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Itinerari di viaggio. Gorica, la città divisa ai confini dell’Italia

Gorica_foto1(Gianluca Parisi). Se si pensa ad una città divisa, il pensiero va subito a Berlino e probabilmente si pensa che in Europa di città divise non ne esistano più. Invece a Cipro c’è Nicosia divisa da un corridoio, divenuto terra di nessuno, gestito dall’O.N.U.
Ma senza allontanarsi troppo dall’Italia, in Friuli ai confini con la Slovenia c’è Gorizia, divisa da Nova Gorica.
Appartenuta al Regno Asburgico, divenne italiana con la Grande Guerra del ’15-’18, ma con gli accordi di pace della Seconda Guerra Mondiale la città è stata divisa. Il confine fu tracciato lungo la linea ferroviaria (foto1) e così è stato fino all’adesione della Slovenia nell’Unione Europea del 2004. Con Gorica_foto2quella linea furono spezzati legami millenari che tenevano uniti friuliani, italiani, sloveni e fu incoraggiato lo sviluppo jugoslavo di una nuova città, nella periferia nord-est. Così nacque Nova Gorica: in sloveno Gorica vuol dire “colline ricoperte di vigne”.

Gorica_foto3Oggi il confine non esiste più e dall’Italia si passa velocemente in Slovenia e viceversa dal passaggio ferroviario a sud della stazione Transalpina. Passeggiando per le strade italiane intorno la ferrovia, di cognomi italiani sui citofoni delle abitazioni se ne notano pochi. Se ne notano diversi, invece, dall’altra parte in Slovenia perché, paradosso della crisi economica degli anni 2000, molte giovani coppie italiane hanno preferito affittare o comprare casa a costi un po’ più bassi a Nova Gorica, piuttosto che a Gorizia.
Gorica_foto4Oltrepassata, a piedi, la vecchia dogana, via San Gabriele diventa Erjavceca ulica. Ai margini dell’arteria si notano i busti di statue di goriziani famosi e di altre personalità che hanno lasciato l’impronta sul territorio. Le statue non seguono un ordine cronologico.
Alla rotonda di via Kidriceva ci sono diversi casinò, il più famoso è La Perla (nella foto 2) dove i turisti italiani oltre confine si concedevano qualche trasgressione. In zona ci sono anche diversi night club (foto 3 e 4). Si raggiunge la piazza Trg Edvarda Kardelja, costituita da un grande prato sullo sfondo di grossi palazzi (foto 5) delimitati sul lato nord dal Municipio, su quello est invece dal teatro e dalla biblioteca. Qui si erge un monumento recente posato sulla prima pietra donata dall’imperatore Ottone III nell’anno 1001 per realizzare Solkan la vecchia città a sud della quale nel Gorica_foto5dopoguerra è stata costruita la Nuova Gorizia slovena. Prima di dirigersi verso la vecchia città, lungo la via Vojkova c’è la moderna chiesa parrocchiale di Cristo Redentore, ultimata nel 1982 dove svetta la statua del Cristo alta ben 5,3 metri. Nel 2004 la chiesa è stata consacrata concattedrale. Addentrandosi nella periferia del Solkan il paesaggio diventa sempre più verde: c’è il ponte ferroviario, considerato l’ultimo dei grandi ponti in pietra, con l’arco di 85 metri è il più lungo al mondo. Nell’alto dei boschi del Monte Santo, lo sguardo viene subito catturato dalla basilica dell’Assunzione della Vergine, sede del Convento dei francescani (foto 6). La zona è da secoli meta di pellegrinaggi delle genti slovene e italiane del Goriziano. Il monte deve il suo nome all’apparizione della Madonna alla pastorella Orsola Ferligoi di Gargaro avvenuta nell’anno 1539.
Gorica_foto6La Slovenia è uno dei Paesi in Europa più ricoperto da boschi e foreste. Ogni anno il governo pianta 1,2 milioni di plantule, contribuendo alla conservazione delle foreste.
In Slovenia si affidano completamente allo sviluppo verde sostenibile: le visite ai monumenti cittadini dell’intera nazione possono essere svolte in bicicletta o a piedi. Le informazioni sui vari mezzi, sui sentieri, sui percorsi di trekking urbano sono reperibili in molte pubblicazioni stampate e distribuite lungo gli ‘info turisti’ all’ingresso delle città. Dalla ferrovia Transalpina, che un tempo collegava Trieste con Praga, il treno proveniente da Jesenice, passa poi per Sezana, si immerge nel verde e in tre ore raggiunge la capitale Lubiana.
Infine una curiosità: la vite più vecchia al mondo è stata conservata proprio a Nova Gorica: un vitigno dai grappoli neroazzurri di oltre 400 anni fa.