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IL TURISMO MERIDIONALE TRA SPRECHI E SPERANZE

(Giuseppe PACE) BOJANO (CB). Il turismo in Italia è l’unica impresa che chiude sempre il bilancio in attivo. I giacimenti turistici italiani sono i più ricchi del mondo ed oltre il 65% del patrimonio storico-artistico del passato è in Italia. Noi italiani ne utilizziamo meno della metà per attrarre i turisti ad iniziare dagli orari dei musei, funzionali agli impiegati e non ai turisti. Tanti giovani laureati potrebbero sostituirli di Domenica, di notte e nei giorni delle loro vacanze contrattuali. Perché non iniziamo a inviare, per qualche mese all’anno, studenti universitari e liceali esentandoli dalle tasse? Quando iniziamo a cambiare sul serio in questa Italia pasticciona, che aumenta senza vergognarsi il debito pubblico scandalizzando la tanto “cattiva” Germania e i Paesi scandinavi. L’Italia sembra essere ingovernabile. Prendiamo ad esempio la massa di euro che le 20 Regioni, Enti Locali dello Stato che legiferano. Esse hanno elargito e continuano a farlo una massa esagerata di pubblico denaro per agriturismi inesistenti, agriturismi mai entrati in funzione ed altri aperti solo per facciata e poi chiusi per trasformare gli immobili, pagati dai contribuenti, per propria abitazione. La Campania credo che eccelle, ancora una volta, in queste truffaldine attività quasi consigliate dai politici dei vari feudi elettorali, che non si preoccupano di far controllare il controllore, ma solo di fare favori per il voto di scambio elettorale, che il Legislatore reprime, ma le prove sono così difficili da reperire che tutto continua come prima. Sul Matese alto esiste, il poco visitato, il parco geopalentologico di Pietraoja (BN) dove furono rinvenuti oltre 400 specie di fossili del Cretacico tra cui Scipionjx samniticus o Ciro di 116 milioni di anni, esaminato e pubblicato da Science il 22 gennaio 1999 con rilievo del fatto che è l’unico dinosauro planetario ad avere ben visibili i muscoli diaframmatici che separano il fegato dai polmoni. Tale scoperta rivela preziose informazioni sulla fisiologia dell’animale, come credo abbia intuito lo studioso autore di non poche pubblicazioni prestigiose, Medico, Rosario Di Lello, che a Pietraroja ha moglie e casa di vacanza e che vuole pare che io vada a parlare dei prestigiosi fossili locali ed anche del Parco Naturale Nazionale del Matese, che chiamerei ambientale e non naturale “per necessità virtù”. Gli agriturismi in Campania casertana, beneventana, ecc. abbondano e così i bad e breakfast, che sono l’ultima trovata anche “per aggiustarsi” casa con i soldi pubblici. Nel settentrione d’Italia gli alberghi non bastano per contenere i turisti e i bad e breackfast. sono funzionanti ed efficienti, ma nel meridione i turisti scarseggiano, ma non i bad e breackfast. e gli agriturismi. Chi controlla il controllore nelle regioni meridionali? La classe dei politici corrotti? No certamente. Tutto è affidato all’azione repressiva delle Forze dell’Ordine e della Magistratura, che se non riceve querele circostanziate non impiega il tempo in queste cose, giustamente. Ma il suddito meridionale quando diventerà cittadino, che aiuta, coadiuva le forze dell’ordine e i Magistrati? La scuola lo sta preparando? Oppure lo aiuta a tacere, non vedere, a scrollare le spallucce come fanno ancora in troppi, specie se figli di borghesia parassitaria in attesa del posto? Nel Molise il polo museale consuma ogni anno milioni di euro per scavi archeologici, utili, pare, solo ai cultori della Sovrintendenza come, giustamente, scrive il vetusto e colto Antonino Di Iorio di Pietrabondante (IS) nel recente libro dedicato alla Storia del Sannio. Egli sostiene e ribadisce spesso, nel libro, un principio elementare che i reperti archeologici sono patrimonio nazionale e mondiale e non proprietà degli impiegati delle Sovrintendenze, spesso incentrati in pubblicazioni carrieristiche interne e i reperti servono solo per questo. Intanto altri milioni di euro giungono per i