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In Romania, A Deva, un Museo che conserva e valorizza reperti Daci e Romani

(di Giuseppe PACE)Deva è una città situata alle porte occidentali della Transilvania e con il voivoda Gabor Bethlem è stata, per breve periodo nel XVII sec., capitale della Transilvania. La città, di circa 70 mila residenti, è famosa anche per aver ospitato a scuola (dove sono stato a pensione 3 mesi nel 2004) l’olimpionica Nadia Comaneci, orgoglio cittadino che organizza congressi internazionali sportivi come nel 2006, quando, su invito di Dan Hereda, vi partecipò mio figlio per l’Educazione Fisica in Italia. Deva è una piccola parte della estesa (99.837 kmq) Transilvania, che fu parte della Provincia di Dacia, passò poi sotto il regno d’Ungheria nel 1003 e nel 1256, dopo la sconfitta degli ungheresi da parte degli ottomani, la Transilvania divenne un principato sotto il sultano turco. Nel 1669 l’Austria con il trattato di Karlowitz possedette la Transilvania e dal 1765 fu trasformata in principato austriaco e nel 1849 in un territorio della corona, ma nel 1866 venne riammessa al regno d’Ungheria con la nascita della monarchia austroungarica. Solo dal dicembre 1918 la Transilvania divenne parte della Romania per la vittoria romena nella Grande Guerra. Deva città è dominata fisicamente da un cono vulcanico sul quale si erge un castello diroccato e spettrale “draculiano”del 1250. In questa città ho insegnato cinque anni al liceo italo-romeno, il Colegiul Tehnic “Transilvania”. Di Deva ho scritto un saggio, edito da leolibri.it, che spazia sull’intera regione di Hunedoara di cui Deva è capoluogo. Lista degli e-books pubblicati: Ecologia umana internazionale e sviluppo ambientale sostenibile (esempio Italia e Romania) ROMENI DI OGGI E DACO-ROMANI DI IERI SGUARDO SU DEVA E SULLA REGIONE HUNEDOARA Vampiri e Romania. Per Sapere Edizioni ha pubblicato il libro:”Italia e Romania. Geografia, Analogie regionali e di Ecologia umana”. Nella Rivista “Vox Libri” edita dalla Biblioteca Judetiana “Ovid Densusian” è stato riportato e commentato il mio saggio di Ecologia umana della Judet di Hunedoara. Ad Hateg, 30 km a Sud di Deva, vi sono fossili di Dinosauri. La valle del fiume Nandru, dove ho rinvenimento, nel 2007 e nel 2008, singolari fossili di Molluschi, è a 285 metri di quota e là, sia nel torrente di un affluente del Nandru a 370 metri di quota, sia nel vicino ed esteso bosco di faggi e, in gran parte, lungo una pista coperta di foglie secche, a 400-500 metri di quota, ho rinvenuto 3 specie, che sono: Criptoplocus macrogonius (Thurmann, 1877); Eunerinea transilvanica romàniae (Pace 2011) e Ptygmatis nerinea carpatica (Pace 2011). Una specie nuova a cui si dà il nome di Eunerinea transilvanica romaniae per la locailità della Transilvania e della Romania, dove è stata trovata con il cognome dell’Autore tra parentesi come pure si riporta il cognome per la Ptygmatis nerinea carpatica (PACE 2011). Molti dei fossili romeni erano ben conservati per l’ombra dei faggi e per il materasso di foglie e rami secchi che li coprivano. Il territorio fossilifero appartiene al piccolo Comune di PestiSu-mic con meno di 200 residenti (183 nel 2002) e a poche decine di km da Deva e da Hunedoara o città dell’acciaio (la Torre Eiffel fu edificata, in parte, con l’acciaio di Govasdie-Hunedoara). A Deva vi sono molti impiegati statali della scuola, dell’amministrazione comunale, regionale e della polizia. Deva è una città che vive sul terziario e ha molti aspetti moderni ed europeizzati. In città vivono da decenni alcuni italiani. Con alcuni cittadini di Deva mantengo costanti relazioni virtuali con la posta elettronica. Il bibliotecario della scuola dove insegnavo, Ioan Bodrean, il collega V. Sorin, Gligor Hasa, Marcel Negru nonché Gabriel Nitu, oggi prete ortodosso, mi fornirono molti