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Per Solopaca ”Città Europea del Vino”.

(di Giuseppe Pace, esperto in Ecologia Umana ). SOLOPACA Conosco Solopaca anche perché mio fratello si maritò là in quella cittadina a Nord del Taburno, dove pare che il Sole paghi e bene i viticoltori, che lo sono da generazioni. Prossimo dovrebbe essere il sospirato riconoscimento European Wine City 2019 di Solopaca ed altre 4 realtà territoriali contermini. Nel Mezzogiorno nativo non abbondano i riconoscimenti internazionali di eccellenze varie e quando all’orrizzonte se ne affaccia qualcuno sia il benvenuto. Accanto a Matera, Capitale Europea della Culturala 2019, anche alcuni comuni del beneventano stanno per essere riconosciuti accanto alla enologica da tempo cittadina di Solopaca “Città Europea del Vino”. L’iniziativa di Recevin giungerà nel 2019 alla sua ottava edizione. Queste le “capitali” europee del vino che si sono succedute nel corso di questi anni: Palmela (Portogallo, 2012), Marsala (Italia, 2013), Jerez de La Frontera (Spagna, 2014), Resguengos de Monsaraz (Portogallo, 2015), Valdobbiadene-Conegliano (Italia, 2016), Cambados in Galizia (Spagna, 2017),Torres Vedras/Alenquer e Rethimnos (rispettivamente Portogallo e Grecia, 2018). Se i suddetti e nostrani comuni beneventani riceveranno l’ambito riconoscimento è come una sorta di riscatto meridionale italiano. Se, di tanto in tanto, si promuovono e si premiano realtà territoriali “minori” è un bene nonostante il minore giro d’affari e numero di persone residenti rispetto ai grandi centri soprattutto vitivinicoli dei territori prealpini nostrani. I Comuni di Castelvenere, Guardia Sanframondi, Sant’Agata dei Goti, Solopaca e Torrecuso potrebbero a diventare ‘Città Europea del Vino 2019’. Le 5 realtà territoriali sono ancora alle prese con la predisposizione dell’articolato iter mirato ad ottenere l’importante riconoscimento da parte di Recevin, la rete europea delle Città del Vino, formata dalle associazioni nazionali presenti negli undici Paesi membri (Germania, Austria, Bulgaria, Slovenia, Spagna, Francia, Grecia, Ungheria, Italia, Portogallo e Serbia) per un totale di quasi 800 città di tutta Europa. Di questo si discuterà nell’ambito del convegno ‘Verso la Città Europea del Vino – Una grande opportunità per le vigne del Sannio’, promosso dall’Amministrazione comunale torrecusana nell’ambito della quarantaquattresima edizione di ‘VinEstate’, la rassegna enologica dedicata ai vini del Taburno si è svolta a Torrecuso fino al 2 c.m. nella Sala Consiliare di Palazzo Cito-Caracciolo. È dal 2012 che Recevin assegna il ruolo di capitale della cultura enologica del vecchio continente ogni anno ad un Paese diverso, ponendolo al centro dell’attenzione dell’Europa e del mondo nel promuovere la cultura, l’identità, i paesaggi e i territori del vino. Per quanto concerne la candidatura relativa al 2019 toccherà all’Italia, con la proposta unitaria di indicare, appunto, le cinque realtà sannite e le colline della valle del Calore, intensamente disegnate dalla viticoltura. Lo specifico regolamento prevede che le città che intendono sottoporre la propria candidatura dovranno specificare quali e quante attività intendono mettere in campo per lo sviluppo e la valorizzazione del patrimonio vitivinicolo ed enogastronomico locale, con iniziative che si prefiggono un benefico impatto a medio e lungo termine. Nell’ambito della candidatura sarà data una rilevanza particolare al numero degli enti locali coinvolti nelle varie attività, con un occhio di riguardo alla tutela ambientale, alla sostenibilità e alla salvaguardia e alla valorizzazione del paesaggio e del territorio, senza tralasciare naturalmente il respiro europeo. Per questo i cinque Comuni de l territorio beneventano hanno già attivato una rete che mira a coinvolgere tutte le realtà comprese in questo ricco distretto vitivinicolo, che rappresenta il “cuore” della produzione provinciale e regionale, area dove si coltiva circa il 40% dell’intera produzione viticola della Campania. Questa rete andrà successivamente ad interessare tutte le istituzioni, gli enti e le associazioni impegnati nell’ambito