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San Cipriano d’Aversa e Tacito Cecilio Cipriano, annotazioni sull’ambiente

Giuseppe Pace (Esperto Internazionale di Ecologia Umana). San Cipriano d’Aversa (CE). Quanti sanno della storia che si cela dietro i santi tutti oppure anche solo i patroni dei nostri circa 8 mila comuni? Per l’esattezza i comuni italiani sono, complessivamente 8.101, 551 sono i comuni campani e quelli casertani 104 come i comuni del territorio padovano, che però ha una sola grande e storica Diocesi. Quanti conoscono la storia, sia pure approssimativa, di San Cipriano nel comune che ne porta il nome nel territorio casertano? Non molti credo a parte, forse, i sacrati (sacerdoti, suore, diaconi, monaci, ecc.). Da troppo tempo nessun Papa proviene dal Mezzogiorno! La comunità civile di San Cipriano d’Aversa celebra un Santo importante che ha l’omonimo nome del centro abitato da quasi 13 mila persone che vivono nel territorio non dalla vita facile del casertano, basta leggere la cronaca su media locali: tangenti al cimitero, fuochi inattesi, arresti qua e indagati là, ecc.. Eppure l’Ambiente naturale, sociale ed economico di San Cipriano d’Aversa è interessante da esaminare e promuovere. Questa cittadina, più popolata di poco di Piedimonte Matese (CE), è meno periferica della Campania, molto più pianeggiante e dall’agricoltura molto più ricca. Essa fu citata, per la prima volta nel XII secolo, fu anche casale di Aversa e in epoca degli Angioini ebbe, come dappertutto, vari feudatari che si susseguirono così: Brancaccio, Del Tufo e De Capua. Nel 1928 venne aggregata alla vicina città di Casal di Principe (CE) e formò un unico comune chiamato Albanova; nel 1946 riacquistò la propria autonomia amministrativa. Il toponimo, che è stato semplicemente San Cipriano fino al 1862, riflette il culto del Santo Patrono vissuto a Cartagine e martorizzato da Vescovo per testimoniare la fede monoteista cattolica dell’apostolo Pietro. La cittadina casertana dispone di palazzi ricchi di reperti di storia civile, ma eccelle di reperti “viventi” di storia religiosa come la quattrocentesca cappella di San Nicola, la cinquecentesca chiesa di Santa Croce, le seicentesche chiese dell’Annunziata e di San Filippo Neri e la parrocchiale di San Giuseppe. Dell’Ambiente naturale, sociale, economico e religioso del territorio casertano si è scritto spesso, ma, in sintesi, c’è da dire che tutte le peculiarità positive notevoli sono oscurate spesso da una cronaca dei media poco edificante che a volte chiamo ”mezzogiorno di fuoco” se si legge la cronaca di molti quotidiani locali casertani, mentre Il Mattino, con la testa a Napoli, pare che scriva più di altre cose meno popolari, che però sono nel tessuto sociale casertano, quasi “cancerogeno” per molti, non per tutti. La Campania Felix non docet più, ma resta, ancora, un gigante politico ed un nano economico come l’intero nostrano Mezzogiorno, dipendente dal settentrione più ricco perché meglio organizzato e più vicino al centro Europa con Paesi ancora più organizzati e ricchi economicamente! Il reddito medio pro capite nel casertano e nel Mezzogiorno è metà di quello padovano e nel Settentrione. Forse non tutti gli abitanti di San Cipriano d’Aversa sanno che a Cartagine, Tascio Cecilio Cipriano, fu acclamato Vescovo nel 249 d. C. e poi fu perseguitato ed ucciso il 14 settembre del 258 d.C. per la fede. Analizzare l’Ambiente è una mia passione senza escludere quello religioso come fanno molti dell’area di formazione universitaria scientifica. Un coetaneo Ingegnere, mio ex collega e prof. di matematica alle medie superiori, mi disse qualche giorno fa: “dei tuoi articoli mi ha interessato quello dove scrivi che i neutrini sono più veloci della luce”. E aggiunse: “ma dove trovi queste notizie”? Sono rimasto sbigottito poiché ha apprezzato solo ciò che aveva studiato all’Università oltre 40 anni fa. E nei 3 e passa decenni anni di insegnamento di che altro si era interessato della vasta cultura che non è solo la disciplina per cui si era formato? Io apprezzo chi è capace di saper uscire dal