ed interessanti indizi per visitare culturalmente la regione o Judet (42 sono le regioni in Romania) di Hunedoara (ricca di due capitali antiche: dei Daci e dei Romani. Sia al Museo storico sociale che a quello naturale di Deva nonché nella citata Biblioteca Jiudetiana ho colti conoscenti con i quali intrattengo legami epistolari e invio articoli che ricordano la Romania. Da febbraio 2014, il Museo della Civiltà Dacica e Romanadi Deva, si trova a portata di click, dopo la sua inclusione sul portale www.euromuse.net. Il portale europeo offre informazioni multilingue sui musei e sulle mostre temporanee e permanenti in Europa, contribuendo alla promozione delle offerte di turismo culturale. Con un semplice click, sul portale euromuse.net, oltre alla presentazione del museo, è possibile trovare informazioni anche sulle sue mostre temporanee. Il Museo della Civiltà dei Daci e e dei Romani di Deva ha una sezione di storia, una d’arte, una di scienze naturali (vi è anche la specie autoctona Quercus transilvaniae) e un’altra di numismatica (spiccano i Kosson d’oro dei Daci), ospitando collezioni di archeologia dell’epoca preistorica, dacica, romana, medievale, collezioni numismatiche, d’arte decorativa e di etnografia (tra costumi popolari, attrezzi, ceramica ed icone su vetro), collezioni di botanica e paleontologia e una biblioteca di circa 4 mila volumi. “Il museo di Deva è il secondo della Romania ad essere promosso su un portale europeo, accanto al Museo Nazionale d’Arte di Bucarest, grazie al patrimonio culturale d’eccezione che ospita. Il Museo ha dimostrato che può offrire reperti e mostre interessanti al pubblico europeo, interessato al turismo culturale. Anche se è solo da poco che il museo è stato inserito sul portale europeo, già a tre mostre i visitatori europei possono accedere on line. Si tratta, innanzitutto, della più pregiata mostra ospitata dal museo negli ultimi 25 anni – “Oggetti di tesoro nazionale dalle collezioni del Museo della Civiltà Dacica e Romana” – che porta alla ribalta centinaia di oggetti d’oro e argento del nostro patrimonio, rinvenuti sul territorio della Romania, tra cui le tavolette votive d’oro daciche di Germisara, collezioni di kosoni – le monete daciche d’oro rinvenute nell’area delle fortezze daciche dei Montie Orastie -, oggetti medievali e gioielli. I Daci erano stratificati socialmente e solo i nobili usavano le posate e alcuni mobili in oro massiccio proveniente dalle vicine miniere dei monti Apuseni (a Brad, a nord di Deva, vi è un Museo aurifero)). Sempre sul portale potete vedere, dal patrimonio del nostro museo, uno dei più pregiati lapidari in possesso delle istituzioni museali romene, che ospita da pezzi del “muro dacico” del sito archeologico di Sarmizegetusa Regia fino a statue d’epoca romana provenienti dal sito Ulpia Traiana Sarmizegetusa, capitale della Dacia romana. Cui si aggiunge una mostra dedicata alla fortezza di Deva, punto di riferimento della provincia di Hunedoara. E sempre sul portale europeo, da maggio, esistono molte informazioni sul sito di Ulpia Traiana Sarmizegetusa. Un’attrattiva per i turisti è l’edificio del museo stesso, un palazzo risalente al 17esimo secolo, uno dei più pregiati e meglio conservati della Transilvania”, ha raccontato Liliana Tolas, la direttrice del Museo della Civiltà Dacica e Romana di Deva, capoluogo della provincia di Hunedoara. Ulpia Traiana Sarmizegetusa, il sito archeologico romano più gettonato dai turisti che giungono nella Provincia di Hunedoara, è stato inserito nell’itinerario turistico-culturale europeo “La strada degli imperatori romani”. L’itinerario collega luoghi ricchi di eredità storica, portando alla riscoperta delle fortificazioni collocate lungo la strada dove le legioni romane marciavano contro le tribù barbare oltre il fiume Danubio, sul quale l’impero Romano aveva