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Letino. Sagra tradizionale delle lumache

(Giuseppe PACE)LETINO A Letino (CE), ogni anno d’estate, all’agriturismo Colle Margherita, si svolge la tradizionale sagra delle lumache del Matese. Il letinese, Giuseppe Pitocco e la moglie Vittoria, ottima cuoca, sono gli artefici dell’originale sagra dei molluschi gasteropodi che attira turisti e curiosi dei due versanti del Matese, ma soprattutto buongustai dell’Alto Casertano da Caiazzo a Gioia Sannitica e da Capua a Prata e Pratella. A Letino le lumache si sono da sempre mangiate dopo un rigoroso espurgo sotto alla “coscna”(contenitore di legno della farina ed altre derrate alimentari) con sopra una pesante pietra. Ricordo anch’io le molte lumache lungo il fiume Lete e dei suoi numerosi affluenti (Rave Matese, Rave la Noce, Capo Lete, Fontana Pidocchi, Vattute-Preta Spaccata, Fontana Calda, ecc.), nel territorio di Letino, ma anche del Canale, affluente di destra del vicino fiume Sava nell’altissima valle che appartiene a teritorio letinese e non gallese come molti erroneamente, non locali, credono. A Letino dunque il pregiato mollusco è sempre stato utilizzato per gustose e varie ricette gastronomiche. Con mio fratello Antonio, un paio d’anni fa, abbiamo mangiato un gustosissimo piatto di lumache, alla vigilia dell’annuale sagra omonima. Vittoria, ha voluto farcele assaggiare per saperne il parere culinario prima di prepararle per i più il giorno dopo. Alle lumache ha associato un ottimo piatto di tagliatelle fatte in casa e per secondo un arrosto di agnello del Matese con genuino vino rosso. Dal Colle Margherita dell’alta valle del Lete si vedono vicinissime alcune delle oltre 20 vette matesine e la mitica cima del Miletto, il cui nome deriva da mons militum (dove si ritiravano i soldati Sanniti dopo le battaglie con i Romani) e dove fu ricordato Beniamino Caso, Vicepresidente nazionale del Cai con Quintino Sella, altro montanaro dell’alto Matese. Il CAI è una delle associazioni più antiche d’Italia, nasce a Torino nel 1863 per volere di Quintino Sella, allora ministro delle Finanze, affiancato dall’Onorevole di San Gregorio Matese (CE) Beniamino Caso allora deputato al Parlamento Torinese. Quest’ultimo, volle l’istituzione della sezione C.A.I. a Napoli (la ex capitale del paternalistico regno borbonico che aveva combattuto con i garibaldini armando la “Legione del Matese”), che avvenne nel 1871. A Beniamino Caso ho dedicato articoli da questo moderno mass media online e ricordato le sue origini sia materne di Baranello (CB) che paterne di San Gregorio Matese. B. Caso fu un patriota, liberale e botanico di rilievo. Nel mio recente libro “Piedimonte M. e Letino tra Campania e Sannio”, Energie Culturali Contemporanee, Padova 2011 (donato, per tradizionale baratto con il piatto di lumache ed agnello suddetto, ai gestori dell’Agriturismo Colle Margherita di Letino) pongo in evidenza il territorio dell’Alto Casertano che ha molto in comune con il Molise centrale, prospettando un ampliamento della piccola Regione e chiamandola Sannio con CB-BN capoluogo. A proposito di baratto nel mio libro ricordo il baratto tra letinesi e roccolani e tra patate letinesi e pere roccolane, come ricordava bene mia madre letinese e il roccolano Ispettore scolastico Benedetto d’Angelo, vivente a Bojano (CB). Non sarebbe da escludere, in merito, una sagra letinese e roccolana in ottobre. Tale sagra è un piccolo pezzo di Storia locale. Altro pezzetto è il “furto” della Madonna del Castello da parte dei gallesi che la utilizzarono ed implorarono perché piovesse, come quest’anno particolarmente siccitoso e caldo. Per ricordare e riscoprire il Matese certamente non è solo B. Caso che conta ma anche le sagre e le feste varie che rivalutano prodotti tipici locali come le lumache di Letino. Bisogna consigliare a Giuseppe Pitocco e Vittoria Fortini, la consorte, che anche alcune piante locali matesinepotrebbero essere cucinate e innalzate agli onori di sagra annuale. La riscoperta delle piante officinali può partire da Campochiaro (CB), dove il Naturalista francese Tournefort (1865-1708) evidenziò e scoprì la specie autoctona “Veronica campiclarensis”, che è una Scrophulariacea. La