sapere specialistico di cui è portatore ed entrare in altri saperi, senza esserne troppo impauriti e restarne perciò solo sull’uscio. Come si fa poi anche ad insegnare se il percorso della conoscenza unica o della saggezza resta “cristallizzata ai saperi scolastici e universitari” di oltre 40 anni fa?. Mha! trovo la spiegazione, forse semplicistica, che molti docenti, forse con n. elevato che insegnano matematica, hanno fatto gli impiegati statali burocratizzati senza passione di lasciare il segno positivo negli studenti delle classi affidategli dalla società di cui fanno parte. In Italia la matematica non primeggia tra le preferenze degli studenti e moltissimi ne restano”traumatizzati” ed indifferenti. Qualche causa bisogna pur trovarla e rileggere, magari A. Einstein che affermava.”Nessuna disciplina è difficile, ma esiste il modo difficile di trasmetterla” Una mattina, durante le mie passeggiate cartaginesi, mi sono imbattuto, quasi per caso, in un ingresso, incustodito, di un suggestivo tempio dall’ampio panorama sul mare sottostante. Davanti all’ingresso tufaceo vi era una lapide marmorea scritta in arabo e francese che citava Cipriano, ma anche che di là era passato sant’Agostino. Entro ed ammiro il piccolo spazio cosparso di reperti archeologici abbandonati un po’ all’incuria dei custodi che forse assumevano servizio ad ora comoda, come da noi in Italia, che ha troppi impiegati con orari di servizio per loro non per l’utenza turistica soprattutto. Là, in quel sacro luogo cartaginese, sembra che respirassi un’atmosfera quasi mistica andando con il pensiero al tempo di Cipriano, il Vescovo martorizzato per la fede cattolica. Tale fede interessa attualmente circa 1,5 miliardi di persone su 1,3 miliardi di maomettani. I cattolici del nostro tempo abbracciano, più o meno con forza, il cristianesimo diffuso sul pianeta Terra abitato da oltre 7 miliardi di persone di cui 45% circa indifferenti al religioso che in noi come scriveva anche Plotino: tutti gli uomini nascono metà bestie e metà dei, poi crescendo, alcuni crescono verso il divino e i più restano a metà se non riducono anche il divino ricevuto. In Tunisia, l’Islam è sentito? Dalle preghiere rese pubbliche dall’eco degli altoparlanti dei minareti, sembra che la religiosità sia avvertita più della nostra Cattolica poiché le nostre campane, elettrificate, solo a mezzogiorno rintoccano, suggerendo, dal suono, il richiamo al monoteismo: post politeismo romano fino a Massenzio. Di Giovedi, quasi tutti si fanno il bagno per purificarsi per il religioso Venerdi (da noi non si fa alcun bagno di purificazione simbolica il Sabato) da dedicare alla preghiera con visita alla moschea. Ho conosciuto uno scultore che mi spiegava tutto della loro fede ed aveva un’ampia tolleranza ecumenica mondiale oltre a vedere più di buon occhio gli italiani rispetto agli altri stranieri. I tunisini non rubano, non bevono alcolici, non chiedono l’elemosina per strada, sono sobri. Le automobili possono essere lasciate senza custodia e nessuno le tocca. Quando i tunisini emigrano forse fanno più i protagonisti di fatti di cronaca nera rispetto a ciò che si verifica nella cronaca locale tunisina. Analogamente, sia pure con dettagli diversi, avviene per i romeni immigrati in Italia, dove pare imparino a delinquere sia pure in numero “fisiologico” rispetto al milione di immigrati. L’Ambiente tunisino è interessante da scrutare con gli occhi dell’Ecologia Umana come anche qualunque ambiente visto come insieme di natura e cultura e con le lanterne multidisciplinari, interdisciplinari e transdisciplinari. Quest’ultima pare più si addica per scrutare l’Ambiente religioso. Di Cartagine è prevalente l’Ambiente archeologico punico e romano, che interessa i turisti soprattutto. ma non mancano tanti altri spunti ambientali da apprezzare e far conoscere anche per migliorarne l’ambiente turistico diffuso anche se dopo l’attentato al Museo del Brado è sensibilmente calato a parte Cartagine che attira visite organizzate. Il tallone d’Achille dell’ambiente arabo in generale tunisino in particolare è l’alto tasso di