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SISMA DI ISCHIA A 3 KM DI DISTANZA E A 5 KM DI PROFONDITA’ L’IPOCENTRO

(Giuseppe PACE). PADOVA. Avendo studiato e conseguito la laurea all’Università di Napoli in Scienze Naturali, con tesi in Vulcanologia con il Prof. Lorenzo Casertano, esperto scientifico anche del Corriere della Sera, mi è quasi d’obbligo scrivere del terremoto di Ischia di ieri sera. Forse on tutti sanno che mentre l’isola di Capri non è un’isola vulcanica (essa è una propaggine dei monti Lattari di natura carsica), Ischia, invece, lo è (infatti le terme d’Ischia sono molto frequentate anche per la natura vulcanica delle sue acque calde terapeutiche, note soprattutto ai turisti tedeschi e alla premier in primis). Ischia allarma gli studiosi anche perchè dista pochi chilometri dai Campi Flegrei, area altamente preoccupante dal punto di vista vulcanologico e dunque sismico. Il Golfo di della Sibilla di Partenope ha un solco tettonico o geologico di frattura quasi a metà, che lo divide in due parti con a Nord i dinamici Campi Flegrei e a Sud il terrificante Vesuvio, più nostrano ai più. Dal 2005 i Campi Flegrei sono in sollevamento, fatto che ha portato nel 2012 a decretare una variazione dello stato di attività da “verde” (che sta a significare quiete), a “giallo”, che significa attenzione scientifica. I Campi Flegrei sono in uno stato di “attenzione scientifica”, un grado sopra lo stato di quiete totale. Poco tempo fa ho visitato Pozzuoli, il lago Averno e la Sibilla Cumana ed osservato dall’alto la solfatara puteolana. Tutta l’area è ricchissima di reperti storici romani, ma è anche ricca di preoccupanti fenomeni di instabilità geologica per la natura recente del suolo e sottosuolo che conserva un alto grado di instabilità “giovanile”. Territori come la Sardegna oppure l’Aspromonte, invece, essendo stabili o “vecchi” geologicamente, non allarmano per i sismi e, infatti, sono considerate dai sismologi zone quasi ”asismiche”, cioè senza sismi. Tutto il resto del territorio italiano è più o meno sismico per cause soprattutto carsiche o di sprofondamento come il Matese nativo. Di terremoti con cause vulcaniche sono possibili vicino ai vulcani attivi italiani: Area Flegrea, Ischia, Vesuvio, Etna, Isole Eolie. A queste due cause note si interseca spesso la causa tettonica dei terremoti profondi provocati dalla nota dinamica della litosfera detta spesso, dagli anziani cultori e dal popolo, deriva dei continenti. L’INCV-Roma (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Roma) comunica alle 20:57 di ieri, dalla Sala Sismica INGV-Roma la registrazione di un sisma di magnitudo 3.6 con epicentro a 10 km di profondità nella zona di Ischia e Costa Flegrea (Napoli). Si registra una vittima (a Casamicciola, Isola d’Ischia), qualche decina di feriti e alcuni dispersi. Altre notizie diffuse dopo da altri centri informativi fanno pensare ad una magnitudo più elevata, di 4.0 Richter e un ipocentro fino a 10 km di profondità come i terremoti carsici del Matese, misurati con i sismografi del Fisico. Domenico Mainella di Frosolone responsabile di un’azienda di eccellenza molisana, la MAE, già illustrata in questo moderno mass media con testa in Campania, territorio amministrativo mio di nascita. Un altro esperto di valore mi gratifica citare ed è il più giovane Fisico C. DEL PINTO, che ha avuto il coraggio di testimoniare al processo sulla Commissione INGV che sottovalutò il sisma d’Abruzzo. Anch’io scrissi allora un articolo sulla maggiore attendibilità che deve avere l’INGV, che non si può permettere eccessi di sottovalutazione oppure di supervalutazione dei rischi previsti. Ma parliamo di specificità scientifiche legate all’evento catastrofico recentissimo di Casamicciola. I Campi Flegrei vicinissimi all’ipocentro del sisma in esame sono stati studiati recentemente da un pool di studiosi nostrani e