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AVERSA La pittura paesaggistica seicentesca rivisitata dal prof. Pellegrino

(Caserta24ore) AVERSA La scuola è terminata e, di sovente, ci si appresta in lettura che possano restaurare la nostra cultura e possano incuterci quel giusto senso critico nei confronti di ciò che ci circonda. Alcuni scritti, in particolare, servono a marcare i limiti storici delle ondate culturali, l’inizio e la fine (spesso ingiustificata) di una moda, di una tendenza, la testimonianza palese di ciò che fu e di ciò che si riadopera ad essere. Martedì 29 Maggio, presso l’Aula Magna del Liceo “D. Cirillo” di Aversa, ci è stata la presentazione del libro “La scuola di Posillipo”, del prof. Arcangelo Pellegrino, architetto e storico dell’arte, attualmente docente di storia dell’arte presso il Liceo Classico “Domenico Cirillo” di Aversa, nonché promotore e autore di articoli sulla eredita’ e la difesa del patrimonio storico-aristico campano. Il prof. in questione va al di là della cattedra, così come è avvenuto durante la presentazione del suo libro, debellando gradevolmente la balaustra separativa con gli uditori, giovani o diversamente giovani che siano. All’evento hanno partecipato anche Luigi Izzo (dirigente scolastico), Tommaso Zarrillo (Presidente AICC Terra di Lavoro), Anna Romano (docente di Storia e Filosofia), Maria Rosaria Marchionibus (docente di Storia dell’Arte) e Pasquale Fedele (Presidente Associazione Forense Normanna). Una presentazione singolare e suggestiva, spinta dal desiderio di essere testimoni di un ammanco storico-artistico-architettonico. Un rincarare giustamente la dose su ciò che ha egregiamente rappresentato la pittura paesaggistica partenopea del Seicento e la sua improvvisa dipartita che ha lasciato tutti attoniti, per la mancanza di un oggetto artistico che potesse aiutare a mantenere salda la giusta appartenenza territoriale. Un annullamento del bello, la scomparsa dell’essenziale, di una pittura proiettata sulla natura e sugli effetti architettonici che la caratterizzano. Ma quando è sorta e quanto è durata questo tipo di pittura? La lettura del testo potrà delucidarci a riguardo, con tutte le sue sfaccettature. Napoli può sicuramente vantare – a detta del Pellegrino – di una lunga tradizione artistica, stroncata nel corso dei secoli sul piano europeo. La mission dell’autore? Rimettere in gioco la pittura seicentesca, rivalorizzando doverosamente il nostro territorio. Attraverso le parole del Pellegrino ricordiamo che numerose correnti artistiche si sono affermate nel corso dei secoli nella città partenopea grazie al suo cosmopolitismo (senese, emiliana, caravaggesca e tant’altro).Una straordinaria arte che anticipa la creatività impressionistica e che a stento viene menzionata sui libri di storia. Il libro dell’anche architetto Pellegrino può attestare che “si può riconquistare la straordinarietà paesaggistica di un tempo rimpossessandoci, nell’ottica della globalizzazione, del gusto del creare e di non distruggere”. Appropinquiamoci, dunque, a quella che fu la scuola di Posillipo a Napoli e la pittura del paesaggio, citando la frase incipit di F.Napaier “se la vista e le impressioni dei bei scenari erano sufficienti da soli a creare una grande scuola di pittura di paesaggio, quella branca dell’arte non sarebbe stata resa eterna nè più alto grado di perfezione da nessuna parte se non a Napoli”. Ilaria Rita MOTTI

Ilaria Rita Motti