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Ecologia umana e vita universale con Papa Francesco e l’

di Giuseppe Pace (Naturalista, perf. in Ecologia Umana Internazionale e Ingegneria del Territorio, Università di Padova). La scienza che studia l’ambiente si chiama Ecologia. Essa analizza gli habitat e le funzioni in essi degli esseri viventi nonchè gli equilibri naturali come i climax o felicità della natura esistenti negli ambienti naturali delle foreste equatoriali e delle scogliere coralline, dove vi è il massimo di biodiversità. L’Ecologia considera la funzione nei cicli naturali anche dell’animale uomo. Sembra che tale funzione, onnivora, sia soddisfacente per molti, ma non per tutti. L’Ecologia (E) si suddivide in saperi specialistici: E. animale, E. zootecnica, E. vegetale, E. montana, E. forestale, E. urbana, E. agricola, E. fluviale, E. lacuale, E. marina, E. urbana, E. metropolitana, E. domestica, Ecologia umana. A quest’ultimo sapere specialistico ha una componente olistica e appare il più indicato per bene modificare l’ambiente naturale dall’uomo, che è un artefice ambientale mediante la sua cultura aggiornata dei vari saperi. Per studiare l’ambiente con l’Ecologia Umana è necessario far leva su almeno tre caratteri intrinseci di tale scienza moderna. Il primo carattere è la sua natura multidisciplinare: geografia, geologia, biologia, fisica, chimica, medicina, agronomia, economia, sociologia, psicologia comparata, mitologia, glottologia, ecc.. Il secondo carattere è l’interdisciplinarità tra saperi specialistici sia delle scienze naturalistiche che umanistiche. Il terzo carattere necessario è l’essere transdisciplinare per poter cogliere ed analizzare aspetti che sfuggono quasi all’indagine specialistico. Tale carattere è olistico, che nella cultura orientale è rimasto più di quella occidentale. L’Ecologia Umana dunque studia l’ambiente come insieme di natura e cultura: A=N+C. Ne consegue che l’ambiente non è solo quello naturale costituito da suolo, sottosuolo, acqua, aria ed esseri viventi con la specie Homo sapiens fino al neolitico civile. L’ambiente è anche un insieme di situazioni concrete di un territorio con il flusso di relazioni interne e che vi entrano e vi escono comprese quelle digitali. Una visione tradizionale dell’Ecologia in generale e di quella umana in particolare è antropocentrica, che fino a qualche decennio fa dominava la cultura dei cultori. Essa derivava e deriva da una visione molto antica dell’uomo al centro dell’Universo e del pianeta Terra (antropocentrismo) al quale tutto è possibile fare in natura. Poi, soprattutto nella cultura anglosassone, si è fatta man mano strada la visione biocentrica che vede la vita al centro. Un esempio enblematico si può fare con il permesso accordato dall’Università di Roma ad una dipendente che ha chiesto di assentarsi dal lavoro per assistere il suo cane. Nella società moderna l’addomesticamento degli animali, iniziata con il neolitico della nostra specie biologica, è cambiata in umanizzazione dei cani, dei gatti, ecc. Lo zoologo non sarebbe concorde. L’Ecologia Umana, ecocentrica, è anche una visione di mediazione tra biocentrismo ed antropocentrismo, ma anche più approfondita direi. Essa pone al centro l’ambiente nel quale l’uomo è artefice anche del proprio ambiente. Un’altra distinzione è da farsi sul primato o meno della natura sulla cultura quando si studia l’Ambiente. Per la visione antropocentrica il dominio della natura sull’uomo era tale che veniva considerata maestra di vita, come la definiva, nel XVI sec., Leonardo da Vinci ”natura, maestra dei maestri” oppure:”la Natura protegge ogni forza vitale nascente come la chioccia protegge i propri pulcini”. Per la visione biocentrica, invece, resta il dominio della natura sulla cultura e l’uomo viene spesso visto come inquinatore e perturbatore degli equilibri