggio 1925 venne approvato dalla Camera il disegno di legge, e successivamente, il 20 novembre 1925 esso fu approvato dal Senato. La legge fu pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 26 novembre, ed è passata alla storia come ‘la legge contro la massoneria’ perchè in essa la Massoneria veniva implicitamente definita ‘associazione segreta’ e così messa al bando. E in questa maniera quindi Mussolini si accattivò la benevolenza della Chiesa Cattolica Romana, nemica storica della Massoneria, che cercava degli alleati nella sua lotta secolare contro la Massoneria. La messa al bando della Massoneria quindi procurò al Fascismo una ulteriore patente di credibilità agli occhi della Chiesa papista. Peraltro, pur conoscendo le intenzioni di Mussolini in merito alla massoneria, la rivista dei gesuiti Civiltà Cattolica pochi mesi prima sembrò ricordare a Mussolini che la messa al bando della massoneria costituiva un elemento di successo per l’eventuale trattativa con la Santa Sede; ed infatti, scriveva: ‘… la massoneria anglo-americana, stretta d’intenti e di scopi con le varie sette protestanti e teosofiche, tenti, in Italia e negli altri Paesi cattolici d’Europa la medesima opera iniziale di proselitismo e di demolizione del sentimento cattolico e di snazionalizzazione che si sta compiendo con ingentissimi mezzi e, purtroppo, in molti luoghi con successo, conforme alle loro speranze, in tutti i Paesi cattolici dell’America latina»; e proseguendo chiedeva che la gente venisse informata «intorno a questi gravi pericoli che minacciano a un tempo gli interessi della fede e della Nazione, onde sappia riconoscere in coloro che vantano la privativa di sentimento di Patria, i veri traditori d’Italia e affinché, ciò che più preme, si prendano ad ora e tempo opportuni provvedimenti prima che i biechi maneggi della setta producono effetti irreparabili»’. Il 22 novembre il Gran Maestro del GOI, Domizio Torrigiani, ordinò l’autodissoluzione delle logge italiane alla sua obbedienza e la ‘Rivista Massonica’ cessò le pubblicazioni. La persecuzione antimassonica proseguì per tutto il periodo della dittatura, tanto che Mussolini, rivolgendosi a un gruppo di federali, disse: ‘I massoni che sono in sonno potrebbero risvegliarsi. Eliminandoli si è sicuri che dormiranno per sempre’. Gli squadristi saccheggiarono le logge, e tanti massoni furono vittima di aggressioni da parte delle squadre fasciste. All’inizio del 1926, il governo Mussolini, acquisì Palazzo Giustiniani – la sede storica del Grande Oriente d’Italia – al demanio pubblico e ne concesse l’utilizzo al Senato. Torrigiani e tanti altri massoni vennero mandati al confino, mentre molti altri massoni intrapresero la via dell’esilio rifugiandosi soprattutto in Francia, dove nel 1930 a Parigi fu ricostituito il Grande Oriente d’Italia, che fu aiutato finanziariamente in particolar modo dai massoni italo-americani. La Massoneria comunque in Italia non scomparve, perchè continuò ad operare nella clandestinità (nel senso che comunque sia tanti massoni continuarono a riunirsi in maniera informale), e poi una parte dei Massoni entrarono nei Rotary Clubs che infatti subirono una rapida diffusione in quel periodo. La Massoneria riprenderà ad operare apertamente e si ricostituirà una volta caduto il fascismo, e come vedremo dopo in questa opera di rifondazione ebbe un ruolo determinante un ‘pastore’ protestante italo americano, che era un potente massone. Il Fascismo delle origini e la Massoneria, comunque li si rigirino, sono due fenomeni imparagonabili. Il Fascismo fu un’ideologia del riscatto popolare, della mobilitazione di massa attorno ai simboli esclusivi dell’Italianità, una religione della Patria per nulla laica, ma sacrale, incentrata non sui diritti, ma sui doveri della convivenza. Non “due religioni laiche”, dunque, ma un progetto universalista da una parte e una religione politica popolare, una mistica della tradizione etnica dall’altra. E il “patriottismo” massonico poco ha a che vedere col radicale nazionalismo fascista. Questa estraneità di valori, per altro, l’ha sottolineata anche lo storico massone Aldo A. Mola, descrivendo come semplici «assonanze ideologiche epidermicamente affioranti» quello che Venzi invece considera prossimità ideologica.