stabilito la sua frontiera, il Limes. Sul territorio della provincia di Hunedoara si trovano alcune tra le più importanti testimonianze in Romania del passaggio degli antichi Romani – i ruderi della colonia romana Ulpia Traiana Augusta Sarmisegetusa e del suo territorium. Nei primi anni dopo la conquista della Dacia da parte dei romani (nel 105-106 d.Cristo), per ordine dell’Imperatore Traiano, la Colonia Ulpia Traiana Sarmisegetusa fu fondata sul luogo di un accampamento militare romano, a soli 40 chilometri da Sarmizegetusa Regia, capitale della Dacia pre-romana. Se ne sono conservati ancora pezzi delle mura di cinta, torri e strade, un acquedotto costruito al tempo di Adriano, il foro, numerosi templi, tra cui quelli dedicati ad Esculapio e alla dea Nemesi, un tempio Capitolino, e l’anfiteatro. Gli scavi archeologici degli ultimi anni hanno portato alla scoperta di un Tempio di Giove e di un Capitolium, tempio dedicato alla Triade Capitolina, ossia agli dei Giove, Giunone e Minerva, la cui presenza indica che la città era una colonia romana. La civiltà dacica può essere scoperta, invece, a circa 50 km da Ulpia Traiana Sarmizegetusa, nei Monti Orastie, a 1200 metri di altezza, dove si tovava Sarmizegetusa Regia, le cui vestigia sono visibili ancor’oggi, accanto a quelle di altri 5 insediamenti dacici. È qui che il re dei Daci, Burebista, iniziò il processo di unificazione di tutte le tribù daciche. Sarmizegetusa Regia è famosa per le sue mura di cinta, erette secondo la tecnica del “murus Dacicus”, il muro dacico, che grazie alla sua grande flessibilità era molto resistente agli urti. Le sei cittadelle daciche fortificate dei Monti Orastie – Ulpia Traiana Sarmizegetusa, Costesti ecc. inserite nella lista del patrimonio mondiale dell’umanità Unesco, offrono esempi di questo metodo costruttivo, raffigurato anche nella Colonna Traiana a Roma. Nella capitale dei Daci sono stato con il collega Joan Bodrean e sono rimasto entusiasta del sito. Al Museo della Civiltà Dacica e Romana di Deva sono sto molte volte per visitare interessanti mostre, ma ancora di più all’annesso Museo di Scienze naturali, che conserva molti reperti della fauna locale, mancano i fossili di Eunerinee citati prima. La Romania ha l’inno nazionale che ricorda l’origine da Roma e da Traiano che la conquistò nel 106 d. C., espandendo al massimo l’impero. La Romania è un’isola linguistica latina in un mare slavo e dunque ha una lingua simile all’italiano, dal 2007 fa parte dell’Unione Europea ed un milione di romeni vivono e lavorano in Italia. Insegnare significa “Lasciare il segno”. Così scrissi in una rivista della mia ultima scuola di servizio, sei anni fa. Tale segno può essere, per il Discente ovviamente: indelebile, superficiale, profondo, indifferente, significante, insignificante, ecc.. Insegnare solo ciò che è scritto in un solo libro, fosse anche la matematica o la chimica, non è consigliabile, almeno per il linguaggio che deve essere il più possibile gradito a chi ascolta per imparare senza facile rigetto di ciò che può apparire ostico. A. Einstein diceva che non esiste una disciplina difficile e una facile, ma dipende dal modo difficile o facile di insegnarla. Umberto Eco in “Apocalittici e integrati”, scriveva: “La deprecata cultura di massa non ha affatto preso il posto di una fantomatica cultura superiore; si è semplicemente diffusa presso masse enormi che un tempo non avevano accesso ai beni della cultura. L’eccesso di informazione sul presente a scapito della coscienza storica viene ricevuto da qualche parte dell’umanità che un tempo non aveva informazioni neanche sul presente (e quindi era tagliata fuori da un inserimento responsabile nella vita) e non era dotata di conoscenze storiche se non sotto forma di sclerotizzate nozioni circa mitologie tradizionali”. La cultura, oggi, deve essere planetaria.