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Un altro segreto della Natura è stato svelato dalla genialità dell’Homo sapiens.

Giuseppe Pace (Naturalista). Da oltre 10 mila anni l’Homo sapiens continua, piano piano, a svelare i tanti segreti che la Natura gli nasconde se non è abituato all’uso della razionalità. Di tanto in tanto e con il favore della cultura scientifica, basata sul metodo galileano, l’Uomo scopre e rivela segreti naturalistici utili all’umanità intera senza nazionalismi e localismi. Uno di tali segreti sorprendente è la clonazione, che è quasi una fotocopia dell’organismo vivente. Per la prima volta due primati, macachi, sono stati clonati con il trasferimento del nucleo di una cellula dell’individuo da “copiare” in un ovulo non fecondato e privato del suo nucleo. L’obiettivo, non secondario, della clonazione è replicare anche l’Uomo? Perché no se è utile e non dannoso ad aiutare l’umanità. La scelta etica è antica: dominare la tecnica e la scoperta con la ragione. Vale sempre più l’Uomo che la macchina che egli guida ed usa o non usa. Una pecora fu clonata in Scozia circa alcuni decenni fa, ma non i primati come adesso le scimmie macaco. Zhong Zhong e Hua Hua sono i due nomi delle prime scimmie clonate al mondo con la stessa tecnica utilizzata per la pecora Dolly. La nascita è frutto della ricerca di scienziati cinesi, che hanno spiegato di aver creato due macachi femmine completamente identiche dal punto di vista genetico e in buona salute. Quella utilizzata negli Usa nel 1999 consente di generare al massimo quattro cloni per volta. Molti in passato hanno provato ad usare la tecnica impiegata per la pecora Dolly, che permette di creare un numero maggiore di cloni attraverso il trasferimento del nucleo di una cellula dell’individuo ‘da copiare’ all’interno di un ovulo non fecondato e privato del suo nucleo. A differenza di quanto accaduto con altri mammiferi, come topi e bovini, nelle scimmie ogni tentativo era fallito, perché nei nuclei delle loro cellule differenziate sono presenti dei geni ‘spenti’ che impediscono lo sviluppo dell’embrione. I ricercatori cinesi sono riusciti per la prima volta a riattivarli grazie a ‘interruttori’ molecolari creati ad hoc, aggiunti dopo il trasferimento del nucleo. La percentuale di successo è stata poi ulteriormente aumentata prelevando il nucleo da cellule fetali invece che da cellule di esemplari adulti. A coronare tre anni di studi ed esperimenti sono poi arrivati i piccoli macachi Zhong Zhong e Hua Hua, il cui nome deriva dal termine cinese ‘Zhonghua’ con cui si indica il Paese del dragone. Al momento i due cuccioli godono di ottima salute e crescono in modo normale: il loro sviluppo fisico e cognitivo verrà continuamente monitorato, in attesa che nel laboratorio di Shanghai vengano alla luce anche altre scimmie ‘fotocopia’. Le “piccole”, al momento nutrite col biberon, starebbero crescendo senza differenze rispetto alle coetanee normali. Cina, le prime due scimmie clonate come pecora Dolly. “Geneticamente omogenei”. Vaticano: “Minaccia per futuro uomo”. Sono solo le prime scimmie, visto che a breve si attende la nascita di altri cloni. L’equipe dell’Istituto di neuroscienze dell’Accademia cinese delle scienze sostiene che l’obiettivo è la creazione di un “esercito” di scimmie geneticamente identiche da usare in laboratorio per la ricerca su malattie diffuse come i tumori, ma anche il Parkinson e l’Alzheimer. L’annuncio, però, solleva non poche perplessità e interrogativi etici, facendo crescere la preoccupazione di un’imminente clonazione umana. Finora ogni tentativo sulle scimmie era fallito perché i nuclei delle loro cellule differenziate contengono geni che impediscono lo sviluppo dell’embrione. Grignaschi (Istituto Mario Negri): “Si ridurrà numero di animali sacrificati per ogni esperimento”. Il teologo-bioetico Sgreccia: “Rischio che possa essere considerato il penultimo passo, prima della clonazione umana” sono stati “creati” tramite il