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CASERTA Un laboratorio per la città bene comune

(da Pasquale Iorio) CASERTA In un recente intervento il nuovo Presidente della Provincia di Caserta ha affermato quanto segue: «E’ desolante l’immagine che si ha del nostro territorio all’estero”, a supporto di una intervista rilasciata dal neo consigliere regionale GPiero Zinzi alla stampa belga. Per la verità io trovo ancora più desolante l’inerzia della politica e delle istituzioni locali a far fronte alle tante emergenze che offendono il nostro territorio e degradano le nostre condizioni di vita e di civiltà. Mi chiedo dove sono i progetti per far fronte a questi problemi e per avviare percorsi di riscatto, anche economico-sociali e produttivi.
Partiamo da un caso di eccellenza, quello della mozzarella di bufala DOP: a fronte delle notevoli iniziative di promozione messe in campo in altre zone della Regione (come quelle del salernitano con eventi internazionali), qui non succede niente (ad eccezione di qualche sagra paesana), anzi persistono polemiche e separatezze tra i principali attori istituzionali (dai comuni alla provincia fino alla Camera di Commercio). Nemmeno il Consorzio DOP finora si è dimostrato all’altezza.In merito alle bonifiche delle “terre dei fuochi” ed al disinquinamento dei nostri fiumi (a partire dai Regi Lagni) si continua con le solite litanie. E intanto il mare continua ad essere fortemente inquinato in una larga parte della costa domiziana (in particolare da Pinetamare verso Ischietella). I comuni continuano ad essere inerti di fronte alla devastazione della cave sui Colli Tifatini: ogni tanto si risente parlare di un vecchio ambizioso progetto per un parco, ma niente si muove in tale direzione. Tanti beni comuni di inestimabile valore storico ed artistico rimangono in condizioni di degrado o sottoutilizzati, come indecorosi tesori lasciati in abbandono. Tutti dicono che bisogna fare sinergie, creare itinerari e distretti turistici, culturali: ma niente si vede all’orizzonte. Anzi, vengono rifiutate proposte come quelle avanzate dal FTS Casertano al comune capoluogo per attivare il Regolamento per una gestione partecipata e condivisa dei beni comuni (sul modello Labsus, avviasti in tante città italiane).Potremmo continuare con tanti altri esempi negativi. Ci fermiamo qui per carità di patria. Se guardiamo le dinamiche sociali ed economiche degli ultimi decenni potremmo definire la nostra Provincia come una “terra dell’incompiutezza” (come ha fatto di recente un noto studioso). Sono diventati tanti i progetti di grandi opere pubbliche e private rimasti sulla carta, in alcuni casi avviati con grandi dispendio di risorse e mai completati: come il nuovo Policlinico, l’interporto Maddaloni-Marcianise, l’Aeroporto Internazionale, il disinquinamento dei Regi Lagni. Un caso scandaloso è diventato il famoso accordo di programma che doveva segnare la rinascita della zona domiziana. Che fine ha fatto? Perché il comune e la Regione non provano a rilanciarlo? Ora sembra che grazie ai cinesi a settembre dovrebbe partire il progetto per la realizzazione del porto turistico a Pinetamare. Speriamo che l’efficienza e la determinazione asiatica riusciranno a far decollare questa infrastruttura, che finora era rimasta un miraggio sbandierato dalle vari amministrazioni locali e dai privati (capaci solo di depredare risorse senza creare sviluppo).Va detto che finora uno dei pochi esempi che brilla in questo panorama di degrado èquello di Casal di Principe: grazie ad un uso intelligente e lungimirante di un bene liberato dal dominio della camorra, la Casa di don Diana che è stato trasformato in un centro espositivo in collaborazione con gli Uffizi ed altri grandi Musei (come Capodimonte e quello Campano di Capua). “La luce che vince l’ombra”: è l’efficace titolo dato alla mostra, per dare il senso che nella terra una volta nota come Gomorra ora si è messo in moto un processo di riscatto grazie alla collaborazione, alla partecipazione attiva del comune e di altre istituzioni, di imprese ed in particolare della rete di associazioni e di volontariato – in particolare dei giovani (gli ambasciatori), che stanno facendo anche attività formative ed esperienze conoscitive che saranno utili per il loro futuro.Per fortuna ci sono tante altre buone pratiche sparse sul territorio provinciale dove una rinnovata sapienza è nata grazie alla capacità di innescare nuove competenze su antichi saperi, con il recupero di prodotti tipici che rischiavano di scomparire, con la tutela e la valorizzazione di antiche tradizioni, di beni storici ed ambientali: come nel caso del GAL del Matese; dei giovani produttori agricoli del caiatino; del progetto di recupero avviato a Succivo con Legambiente; del distretto del Falerno in via di costruzione nella zona del Massico; del festival della tammorra riproposto nella zona aversana dal mio amico Bruno Lamberti; di Lunarte a Casanova di Carinola, di tante altre manifestazioni culturali promosse dai comuni ed associazioni a Parete, a Piedimonte MT, in Valle di Suessola (solo per citare alcuni esempi).Questa è una strada seria e concreta da seguire, una buona pratica di cui anche la regione e la Provincia di Caserta possono fare tesoro per poter ripartire con la cultura (per fare in modo che tante strutture – come quelle del Museo Campano – del Real Sito di Carditello – del Polo Culturale di Villa Vitrone) possano diventare dei centri di socialità, di coesione sociale e sviluppo locale, di promozione della cultura della conoscenza e dell’innovazione. E’ questa la via per risalire la china in modo concreto, senza sterili lamentele nei confronti di chi ci critica (a volte in modo sbagliato). Come rete delle Piazze del Sapere e FTS Casertano stiamo cercando di operare e di dare un contributo in tale direzione, che va esteso e rafforzato a tutti i livelli, grazie all’apporto delle forze sane e produttivo, del mondo delle imprese e del lavoro, della scuola e dell’università. Solo con la discesa in campo dei talenti e delle competenze del mondo delle professioni si potrà innovare la nostra classe dirigente, che rimane il vero punto critico, il limite per ogni progetto di sviluppo. E’ una battaglia politica e culturale aperta, che come ci insegnava Antonio Gramsci oggi può essere giocata per far fronte alle sfide della globalità “con il pessimismo dell’intelligenza, con l’ottimismo della volontà”. Speriamo che con questa consapevolezza nella prossima tornata elettorale si possa aprire un confronto serio tra i partiti, anche aperto alla società civile ed al terzo settore, fatto di idee, di progetti e di valori per poter offrire finalmente alla città capoluogo una amministrazione capace, competente e determinata. Si potrebbe attivare un “Laboratorio per la città bene comune”, in cui tutti possono concorrere con le proprie proposte, per evitare di fare gli errori del passato

Pasquale Iorio