reperti di Pietrabbondante, Altilia, ecc. in un Molise dove i turisti si contano quasi con le dita di poche mani. Ma sul tema dell’impiegato poco pubblico poco funzionale il discorso ci porterebbe lontano. Forse la lettura del libro “Lo Stato Criminogeno” del prof. Tremonti, aiuterebbe a far luce su aspetti oscuri della crescita a dismisura degli impiegati pubblici. Visitando dall’esterno il museo dedicato ad Ercole Curino e non Quirino come indicato dai pannelli stradali a Campochiaro (CB) con A. G. Del Pinto e due abruzzesi coniugi abbiamo notato la straordinaria ricchezza dei giacimenti archeologici italiani e del territorio del Sannio. All’interno dell’edificio sono state scoperte strutture connesse con particolarissimi riti di fondazione ed inaugurazione. L’edificio è datato al 130-120 a.C. ma esso e tutto il resto delle strutture del santuario hanno avuto varie e complesse fasi di vita, databili complessivamente dal IV a.C. al IV d.C. ma con un notevole iato a partire dall’epoca delle guerre civili. Ricco e molto vario è anche il materiale votivo ritrovato in tutto il santuario. Il sito è stato identificato con la località indicata nella Tabula Peutingeriana con l’evocativo toponimo “Fanum Herculis Rani” probabilmente interpretabile come forma corrotta del teonimo Hercules Curinus attestato anche altrove che potrebbe essere collegato con il nome del locale torrente Curino, oppure con quello dell’arcaica divinità romana Quirinus “importata” nel Sannio per motivi politico-culturali non al momento intellegibili (Del Pinto spiega che i Romani sconfitti a Canne da Annibale vollero ringraziare il Dio della Guerra edificandogli un tempio a Campochiaro). Con due colti Soci del Club “Ragno” di Bojano, ho rivisto anche la città romana di Altilia di Domenica, con lavori di scavo in corso e materiale incustodito del tutto. Basterebbe poco per valorizzare al meglio e non sottoutilizzare il nostro patrimonio museale. Intanto la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, in vista di un’audizione parlamentare in programma per settembre, ha approvato nella riunione del 27 luglio un documento di osservazioni sul testo unificato in materia di turismo all’aria aperta. Si riporta il testo integrale, già anticipato alla commissione attività produttive della Camera e pubblicato sul portale www.regioni.it. La necessità della ratio della proposta di legge, per conferire uniformità ed omogeneità, a livello nazionale, alla disciplina del “turismo all’aria aperta”, settore che certamente merita una normativa organica ed attuale. Non si può nel contempo non esprimere, tuttavia, perplessità rispetto al fatto che, anziché procedere alla enunciazione di principi generali, la proposta di legge scende in dettagli (sia per i servizi che per le dotazioni) addirittura di tipo regolamentare. La legge dovrebbe avere contenuti di principio, trattandosi sostanzialmente di una legge delega, mentre sembra affrontare in molte parti aspetti di competenza regionale. Al riguardo pare opportuno richiamare la competenza esclusiva regionale nella materia del turismo ai sensi dell’art. 117 Cost. A tal fine le Regioni e le Province autonome, nel ribadire il proprio plauso per l’intento del legislatore di conferire organicità ad un tema di forte interesse anche regionale tanto da ritenere necessario l’intervento normativo in commento, pur tuttavia ritengono opportuno chiedere lo stralcio dal testo di tutto ciò che afferisce più propriamente al turismo, materia di loro competenza costituzionale. Se così non fosse, si renderebbe necessario valutare il ricorso alle opportune sedi per chiedere un giudizio di legittimità costituzionale. Si chiede, pertanto, in particolare, di stralciare seguenti articoli: art. 2 (definizioni), art. 3 (Classificazione e denominazione delle strutture ricettive all’aperto e requisiti comuni), art. 7 (Dotazioni, impianti e gestione dei rifiuti), comma 2 dell’art. 11 (Incentivi e agevolazioni fiscali). Così pure si ritiene che debba essere assolutamente stralciato il rinvio