Ma allora, come si spiega che il Fascismo ante-marcia era pieno di massoni? Prima di tutto col fatto che, ai tempi, chi non era filo-ecclesiastico, se voleva fare politica, prima o dopo capitava dalle parti della loggia. Era così da qualche secolo. In secondo luogo, è sempre stata tipica della Massoneria la pratica dell’infiltrazione. Stare ovunque, essere presenti su tutti i fronti. Per questo, come ricorda lo stesso Venzi, il Grande Oriente non aveva remora alcuna, ma era anzi molto interessato, a entrare nelle file fasciste: «La Massoneria non potrebbe essere se si astraesse dalla vita reale, e non si preoccupasse di penetrare dappertutto, non fosse che a titolo di osservazione e vigilanza», ebbe cura di precisare il “fratello” onorevole Terzaghi. Come spiegato bene da Evola in memorabili pagine, la Massoneria ha una doppia faccia. Quella antica, tradizionale e “operativa”, connessa con le corporazioni di mestiere. E quella moderna, sovversiva, cosmopolita e “speculativa”, alto-borghese e fanaticamente illuminista. Questo rovesciamento, avvenuto a cavallo tra Seicento e Settecento, Evola lo definì un “mistero”. Si parla, né più né meno, dell’utero da cui è stata partorita la modernità, così come la sperimentiamo ogni giorno. Non è un problema da poco. È il grande enigma. Una vera “parola di passo” non ancora decrittata. Come sia avvenuto che quel grumo di universalismo deista, biblista, a volte – come ha scritto la storica Margaret C. Jacob – anche ebraizzante, sempre parlamentarista, con una sottocultura del segreto che riserva al solo potente la facoltà del “libero pensiero”… come sia avvenuto che dalla corporazione e dalla gilda medievali si fuoriuscito quel potere gigantesco nato un bel giorno – come ricordava Pound – con la fondazione della Banca d’Inghilterra nel 1694 e la creazione della prima loggia inglese nel 1717, questo resta, ancora oggi, una sorta di mysterium tremendum, attorno al quale invano si agita lo storico profano. Il Fascismo europeo è stato debellato proprio nel nome degli ideali massonici di eguaglianza, fraternità e libertà (per i ricchi) e precisamente da una potenza, gli Stati Uniti, che veicola apertamente i programmi della Massoneria sin dalla sua carta costituzionale. Il Fascismo si sbarazzò della Massoneria perché questa è per struttura anti-nazionale e recisamente classista: da una parte la setta “illuminata” dei reggitori del mondo, dall’altra la plebe universale. Il sogno massonico di Hiram redento, prossimo costruttore di un mondo piallato dalla “fraternità” indifferenziata, è evidentemente l’opposto di un’ideologia dell’identità di popolo, della tradizione nazionale e dell’onore sociale. L’odierna Trilateral, espressione massonica del dominio globale del profitto privato, può contemplare con soddisfazione l’opera alchemica di annientamento di ogni diversità tra i popoli. Un lavoro iniziato nel Settecento e oggi in via di avanzata realizzazione.

Il Governo fascista tutelo’ nel migliore dei modi le donne lavoratrici, com’è stato sottolineato dalla giornalista Emma Moriconi in un suo interessante contributo:” Si tratta del Regio Decreto del 22 marzo 1934 n. 654, un Testo Unico – nel quale andarono a convergere le leggi numero 2277 del 1925 e la 1168 del 1927 – dedicato alla protezione e assistenza della maternità e infanzia. Parliamo dell’istituzione dell’Opera Nazionale Maternità e Infanzia, della quale abbiamo già parlato a lungo, che doveva provvedere all’assistenza delle madri o dei minori bisognosi. L’ONMI fondò istituzioni di assistenza, casse di maternità, e provvide a tutto quanto fosse necessario alle madri che ne avevano necessità. Nel caso specifico di cui parlava la signora di Agropoli, vediamo come il Decreto Legge del 22 marzo 1934 andò a regolamentare la materia in modo preciso e compiuto per la prima volta nella storia d’Italia. Grazie a questa riforma era vietato adibire le donne al lavoro nel periodo che precedeva e seguiva il parto, l’astensione obbligatoria post partum venne fissata in sei settimane, la pre partum a un mese. Salvo che venisse prodotta richiesta della donna e esibito certificato medico che attestasse la prosecuzione del lavoro senza rischio di pregiudizio per le sue condizioni di salute: in questo caso il periodo era riducibile fino a tre settimane. Inoltre venne istituito il periodo di astensione facoltativa: l’art. 8 conferiva alla donna il diritto di assentarsi “fin dall’inizio della sesta settimana antecedente la data presunta del parto”. Al datore di lavoro venne imposto l’obbligo di conservazione del posto, e – con l’art. 11 – gli venne imposto il divieto di licenziamento della donna. Inoltre alle donne venne garantita la possibilità di allattare al seno i figli senza pericolo di conseguenze pregiudizievoli per la loro posizione lavorativa. Non finisce qui: gli artt.14-17 obbligavano i datori di lavoro a dare alle mamme che allattavano al seno i propri figli due periodi di riposo durante la giornata proprio per provvedere all’allattamento, per un anno dalla nascita del bambino. La durata dei riposi venne dettata per legge in un’ora ciascuno: il datore di lavoro poteva predisporre un’apposita camera per l’allattamento, viceversa la donna aveva diritto di uscire dall’azienda. La camera per l’allattamento era obbligatoria per le aziende in cui erano occupate almeno 50 donne di età compresa tra i 15 e i 50 anni”.

