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Scoperto il pianeta Keplero, simile alla vitale Terra

(Giuseppe PACE) Di buona mattina del 21 giugno 2015, accompagnati da due guide tedesche, i nostri consuoceri G. e U. Ross siamo stati a visitare la cittadina ed il museo dedicato a Giovanni Keplero, il figlio più illustre di Weil der Stadt, che è una città tedesca di 20 mila abitanti, situata nella Regione o Land del Baden-Württemberg. Libera città imperiale dal 1286 e ricco centro commerciale sulle direttrici transalpine, Alsazia e Baviera, nel 1802 fu annessa alla Baviera e nel 1810 ceduta al Württemberg. Weil der Stadt è la città natale di Keplero (1571-1630). È capolinea della linea S6 della S-Bahn di Stoccarda. Della cittadina sono belle la piazza centrale dov’è il museo di Keplero, le stradine centrali ricche di negozi e con molti professionisti delle arti liberali. L’Ufficio del turismo rispetta gli orari tedeschi, ma come in Italia, ha orari rigidi e poco adatti alle esigenze turistiche, mentre il museo del suo figlio più illustre aveva una sola persona addetta di età avanzata. L’Astronomo tedesco Giovanni Keplero, è noto ai più per le tre leggi omonime. Ricordiamole brevemente: la prima afferma che i pianeti orbitano o rivoluzionano ellitticamente intorno al Sole; la seconda fa notare che la velocità di rivoluzione non è costante, ma ha un massimo in perielio (punto dell’orbita più vicino al Sole, per la Terra è il 2 gennaio) e un minimo in afelio (punto dell’orbita più lontano dal Sole, per la Terra è ai primi di luglio. Ciò conferma che la causa delle stagioni non è la distanza dal Sole del pianeta, ma l’angolo d’inclinazione del suo asse); la terza dice che man mano che i pianeti si allontanano dal Sole il tempo della rivoluzione aumenta e dunque l’anno-una completa rivoluzione- dura di più. Kepler, o Keplero in italiano, fu uno studioso contemporaneo a Galileo e tra i due si ebbero documentati contatti per sostenere convinti il sistema eliocentrico e bandire quello dominante geocentrico. Al museo dedicato a Kepler vi era anche la storia della corrispondenza epistolare tra Galileo e Kepler. Sullo studio dei dati di osservazione raccolti dal suo, più astrologogico che astronomico Maestro, il danese Tycho Brahe, formulò tre leggi, note come le tre leggi di Keplero, che descrivono matematicamente il moto dei pianeti attorno al Sole secondo orbite ellittiche. Keplero non arrivò a spiegare la causa del moto dei pianeti, ma ciò nulla toglie alla sua geniale intuizione, tenuto anche conto che a quei tempi il moto era considerato una caratteristica intrinseca dei corpi, per cui non se ne cercavano la cause, ma ci si limitava alla sua descrizione. Keplero, in altre parole, intuì che il Sole esercitava sui pianeti un’azione che li vincolava alle loro orbite, ma non si chiese di che natura fosse tale forza. In ogni caso, le tre leggi di Keplero rappresentano un risultato fondamentale per la storia della meccanica celeste e furono la base degli studi successivi di Newton (che pervenne invece alla descrizione delle cause che determinano il moto dei pianeti e riconobbe nella gravitazione universale la legge che regola il moto di tutti i corpi nell’Universo). Seguirono lo studio e le scoperte di A. Einstein che arrivò perfino a calcolare l’equivalenza tra massa ed energia. Fa piacere sapere che la comunità astronomica internazionale ha dedicato a Keplero il nuovo pianeta che appare essere il primo vero gemello della Terra. Il nuovo pianta dedicato a Kepler non è molto vicino, è a 500 anni luce da noi. Grande all’incirca come il pianeta Terra, potrebbe persino essere ricoperto da oceani di acqua liquida, diventando così un luogo ideale ad ospitare la vita. Può sembrare fantascienza, ma è quanto ha scoperto un team internazionale che ha sfruttato il telescopio spaziale Kepler della Nasa e i telescopi degli osservatori Gemini e Keck, fra i più potenti del mondo. La scoperta, pubblicata su Science, segna una tappa fondamentale nella lunga ricerca astronomica ai pianeti extrasolari con caratteristiche simili alla vitale Terra. Il nuovo pianeta di tipo terrestre, chiamato Kepler-186f, orbita intorno Kepler-186, una stella nana grande circa la metà del Sole, che dista dalla Terrra 8 minuti luce. A scoprire questo sistema, formato da cinque pianeti, è stato Kepler, il telescopio appositamente progettato per dare la caccia ai pianeti extrasolari. I quattro pianeti più interni sono più piccoli della metà del nostro pianeta, mentre Kepler-186f ha