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L’Italia spera che le 44 persone nel sottomarino argentino vengano salvate

(Giuseppe Pace, Corrispondente della Sociedad Cientifica Argentina). PADOVA. Nel 2000 sono stato nominato commissario d’esame di maturità liceale alla prestigiosa scuola italiana a Buenos Aires “Cristoforo Colombo”. Là, ho conosciuto molti italo argentini, la bella città di Buenos Aires e parte della grande, lontana ed interessante Argentina. Dalla bella sede della rinomata “Sociedad Cientifica Argentina”, che ho frequentato mi giunse, in agosto 2001, la gradita nomina a “Socio Correspondiente”. Ad essa faccio riferimento per esternare solidarietà al popolo argentino in queste ore di trepida attesa per la sorte di decine di persone nell’oceano. La speranza è l’ultima a morire e tutti gli italiani la alimentano, senza riserve anche per i moltissimi connazionali emigrati in Argentina, soprattutto tra il 1950 e il 1960. L’Argentina è un meraviglioso Paese lontano:”in capo al mondo” disse il Cardinale di Buenos Aires, Bergoglio, quando fu eletto Papa. L’Argentina sfamò le popolazioni italiane per oltre mezzo secolo scorso. All’Argentina l’Italia deve riconoscenza fraterna e soffre per l’ansia di trovare il sommergibile San Juan con tutte le 44 persone a bordo vive. La speranza italiana pertanto è forte e viene continuamente alimentata da tutti gli italiani affinchè il sottomarino argentino San Juan dia segnali di vitalità al più presto. La presenza italiana diretta di aziende italiane in Argentina ha storie diverse, alcune che datano alle ondate migratorie che hanno raggiunto il paese nella seconda metá dell´800 e nel secondo dopoguerra, altre in anni piú recenti. Gli abitanti dell’Argentina sono 43.432.376 (stima 2017) e ha un’estensione territorial di 2.766.890 km², tra la catena delle Ande a ovest e l’Oceano Atlantico meridionale a est e a sud, dove si è disperso il sottomarino. Circa il 90% della popolazione Argentina si considera «eurodescendiente», ma secondo uno studio realizzato nel 2010 per il genetista argentino Daniel Corach, la mappa genetica degli Argentini è composta da un 79% proveniente dalle diverse etnie europee, principalmente italiana e spagnola, un 18% di differenti etnie amerinde e un 4,3% di etnie africane, con un 63,6% della popolazione che ha almeno un antenato indigeno. In Argentina operano molte aziende italiane, prevalentemente nel settore manifatturiero. Gli investimenti diretti italiani in Argentina stando a dati Eurostat, sono stati nel 2015 pari a 220,7 milioni di Euro. Non esistono dati ufficiali più aggiornati. Tale dato corrisponde soltanto ai capitali investiti in Argentina direttamente dall’Italia; in considerazione del fatto che molte imprese hanno reinvestito in Argentina dividendi locali (anche per i limiti al trasferimenti di valuta in vigore fino a dicembre 2015) e’ verosimile che la cifra reale possa essere superiore. Tra le principali imprese operanti nel paese figurano alcuni dei più importanti gruppi industriali italiani (Fiat, Iveco-Cnh, Pirelli, Enel, Techint, Ghella, Impregilo, Ferrero, Telespazio, Fratelli Branca, Trevi, Generali, Mapei, Arneg). Accanto ai grandi gruppi, numerose sono le PMI italiane presenti nel Paese, che operano nei settori più diversi (dalla meccanica ai veicoli, dall’energia, alle infrastrutture, dalle telecomunicazioni all’industria della salute, dai trasporti all’agroalimentare, dal software alla cosmetica, solo per citarne alcuni). Molte aziende italiane hanno effettuato anche di recente importanti investimenti, come FAMI, nel settore mobili industriali, Tecnam nel settore aeronautico e Faam (batterie di litio). La formula joint-venture è particolarmente utilizzata dalle nostre PMI che vogliono operare in Argentina ed è molto gradita alle Autorità locali, che vi ravvisano un canale ufficiale di crescita della produzione e dell’occupazione locali. L’Argentina può rappresentare per le imprese italiane una piattaforma privilegiata verso il Mercosur, vantando livelli di preparazione universitaria e professionali comparabili con quelli europei, oltre ad una manodopera meglio qualificata rispetto ad altri paesi dell’area. A ciò si aggiunge una forte tradizione nel campo scientifico e tecnologico (è il paese latinoamericano che vanta più Premi Nobel) grazie anche agli ingenti investimenti effettuati dallo Stato nell’ultimo decennio. L’Argentina è tra i principali produttori mondiali in derrate agricole e prodotti agro-alimentari, con una conseguente importanza del comparto delle macchine agricole. Oltre alle prime riserve mondiali di acqua dolce, il paese detiene le seconde