della produzione, tutela, promozione e valorizzazione del comparto enologico. I vini a nord del Taburno e a sudest del Matese non sono di origine vulcanica come quelli protagonisti nell’ambito della importante tre giorni che ha visto la città di Napoli ospitare, dal 2 al 7 settembre c.a., il congresso della Commissione ‘Cities on Volcanoes’. La Commissione – attiva nell’ambito della IAVCEI (International Association Volcanology and Chemestry of Earth Interior) – lavora allo scopo di creare un collegamento tra la comunità vulcanologica e chi pianifica e gestisce le emergenze, attraverso lo scambio di idee ed esperienze di “città sui vulcani”, promuovendo la ricerca multidisciplinare, e la collaborazione tra esperti di Scienze della Terra, Scienze Sociali e Amministratori del territorio. Durante questo summit mondiale è stata messa a fuoco l’attenzione anche sulle potenzialità dei vini prodotti da vigne allevate su suoli lavici e sul loro stretto rapporto con i luoghi di origine, caratteristica che conferisce ai vini una ricchezza di minerali che li rende unici, differenziandoli dalle altre produzioni enologiche. Dalla collaborazione del Consorzio Tutela Vini Vesuvio e l’associazione ‘Volcanic Wines’ nasce un’esclusiva degustazione in programma giovedì 6 settembre, dalle ore 19.15 alle ore 21, presso la Mostra d’Oltremare di Napoli. L’evento ha coinvolto i Consorzi che fanno parte di ‘Volcanic Wines’, l’associazione che da 10 anni è impegnata nella promozione dei vini prodotti in territori vulcanici. Una grande degustazione che spazierà lungo tutta la Penisola, dai vini che si ottengono dai terreni basaltici dell’area veneta di NordEst come a Soave e Gambellara, a quelli prodotti nelle zone del Centro Italia, fortemente caratterizzate dal tufo, fino alle produzioni enologiche che sono espressione dei territori segnati da aree vulcaniche attive, come il Vesuvio, i Campi Flegrei e l’Etna. Lungo questo percorso, poliedrico e variegato, si traccerà un racconto che si perde nel mito del vulcano (ripreso da Alberto Angela per illustrare meglio Pompei nel 79 d. C.), stimolando la conoscenza dei diversi distretti enologici italiani caratterizzati dalla presenza di suoli di natura vulcanica, in cui si coltivano un patrimonio inestimabile di vitigni autoctoni. Una ricchezza che fa di questi territori uno scenario unico e inimitabile. «Grazie a questa collaborazione con ‘Cities on Volcanoes’, dichiara Ciro Giordano, presidente del Consorzio Tutela Vini Vesuvio, abbiamo l’occasione di accendere ancora una volta l’attenzione sull’inscindibile rapporto che lega la città di Napoli alle attività vulcaniche. Il Vesuvio, insieme ai Campi Flegrei e all’isola di Ischia, costituisce la culla dell’enologia del Bel Paese. Un distretto di produzione unico al mondo, caratterizzato fortemente dalle cicliche attività eruttive, che hanno fatto di questi territori un habitat ideale per produzioni di eccellenza. Si tratta di un patrimonio da tutelare e da valorizzare, anche attraverso le innumerevoli e preziose testimonianze storiche e archeologiche, frutto di questo stretto rapporto tra territorio e vulcani. In uno scenario mondiale, qual è il mercato del vino, questo tratto distintivo, questa unicità , conclude Giordano, costituisce un significativo vantaggio competitivo». I vini dei comuni beneventani di Solopaca, Castevenere, Guardiasanframondi, Torrecuso, ecc. furono decantati da Orazio, un Lucano-Romano culturalmente fecondo, come mi ricordava lo scrittore caiazzano, Prof., Pasquale Cervo. Questi ci ha lasciato non pochi saggi, alcuni ambientati nei territori casertano-beneventani. Fa piacere che una sua discendente, pare, curi l’Associazione Storica del Caiatino di cui ricevo spesso inviti di attività di promozione culturali encomiabili in un territorio troppo spesso oggetto di cronaca poco edificante oppure obliante per la mancanza di iniziative di respiro culturale: non paesane soltanto come le molte feste e sagre tradizionali. Il Mezzogiorno abbonda di tradizioni (spesso di un passato sepolto altrove da decenni) e non di innovazioni, necessarie perché potrebbero fungere da volano di sviluppo ambientale.