naturali, ne consegue un modo di pensarlo come generatore di ecotastrofismo anche planetario. I mass media, in generale, diffondono notizie e programmi di una notevole superficialità (soprattutto in Italia) su temi e problemi ecologici inducendo a letture fuorvianti la realtà ambientale. La visione econcentrica nello studio dell’ambiente è foriera di un intervento attivo su ciò che non va per l’evoluzione umana sul pianeta Terra. Fa uso delle più sofisticato tecnologie per migliorare la qualità della vita umana in armonia con l’ambiente naturale. L’uomo è utilizzatore ed artefice del proprio ambiente di vita abituale e sporadica. Lo studio dell’ambiente come insieme di natura e cultura presuppone la utilità, per ragioni di semplificazioni e di studio, di scindere quello che appare inscindibile a non pochi biochimici tra gli organismi e gli anorganismi. Il chimico russo Mendeleev sosteneva che la vita e il dopo vita altro non sono che una diversa messa insieme di elementi chimici. Solo la concezione del primato della cultura sulla natura, da almeno un paio di secoli della storia sociale dell’uomo, permette di usare la razionalità del sapere transdisciplinare, che può essere anche saggezza o sapere cioè insieme dei saperi. La specie Homo sapiens solo da circa 35 mila anni si distingue molto dagli altri primati superiori e da meno di 15 mila anni ha fondato le città, le ha governate con sistemi tribali, dittature, monarchie, repubbliche e organismi sovranazionali. La sua storia naturale, relativa all’uomo, affonda le radici nel processo dell’ominazione che ci conduce a “nonna Lucy” o Australopitecus afarensis di 3,2 milioni di anni fa. La separazione evidente tra mammiferi, primati, che porta la scintilla della nascente ragione affonda le radici, nella notte dei tempi storici e in quelli naturali, fino al Ramapitecus di oltre 4 milioni di anni fa. Prima ancora, vi sono tante tappe evolutive esaminate dalla filogenesi (evoluzione dei viventi terrestri), che inizia con la vita sulla Terra, forse dalla Terra stessa (insenatura marina, acqua bassa, calma, calda e con fondo ricco di argilla) di 3,5 miliardi di anni fa, mentre un miliardo di anni prima si formava il pianeta Terra. La legge empirica, “biogenetica fondamentale”, afferma che “l’ontogenesi ricapitola la filogenesi” (in 9 mesi di gravidanza l’organismo umano passa rispettivamente per lo stadio di pesce, di anfibio, di rettili e infine di mammifero e primate uomo. Tra 4,6 e 3,5 miliardi c’è stata l’evoluzione geochimica, che precede la biologica (la Filogenesi, scaturita dalle teorie evoluzionistiche neodarwiniane, viene confermata). Analogamente la filogenesi terrestre, e, con tempi sia pure diversi di poco e di molto si è verificato su altre pianeti esterni al sistema solare? J. Monod, biochimico francese marxista ed autore del best seller “Il caso e la necessità”, sosteneva che siamo soli nell’Universo, ma si sbagliava? Penso di si, i circa 7 miliardi di individui della specie Homo sapiens non sono i soli esseri pensanti dell’Universo. In alcune trasmissioni, anche TV, fanno vedere la serie di Guerre stellari ed altre ipotesi verosimili, dove ci sono gli alieni con più e meno tecnologia evoluta della nostra. Questi sono, a volte, con pupille ellittiche come alcuni rettili, ma, n realtà, i rettili per filogenesi ed evoluzione biologica hanno, per selezione naturale, prodotto i mammiferi i primati con l’Homo sapiens, che, casualmente, è con pupilla sferica, ma poteva anche divenire ellittica. La distanza tra noi e loro è elevata, purtroppo, ma ciò non esclude che alcuni degli alieni abbiano mezzi di trasporto, non il teletrasporto impossibile, più veloci dei nostri satelliti artificiali, che raggiungono fino a 70mila km orari. La velocità della luce è di 300.000 km al secondo e per giungere dal Sole alla Terra impiega 8 minuti. Ma se pensiamo