il loro studio è apparso sulla prestigiosa Rivista internazionale, che pubblica in lingua inglese,“Nature”. Eccone il riassunto:” Durante il risveglio di un vulcano, i magmi che migrano attraverso la crosta superficiale devono passare attraverso fluidi idrotermali e rocce. Le interazioni magma-idrotermali risultanti sono ancora poco capite, il che compromette la capacità di interpretare i segnali di monitoraggio del vulcano e di effettuare valutazioni di pericolo. Qui usiamo i risultati di modelli fisici e volatili di saturazione per dimostrare che i volatili magmatici rilasciati decomprimendo magma ad una pressione critica di degasaggio (CDP) possono indurre disordini vulcanici verso uno stato critico. Mostriamo che al CDP la diffusione improvvisa e voluminosa di gas magmatici ricchi di H2O può scaldare fluidi e rocce idrotermali, innescando una deformazione accelerata che può in ultima analisi culminare in rottura e eruzione della roccia. Proponiamo che il magma avrebbe potuto avvicinarsi al CDP a Campi Flegrei, un vulcano nell’area metropolitana di Napoli, una delle zone più densamente abitative del mondo, e in cui sono attualmente osservate accelerazioni di deformazione e riscaldamento”. Lo studio, pubblicato su Nature, aveva come obiettivo quello di analizzare i processi che avvengono all’interno di vulcani senti o quiescenti, per capire che cosa può riportarli in una condizione di possibile attività eruttiva. Lo studio si è concentrato sulla “bollente” caldera dei Campi Flegrei. Dalla solfatara di Pozzuoli escono da alcuni anni gas e vapori che non erano presenti nelle emissioni precedenti agli anni Duemila. Spiega Giovanni Chiodini, dirigente di ricerca dell’INGV e tra i responsabili della ricerca: «Una delle cause che possono portare al risveglio di un vulcano quiescente è la risalita di magma dal profondo della crosta verso la superficie. Risalendo, il materiale perde pressione e questo porta al rilascio dei gas incorporati al suo interno. Abbiamo scoperto che esiste un valore preciso di pressione attorno al quale ogni tipo di magma incrementa notevolmente la quantità di gas e liquidi rilasciati». Le conseguenze sono importanti. I liquidi, in particolare l’acqua rilasciata allo stato di vapore ad alta temperatura, vengono iniettati nelle rocce al di sopra della camera magmatica. Questo fa sì che le rocce tra il magma e la superficie si indeboliscano perdendo resistenza meccanica. Si vengono così a creare due situazioni estremamente importanti: da un lato, la perdita di liquidi e gas rende il magma più viscoso (e, all’atto dell’eruzione, più pericoloso), dall’altro, l’iniezione di vapori nelle rocce le rende meno resistenti alla pressione del magma. Continua Chiodini: «Il possibile avvicinarsi del magma flegreo alle condizioni di pressione critica potrebbe spiegare le recenti deformazioni del suolo attorno ai Campi Flegrei, così come l’aumento del numero di terremoti e la crescita delle specie gassose più sensibili a incrementi di temperatura rilevate nelle fumarole della solfatara di Pozzuoli». Tra giorni sentiremo gli esperti di Vulcanologia e Sismologia che ci preciseranno, ufficialmente, la o le cause del terremoto di Ischia e tra questi forse anche uno sempre presente a pontificare su tutto e tutti anche se, forse inconsapevolmente, con ideologie partitiche o ecologiche da eco catastrofismo di moda culturale, ma superficiali di analisi ecologica. Spesso in nostri esperti di mass media confondono il significato di Natura con Ambiente, non parliamo poi di Cultura. Ma la Scuola si sa non naviga in area culturale che promuove la qualità della cultura e l’Ocse ce lo ricorda spesso anche se, ultimamente, riconosce alla scuola italiana una valenza culturale solidaristica, poca cosa rispetto alla qualità e all’avanzamento culturale che il modello anglosassone riesce a dare meglio e con più efficacia sociale.