presenza del Tournefort a Campochiaro non fu casuale, ma dovuta alla lettura di un’opera, stampata a Roma nel 1610, di un altro celebre Naturalista, Fabio Colonna, il quale, essendo ospite del fratello Giovanni, barone di Campochiaro, qui dimorò per molto tempo ampliando la rocca ed errando per il Matese iin cerca di nuove specie vegetali. Al Naturalista Fabio Colonna (1567-1650, autore del Phytobasanos, opera in cui per la prima volta la tecnica dell’incisione su rame viene usata per la raffigurazione delle piante) il botanico napoletano del 1800 Michele Tenore dedicò la Genzianella napoletana della specie “Gentianella columnae”. Pure le sezioni del Cai di Caserta e Piedimonte Matese sono attive per riscoprire il Matese nei suoi innumerevoli aspetti ambientali: “Le emergenze naturalistiche del comprensorio di monte Miletto” si possono leggere sull’Annuario 1997 dell’ASMV (Associazione Storica del Medio Volturno) e da me evidenziate. A Letino già sono state messe al vaglio di esperti e svolti simposi sulla biodiversità di patate. Anche la segale letinese è da riproporre come indicato anche allo studioso Naturalista N. Lombardi di Gioia S.. Nel nostrano meridione non manca la volontà e gli sforzi di colmare il noto divario Sud-Nord tanto caro agli scrittori meridionalisti che si distinguono in piagnoni e non, a Campobasso ha insegnato, C. Maranelli, un Meridionalista non piagnone, che indico spesso nei miei scritti con “Considerazioni geografiche sulla questione meridionale”, Bari 1949. Il Matese molisano, non parco naturale, ha avuto molti studiosi sia naturalistici che umanisti come: G. Altobelli, L. Boggia, B. Caso, O. G. Costa, E. Di Iorio, D.B. Marrocco, N. Pilla, E. Spensieri, G. Volpe. Quest’ultimo, prof. di Storia naturale al Liceo Sannitico di Campobasso, fu tra i primi studiosi delle origini-ritenute erroneamente vulcaniche- del Matese con “Memoria sull’origine del Matese”, 1864. Il venafrano Nicola Pilla (Medico-Geologo, amico dei Borboni che accompagnava a cacciare i cinghiali a Torcino e papà di Leopoldo che morì per il Risorgimento italiano) aveva, un secolo prima di G. Volpe nativo di Vinchiaturo (CB), descritto le rocce della cima di Miletto di tre fatture diverse. A Nicola Pilla è dedicato l’Istituto Tecnico Commerciale di Campobasso, mentre a B. Caso, fondatore del CAI a Torino, andrebbe dedicato qualche scuola a Baranello, e nei comuni dell’Alto Caserytano. Dal Matese come dal Mezzogiorno appenninico i giovani continuano a migrare nonostante l’istituzione delle “comodità montane” o Comunità montane, parchi naturali, consorzi di bonifica, ecc. che dovrebbero invertire l’esodo e far aumentare il reddito dei residenti, soprattutto se in zone montane come i letinesi e gallesi. Purtroppo, si assiste, invece e di frequente, ad Enti non sempre al servizio zelante dei cittadini, ma spesso inficiati da becero partitismo che lottano per mantenere più che spodestare feudi elettorali consolidati da decenni di nepotismo istituzionale, idem per le Province. A Letino, da più di un decennio, si festeggiano ricorrenze storiche, spesso inventate dalla spasmodica ricerca di una storia d’importazione come quella della “banda del Matese” quando l’infantilismo anarchico di Cafiero e di Malatesta, misero a ferro e fuoco, nel 1877, sia il municipio di Letino che quello del vicino paesetto di Gallo Matese. A Letino l’intellighenzia marxista ed anarcoide sta trasformando quell’ambiente come sito di ritrovo di tutti i sinistrorsi emiliano-romagnoli e campani, che propagandano ancora l’utopia e l’odio di classe. Per me, che ho conosciuto da vicino i Paesi ex comunisti e visto la povertà diffusa, non credo che Letino meriti tali storture storiche: inventate di sana pianta da ideologie “fuori luogo”. A Letino, la Storia locale c’è, eccome, come dappertutto nei paesetti isolati tra i monti appenninici ed alpini, ecc., ma è storia vera, reale, pastorale, contadina, d’emigrazione con e senza ritorno. Peccato che anche i preti lassù sul Matese letinese inneggino alla banda del Matese che con il Matese non aveva niente da spartire se non la creuduloneria e la semplicità dei nostri ”cafoni” meridionali. La Storia non si inventa, la si esalta se è vera storia!