alla velocità dei maratoneti della Grecia antica, ne abbiamo fatta di strada! Il futuro dell’Homo sapiens è nell’evoluzione culturale soprattutto, molto meno in quella biologica. Attualmente il pianeta Terra ha circa 200 Nazioni e alcuni organismi sovranazionali. La serie fantascientifica Star Trek- premiata per essere la più rigorosa applicazione dei saperi tecnici e scientifici- tratta di una navicella spaziale Enterprise che è espressione di una Federazione Unita dei Pianeti, che è un’istituzione fittizia dell’universo fantascientifico. È un’organizzazione sovranazionale e interplanetaria che raccoglie sotto un solo governo interstellare l’umanità e molti altri popoli extraterrestri umanoidi (cioè con caratteri biologici simili a quelle degli individui della specie Homo sapiens) che hanno proceduto ad una unificazione planetaria dei loro governi sovrani. Si tratta di un organismo politico di dimensioni senza precedenti (più di 150 sistemi stellari, estesi più di 8mila anni luce all’anno 2373), capace per la prima volta nella storia della civiltà di unificare tutte le culture sotto un’unica supercultura della logica, della scienza e della tecnologia. Nell’episodio della serie TV Enterprise Onda d’urto si afferma che sull’isola di Manhattan, a New York City sulla Terra, è presente all’inizio del XXXI secolo un monumento colossale che celebrerà la grandezza e l’unicità della Federazione come l’inizio di una nuova era della storia dell’umanità e, per estensione, della storia di tutte le “storie”. Le capitali sono San Francisco, che è anche la sede logistica della Flotta, e Parigi, sede esecutiva e amministrativa. La Federazione viene fondata nel 1261 da andoriani, umani (sia terrestri-Homo sapiens- che di Alfa Centauri che è la stella più vicina al Sole, dista 4,2 anni luce), tellariti e vulcaniani, in una conferenza a San Francisco che viene rappresentata al termine dell’ultimo episodio della serie “Enterprise, Federazione prossima frontiera”. La Flotta Stellare, organo militare e di ricerca ed esplorazione della Federazione, comprende oltre 2500 navi stellari e svariati milioni di effettivi. Il denaro nella Federazione non esiste (sulle frontiere viene a volte utilizzato denaro extrafederale per commerciare con altre società). Il capitano Picard nel film “Star Trek:Primo contatto”spiega che “L’economia del futuro è piuttosto diversa: il denaro non esiste nel XXIV secolo, l’acquisizione della ricchezza non è più la forza motrice delle nostre vite. Noi lavoriamo per migliorare noi stessi e il resto dell’umanità.” Con il fenomeno Ufo ormai c’è da fare i conti. Lo spiega Roberto Pinotti, del Centro Ufologico Nazionale: «prima l’opinione pubblica si chiedeva tra chi agli alieni credeva e chi no. Ora, invece i governi, le istituzioni e persino la Chiesa hanno preso atto dell’esistenza del fenomeno. Qualche anno fa, papa Francesco ha posto la questione su cosa accadrebbe se un gruppo di extraterrestri chiedesse di essere battezzato. Lui ne ha parlato come metafora, ma di certo ha posto la questione». Secondo Pinotti, che ha fondato il Centro mezzo secolo fa, l’eventuale arrivo definitivo degli alieni sulla Terra avrebbe anche conseguenze geopolitiche: «sicuramente ci perderebbero gli statunitensi, perché i colonizzatori del mondo non sarebbero più loro. Anche per questo martellano con certi film di fantascienza di terzo livello, tipo Indipendence Day, che fanno apparire gli extraterrestri brutti e cattivi». Un mio vicino di casa a Padova, di 85 anni, con reminiscenze di cultura da liceo classico frequentato, mi cita spesso la sua idea del dopo morte con la metempsicosi mentre osserva nel suo giardino il ciuffetto di penne bianche del merlo- che gli ricorda la nonna di una bontà eccezionale- e così la farfalla, ecc.. Egli forse non sa che l’infanzia è magica per tutti e che i nonni sono eccezionali. In