analfabetismo, che alimenta spesso la manovalanza non virtuosa ed estremista. Ma vediamo l’Ambiente religioso di quel tunisino che fu martorizzato per chi prega ancora oggi per la sua onestà e rettitudine morale- come nell’ambiente difficile di San Cipriano d’Aversa nella Terra dei Fuochi- e lo venerano anche nella lontana Argentina oppure in Cina, ecc.. Di Cipriano, il cartaginese, si ricorda in particolare, da “De catholicae Eccleside unitate”, c. 6: «Habere iam non potest Deum patrem qui Ecclesiam non habet matrem» (Non può avere Dio per padre chi non ha la Chiesa per madre). I cattolici lo festeggiano il 16 settembre, gli ortodossi il 31 agosto, gli anglicani il 15 settembre, ecc.. T. C. Cipriano è stato sia vescovo che scrittore romano ma soprattutto martire venerato come santo e padre della Chiesa dai cristiani. La data di nascita ed i particolari della sua gioventù sono ignoti. Ai tempi della sua conversione, probabilmente, aveva passato la mezza età. Fu un oratore famoso, possedeva una considerevole ricchezza e verosimilmente rivestiva una posizione di prestigio nella città di Cartagine. Dalla sua biografia, scritta dal diacono Ponzio (la gens Ponzio era d’origine Sannita come a Telese, Bojano ecc. vengono dedicate strade ai Ponzio), si evince che i suoi modi erano dignitosi, ma non severi, e affettuosi, ma senza cadere nelle effusioni. Il suo dono per l’eloquenza è evidente nelle sue opere. Non era un semplice pensatore o un teologo e filosofo, ma soprattutto un uomo di mondo dalle grandi energie e dal carattere impetuoso. La sua conversione si deve ad un presbitero anziano chiamato Ceciliano, in punto di morte, affidò a Cipriano la cura della moglie e della famiglia. Quando era ancora un catecumeno semplice, il santo decise di vivere in castità e di dare la maggior parte dei suoi redditi ai poveri. Vendette tutte le sue proprietà, compresi i giardini che possedeva a Cartagine, che gli furono restituiti, dopo essere stati riacquistati dai suoi amici; tuttavia, egli li avrebbe rivenduti, se solo la persecuzione non lo avesse reso imprudente. Il suo bettesimo ebbe luogo probabilmente il 18 aprile del 246, vigilia di Pasqua. Cipriano era certamente solo un recente convertito quando fu acclamato vescovo di Cartagine del 249, ma aveva rivestito tutti i gradi del ministero. Nonostante avesse rifiutato la carica, il popolo lo costrinse ad accettarla. Tuttavia ci fu una minoranza che si oppose alla sua elezione, compresi cinque presbiteri, che rimasero suoi nemici; comunque Cipriano narrava che era stato ben scelto “dopo il giudizio divino, con il voto del popolo ed il consenso dei vescovi”. Nell’ambiente sociale e religioso le componenti in gioco sono spesso sottili e di difficile decifrazione anche se la Psicologia sociale, la Sociologia, la Teologia e l’Economia, possono anche dare un contributo non indifferente alla comprensione ambientale. Se Roma non avesse avuto Costantino, dopo la vittoria su Massenzio, quanto territorio della ex caput mundi sarebbe oggi cristiana? Eppure in nord Africa e altrove dell’ex impero romano non si è più cattolici poichè l’impero ottomano è riuscito a sostituirsi alla cultura, anche religiosa, di Roma. In Romania, Roma e la sua religione antica, Ortodossa, ha resistito di più forse per l’isolamento e le crociate con i nobili Voivoida o Principi cristiani del XV sec. (come Vlad III detto Dracula, sepolto a Napoli dalla figlia Maria maritata al conte Ferrillo, parente del Re di Napoli), e, ancora oggi, l’Islam è subentrato in una minoranza islamica sulle coste romene del Mar Nero. L’Islam però nasce e si irradia solo dopo Maometto e dunque almeno circa 4 secoli dopo Costantino, che fece il Cristianesimo religione di Stato. L’Islam attuale ha molto in comune con il Cristianesimo e il dialogo è possibile come lo era tra lo scultore Bey Hashir e lo scrivente a Sidi Boud Said, che a 85 anni sembrava un libro aperto sull’ambiente tunisino per come mi parlava e quello che mi diceva. Ma ritorniamo alla storia del martire cartaginese venerato a San Cipriano d’Aversa. Nell’ottobre del 249, Decio divenne imperatore. Convinto