A differenza del governo PD, che non ha fatto nulla nel corso dell’ultimo anno per concedere un’abitazione dignitosa ai terremotati, ecco come si comporto’ il Governo fascista dopo il terremoto in Lucania del 1930..Vulture, 23 luglio 1930. Venne segnalato un sisma di magnitudo momento 6,7 della Scala Mercalli. Il terremoto, che prende il nome dal Monte Vulture alle cui pendici si verificarono ingenti danni, colpì soprattutto la Basilicata, la Campania e la Puglia; ebbe i suoi massimi effetti nella zona montuosa fra le province di Potenza, Matera, Benevento, Avellino e Foggia. Il terremoto causò la morte di 1404 persone prevalentemente nelle province di Avellino e Potenza, interessando oltre 50 comuni di 7 province. Il sisma fu aggravato dalla scarsa qualità dei materiali usati per le costruzioni e dalla natura argillosa dei terreni, approvati prima dell’arrivo di Mussolini e del Fascismo. Il capo del Governo, Mussolini, appena conosciuta notizia del disastro convocò l’allora Ministro dei Lavori Pubblici, l’on. Araldo di Crollalanza e gli affidò l’opera di soccorso e ricostruzione. Araldo di Crollalanza, in base alle disposizioni ricevute e giovandosi del RDL del 9 dicembre 1926 e alle successive norme tecniche del 13 marzo 1927, norme che prevedevano la concentrazione di tutte le competenze operative, nei casi di catastrofe, nel Ministero dei Lavori Pubblici, fece effettuare nel giro di pochissime ore il trasferimento di tutti gli uffici del Genio Civile, del personale tecnico, nella zona sinistrata, così come era previsto dal piano di intervento e dalle tabelle di mobilitazione che venivano periodicamente aggiornate. Secondo le disposizioni di legge, sopra ricordate, nella stazione di Roma, su un binario morto, era sempre in sosta un treno speciale, completo di materiale di pronto intervento, munito di apparecchiature per demolizioni e quant’altro necessario per provvedere alle prime esigenze di soccorso e di assistenza alle popolazioni sinistrate. Sul treno presero posto il Ministro, i tecnici e tutto il personale necessario. Destinazione: l’epicentro della catastrofe. Naturalmente, come era uso in quei tempi, per tutto il periodo della ricostruzione, Araldo di Crollalanza non si allontanò mai dalla zona sinistrata, adattandosi a dormire in una vettura del treno speciale che si spostava, con il relativo ufficio tecnico da una stazione all’altra per seguire direttamente le opere di ricostruzione. I lavori iniziarono immediatamente. Dopo aver assicurato gli attendamenti e la prima opera di assistenza, si provvide al tempestivo arrivo sul posto, con treni che avevano la precedenza assoluta di laterizi e di quant’altro necessario per la ricostruzioni. Furono incaricate numerose imprese edili che prontamente conversero sul posto, con tutta l’attrezzatura. Lavorando su schemi di progetti standard si poté dare inizio alla costruzione di casette a pian terreno di due o tre stanze anti-sismiche, particolarmente idonee a rischio. Contemporaneamente fu disposta anche la riparazione di migliaia di abitazioni ristrutturabili, in modo da riconsegnarle ai sinistrati prima dell’arrivo dell’inverno. A soli tre mesi dal catastrofico sisma, e precisamente il 28 ottobre 1930, le prime case vennero consegnate alle popolazioni della Campania, della Lucania e della Puglia. Furono costruite 3.746 case e riparate 5.190 abitazioni. Mussolini salutò il suo Ministro dei Lavori Pubblici al termine della sua opera con queste parole: Eccellenza Di Crollalanza, lo Stato italiano La ringrazia non per aver ricostruito in pochi mesi perché era Suo preciso dovere, ma la ringrazia per aver fatto risparmiare all’erario 500 mila lire. L’intervento complessivo, difatti era venuto anche a costare meno del previsto. Nonostante il breve tempo impiegato nel costruirle e nonostante i mezzi tecnologici relativamente antiquati di cui poteva disporre l’Italia del 1930, le palazzine edificate in questo periodo resistettero ad un altro importante terremoto che colpì la stessa area 50 anni dopo.