occidente troviamo la dottrina delle metempsicosi nella religione mistica degli orfici, dalla quale è poi passata nella filosofia greca, accolta come fu da Pitagora, da Empedocle, da Platone e dai neoplatonici; con la differenza però che qui la metempsicosi non termina, come nel buddhismo, con l’annientamento dell’individualità umana, ma col trionfo completo dello spirito – concepito come eterno – sulla materia, nella quale era stato imprigionato (σῶμα-σῆμα) e da cui riesce finalmente a liberarsi. L’anima universale indistruttibile era anche condivisa dal colto Virgilio, autore di tante opere tra cui l’Eneide, dove nel capitolo V scrive del Lete o fiume dell’oblio, che Dante riprende nella sua Divina Commedia. Per chi dà ancora valore al mito, quello dell’acqua del fiume Lete è interessante da rileggere nella letteratura virginiana. Comunque la logica, la razionalità ed il rigore dei saperi aggiornati possono aiutare l’uomo a capire sia l’esistente che fare alcune ipotesi futuribili di ambienti vivibili. Intanto usiamo il pianeta Terra, che è la nostra casa, anche se non unica in futuro, e non sporchiamola con rifiuti e rifiuto del rifiuto! Ovviamente cominciamo a viverla, la casa terrestre, con una visione ecologica ecocentrica, non biocentrica, né solo antropocentrica del passato. Nella visione di Ecologia Umana è da considerare anche l’Esobiologia, per la quale scrissi un articolo, nel 2006, sulla rivista romena “Vox Libri” della Biblioteca Judetiana di Deva Hunedoara. Ricordo inoltre il 1961 con il primo astronauta russo che circumvolò il pianeta Terra, Yuri Gagarin, poi la recente intervista tra il Papa Francesco e l’Astronauta P. Nespoli. Luca Parmitano, Samantha Cristoforetti e Paolo Nespoli sono solo alcuni della schiera di astronauti delle missioni fra le stelle. Dagli anni Sessanta con l’epopea degli Apollo (il n. 11 è famoso perché allunò nel 1969) della Nasa, alle stazioni orbitanti sovietiche Saljut e “Mir” (significa Pace) dagli anni Settanta, alle dirette tv – infine – della Stazione spaziale internazionale dal 2000, c’è sempre un momento che batte tutti gli altri per lo stupore che innesca nei protagonisti e negli spettatori. Questa meraviglia si ripete puntualmente e senza mai perdere intensità ogni volta (e siamo oltre la 500a replica in 50 anni) che un astronauta viene “sparato” in orbita ed entra in un altro veicolo spaziale. E’ un crescendo irresistibile: il roboante decollo del razzo (o dello Shuttle), la scia fiammeggiante che scompare oltre le nubi, le prime orbite di avvicinamento e la delicata fase – centimetro dopo centimetro – dell’attracco della navicella alla stazione, protagoniste di una danza senza peso che riporta ogni volta al Bel Danubio blu incastonato da Kubrick in 2001 Odissea nello spazio. E poi la lunga attesa della pressurizzazione fra i due ambienti, con quel portello blindato che non si muove mai ma che poi concede uno spiraglio. Ecco, ci siamo: il portellone rotondo si spalanca e compare il volto del primo astronauta che, galleggiando, entra nella stazione spaziale, abbraccia gli amici in attesa, sorride, ride, stringe mani, prende e dà pacche sulle spalle. Per ogni astronauta – l’hanno raccontato loro stessi – è come rinascere, e questa volta con la piena coscienza di quanto sta accadendo, per di più in “spaziovisione”: rinascere in diretta davanti al mondo intero, l’anima che si affaccia da quegli occhi spalancati. “I Pontefici passano, ma Papa Francesco ha chiamato P. Nespoli, il veterano italiano dello spazio che dal 28 luglio sta orbitando a 400 chilometri dalla Terra. Il collegamento (inflight call) dalla saletta dell’aula Paolo VI è durato una ventina di minuti. Sempre sul filo dell’emozione, perché non si resta mai indifferenti al fatto di parlare con qualcuno che sta sfrecciando lassù a 28.800 Km orari sulla più grande nave spaziale costruita