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ANALISI ISISS

(di Gianluca Martone) In questi ultimi mesi, stiamo assistendo purtroppo agli atti di violenza commessi dai jihaidisti islamici dell’Isis, i quali stanno diffondendo terrore e paura non solo negli Stati del Medio Oriente, ma in tutto il mondo. Nell’analizzare questa gravissima problematica, che sta scuotendo nel profondo le nostre coscienze,è necessario porsi una domanda: cos’è l’Isis? A questo significativo interrogativo, ha risposto sulla rivista cattolica Tempi lo scorso 22 dicembre 2014 Jean Pierre Filiu, professore di Middle East Studies a Sciences Po di Parigi, nonché storico, arabista e diplomatico.“Innanzitutto è fondamentale denominare l’Isis con il termine Daesh, che è un acronimo arabo e chiarire che non si tratta di uno stato ma di una macchina del terrore. Sono ormai più di venticinque anni che studio i movimenti jihadisti e non ho mai avuto così tanta paura. La mia paura è ragionevole, ragionata e ben argomentata. Solo per dare un’idea: Daesh ha un esercito di circa trentamila partigiani armati, senza parlare del supporto politico, mentre nel 2001 Al-Qaeda ne aveva meno di un migliaio. Inoltre, possiedono un budget economico da cinquecento a mille volte superiore rispetto a quello utilizzato dagli attentatori dell’11 settembre 2001. La base dell’organizzazione si situa in un crocevia strategico, che risuona simbolicamente in tutti i musulmani, al contrario di Al-Qaeda che si collocava in periferia, in Afghanistan”.Queste attente osservazioni sull’Isis, alias Daesh, sono state confermate anche dallo scrittore Domenico Quirico che, in occasione dell’uscita del suo ultimo libro “il grande Callifato”, ha rilasciato un’intervista sulla rivista Tempi lo scorso 3 marzo 2015.“La creazione del Califfato è la ragione per cui così tanti stranieri sono andati a combattere in Siria. Ci sono giovani laureati di materie scientifiche, c’è un teologo ben formato come Al Baghdadi. La cosa che ci spaventa particolarmente sono le loro biografie svuotate: la loro vita inizia quando vanno a combattere, sia per un lavaggio del cervello che per una loro scelta. Cominciano a vivere nel momento in cui diventano rivoluzionari di professione. I musulmani purtroppo non si oppongono veramente, per paura, per interesse o per quieto vivere, ma non possiamo gettargli la croce addosso: fare una manifestazione contro l’Isis è pericolosissimo non solo a Mosul, ma anche a Tunisi. Ci sono quartieri di Tunisi dove è altrettanto pericoloso”.Il giornalista si è poi soffermato sui possibili scenari futuri, indubbiamente non molto rassicuranti.

“La realtà del Califfato, non in quel luogo ma in molti altri luoghi nel mondo, è un problema che dovremo affrontare anche nei prossimi decenni. Vivremo un’epoca di guerre permanenti innescate l’una dall’altra, dove il tema di fondo sarà lo scontro fra l’islam radicale e l’Occidente coi suoi alleati musulmani. Il progetto totalitario del Califfato è un progetto mira a creare un’amministrazione islamista, che ora esiste: ogni giorno che passa è un successo per il Califfato, perché entra nelle teste dei musulmani che vivono lì e di quelli che osservano dall’esterno. Dov’è Dio? Oggi non c’è posto al mondo dove Dio sia così costantemente invocato a parole e negato nelle azioni come nei luoghi dove si svolge il dramma del Califfato. L’ossessione di Dio e la sua negazione. I jihadisti si sentono per davvero dei santi, ma in realtà sono degli assassini. Ma Dio è presente nell’unica cosa che per me conta: nella sofferenza, nel dolore delle vittime. La vera presenza di Dio è in quella sofferenza. Dio è presente sopra tutta la superficie gigantesca del dolore che c’è in quei luoghi. Lì dove è invocato, Dio non c’è; ma Cristiani MOSULlì dove apparentemente è assente, Dio c’è, ossia nelle vittime”.