riserve al mondo di Shale gas e le quarte di Shale oil e ciò rende il settore degli scavi e dell’esplorazione di primario interesse per gli investitori stranieri. Molto ricca di materie prime, l’Argentina è al sesto posto a livello mondiale per possesso di risorse minerarie (dopo Cina, Perú, Filippine, Brasile e Cile) e ci si aspetta che nei prossimi anni la sua posizione avanzi grazie alle sue ingenti riserve di oro, potassio, argento, boro, litio (una delle maggiori riserve al mondo) e rame. Molto importante e´, inoltre, la produzione di automobili e veicoli pesanti, non solo per il mercato interno ma in particolare per quello del vicino Brasile, cui l’intero comparto industriale argentino si presenta strettamente vincolato. Il mistero del San Juan continua dall’’ultima comunicazione con la base navale di Mar del Plata, avvenuta alle 7.30 del 15 novembre, l’equipaggio aveva reso noto di avere un problema con le batterie elettriche dell’unità, forse un “cortocircuito”. L’Armada aggiunge che era stato quindi ordinato al comando del sottomarino di fare subito ritorno alla base, seguendo la rotta più breve. Viene confermata, dunque, l’ipotesi avanzata già nelle prime ore dalla stampa locale, e cioè che a bordo dell’unità si fosse sviluppato un incendio nella sala batterie. Il San Juan è un sottomarino a propulsione elettrica ed è dotato di 960 batterie. Tutti vorremmo che tornassero sani e salvi a riva. La Marina ha inoltre confermato che le analisi effettuate sui sette tentativi di comunicazione ricevuti hanno accertato che non provenivano dal telefono satellitare installato a bordo dell’unità; al momento permane quindi la condizione di assenza di comunicazioni con il sommergibile mentre continuano le operazioni di ricerca. A bordo cibo e ossigeno sono sufficienti per altre due settimane. Di fatto la Marina aveva sottolineato che sia per quel che riguarda l’ossigeno sia le provviste a bordo non esistono problemi di sorta: anche senza propulsione il sommergibile è comunque in grado di mantenersi in superficie mentre le scorte di acqua potabile e cibo conservate a bordo bastano per mantenere i 44 membri dell’equipaggio per almeno quindici giorni oltre la durata prevista della missione (sarebbe dovuta concludersi da poco tempo). Il maltempo ostacola le ricerche Le operazioni in corso nell’Atlantico del sud per trovare il sottomarino, intanto, sono rese anche più difficili dalle avverse condizioni meteo nella zona. A sottolinearlo è stato il portavoce della marina di Buenos Aires, Enrique Balbi, ricordando inoltre che le difficoltà della mega-operazione di ricerca dipendono proprio dal fatto che si tratta di un sottomarino: “l’altezza delle onde, e il fatto che un sommergibile ha un profilo sottile e affiora poco nell’acqua, complicano l’individuazione sia visiva sia via radio del San Juan, che è tra l’altro dipinto di nero”. L’Argentina non merita un disastro così luttuoso e la buona sorte alla fine arriderà al popolo fratello argentino. La realtà però non è favorevole del tutto e uno dei tanti paventati incidenti marini si profila, purtroppo, anche per il sottomarino dell’Argentina. Le squadre impegnate nella ricerca del sottomarino argentino con cui si è perso ogni contatto dal 15 novembre scorso hanno captato in nottata un segnale nell’Atlantico meridionale che potrebbe essere quello dell’ARA ‘San Juan’. Lo riferisce oggi il quotidiano ‘Clarin’ citando fonti delle squadre di ricerca. Intorno alla mezzanotte, una flotta guidata dalla corvetta Drummond si è diretta verso la zona per verificare se il segnale corrisponde a quello del mezzo disperso. La notizia sembra confermare quanto anticipato sempre in nottata da radio Mitre a Buenos Aires, secondo cui aerei statunitensi avrebbero individuato qualcosa nell’Atlantico meridionale che potrebbe corrispondere ad un oggetto metallico, a circa 300 chilometri dalla costa di Puerto Madryn – 1.100 chilometri circa a sud della capitale – e a 70 metri di profondità. Fonti della Marina e del ministero della Difesa hanno però chiarito che al momento non vi sono conferme. Il San Juan disperso al largo della Patagonia Si inizia a far luce sul mistero: il sottomarino scomparso aveva comunicato problemi alle batterie. Buenos Aires, 23 novembre 2017 – Non c’è pace per i parenti dei 44 marinai ‘scomparsi’ in fondo all’oceano a bordo del sottomarino Ara San Juan. Mentre fervono le ricerche – scattate dopo la misteriosa scomparsa di mercoledì scorso – ogni poche ore si passa da una notizia incoraggiante a un crollo delle speranze. Continuano intanto le ricerche, rese anche più difficili dal maltempo. Per localizzarlo sono impegnate 40 