del grande pericolo rappresentato dalla religione cristiana per lo Stato, nel gennaio del 250 pubblicò un editto che imponeva a tutti i sudditi di offrire un sacrificio agli dèi, al fine di provare l’adesione alla religione romana. L’offerta sacrificale doveva essere compiuta davanti a una commissione di cinque membri che, in seguito, avrebbe rilasciato il libellus, una sorta di attestazione di fedeltà, che esentava dai rigori della legge previsti per i cristiani. Il 20 gennaio Papa Fabiano fu martirizzato e, in quei giorni, Cipriano si nascose in un luogo sicuro. Per questo i suoi nemici lo avrebbero continuamente rimproverato. Ma rimanere a Cartagine avrebbe significato sollecitare la morte, mettere in grave pericolo gli altri e lasciare la chiesa senza governo; scegliere un nuovo vescovo sarebbe stato impossibile, come a Roma. Una parte del clero cedette, altri scapparono; Cipriano li sospese semplicemente, poiché i loro ministeri erano necessari ed essi erano meno in pericolo del vescovo. Dal suo rifugio consigliava i confessori e scriveva panegirici eloquenti sui martiri. Quindici di loro presto morirono in prigione ed uno nelle miniere. All’arrivo del processo il proconsole, in aprile, la durezza della persecuzione aumentò. Il 17 fu martirizzato San Mappalico. Vennero torturati i bambini e violentate le donne. Numidico, che aveva incoraggiato molti fedeli, vide sua moglie bruciata viva ed egli stesso fu arso per metà, poi lapidato e lasciato a morire; tuttavia fu trovato ancora in vita da sua figlia, guarì, e Cipriano l’ordinò sacerdote. Altri, dopo essere stati torturati per due volte furono esiliati, spesso ridotti a mendici. Ma c’era un’altra faccia della medaglia. A Roma, i cristiani terrorizzati erano accorsi ai templi per sacrificare agli dei. A Cartagine, la maggioranza dei fedeli era caduta nell’apostasia. Alcuni non avevano sacrificato, ma avevano acquistato, i certificati che provavano che lo avevano fatto. Avevano così salvato le loro famiglie al prezzo del loro peccato. Di questi libellatici Cartagine era piena. Alcuni di coloro che erano caduti non si pentirono, altri si unirono agli eretici, ma la maggior parte chiese il perdono e la riammissione. Alcuni, che avevano sacrificato sotto tortura, tornarono per essere torturati di nuovo. Casto ed Emilio furono bruciati per aver ritrattato, altri esiliati; ma tali casi furono rari. Alcuni cominciarono anche ad effettuare le penitenze canoniche. Il primo ad essere perseguitato a Roma fu un giovane Cartaginese, Celerino. Dopo la sua guarigione, Cipriano lo consacrò lettore e poi diacono. Sua nonna Celerina e tre zii, Ignazio, Laurentino e Laurenzio, furono martirizzati, mentre le sue due sorelle caddero nell’apostasia sotto la minaccia della tortura. Quando si pentirono, Cipriano le mise al servizio di coloro che erano in prigione. In quei frangenti, un certo Luciano ebbe da un martire chiamato Paolo, prima della sua passione, l’incarico di riammettere in comunione chiunque ne facesse richiesta e di distribuire queste “indulgenzei” con la formula: “Gli sia permesso di essere in comunione con la sua famiglia”. Nel 197, Tertulliano aveva già parlato dell'”abitudine” di coloro che non erano in pace con la chiesa di elemosinarla dai martiri. Molto tempo dopo, però, le cose erano cambiate, nei suoi giorni di montanista (circa 220), sosteneva che gli adulteri, che papa Callisto I perdonava solo dopo la dovuta penitenza, dovevano essere riammessi in comunione semplicemente implorando i confessori e coloro che erano stati condannati ai lavori forzati nelle miniere. Per analogia, si scopre che Luciano perdonava in nome dei confessori, che erano ancora vivi, un manifesto abuso. Lo stesso Mappalico era intervenuto soltanto in favore di sua sorella e di sua madre. Sembrava, quindi, che i Lapsi non dovessero fare atto di penitenza e Cipriano si lamentò di questo. Nel frattempo, insieme ad una lettera, non firmata, indirizzata al clero di Cartagine, che accusava Cipriano di aver abbandonato il suo gregge- come attualmente quando Papa Francesco richiama i sacrati che non