ad un DM del Mibact concernente le caratteristiche delle strutture ricettive all’aperto e la delega al Governo per la semplificazione normativa per la realizzazione delle strutture, che costituirebbe un inutile doppione di quanto già previsto per tutte le strutture ricettive dal D.L.gs n. 222 del 2016 (c.d. SCIA 2). Viceversa, molti dei temi di competenza statale meritano gli approfondimenti del caso, soprattutto in ordine alle competenze urbanistiche e paesaggistiche. Si esprimono le seguenti indicazioni di dettaglio:- con riferimento all’articolo 2 ed all’articolo 11, attesa la doverosa premessa che se ne richiede lo stralcio integrale in quanto dispone materia di competenza regionale, si ritiene che la legge dovrebbe definire cosa si intenda per campeggio municipale “multifunzionale”, distinguendolo dalle altre strutture ricettive all’aperto, perché la parola “multifunzionale” genera equivoci. L’articolo 2, inoltre, al comma 1, lett. a) individua due tipologie di strutture ricettive, i campeggi e i villaggi turistici, mentre alcune leggi regionali disciplinano un’ulteriore tipologia di struttura ricettiva all’aria aperta che prevede un’occupazione stanziale delle piazzole da parte di clienti dotati di propri allestimenti. Si precisa, inoltre, che non prevede i “marina resort” che ai sensi dell’art. 32 del D.L. n. 133 del 2014 sono “le strutture organizzate per la sosta e il pernottamento di turisti all’interno delle proprie unità da diporto ormeggiate nello specchio acqueo appositamente attrezza-to” e come tali “rientrano nelle strutture ricettive all’aria aperta”;- all’articolo 2, comma 1, lett. a), laddove si fa riferimento alle caratteristiche delle strutture ricettive all’aperto quali strutture aperte al pubblico, a gestione unitaria, in aree recintate, con la necessaria distinzione tra villaggi turistici e campeggi sulla base della capacità ricettiva prevalente, rispettivamente in unità abitative o in “allestimenti mobili”, sostituire tale ultimo riferimento con “piazzole”;- gli articoli 3 (attesa tuttavia la doverosa premessa che se ne richiede lo stralcio integrale in quanto dispone materia di competenza regionale) e 4 riguardano i requi-siti minimi nonché la definizione delle tipologie di allestimenti che possono essere installate nelle piazzole, uniformi a tutto il territorio nazionale, ed è previsto il rimando ad un decreto ministeriale previa intesa. In prospettiva, può essere positivo e utile che siano definiti criteri condivisi a condizione che siano prese in considera-zione e contemperate le molteplici situazioni presenti nei diversi ambiti territoriali. Questa condizione potrebbe scontrarsi contro realtà eterogene delle diverse artico-lazioni delle strutture ricettive presenti nelle diverse Regioni, aspetto che richiede un significativo approfondimento e studio, in assenza del quale appare difficile procedere;- desta perplessità la previsione di cui all’articolo 5 poiché inerisce procedure di pianificazione urbanistica già definite da norme nazionali e sopra tutto regionali che peraltro esulano dalle competenze della Commissione turismo e quindi devono essere correttamente rinviate alla Commissione competente;- l’articolo 6 tratta un aspetto di straordinaria importanza, relativo all’autorizzazione paesaggistica che è necessaria per la realizzazione delle strutture ricettive all’aria aperta. Tenuto conto della competenza dello Stato, si tratta di capire se è possibile ipotizzare un regime diversificato per l’autorizzazione degli allestimenti mobili. Tale questione si pone ancor più per le strutture esistenti relativamente alle quali questo aspetto è sicuramente da affrontare. Ben venga una normale nazionale che contribuisca a chiarire l’argomento. L’articolo è connesso con il 9 che tratta dei complessi ricettivi esistenti. Peraltro appare anacronistico il richiamo al DPR n. 616 del 1977 per quanto riguarda la potestà dei Comuni di regolare le attività edilizie all’interno delle strutture ricettive all’aria aperta;per l’articolo 7, di cui si