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I 5Stelle, nel futuro Sannio con A. Moro

(di Giuseppe Pace, Segretario Provinciale Partito Pensionati, Padova). I Pentastellati in Molise si danno da fare: propongono l’abolizione dei vitalizi già maturati. Raccolgono così il monito di Aldo Moro: “guai a non muoversi con le cose che si muovono”. Gli italiani si aspettano tante cose dalla politica e poco dai politici che non intendono rinunciare alla Casta alla quale appartengono: vedi anche l’attuale casta parlamentare che fa di tutto per restare oltre l’estate in poltrona per maturare ancora privilegi eccessivi. In Molise, invece, i penta stellati tirano dritto verso l’abolizione dei Vitalizi. Là, nel Sannio, terra di nascita del famoso A. Di Pietro, ma anche mia, si mette male per la casta: al via l’esame della legge (M5S) che li cancella. Presentata all’inizio della legislatura, la proposta di legge dei 5 Stelle Patrizia Manzo e Antonio Federico che abolisce i vitalizi già maturati era rimasta nel cassetto per anni. Ieri, invece, dopo un sollecito espresso dei grillini, è stato avviato l’iter per il suo esame in I commissione. Relatore l’esponente di maggioranza Filippo Monaco (eletto in via IV Novembre quando per l’avvenire i vitalizi erano già stati aboliti), che non è proprio un tifoso della teoria del diritto acquisito. I firmatari sono realisti e tra gli altri dice Federico dice ch il testo sia stato tirato fuori dal cassetto e messo sul tavolo della discussione. «A noi interessa portarlo in Aula. Poi, nel merito, aggiungo che la nostra è una proposta fattibile. Nel frattempo cogliamo un dato importante: sicuramente c’è adesso la volontà di affrontare l’argomento». Nella piccolissima Regione Molise (basta allargarla al territorio beneventano e dell’alto casertano che si raddoppia in estensione e popolazione, si cambia anche il nome in Regione Sannio con BN-CB capoluoghi regionali con diverse funzioni complementari, non supplementari o doppioni) sono 82 gli assegni vitalizi staccati ogni mese dalla Ragioneria della Regione: da oltre 5mila euro a poco più di 2mila euro lordi. Vi sono ex Assessori, mai eletti da alcuno, che per breve periodo sono stati chiamati a corte regionale e maturano vitalizi. L’elenco, aggiornato alla scomparsa dei tagli decisi per tutti dalla Conferenza dei presidenti delle Assemblee legislative, è stato pubblicato da Primo Piano il 4 febbraio scorso. Poi ci sono una trentina di pensioni di reversibilità. Lo ‘scandalo’ del vitalizio – abolito nel 2012 – è la differenza notevole fra quanto ‘versavano’ i consiglieri in carica (con una trattenuta sulla lauta indennità) e quanto percepiscono al mese. E poi è cumulabile con qualsiasi altro trattamento pensionistico, perfino coi vitalizi parlamentari. Fino al 2012 coloro che sono passati dagli scranni del Consiglio lo hanno maturato e quindi, anche fra qualche decennio, lo percepiranno. In una Regione additata da quelle settentrionali come quella che ha lo spreco al massimo, e fanno l’esempio dei 20 Consiglieri regionali molisani che rappresentano ognuno solo 15 mila residenti, mentre in Veneto ve ne uno ogni 120 mila residenti. Lo spreco di soldi pubblici nel piccolo Molise spesso si ferma ad oliare parte di una piccola classe di privilegiati parenti, affini e galoppini della Casta dei politici. Poi, in compenso, sbandiera primati regionali sul più povero Mezzogiorno, e ironia della sorte, si autodefinisce anche Trentino del Sud! Dimentica, invece, primati ancora esistenti di alcolismo, obesità infantile e di emigrati. Comunque si dà atto ai Pentastellati molisani che applicando A. Moro ne traggono fattivo il monito e non idolatrano primati positivi, in economia e società, inesistenti. Ai Pentastellati forse il superdiviso e scissionista PD sta per cedere lo scettro della Governance del nostro Bel Paese, che viene bacchettato dall’Unione europea per lo 0,2% del Pil o 3,4 miliardi di sforamento degli standard prefissati insieme per mantenere la stabilità. Ma quale stabilità, quella tedesca forse, da noi la crisi insegue altra crisi nonostante il Pd fa ripetere, dall’Istat e dai mass media, un giorni e l’altro pure, un aumento del Pil. Non dice però che il Pil dell’Italia è il più basso dell’eurozona se non del mondo e con un sistema scolastico, più volte denunciato, valutato molto negativamente dall’Ocse.