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I CRISTIANI UCCISI DALL’ISIS

(di Gianluca Martone) Nel discorrere dei cristiani uccisi dall’Isis, il pensiero va immediatamente ai 21 cristiani coopti egiziani uccisi dallo Stato Islamico in Libia nello scorso mese di febbraio e ufficialmente canonizzati come martiri dalla Chiesa copta- ortodossa. Per ricordare la loro eroica testimonianza di fede, che rappresenta un fortissimo monito per tutti noi europei, è stato inciso uno splendido inno a Gesu’ Cristo dal gruppo egiziano coopto “The better life”, tratto dall’album “Ya sabab wugudi”, intitolato “Il tuo nome Gesu’ torre inattaccabile, rifugio inespugnabile”.“Il tuo nome Gesu’ è il nome piu’ bello, nel tuo nome innalzo le mie mani in preghiera e vivo i miei giorni. Il tuo nome, torre inattaccabile in essa mi riparo, rifugio inespugnabile nel quale trovo protezione. Nel tuo nome, trovo realizzate le mie speranze, nel tuo nome la mia pace. Il tuo nome è ammirabile, è cintura di salvataggio, ad essa mi aggrappo. A te mi prostro e la mia lingua confessa, il tuo nome Gesu’ è il nome piu’ bello”.Parole meravigliose, che si ricollegano idealmente a quelle pronunciate dalla giovane volontaria statunitense Kayla Muller di soli 26 anni, morta mentre era ostaggio dell’Isis. Ecco alcuni passaggi commoventi di una sua lettera ricevuta dai suoi familiari lo scorso mese di dicembre e pubblicata pochi giorni dopo la sua tragica scomparsa, che attestano in modo eloquente la grande fede della ragazza.“Se si può dire che ho “sofferto” in tutta questa esperienza, è solo per la consapevolezza della sofferenza a cui vi ho costretti; non vi chiederò mai di perdonarmi, dato che non merito perdono. La mamma mi ha sempre detto che alla fine della fiera quello che ti resta sempre davvero è Dio. Sono arrivata a quel punto in cui, in tutti i sensi, mi sono arresa al nostro creatore, perché non c’è letteralmente nessun altro… e grazie a Dio e alle vostre preghiere mi sono sentita teneramente cullata in questa caduta libera. Nelle tenebre mi è stata mostrata la luce e ho imparato che persino in prigione una persona può essere libera. Mi sento grata. Ho capito che c’è del buono in ogni situazione, a volte dobbiamo solo cercarlo. Ho avuto molte ore a cui pensare a come soltanto in vostra assenza, a 25 anni, ho finalmente capito il vostro posto nella mia vita, il dono che ciascuno di voi è per me, la persona che sarei e che non sarei se non foste parte della mia vita, la mia famiglia, il mio sostegno. Per favore, siate pazienti, offrite il vostro dolore a Dio. So che volete che resti forte. È esattamente quel che sto facendo. Non abbiate paura per me, continuate a pregare come faccio io, e se Dio vorrà presto saremo di nuovo insieme. Vostra Kayla”.

In quelle terre martoriate da tanta sofferenza, si stanno manifestando luci di santità e di autentica testimonianza cristiana, come quella di Padre Najeeb Michael che, dopo essere stato costretto a fuggire da Mosul a causa degli attacchi dello Stato islamico, ha salvato numerosi manoscritti cristiani ed islamici in Iraq, rilasciando anche una preziosa intervista sulla rivista Tempi.“Resto per conservare il patrimonio culturale e per portare la croce con la gente. Voglio stare lì per aiutare le persone, soprattutto i disabili, i senza tetto e le famiglie che sono in difficoltà, non solo con le cose materiali, ma anche per offrire loro il senso, il potere e la fede. Ci sosteniamo l’un l’altro, camminando insieme, cadendo insieme. Prendiamo la Croce, prendiamo la Chiesa e le sosteniamo. Noi soffriamo e moriamo come martiri. La situazione è brutta. Ma noi abbiamo la speranza. Non è molto facile per noi dire che saremo salvi, ma la nostra fede è qui ed è forte”.Come del resto è stata anche molto forte, direi eroica, la fede dei cristiani uccisi in Kenya dai parte dei terroristi islamici, a pochi giorni dalla Santa Pasqua, uniti idealmente al Mistero della Passione, Morte e Resurrezione di Nostro Signore Gesu’ Cristo. Ecco alcune dichiarazioni rilasciate da alcuni sopravvissuti su “Avvenire”.“Hanno ucciso tutti i miei amici. Stavo pregando con loro quando abbiamo sentito colpi di arma da fuoco e due giovani armati e con il cappuccio hanno fatto irruzione. Io sono riuscito a scappare perché ero vicino alla porta posteriore. Ho ascoltato i miei amici pregare ancora e invocare il nome di Gesù Cristo. Altri urlavano. Poi ho udito tanti colpi di arma da fuoco dal bagno in cui mi ero nascosto. Hanno ucciso i miei amici, Cristiani uccisima so che sono tutti in paradiso, perché sono morti pregando Dio”.