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Letino e la transumanza lungo il Trattuto Pescasseroli-Candela

(Giuseppe PACE) Letino, il mio paesetto di nascita, deve tutta o parte della sua origine alla Transumanza verticale ed orizzontale. Dapprima come villaggio di poche capanne di pastori che prolungarono l’alpeggio estivo per accudire partorienti, poi vero e proprio paesetto stanziale. La transumanza verticale era da Letino lungo la via di Prata verso Prata Sannita e Pratella, Pietravairano fino a Marcianise.
Esisteva ed esiste ancora un reperto storico evidente del tratturello transumante che passa proprio sul dorso dell’altro reperto, geopaleontologico, a forma di V -tipico delle valli fluviali- dell’antico fiume Lete nella sua alta valle, dove è ubicato Letino, dalla preistoria. Il 14 agosto 2009, alla presentazione, su invito del Museo del Paesaggio del mio paesetto di nascita, una famiglia di turisti di Marcianise, con casa comprata a Letino (presente alla presentazione del mio saggio”Letino tra mito,storia e ricordi”Energie Culturali Contemporanee, Padova 2009), apprezzò il riferimento all’antico legame storico tra Letino e Marcianise. Di tale legame me ne aveva parlato spesso mio padre poiché scritti di storia locale sulla transumanza del mio paesetto non esistono, purtroppo, e la mania di importarvi solo storia di anarchici lontani quasi 350 miglia è come una sorta di tumore della cultura astratta di alcuni filosofi letinesi, politicizzati a sinistra della sinistra storica. La transumanza verticale letinese era lungo il tratturo Pescasseroli-Candela con il braccio tratturale Letino-San Pietro, Roccamandolfi, Cantalupo del Sannio, dove si collegava con “l’erbal fiume silente lungo le vestigia degli antichi padri”, dannunziani. Il Regio Tratturo Pescasseroli-Candela è il terzo tratturo, per ordine di lunghezza, del Mezzogiorno. Lungo 211 km, con una larghezza media di 60 metri. Era ancora in uso come direttrice della transumanza nel 1950-60. Alcuni storici, come il Wisemann, hanno ipotizzato che ricalcasse il percorso della via Minucia, una via consolare romana con reperto significativo scoperto dentro Bojano (CB), ex capitale del Sannio Pentro. L’ambiente e il clima sono il presupposto della transumanza, ed esercitano su di essa un’influenza costante nel tempo e nello spazio; spazi economici antropici (quali particolari situazioni storico politiche conseguenti o meno ad eventi conflittuali) possono provocare mutamenti anche di considerevole entità. Si può avere transumanza orizzontale, detta anche mediterranea, e transumanza verticale o alpina, le quali hanno connessioni diverse con quelle che sono le situazioni ambientali ed economiche. A maggio i pastori lasciavano Candela e lungo il tratturo antico rientravano in Campania e Molise interni fino a Pescasseroli. Ad ottobre rifacevano il percorso inverso per svernare nella più calda Candela, dove lasciavano formaggi, agnelli e soprattutto del buon letame per concimare i terreni. Questo metodo transumante è durato millenni, oggi è scomparso ma resta nella menoria collettiva di foggiani, Irpini e Sanniti. Nel mio libro, edito da Leolibri.it: Ecologia umana internazionale e sviluppo ambientale sostenibile (esempio Italia e Romania), scrivo anche della Transumanza tra Puglia- con gli Appuli di Alba Iulia (dove c’è un Museo dedicato agli Appuli) e Transilvania con i Daci oltre che dei Tratturi tra l’Abruzzo e la Puglia passanti per il Molise. Molte regioni dell’Europa meridionale erano sedi della pastorizia transumante: Spagna, Francia, Svizzera, Germania meridionale, Carpazi, Balcani e Italia, dove la transumanza ha interessato per secoli le regioni dell’appennino centro-meridionale e le zone di pianura della Puglia, della Campania e della Maremma laziale-toscana. Ho insegnato 5 anni in Transilvania e queste relazioni con la Puglia sono poco note anche agli studiosi. La ultramillenaria civiltà della Transumanza trova in “Pastori” di G. D’Annunzio una voce mondiale: “Settembre, andiamo. È tempo di migrare. Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori lascian gli stazzi e vanno verso il mare: scendono all’Adriatico selvaggio che verde è come i pascoli dei monti…Ah perché non son io cò miei pastori?”. Mia nonna paterna, P. Orsi, da ottobre a maggio, aspettava, con i sei figli piccoli, mia nonno, Giuseppe Pace, che con Pastabianca di Roccamandolfi (IS), si recava con un migliaio di pecore, a Candela. La fine della Transumanza lungo il tratturo Pescasseroli-Candela ha causato un calo demografico di Candela del 70%. Il tratturo Candela-Pescasseroli veniva utilizzato a maggio per il rientro delle greggi e dei loro pastori, come mio nonno paterno omonimo di Letino insieme al più consistente gregge-oltre 1000 pecore- di Pastabianca di Roccamandolfi (IS). Il tratturo da nord parte da Campomizzo, a nord di Pescasseroli, e nel suo tratto iniziale attraversa il Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. A Ponte Zittola, presso Castel di Sangro, da questo tratturo si distacca il Tratturo Lucera-Castel di Sangro, che andrà a sua volta a confluire a Lucera nel Tratturo Celano-Foggia. Nella provincia di Campobasso questi tre tratturi sono ulteriormente interconnessi dal braccio Centocelle-Cortile-Matese presso San Polo Matese. Nel suo tratto molisano segue la Strada statale 17 dell’Appennino Abruzzese e Appulo Sannitico, toccando Isernia e attraversando centri come Bojano e Saepinum, dove a Sepino-Altilia (la “Piccola Pompei” secondo Amedeo Maiuri esiste la storica ed unica scrittura legale del periodo degli Antonini a Roma, in difesa dei pastori transumanti), incisa sul piedritto sud di Porta Bojano. Tale iscrizione è un rescritto imperiale della seconda metà del II secolo d.C. che riporta una controversia tra le autorità di Saepinum e Bovianum e gli affittuari delle greggi imperiali che lamentavano soprusi e sottrazioni di bestiame, che si concluse con l’intervento dei prefetti del pretorio ed una diffida nei confronti dei magistrati delle due città. Oggi il Tratturo Candela-Pescasseroli potrebbe essere una strada di progetti europei per incentivare piccole imprese e di richiamo turistico, ma siamo con problemi della Questione Meridionale non piagnona (alla Carlo Maranelli, che la distingueva da quella piagnona, oggi molto di moda culturale), ancora da risolvere. Ora le greggi viaggiano su camion e autotreni appositamente addestrati per il trasporto del bestiame di piccola taglia; in tal modo il tempo di trasferimento è ridotto a poche ore. Le greggi ne guadagnano in quanto ad esse viene risparmiato il dispendio di energie imposto da una lunga serie consecutiva di marce quotidiane che, alla lunga, avrebbero influenza negativa su tutti i capi e soprattutto sulle femmine o gravide o in lattazione e sui soggetti giovani. Ben 6 milioni di pecore vennero registrate a Foggia nel passato non remoto, mentre oggi l’intero territorio nazionale ha meno ovini. Tra letinesi e donne dei paesi che il tratturo suddetto attraversava vi sono starti scambi di merci e di cultura che nel corso dei millenni si sono integrati nei rispettivi ambienti sociali di una sorta di piccoli mondi antichi. quasi chiusi. Si contraevano anche matrimoni tra letinesi e bojanesi ad esempio, come riportato nel mio saggio suddetto (matrimonio riferitomi, con tanto di date di svolgimento, nomi, cognomi, anni di nascita e di residenza) dallo studioso di storia locale e già Dirigente Scolastico, Pietro Mario Pettograsso di Sant’Elena Sannita (IS) ammogliatosi, come lo scrivente, ad una Colalillo di Bojano (CB). L’estate scorsa, l’Avv. Bojanese Alessio Spina, in visita turistica a Letino con lo scrivente, ha fotografato ed ammirato il castello medievale, i due laghi ed il fiume Lete, quasi secco per la calura estiva prolungata più del solito. Spina è un cultore della storia locale del Sannio, di cui Letino fa parte, ma lo è anche di quella generale e della storia del teatro, soprattutto molisana. Oggi, la Transumanza, non è che un lontano eco dannunziano, per i provveduti, eppure è stata una civiltà millenaria che ha plasmato non poco del paesaggio europeo e del Sannio in particolare.