puzzano di pecore- e che dava indicazioni su come comportarsi nei confronti dei Lapsi, erano giunte da Roma notizie ufficiali della morte di Papa Fabiano. Cipriano spiegò il suo comportamento ed inviò a Roma copia delle 13 lettere che aveva scritto dal suo nascondiglio. I 5 presbiteri che gli si opponevano, tuttavia, stavano riammettendo in comunione tutti coloro che avevano avuto raccomandazioni dai confessori, e i confessori stessi avevano istituito un’indulgenza generale, in base alla quale i vescovi dovevano riammettere in comunione tutti quelli che avevano esaminato. Ciò era un oltraggio alla disciplina, tuttavia Cipriano era incline a dare un certo valore alle indulgenze così impropriamente concesse, ma tutto doveva essere fatto in sottomissione al vescovo. Tramite due lettere scritte dal famoso Novaziano a nome dei suoi colleghi, Cipriano ricevette la promessa di aiuto da parte dei presbiteri romani. All’inizio del 251 la persecuzione calò d’intensità. I confessori furono liberati e si poté riunire un concilio a Cartagine. A causa, però, delle trame di alcuni presbiteri, Cipriano, non fu in grado di lasciare il suo rifugio fino a dopo Pasqua (il 23 marzo). Tuttavia, scrisse una lettera al suo gregge per denunciare il più perfido dei cinque presbiteri, Novato, ed il suo diacono Felicissimo. L’argomento della lettera venne sviluppato più approfonditamente nel trattato De Ecclesiae Catholicae Unitate che Cipriano scrisse in questo periodo e che venne letto dal suo autore di fronte al concilio che si tenne in aprile, quello in cui poté ottenere il supporto dei vescovi contro lo scisma originato da Felicissimo e da Novato, che avevano un grande seguito. L’unità di cui san Cipriano si stava occupando non era tanto l’unità dell’intera chiesa, la necessità della quale comunque postulava, quanto l’unità da mantenere all’interno di ogni diocesi tramite l’unione con il vescovo; l’unità della Chiesa, infatti, era garantita dall’unione dei vescovi che “sono incollati l’uno all’altro”, quindi chiunque non è con il suo vescovo è fuori dalla chiesa e non può essere unito a Cristo; il prototipo del vescovo è San Pietro, il primo Vescovo. Intorno al periodo dell’apertura del concilio (226), giunsero da Roma due lettere. Una di queste, che annunciava l’elezione di un nuovo papa, Cornelio, fu letta da Cipriano all’assemblea; l’altra, che conteneva tali violente e improbabili accuse contro il nuovo papa, fu passata sotto silenzio. Tuttavia, furono inviati a Roma due vescovi, Caldonio e Fortunato, affinché acquisissero ulteriori informazioni. Il concilio, prima di proseguire, avrebbe atteso il loro ritorno, tale era l’importanza di un’elezione papale. Nel frattempo, giunse un altro messaggio con la notizia che Novaziano, il più eminente fra il clero romano, era stato eletto papa. Fortunatamente tornarono da Roma due presbiteri africani, Pompeo e Stefano, che erano stati presenti all’elezione di Cornelio e che poterono testimoniare che tale elezione era stata regolare. Fu così possibile rispondere alle pretese degli inviati di Novaziano. Fu anche inviata a Roma una breve lettera in cui veniva esposta la discussione che si era svolta nel concilio. Poco dopo, insieme al rapporto di Caldonio e Fortunato, giunse una lettera da parte di papa Cornelio in cui questi si lamentava del ritardo nel suo riconoscimento. Cipriano scrisse a Cornelio spiegando il suo comportamento prudente ed aggiunse anche un’altra lettera ai confessori che erano i principali sostenitori dell’atipapa, lasciando a Cornelio la decisione sul suo utilizzo. Inviò, inoltre, copia dei suoi due trattati, De Unitate e De Lapsis (composto subito dopo l’altro), con l’auspicio che i confessori le leggessero e capissero le implicazioni di uno scisma. È proprio in questa copia del De Unitate che Cipriano probabilmente aggiunse una versione alternativa del quarto capitolo. Le rimostranze del santo ebbero il loro effetto ed i confessori si schierarono dalla parte di Cornelio. Ma, per due o tre mesi, la confusione all’interno della chiesa cattolica fu terribile. Nessun altro evento in questi primi