dai terrestri. Paolo Nespoli, poi, 60 anni, astronauta dell’Agenzia spaziale europea, è riuscito a parlare dallo spazio con due presidenti della Repubblica e, adesso, con due Papi. La prima volta avvenne il 21 maggio del 2011, alla sua seconda missione e il collegamento lasciò tutti con gli occhi lucidi: pochi giorni prima era morta la madre dell’astronauta e Papa Benedetto XVI gli manifestò tutta la sua vicinanza. Non tutti gli astronauti, per non dire dei cosmonauti (russi) e dei taikonauti (cinesi), parlano del loro rapporto con la fede religiosa e di una personale ricerca dell’infinito, ma di sicuro molti di loro pregano alla partenza e al ritorno, le fasi più pericolose delle missioni, e soprattutto quando si affacciano per la prima volta alla cupola della stazione. Da dietro quel bovindo tutti si chiedono almeno una volta chi o che cosa possa aver creato quello spettacolo che toglie il respiro. Intanto Nespoli, che ha già portato in orbita santini di Padre Pio, questa volta prima del decollo ha ricevuto dallo stesso Papa Francesco il simbolo delle Schole Occurrentes, l’organizzazione internazionale che attraverso l’istruzione promuove il confronto e la pace fra i popoli. Quei popoli divisi sulla Terra da confini che dalla stazione orbitante, raccontano sempre gli astronauti, non si vedono su quella nave spaziale che è il nostro pianeta in viaggio nello spazio con un unico equipaggio” (art. di P. Ricci Bitti, da Il Messaggero). In futuro l’ONU, forse, si occuperà anche di prevenire le tensioni religiose tra gli oltre 7 miliardi di terrestri. Dopo il razionale papa tedesco ecco anche l’intervista dell’attuale papa argentino (alla sua elezione scrissi un articolo, che fu letto dai soci della “Sociedad Cientifica Argentina”, di cui mi onoro essere Socio correspondiente) all’Ing. P. Nespoli ed altri. Esse sono esempi enblematici che la risposta cercata da sempre dall’Homo sapiens al senso della vita, non può più essere sottovalutata dal sapere scientifico e, in particolare, dall’Ecologia Umana Ecocentrica. Essa ebbe, quasi come antesignano, Pitagora, che 5 secoli a. C. (e quindi nello stesso periodo del Buddha), aveva fondato l’intera mole delle sue ricerche sull’intuizione che l’intero universo non fosse un Caos di eventi meccanici casuali, ma un Cosmo, un’organica unità che si esprime attraverso leggi armoniche, regolari, universali, intelligenti. Il termine greco Kosmòs sottintende l’azione dell’ordinare; i numeri, la matematica e la geometria diventano, quindi, per Pitagora il codice tramite il quale l’essere umano è in grado di intuire, penetrare e comprendere il Logos, la logica della mente di Dio. Pitagora, grazie alle esperienze illuminanti di trasformazione spirituale apprese in Egitto e in Oriente, divenne capace di percepire l’esistenza come un tutt’Uno, un Olos, un Cosmo che si evolve dal Caos, in cui materia e coscienza sono intimamente unite. La scienza moderna, con la sua aridità intrinseca, ha scoperto parte delle leggi dell’universo, da quelle microcosmiche a quelle macrocosmiche, ma tende ad interpretarle in modo riduttivo e materialista. Questo è lo schema epistemologico della scienza, dal suo nascere fino ad oggi, ma anche in questo campo sono in atto dei radicali cambiamenti. L’Ecologia Umana apre dei ponti e non dei muri tra i diversi saperi scientifici ed umanistici non escludendo i teologici. J. Monod era contrario alle spese spaziali per andare fuori della Terra, ma esse sono benefiche per l’Homo sapiens con una formidabile evoluzione culturale, preminente su quella biologica, e per l’Ecologia Umana, Ecocentrica, che cerca di esaminare l’ambiente con i saperi scientifici, tecnici ed umanistici, ma anche con la lanterna olistica o transdisciplinare e, ultimamente, con questo contributo per illuminare anche fuori della Terra ed il senso della vita, anche di tipo religioso.