trasferimento del nucleo di una cellula dell’individuo ‘da copiare’ in un ovulo non fecondato e privato del suo nucleo. Elio Sgreccia, teologo e storico portavoce del Vaticano sui temi della bioetica, la definisce “una minaccia per il futuro dell’uomo”Finora ogni tentativo di clonazione con questa tecnica sulle scimmie era fallito perché i nuclei delle loro cellule differenziate contengono geni che impediscono lo sviluppo dell’embrione. La loro nascita, avvenuta 6 e 8 settimane fa, è stato annunciata sulla rivista Cell dall’Istituto di neuroscienze dell’Accademia cinese delle scienze a Shanghai e apre alla possibilità di ridurre il numero di primati usati nella sperimentazione animale. La svolta arriva 19 anni dopo la prima clonazione di un primate, la femmina di macaco Tetra, ottenuta nel 1999 nei laboratori dell’Oregon Health and Science University grazie alla scissione dell’embrione, una tecnica che imita il processo naturale all’origine dei gemelli identici (monozigoti). “Questa tecnica consente per la prima volta di generare numerosi esemplari di primati geneticamente omogenei fra loro”, spiega Giuliano Grignaschi, responsabile del benessere animale presso l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri e segretario generale di Research4life. “Ciò – rileva – permetterà di ottenere risultati sperimentali più affidabili e facilmente riproducibili: riducendo la variabilità e l’errore statistico si ridurrà anche il numero di campioni necessari per fare le misure e, di conseguenza, il numero di animali sacrificati per ogni singolo esperimento”. Non sorprende la reazione negativa dello Stato del Vaticano, monarchia assoluta sempre pronta a promuovere la tradizione e ad essere contraria all’innovazione. Ma leggiamo come articola, pubblicamente mediante i media, l’avversità scientifica: “Al contrario della ipotesi di clonazione umana, sulla quale la Chiesa non può che esprimere la sua condanna più forte e totale, sulla clonazione animale il magistero ecclesiastico non ha finora espresso una condanna esplicita, ufficiale, lasciando il tema alla valutazione responsabile degli scienziati”, spiega Sgreccia all’Andkronos. Ma, aggiunge il porporato, “non c’è dubbio che il passaggio dalla prima pecora Dolly ad altri animali e ora persino alla scimmia, ovvero a un primate così vicino all’uomo, rappresenta un autentico attentato al futuro dell’intera umanità”. “C’è il fortissimo rischio che la clonazione della scimmia possa essere considerato come il penultimo passo, prima di arrivare alla clonazione dell’uomo – conclude l’ex presidente della Pontificia Accademia per la Vita – evento che la Chiesa non potrà mai approvare”. “È un passo avanti importate per il futuro della medicina e per lo sviluppo di nuove cure“, spiega Giuseppe Novelli, genetista e rettore dell’università degli Studi di Roma Tor Vergata. “Ma si tratta anche di un lavoro scientifico che può sollevare importanti problemi etici, essendo le scimmie simili a noi. Questioni che devono essere affrontate nel modo più opportuno e con cauto ottimismo”, è il suo commento. Per Novelli, si tratta “di un lavoro ‘elegante’ dal punto di vista tecnico. I ricercatori hanno trovato il modo per evitare i problemi di riprogrammazione genetica, che rappresentavano il grande ostacolo, e che erano all’origine di aborti e fallimenti”. “Loro ci sono riusciti”, conclude. Il cauto ottimismo risponde al principio scientifico della precauzione necessaria prima di applicare la scoperta. L’altro principio è quello della responsabilità di specie. Ciascuno deve, in futuro, sentirsi sempre più responsabile della specie biologica alla quale appartiene e che attualmente stima circa 7 miliardi di persone o individui immersi in una cultura scientifica e molte culture nazionali, sovranazionali e locali. La scoperta della clonazione di primati, come i macachi, deriva dalla genialità dei cinesi, portatori di un’antichissima cultura locale, ma della stessa cultura scientifica di altri popoli planetari.