delle caratteristiche speciali. Sebbene non si conosca ancora la sua composizione, gli astronomi stimano che sia poco meno del 10% più grande della Terra. Ma c’è qualcosa ancora più straordinario circa questo pianeta. “Ciò che rende questa scoperta particolarmente interessante è che questo pianeta grande come la Terra, uno dei cinque in orbita intorno a una stella che è più fredda del Sole, si trova in una regione temperata dove l’acqua potrebbe esistere allo stato liquido”, ha commentato Elisa Quintana del Seti Institute e del centro ricerche Ames della Nasa in California, una delle responsabili del lavoro apparso su Science. Questa regione è chiamata dagli astronomi zona (o fascia) di abitabilità, perché si ritiene che un pianeta in questa zona potrebbe ospitare l’acqua allo stato liquido, considerata uno dei requisiti essenziali per la nascita della vita come la conosciamo. Kepler-186f orbita ogni 130 giorni intorno alla sua stella, circa un terzo di un anno terrestre, e riceve circa un terzo del calore che la Terra riceve dal Sole. Ciò significa che si trova nella regione più esterna della fascia di abitabilità. Scovare un pianeta come Kepler-186f è stata una notevole sfida. Come ricorda Steve Howell del centro Ames della Nasa e project scientist di “Kepler”, non esiste alcun telescopio a terra o nello spazio capace di riprendere un’immagine diretta di un pianeta così piccolo e vicino alla propria stella. Infatti la luce del pianeta è così debole da perdersi nell’alone luminoso della stella principale. Ma come hanno fatto gli astronomi a individuare questo pianeta e a misurarne le caratteristiche? Per portare a termine questa notevole sfida osservativa, si sono serviti di due fra i telescopi più grandi del pianeta, entrambi installati sulla cima del Mauna Kea alle isole Hawaii. Il primo, Gemini Nord, è un telescopio riflettore da 8 metri di diametro, mentre il secondo è il riflettore Keck II da 10 metri di diametro. Questi strumenti sfruttano tecnologie di altissimo livello, che consentono di raggiungere risoluzioni angolari altissime. In particolare gli astronomi hanno sfruttato una tecnica chiamata “interferometria a macchie” offerta dal Gemini e l’alta qualità delle ottiche adattive del Keck II. “Le osservazioni del Keck e di Gemini, combinate con altri dati e calcoli, ci hanno permesso di essere sicuri al 99,98% che Kepler-186f è reale”, ha commentato Thomas Barclay co-autore del lavoro e membro del team della missione Kepler. Il telescopio spaziale ha fornito i primi indizi, e Gemini e Keck hanno aiutato a chiudere il caso. Ma ovviamente la vera sfida è trovare un pianeta ancora più simile alla vitale Terra, magari in orbita intorno ad una stella quasi identica al Sole. Uno scenario che anni fa era fantascienza e che presto potrebbe diventare realtà. La ricerca astronomica a un’altra vitale Terra o meglio una sua gemella è cominciata. La comunità scientifica ha dedicato a Kepler l’asteroide 1134 Kepler, un cratere lunare di 31 km di diametro, un cratere sul pianeta Marte di 233 km di diametro, una cresta di 15 km di lunghezza su Fobos (uno dei due satelliti di Marte) e Kepler-22 b, il pianeta più simile alla Terra scovato finora nell’Universo, che orbita attorno a Kepler-22, una stella nana gialla situata nella costellazione del Cigno e il telescopio spaziale Kepler della NASA. Fa bene ricordare, al lettore di questo moderno mass media, che la vita monocellulare sulla Terra esiste, documentata dai fossili ben datati con i rapporti isotopici, da non meno di 3,6 miliardi di anni, l’ozonosfera che ha favorito la presenza dell’ossigeno che respiriamo, esiste da soli 600 milioni di anni, mentre l’Homo sapiens da meno di un milione di anni anche se sua “nonna, Lucy” da 3,2 milioni popolava il triangolo di Afar nel corno d’Africa da cui il nome della specie d’appartenenza “Australopitecus afarensis”. Il sistema geocentrico fu sostenuto da molti e dai vertici della Chiesa anche dopo Copernico, Galileo e il martire (monaco nonché nolano) Giordano Bruno perché si temeva per la posizione non più centrale dell’Uomo nell’universo. In realtà sbagliava la Chiesa secolare perché l’Uomo restava e resta sempre centrale nell’universo che ipotizza e sperimenta e come diceva un altro tedesco, nato a Ulm, Albert Einstein, ha la fantasia illimitata mentre non altrettanto è la realtà. A 100 anni dal pensiero sulla relatività di Einstein fa piacere ricordarlo dalle colonne di questo mass media e si spera che un altro pianeta, presunto vitale, gli sia dedicato.