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Sì al carcere per i minorenni

(ilMezzogiorno) NAPOLI Hanno ragione quanti ritengono che, anche sotto questo aspetto, l’Italia sia fuori dall’Europa. E’ un assurdo che un ragazzo che commette un reato, solo perché ha meno di 16 anni, non possa essere punito con il carcere e possa liberamente continuare a delinquere. I gravi recenti episodi sono l’ennesima testimonianza che alcune zone di Napoli sono state scelte dai giovinastri, sia della periferia che del centro cittadino, sovente armati di coltelli, di catene o di bastoni, come terreno di scontro per una sorta di regolamento di conti, oltre che per rapine e scippi o per il danneggiamento della cosa pubblica. Né più né meno di come accadeva nell’antico Far West, solo che in quel caso si trattava di gangster, in età matura, e non di ragazzini ancora in odore di latte materno. Per sconfiggere questo fenomeno che, anche in alcuni quartieri, cosiddetti bene, come Vomero o Chiaia, ha subito negli ultimi tempi un’impennata preoccupante, bisogna agire a monte, attraverso idonei provvedimenti legislativi. Sicuramente, a questo punto, faranno sentire la loro voce i soliti buonisti, che troveranno tutte le attenuati plausibili per giustificare le azioni delinquenziali di questi branchi di minorenni, riversando le colpe sulla famiglia, sulla scuola, sulla chiesa, sulla società e chi più ne ha più ne metta. Vediamo invece cosa accade in altri paesi europei. Segnatamente in Francia, dove, dopo il varo della legge n. 2002-1138, del 9 settembre 2002, d’orientamento e di programmazione della giustizia, che ha modificato il codice penale, il numero di reati che coinvolgono minorenni si è ridotto notevolmente. La stretta repressiva ha fatto sentire i suoi effetti, abbassando la punibilità penale dei ragazzi sotto i 14 anni, vietando party e rave illegali, aumentando le pene per i reati legati alla microcriminalità. Nella legge francese non solo è previsto il carcere preventivo a partire dai tredici anni ma vi è pure la possibilità di comminare sanzioni anche ai bambini di 10 anni, con l’istituzione dei centri educativi chiusi, con l’incremento dei posti previsti nelle prigioni per i minorenni e con la previsione di costruire apposite case di pena destinate esclusivamente a questi ultimi. Istituita anche la figura del “giudice di prossimità”, magistrati, non di carriera, che si occupano dei reati commessi dai minorenni. A Napoli, invece – ma il discorso riguarda l’intero Paese – accade sovente che le forze dell’ordine, una volta accertata la minore età dei ragazzi coinvolti in episodi delinquenziali, non possano fare altro che affidarli ai genitori, con il consueto rituale della segnalazione al Tribunale dei minori. Insomma la classica bolla di sapone. A questo punto, è facile immaginare che gli episodi di delinquenza minorile, in mancanza di provvedimenti incisivi e decisamente risolutivi, potrebbero purtroppo essere destinati a continuare a riempire le pagine della cronaca nera. Con il risultato di mantenere costantemente l’argomento alla ribalta dei mass media anche internazionali, propalando così un’immagine negativa e violenta del capoluogo partenopeo, col rischio, tra l’altro, di allontanare i turisti, come lamentano in questi giorni alcuni operatori del settore.

Gennaro Capodanno, Presidente Comitato Valori collinari – Napoli