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Attenti alla demolizione del ponte Moranti a Genova!

(Lettera al Direttore) Gentile Direttore, la classica “demolizione controllata” con il collasso mediante esplosivo, degli interi edifici e stabilimenti sottostanti il ponte, sarebbe la soluzione più rapida, ma richiederebbe il preventivo allontanamento delle parti in muratura, infissi e mobilio interni e si dovrebbe limitare, penso, alla sola struttura in cemento armato residuale. Questo per evitare, altrimenti, che l’intero quartiere – dopo l’implosione – venga ricoperto di polvere e detriti per lungo tempo. Questa determinerebbe lo spazio sufficiente, forse, alla demolizione, con lo stesso sistema (ma progressivo), delle strutture del ponte stesso. In alcuni punti della struttura del Morandi – in particolare il sedime ferroviario – si potrebbe utilizzare un mix di tecniche di demolizione controllata, delicate e che risolvono molti problemi difficili. Non conosco esattamente le condizioni in loco, gli spazi, i sistemi di puntellatura, sospensione e di allontanamento, ma da quello che si può capire in televisione, vedrei bene una demolizione controllata con il filo diamantato raffreddato ad acqua le cui leggere attrezzature sono disposte lontano dalle strutture da tagliare. Un sistema delicato, rapido, senza vibrazioni dannose, fatto con piccole macchine (sistemabili anche sulle terrazze degli edifici sottostanti, magari puntellandone i solai tra loro fino a terra) con il quale le dimensioni dei blocchi da tagliare ed allontanare siano condizionati dalle situazioni accessorie. Fra cui i sistemi di sospensione dei pezzi con gru dal lungo braccio ed il loro trasferimento. Talune pinze frantumatrici (che lavorano attualmente sui blocchi a terra) possono arrivare a grandi altezze e distanze e sarebbe interessante vedere se possono raggiungere le parti alte del ponte (anche se con pinze piccole). Escludo altri metodi di demolizione controllata di strutture in cemento armato, come cementi e martinetti cosiddetti “spaccaroccia” (più lenti, ma che richiedono di operare sulle strutture da demolire). Una cosa è certa. Genova e l’italia hanno bisogno di una nuova, indispensabile via di scorrimento per veicoli e merci. E che i molti morti avvenuti per l’incuria di pochi (alle cui famiglie va il mio cordoglio) non abbiano più a ripetersi. Dr.Marco Biffani da Roma