tempi dimostra così chiaramente l’enorme importanza del papato sia ad oriente sia ad occidente. San Dionisio di Alessandria unì la sua grande influenza a quella del primate cartaginese che presto poté scrivere che Antiochia, Cesarea, Gerusalemme, Tiro, Laodicea, tutta la Cilicia e la Cappadocia, la Siria, l’Arabia, la Mesopotamia, il Ponto e la Bitinia, erano di nuovo in comunione con il loro vescovo ed erano tutte in concordia. Da questo si comprende la vastità del problema. Quanta storia c’è dietro San Cipriano ed altri martiri cristiani, ma a messa si va spesso per altri fini e con distrazioni di ogni genere. I sacrati dovrebbero forse più frquentemente ricordare i santi che venerano i loro assistiti. Come fa un Docente che insegna per lasciare il segno. Il nostro Cipriano affermava che Novaziano “assunse il primato” ed inviò i suoi nuovi apostoli in molte città; e dove c’erano vescovi ortodossi, provati dalla persecuzione, osò crearne di nuovi affinché li sostituissero. Tale era il potere di un antipapa del III secolo. Bisogna ricordare che all’inizio dello scisma non fu sollevata alcuna questione di eresia e che Novaziano, dopo essersi proclamato papa, enunciò solamente il suo rifiuto di perdono per i lapsi. I motivi per cui Cipriano sosteneva Cornelio furono dettagliatamente spiegati nell’Epistola LV, indirizzata ad un vescovo che, inizialmente, propendeva per le argomentazioni di Cipriano, che lo aveva incaricato di informare Cornelio che “ora era in comunione con lui, e quindi con la Chiesa cattolica”, ma in seguito aveva cambiato idea. Evidentemente è implicito che se non fosse stato in comunione con Cornelio sarebbe stato fuori della chiesa cattolica. A pensarci bene non si può che ammirare la mole mastodontica dell’Ambiente religioso dei Cattolici e la loro Storia che racchiude la Chiesa Universale di Roma ( ancora caput mundi per la religione, quanta verità c’è nella canzone romanesca”Roma capoccia”) seguita da oltre 1,5 miliardi di persone e non solo da poco più di 10 milioni censiti nel territorio imperiale di Roma, circa 2 mila anni fa. Scrivendo al Papa, Cipriano, si scusava del suo ritardo nel riconoscimento; ma aveva almeno sollecitato tutti coloro che si recavano a Roma di assicurarsi che riconoscessero la radice della Chiesa cattolica. Cipriano continuava dicendo che aveva atteso un rapporto formale dei vescovi che aveva inviato a Roma, prima di far prendere una decisione a tutti i vescovi d’Africa, Numidia e Mauretania, affinché, quando fossero stati dissipati i dubbi, tutti “avrebbero potuto approvare saldamente ed essere in comunione” con lui. Per uno strano caso, il principale sostenitore del rigorista Novaziano era il presbitero Novato che, a Cartagine, stava riconciliando indiscriminatamente i lapsi senza la dovuta penitenza. La sua adesione al partito rigorista ebbe il curioso risultato di indebolire a Cartagine l’opposizione a Cipriano. È vero che Felicissimo si difese per un certo periodo; ottenne persino che 5 vescovi, scomunicati e deposti, consacrassero un certo Fortunato in opposizione a san Cipriano, per non essere emarginati dalla fazione di Novaziano, che aveva già insediato un suo vescovo a Cartagine. Costoro fecero persino appello a san Cornelio e Cipriano dovette scrivere al papa un lungo rapporto sugli eventi che stavano montando, ridicolizzando la loro presunzione. Questa ambasciata fu, naturalmente, infruttuosa ed il partito di Fortunato e di Felicissimo sembrò dissolversi. Ecco dunque una non ben nota storia sociale dell’Ambiente di retroterra politico, religioso, culturale ecc. che sta alla base di quel tempietto da me visitato in una fresca mattina di giugno 2018 a Cartagine. Il suggestivo sito archeologico non dista molto dal palazzo presidenziale tunisino, né dalle terme Antonini e dalla sottostante spiaggia di Amilcare (Amilcar per i tunisini), altri luoghi ricchi di ambiente storico e politico, che i turisti ammirano tra un caffè o tè tunisino e la bottiglia d’acqua onnipresente d’estate. Domenica scorsa, nello storico Caffè Pedrocchi di Padova, due guide italiane si incontrano e