chiede lo stralcio integrale, valgono le considerazioni già formulate per gli articoli 3 e 4 con la precisazione tuttavia che gli aspetti trattati sono riconducibili ad una serie di obblighi (pulizia, raccolta rifiuti urbani, regimentazione delle acque, illuminazione delle aree) che le normative regionali già disciplinano ampiamente;- l’articolo 8 tratta la concessione di aree demaniali ai fini turistici-ricettivi per la realizzazione di strutture ricettive all’aria aperta. A tale riguardo, sembra opportuno ricondurre tale argomento e la relativa disciplina nell’ambito della Commissione competente. L’argomento, infatti, è da tempo al centro di una significativa discussione tra le Regioni, il Governo e l’Unione Europea. Tuttavia, si chiede fin da ora di inserire nel testo unificato all’esame un’indicazione inerente la durata delle concessioni demaniali per complessi ricettivi all’aria aperta che non sia inferiore a trent’anni, reputando una tale durata funzionale all’ammortamento di un investimento consistente quale quello richiesto dalla formazione di un simile impianto. Si rende necessario, quindi, che si preveda una chiara regolamentazione delle questioni legate alle strutture su aree demaniali. Si consideri, inoltre, che una previsione giuridicamente corretta (comma 5), che riconduce la concessione di un’area demaniale per l’esercizio di strutture ricettive all’aperto alla procedura comparativa ai sensi dell’a normativa UE, è contraddetta da una previsione giuridicamente impropria (comma 1), almeno allo stato attuale delle pronunce giurisprudenziali, che riconduce la stessa concessione alle attività di servizi ai sensi del D.L.gs n. 59 del 2010 e della Direttiva Servizi (Dir. 2016/123/CE);- pare eccessiva la previsione di cui all’articolo 9 che prevede che le Regioni e i Comuni debbano “motivare singolarmente le ragioni delle eventuali esclusioni” rispetto alla possibilità di varianti per aree, con diversa destinazione, già in uso dei complessi ricettivi all’aria aperta;- l’articolo 9, nella prima parte, riguarda la regolarizzazione urbanistica delle strutture esistenti. Il comma 3 prevede la “possibilità” di regolarizzare gli aspetti paesaggistici. Non è una disposizione da sottovalutare poiché, come già detto per l’articolo 3, potrebbe rappresentare una possibilità per affrontare situazioni esistenti a cui oggi la normativa di settore non offre molte occasioni di approfondimento. Tuttavia, anche questo articolo ha prevalentemente una connotazione urbanistica e come tale, unitamente agli aspetti turistici, deve essere valutata dalla Commissione competente, anche tenuto conto di quanto disposto dall’art. 3, comma 1, lett. e), del DPR 6 giugno 2001, n. 380, Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, che non considera fra gli “interventi di nuova costruzione”, per i quali è richiesto il permesso a costruire, l’installazione di manufatti leggeri, anche prefabbricati, e di strutture di qualsiasi genere, quali roulottes, campers, case mobili, quando gli stessi siano diretti a soddisfare esigenze meramente temporanee o siano ricompresi in strutture ricettive all’aperto per la sosta e il soggiorno dei turisti, previamente autorizzate sotto il profilo urbanistico, edilizio e, ove previsto, paesaggistico, in conformità alle normative regionali di settore. Si riterrebbe opportuno che la norma proposta chiarisse che il titolare della struttura ricettiva all’aperto e i relativi clienti possono collocare all’interno della struttura previamente autorizzata, senza necessità di alcun titolo abilitativo, allestimenti mobili e relativi accessori. Tuttavia, si chiede fin da ora di inserire nel DDL in esame un’indicazione di esclusione delle installazioni riconosciute non dotate di consistenza edilizia e perciò non soggette ad autorizzazioni di sorta, dall’ambito di applicazione della procedura per il rilascio delle autorizzazioni paesaggistiche;- si rende necessario, quindi, ad avviso delle Regioni e delle Province autonome, che la norma della proposta di legge chiarisca