navi, una decine di aerei e una ventina di pescherecci. Il San Juan è un sottomarino a propulsione elettrica ed è dotato di 960 batterie. I sette tentativi di chiamata non provenivano dal San Juan. Le cattive condizioni meteo nella zona dell’ultimo contatto – con raffiche di vento oltre i 90 chilometri orari e un forte moto ondoso – potrebbero aver costretto il “San Juan” a navigare in immersione, il che spiegherebbe la perdita del contatto radio, possibile solo se l’unità naviga in superficie o comunque con l’antenna oltre il pelo dell’acqua. Si rafforza l’ipotesi dell’avaria grave. Tuttavia, la mancata emersione anche solo temporanea dell’unità in un periodo di cinque giorni sembra rafforzare l’ipotesi dell’incidente o quanto meno di un’avaria grave, anche perché se il sistema di propulsione non ha subito danni pur navigando in immersione con l’antenna guasta il “San Juan” avrebbe già dovuto fare ritorno alla base di partenza. Il maltempo ostacola le ricerche. Le operazioni in corso nell’Atlantico del sud per trovare il sottomarino, intanto, sono rese anche più difficili dalle avverse condizioni meteo nella zona. Era stato ordinato al comando del sottomarino di fare subito ritorno alla base, seguendo la rotta più breve. Viene confermata, dunque, l’ipotesi avanzata già nelle prime ore dalla stampa locale, e cioè che a bordo dell’unità si fosse sviluppato un incendio nella sala batterie. Il San Juan è un sottomarino a propulsione elettrica ed è dotato di 960 batterie. Con un minisub e una campana per tentare il salvataggio Domenica, ha inoltre ricordato Balbo, sono arrivati in una base della Patagonia “due aerei con una squadra di appoggio della marina degli Stati Uniti”. I velivoli trasportano materiale logistico per l’assemblaggio di un mini-sottomarino. E’ pronta inoltre, ha precisato, una campana subacquea per il salvataggio dell’equipaggio che può raggiungere una profondità di 200 metri”. L’ultimo contatto il San Juan era nelle acque dell’atlantico meridionale a 432 km dalla costa, all’altezza del golfo di San Jorge. Per localizzarlo sono impegnate circa 40 navi con caratteristiche tecniche diverse, una decine di aerei e persino una ventina di pescherecci. Oltre all’argentina e agli Usa, ci sono altri cinque paesi coinvolti nella mega-operazione (Brasile, Cile, Peru’, Uruguay, Inghilterra e Francia). I mezzi stanno setacciando un’area immensa, che per l’80% e’ gia’ stata controllata. Il San Juan, costruito in Germania nel 1985 e poi portato in argentina, doveva seguire la rotta prevista dalla base di Usuahia (estremo sud del paese) fino alla base navale di Mar del Plata. Il mistero delle 7 telefonate Si tratta di tentativi di chiamata satellitare captati sabato da diverse basi della Marina argentina. Si è trattato di segnali “brevi e di bassa intensità” che non sono riusciti a stabilire una connessione Le chiamate, di una durata tra i 4 e i 36 secondi, sono state registrate tra le 10:52 e le 15:42. Enrique Balbi, portavoce della Marina argentina, in una conferenza stampa, ha ammesso che “siamo preoccupati, e la nostra preoccupazione va crescendo”, anche a causa del problema dell’esaurimento delle riserve d’ossigeno del sottomarino. Interrogato sulle stime degli esperti, citate dai media, secondo i quali – se si è mantenuto in immersione dallo scorso mercoledì – il San Juan avrebbe sette giorni di ossigeno per l’equipaggio di 44 persone, Balbi ha detto che “non esiste un valore preciso, dipende da molte circostanze”, ma ha poi aggiunto che “siamo ormai al sesto giorno, e in quanto all’ossigeno questo ci preoccupa”. Il portavoce ha comunque sottolineato che “tutte le ipotesi sono ancora aperte” e ha descritto in dettaglio lo spiegamento nell’Atlantico Sud di un’impressionante numero di risorse impegnate nella ricerca del sottomarino, spiegando che circa 4 mila persone lavorano in questo momento per trarre in salvo il San Juan. Vladimir Putin ha offerto l’aiuto della Russia al presidente argentino Mauricio Macri, per le operazioni di ricerca e salvataggio del sottomarino disperso. I due capi di Stato, nel corso di una telefonata, hanno concordato di mantenere i contatti a livelli di ministeri della Difesa. A Buenos Aires hanno già offerto il proprio aiuto anche Usa, Gran Bretagna, Cile e Brasile. Nel 2000, da neo presidente Putin stesso affrontò un’emergenza simile: la tragedia del sottomarino Kursk, affondato con 118 membri dell’equipaggio nel mare di Barents.Gli italiani fraternizzano con le ricerche ed alimentano la speranza che presto il sottomarino, disperso, San Juan, torni a casa con tutti membri sani e salvi tra gli affetti familiari nazionali e mondiali.