si dicono:”sono stranieri i tuoi turisti? No, sono italiani ma i migliori sono sempre i tedeschi perché più disciplinati ed interessati ad ascoltare”. Che popolo disciplinato e colto i tedeschi di oggi, eppure gli italiano hanno dentro di loro le genialità romane e rinascimentali più dei tedeschi che, nel 1900 in particolare, hanno anche abbondato di una cultura militaresca dell’ordine ad ogni costo…umano (hanno cremato, nei campi di sterminio, 6 milioni di civili Ebrei, compresi i bambini, e, i militari tedeschi, di guardia, non hanno dissentito ed hanno nascosto il più possibile gli orrori e la disumanità biologica e culturale di cu sono stato “disciplinatamente” capaci)! Un collega, giornalista della Nazione e prof. di Storia al liceo di Gualdo Tadino (PG), Alberto Cecconi, nel 2006, visitando con me la casa di nascita di Dracula a Sighisoara, di fronte a circa 100 turisti tedeschi, che mangiavano ordinati e silenziosi, mi disse, dopo la mia manifestazione di ammirazione:” Guarda che la Storia ci insegna che il popolo tedesco nasce dall’ambiente militare e dunque il loro ordine e il loro silenzio che noti qua deriva dalla Storia”. Sarà verò? Ho stima del mio colto collega, anche cattolico praticante (ex esaminatore, con me, all’italiano Liceo “G. Marconi” di New York nel 2003), ma resta il fatto che i tedeschi sono diversi per l’organizzazione e l’efficienza rispetto a noi italiani. Migliaia di cristiani sono perseguitati ogni giorno e persino uccisi a causa della Fede. I media, per la maggior parte, tacciono o per lo meno non riportano come dovrebbero questa persecuzione ai danni di uomini, donne e bambini innocenti, specialmente nei paesi dell’Islam radicale. Papa Francesco è andato in Corea del Sud a santificare non pochi martiri cristiani. Sempre i cristiani sono stati martiri negli oltre 2 millenni di storia accertata? Si, anche oggi, purtroppo, eppure rappresentano un’ambiente religoso più ricco di evoluzione sociale e meno tradizionale. Dove sono i cattolici l’evoluzione sociale è più avanti sia pure nella sua diramazione religiosa protestante ed anglicana. La schiavitù, la mezzadria, l’ingordigia, la disonestà, il rubare, i vizi capitali e veniali sono sempre stati avversati dalle omelie dei sacrati cattolici, che non brillano sempre d’esempio. Leggiamo cosa riporta sui martiri questo singolare Quotidiano, che non è l’Avvenire, o l’Osservatore Romano. “L’Osservatorio sulla Cristianofobia, grazie ai suoi sostenitori, è attivo nel monitorare i casi di persecuzione. Ma oggi vorrei proporti qualcosa di diverso, qualcosa di concreto. L’idea mi è stata data da una delle nostre volontarie: – Perché non organizzare “una giornata di preghiera”, affinché ognuno di noi possa offrire una devozione ed una intenzione per questi cristiani perseguitati? Naturalmente, l’idea non poteva non essere accolta e abbiamo scelto il prossimo 25 luglio come data di questa “giornata di preghiera”. E perché il 25 luglio? Questa data è piena di significato poiché commemoriamo la festa dell’Apostolo San Giacomo, detto il Maggiore, che è stato il primo apostolo a versare il sangue per Cristo, venendo decapitato come raccontano gli Atti degli Apostoli (12, 1-3). San Giacomo fu anche testimone dell’improvvisa guarigione della suocera di Pietro, della resurrezione della figlia di Giairo, della trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor e della sua agonia nel Getsemani. Il prossimo 25 luglio visiteremo la Basilica di San Giacomo a Roma, dove pregheremo una coroncina del Rosario a sostegno dei cristiani perseguitati che ogni giorno mettono a rischio la propria vita per essere fedeli a Gesù”. Anche l’Islam sa diffondere messaggi di pace, di concordia, di regole sociali virtuose: non alcol, non imbrogli, pregare ogni giorno, non rubare, fare la carità, ecc.. Anche l’Islam fa come il Filosofo che dice: “bisogna pensare come se si dovesse morire domani e vivere come se non si dovesse morire mai”! Se pensiamo così agiamo con innata meno biologia e più cultura acquisita e saremo più compiuti anche quando andremo oltre lasciando il segno ambientale!