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Terremoti. Non vanno accettati con fatalità, ci si deve organizzare per salvare vite umane

Il macabro conto delle vittime che si trovano sotto le macerie dei paesi epicentro del terremoto che ha scosso il centro Italia proseguirà purtroppo per ancora diversi giorni, tra annunci, proclami, solidarietà, cene di beneficenza, raccolte fondi; tra di chi ride per i nuovi affari e di chi piange i morti.
Perché ad ogni terremoto, con fatalità si aspetta di recitare l’ennesimo copione che puntualmente avverrà? Avverrà perché l’Italia è un paese a rischio sismico. Non solo per i paesi poco popolati di montagna che si trovano sulla dorsale appenninica. Da mesi la faglia tra il Vesuvio, Pozzuoli e Roccamonfina è in fibrillazione con piccole scosse. Segnali d’allarme ci sono stati, ma preferiamo ignorarli. Anche in provincia di Caserta quando un terremoto di magnitudo 3,6 dello scorso 28 giugno ha modificato alcune sorgenti d’acqua dell’area. Segnale che il sottosuolo si muove.
Francesco Peduto – Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi:  

““In Italia almeno 24 milioni di persone vivono in zone ad elevato rischio sismico . La zona dell’Italia centrale colpita è riconosciuta come ad alto rischio sismico  del resto come la quasi totalità della catena appenninica – ha proseguito Peduto –  da nord a sud. Questa notte si è mossa una faglia appenninica di tipo distensivo. Ma l’Italia intera – come è noto – è ad alto rischio, proprio perché è un paese geologicamente giovane e di frontiera”.
“In generale il rischio è più spinto lungo l’Appennino e poi meno eclatante man mano che ci si allontana da esso. Ma non ci sono territori totalmente esenti.
Noi geologi da anni diciamo che in Italia siamo ben lontani da una cultura di prevenzione. Innanzitutto sarebbe necessaria una normativa più confacente alla situazione del territorio italiano. Noi – ha concluso Peduto –  proponiamo un fascicolo del fabbricato con una classificazione sismica degli edifici. Fondamentale anche un piano del Governo per mettere in sicurezza tutti gli edifici pubblici.
 “Perché cresca la coscienza civica dei cittadini nell’ambito della prevenzione sismica bisognerebbe cominciare a fare anche una seria opera di educazione scolastica – ha concluso il Presidente –  che renda la popolazione piu’ cosciente dei rischi che pervadono il territorio che abitano . Non dimentichiamo che, secondo alcuni studi, una percentuale tra il 20 e il 50% dei decessi, in questi casi, è causata da comportamenti sbagliati dei cittadini durante l’evento sismico ”.
In Italia in media un sisma di magnitudo superiore ai 6.3 ogni 15 anni”

“Sul nostro Pianeta, si verificano, in media, ogni anno, almeno un paio di terremoti distruttivi ed in Italia un sisma di magnitudo superiore a 6.3. ogni 15 anni in media. Ciò dovrebbe spingere ad una maggiore cultura della prevenzione sismica e della protezione civile”. Lo ha dichiarato poco fa Fabio Tortorici , Presidente della Fondazione Centro Studi del Consiglio Nazionale dei Geologi , commentando quanto sta accadendo in queste ore in Italia

“È necessario un continuo aggiornamento delle mappe di pericolosità sismica del territorio nazionale – ha proseguito Tortorici – e per far ciò sarebbe indispensabile la presenza dei geologi in ogni comune, con una loro distribuzione accurata sul territorio e non lacunosa come allo stato attuale.

Gli studi di microzonazione sismica, cioè di suddivisione di un dato territorio in zone omogenee sotto il profilo della risposta a un terremoto di riferimento atteso, tenendo conto delle interazioni tra onde sismiche e condizioni geologiche, topografiche e geotecniche locali, hanno dato i loro risultati; infatti, i fabbricati realizzati dopo l’entrata in vigore delle nuove Norme Tecniche sulle Costruzioni (NTC) del 2008, hanno meglio resistito alla scossa di questa notte.

La microzonazione sismica ha una importante dimensione “sociale”, perché la conoscenza delle risposte dei vari siti è una condizione imprescindibile per prendere decisioni di governo del territorio. I risultati sono di grande utilità nella:pianificazione territoriale e urbanistica (per orientare la scelta di nuovi insediamenti e infrastrutture, per definire le priorità degli interventi sull’esistente); questo tipo di studi sono il futuro della geologia sismica e della prevenzione dai terremoti.

Ma una realistica classificazione sismica del territorio nazionale, una pianificazione urbanistica una progettazione che segua i criteri antisismici non basta. Ma una delle condizioni fondamentali per la sicurezza del territorio è anche una “cultura diffusa”della prevenzione sismica, dal mondo politico ed istituzionale ai bambini delle scuole primarie”.