definitivamente, senza invadere le disposizioni del richiamato art. 3, comma 1, lett. e), del DPR n. 380/2001, cosa sia soggetto ad autorizzazione o cosa viceversa non lo sia, fornendo in tal modo un dettato chiaro alle Sovrintendenze che, in assenza del quale, potrebbero adottare loro malgrado comportamenti non omogenei sul territorio nazionale. In altri termini, si chiede l’individuazione di proposte chiare in ordine all’autorizzazione paesistica, in particolare esplicitare che l’eventuale autorizzazione paesistica si riferisca esclusivamente al complesso ricettivo e alle strutture ivi presenti per le quali è richiesta specifica autorizzazione edilizia;- l’articolo 10 riguarda la delega al Governo per la semplificazione della normativa per la realizzazione di strutture ricettive all’aperto. Entro quattro mesi dall’entrata in vigore della legge deve essere adottato un decreto proposto dal Mibact di concerto con il Ministero dell’Ambiente previa intesa con le Regioni e P.A., che dovrebbe avere ad oggetto una semplificazione delle procedure e ad una riduzione degli oneri burocratici. Si tratta di capire come sarà attuata questa norma, ma potrebbe rap-presentare un’opportunità per lo sviluppo e la riqualificazione di questa importante componente dell’offerta ricettiva;- con riferimento all’articolo 12, attesa la doverosa premessa che se ne richiede lo stralcio integrale in quanto dispone materia di competenza regionale, laddove mantenuta si ribadisce l’opportunità già segnalata per gli articoli 1 e 11 di chiarire in legge le aree di sosta di camper “multifunzionali” distinguendole dalle aree attrezzate di sosta temporanea, perché anche in tal caso la parola “multifunzionale” genera equivoci;- l’articolo 13 rappresenta un’anomalia in un testo di legge: si intitola “gruppo di lavoro per la promozione del turismo all’aria aperta” e prevede che si costituisca per legge un gruppo di lavoro (che peraltro è semmai un tavolo di consultazione) da insediarsi (sembra permanentemente) presso il Comitato permanente per la promozione del turismo, che però, seppur previsto dall’articolo 58 del c.d. “Codice del turismo”, è istituito presso il Mibact con DPCM;- viste le problematiche sorte in tutta Italia relativamente alla temporaneità degli accessori degli allestimenti mobili, sarebbe opportuno chiarire con questa norma che per i campeggi stagionali nei periodi di chiusura gli allestimenti mobili e i relativi accessori possano restare in campeggio presi in consegna dal titolare;- il CAPO III e il CAPO IV sono dedicate rispettivamente alle forme di sostegno e di sviluppo del settore nonché alle disposizioni finali;- in ultimo, non certo per importanza, è auspicio delle Regioni e delle Province autonome che il testo unificato disciplini a livello civilistico i contratti di natura stanziale. In sintesi, il provvedimento legislativo contiene degli elementi che potrebbero contribuire all’avvio di un processo di riqualificazione del settore delle strutture ricettive all’aria aperta. Tuttavia, rimandando a decreti attuativi contiene indicazioni di dettaglio… Il provvedimento, inoltre, tratta argomenti che rientrano in competenze che esulano da quelle turistiche riferendosi a norme urbanistiche. Altre norme, in particolare quelle relative agli aspetti paesaggistici e ambientali, sono di competenza nazionale. Il testo dovrebbe essere più leggero e limitarsi a definire i termini della delega, creando quindi la possibilità con i decreti attuativi di dare vita ad una disciplina poco flessibile e capace di agire realmente in materia di sviluppo e riqualificazione delle strutture ricettive all’aria aperta. Purchè esse funzionino realmente e non per mungere soldi alle vacche, non più grasse! A Bojano il Sig. B.B. ha predisposto un programma inedito di fondare un partito di Rinascita Sannita dell’Italia, chissà se le sue idee sono condivise da molti in un quadro di democrazia, soprattutto meridionale, poco edificante ed efficiente! (Giuseppe PACE è Socio onorario del Club “Ragno di Bojano)