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Piedimonte Matese. Il monastero benedettino del 1646 e suor Filomena Orsi di Letino

(di Giuseppe Pace) PIEDIMONTE MATESE. Suor Filomena Orsi è nata a Letino tra le due guerre mondiali in una famiglia povera e con molti figli. Suor Filomena andò in convento per necessità economiche della famiglia? Non è dato sapere anche perché suo cugino, mio padre, è morto e così l’altro cugino Luigi Orsi viventi entrambi a Piedimonte Matese. Forse il fratello (fu adottato da genitori senza figli, il padre adottivo era Luigi Compositore, nativo di Cusano M. ma residente a Piedimonte d’Alife, in piazzetta Trutta) che vive a Venafro potrebbe precisarcelo, ma che importanza può avere. Un tempo molte donne povere, ma anche ricche entravano in convento per fare le suore. Le povere restavano suore e le ricche diventavano abbadesse, Manzoni Alessandro, ci indica qualche caso emblematico. Suor Filomena di Letino adorava perpetuamente il Sacramento come le altre suore di Ciorlano, ecc.. Il monastero di S. Benedetto con annessa chiesa dell’adorazione perpetua del santissimo sacramento, è situato in via Angelo Scorciarini Coppola di Piedimonte Matese. Le suore sono dell’ordine delle Benedettine e le prime due che qua si immolarono a vita monastica furono due figlie della fondatrice del monastero nel 1646, la duchessa D. Porzia Carafa Gaetani. Le due suore furono D. Marianna e D. Giulia Gaetani. Il vescovo De Medici dette loro il velo giallo per distinguerle dal monastero di San Salvatore dove si usava il velo di colore bianco. La nobildonna fondatrice volle essere sepolta in monastero il 10 agosto 1652. Nel parlatorio suro Filomena Orsi riceveva mio padre suo cugino materno, mia madre e noi tre figli, tutti immigrati a Piedimonte d’Alife da Letino, era l’anno 1963 con fotografia ricordo di Nicola Caprarelli. Una volta la suora Filomena Orsi, molto serena e confidenziale, ci portò a visitare il giardino conventuale e quando morì mio padre nel 1984 a Piedimonte Matese scrisse una confortevole lettera a mia madre. Di lei ricordo la cordialità, la disponibilità ad aiutare il prossimo e il sorriso tipico delle genti molisane: “gente che ancora conosce la creanza e alla parola mischia il sorriso, questo è da sempre il Molise”, scrisse E. Spensieri di Vinchiaturo, saggista e poeta, che ha scritto la poesia Matese, musicata e cantata dai Canterini del Matese, coordinati dalla figlia del prof. C. Silvaroli di Bojano con moglie figlia di “Pasta Bianca” di Roccamandolfi. Le monache benedettine di Piedimonte Matese sono adoratrici del SS.- Sacramento, fatto giungere, come per S. Salvatore dal vescovo del Sordo. Le suore si alternano nella preghiera in tutte le 24 ore del giorno. Suor Filomena Orsi, come altre, facevano dei lavoretti di ricamo oltre a mantenere i bambini dell’asilo e della materna negli ultimi decenni, uno di questi era nipote al cugino Luigi Orsi con figlio Bruno, morti prematuramente entrambi a Piedimonte M.. Come scrive lo studioso P. Mesolella, che ricorda la regola“ora et labora” di S. Benedetto “Il lavoro e la preghiera. Chi non sa lavorare, impara a farlo. Ma l’attività principale è la preghiera che richiede tanto tempo ed impegno. Santa Chiara dice: “Lavorate senza dimenticare mai la preghiera”. In un convento poi, si impara a fare di tutto. Noi viviamo di ciò che ci dà la Provvidenza, ma abbiamo anche gli olivi e le api, facciamo piccoli lavoretti e le marmellate che diamo alle persone che ci aiutano: questo perché S. Chiara ci ha chiesto di vivere in povertà. – Abbiamo una curiosità: “Sotto il velo, avete i capelli lunghi?” Abbiamo i capelli cortissimi: è come lasciare un ornamento, come dare poca importanza alla bellezza che ne deriva; il velo poi è il sigillo della nostra consacrazione. – Quale messaggio vi sentite di dare ai ragazzi in questo periodo di crisi? “La prima cosa è sentirsi amati dal Signore, che ama in maniera unica ognuno di noi; dobbiamo perciò riconoscere di essere amati. Io sono convinta che la nostra società è stata minata, da quando la legge ha iniziato ad approvare gli aborti. L’uomo. quando dimentica Dio, si autodistrugge”. L’uomo del nostro tempo è smarrito tra consumismo dilagante e secolarismo dell’indifferenza verso il religioso che è in noi. Il limite divino è in tutti i sette miliardi di individui della “nostra” specie Homo sapiens ed il mistero del senso della vita è illuminato dalla luce divina che squarcia le tenebre per indicare una fonte di luce più potente, principio e fine del tutto e dell’eterno. La memoria espressa nei libri serve a dare radici di riferimento al lettore per non brancolare o cadere ai primi venti forti che scrollano i frutti, le foglie e divelgono spesso anche le tenue radici. Ma quanti, prima di noi non hanno mai letto un libro? Ma allora vi era un solo libro la Bibbia, interpretata dai padri della chiesa e trasmessa al popolo dai ministri di culto tra cui anche le suore benedettine di Piedimonte Matese, la cui cappellina al cimitero le ricorda con nome, cognome e nome scelto come monache di clausura e di adorazione perpetua del SS Sacramento, che è quella luce divina che ci folgora di tanto in tanto e ci illumina la strada delle virtù che sono in salita indicate nella cattedrale di Bojano, mentre i vizi sono indicati mentre si scende la scaletta che conduce alla cripta con sorgenti del Biferno. A 200 metri ad est della cattedrale bojanese, sede di un’antica Diocesi, come quella alifana prima e piedimontese poi, vi è la sede del Club eclettico “Ragno”, che ha voluto ricevermi cono Socio d’Onore che mi onora di appartenere al popolo Sannita che adorava 17 divinità espresse nella Tavola Osca di Capracotta, detta anche di Agnone. Le mogli dei Consoli di Roma, spesso erano Sannite perché avevano un’impostazione virtuosa dell’educazione dei figli e non lassista come la società romana, che per questo terminò anche di esistere poiché solo attraverso le vie virtuose l’Uomo si eleva a Dio. Per la suora benedettina di Letino c’è da dire che in quel paesetto montano molti erano i preti e meno le suore del recente passato. Lassù la tradizione è tipica della famiglia patriarcale dell’alta montagna appenninica con forte senso della vita, del lavoro e della parola data. Valori e virtù d’un tempo senza rinforzate a scuola, ma imparate dagli anziani per imitazione.